JOYCE CAROL OATES.
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LA RAGAZZA TATUATA.
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Traduzione di: Francesca Maioli.
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2013. MOndadori Editore, MILANO. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una storia che sembra partire in sordina quella che ci racconta qui Joyce Carol Oates: la noiosa vita di un intellettuale belloccio, erede di una famiglia ebrea coinvolta nella tragedia della shoah, ricchissimo ed anche un po snob che si dedica con una sorta di compiaciuta pigrizia alla traduzione dellEneide. Nonostante si renda conto di aver assolutamente bisogno di un assistente, nessuno dei candidati che si presentano presso la sua residenza sembrano soddisfare le sue esigenze. E qui la Oates si diverte non poco a presentare una lunga carrellata di pretendenti: dal ventiseienne studioso dei classici che parla con malcelato disprezzo del lavoro di segretario al laureato in storia che ammette candidamente di non aver letto alcuno dei libri scritti da Seigl; dal musicista e compositore con un ego smisurato allo studente appassionato della letteratura del dopo Olocausto. Solo Alma, che Seigl incontra per caso, riesce a conquistare la sua fiducia. Lei, una ragazza che vive ai margini della societ, dal viso tondo e gli occhi pesti, il viso ed il corpo un po tozzo deturpato da brutti tatuaggi pi simili a macchie della pelle che non a disegni, diventer una presenza sempre pi importante per il professore, soprattutto dopo che inizieranno a manifestarsi i sintomi di una non ben identificata malattia neurologica (che intuiamo pi avanti essere quasi la manifestazione fisica di una pi profonda crisi interiore). E questo scatenando le ire e lodio di Dmitri  il barista poco di buono che Alma ama nonostante la sfrutti, la picchi e la ceda per soldi ai suoi amici  e di Jet, la sorella nevrotica di Seigl che controlla in maniera quasi morbosa la vita del fratello e che avr un ruolo fondamentale nellepilogo della storia. E cos lapparente noiosa vicenda di un professore e della sua assistente si trasforma in un percorso di crescita per entrambi, nella condivisione anche solo per pochi istanti di un destino di solitudine. Per Alma che, vittima del pregiudizio ma a sua volta ostile e chiusa nei confronti di chi percepisce come diverso, crolla esausta quando scopre che il suo antisemitismo non ha fondamenta; e per Seigl, che impara ad abbandonare la propria visione rigida del mondo e che nellultima visita al cimitero di Mount Carmel  che appare chiara metafora del cambiamento  confessa ad Alma: Lultima volta che sono arrivato in cima a Mount Carmel, ero un uomo ignorante. Questa volta... vedr le cose in modo diverso. Eppure, nonostante fino alla fine si speri in un lieto fine e in una redenzione (Il mio cuore  colmo di speranza. Questa  la rinascita. La mia redenzione [...] Ci credo: lei mi ha salvato la vita), la triste realt che ci sbatte in faccia la Oates  che non c' fine al male, allignoranza ed alla crudelt e che la risposta a tutto  la stessa che ricevette Primo Levi  ricordato amorevolmente nel romanzo  dal nazista nel campo di sterminio di Auschwitz: Qui non c un perch.
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L'AUTRICE.
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Joyce Carol Oates  nata a Lockport, Stati Uniti, il 16 giugno 1938. Dopo essersi laureata comincia la sua fertilissima attivit di autrice e si stabilisce con il marito a Detroit. Insegna quindi all'Universit di Windsor in Canada e dal 1978 al 2014 all'Universit di Princeton. Dal 1978  anche membro dell'American Academy of Arts and Letters nonch Professor Emerita in the Humanities col corso di Scrittura Creativa. Successivamente  professore alla University of California di Berkeley, dove insegna "short fiction".
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Gi nel 1970 venne consacrata come una delle massime scrittrici del suo paese con il National Book Award, il pi importante premio letterario degli Stati Uniti ed ha vinto anche numerosi altri premi letterari, inclusi due O. Henry Award, la National Humanities Medal e il Jerusalem Prize;  stata inoltre finalista del Premio Pulitzer.
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Autrice e intellettuale americana eclettica, tra le pi prolifiche della letteratura americana. Ha frequentato ogni genere letterario in prosa e in versi: romanzi, racconti, narrativa per l'infanzia, poesie, drammaturgie, saggi; ha pubblicato nell'arco di sessant'anni oltre cento libri. Come ha osservato lo scrittore John Barth "L'opera di Joyce Carol Oates copre ogni angolo della mappa estetica". Oggi  unanimemente annoverata tra i pi importanti autori mondiali.
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LA RAGAZZA TATUATA.
A Philip Roth.

Parte prima.
1.
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Sapeva che sarebbe accaduto presto. Ma non si aspettava che avvenisse cos presto.
Non posso pi. No.
Intendeva dire: Non posso pi vivere da solo. Ma non voleva ammetterlo.
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2.
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 facile calare allAverno: la porta delloscura dimora di Dite  sempre aperta, il giorno e la notte... Sorrise a questi versi di Virgilio che gli fluttuavano nella memoria come schiuma su un torrente. Si disse che non aveva paura: il suo spirito era resistente come il cuoio dei suoi stivali pi vecchi.
Avrebbe assunto qualcuno che vivesse con lui. E aveva proprio bisogno di un assistente per il suo progetto di traduzione.
Era un uomo pieno di tatto, riservato. Per gli amici che lo conoscevano da pi di ventanni, e perfino per la maggior parte dei parenti, un uomo enigmatico.
Perci le sue ricerche furono inizialmente discrete, condotte tra persone che conosceva gi in citt, piuttosto che tra gli amici.
Ho bisogno di un assistente...
Non gli piacque come suonava: ho bisogno?
Mi piacerebbe assumere un assistente. O: Sto pensando di assumere un assistente.
Meglio renderlo pi specifico, definito. Sto pensando di assumere un assistente per la mia ricerca, per qualche mese a partire da novembre.
Aggiungendo Preferibilmente un ragazzo.
Le donne, perfino quelle pi giovani, tendevano irrimediabilmente a innamorarsi di lui. O a credersi innamorate. Non gli sarebbe interessato pi di tanto se lui stesso non fosse stato sensibile al desiderio fisico, allo stesso modo in cui alcune persone sono sensibili al polline e altre no.
Dal punto di vista sessuale, Seigl si sentiva vulnerabile, da quello emotivo, meno. Aveva avuto un certo numero di relazioni sentimentali fin dalla tarda adolescenza, ma non si era mai voluto sposare n era stato scalfito, o allettato, dal desiderio altrui che si sposasse. Lintimit, ogni giorno. Ogni ora! Come si fa? Rideva, ma era una domanda seria. Come si riesce a tollerare lintimit? Perfino quando era stato molto legato a una donna con cui aveva condiviso unabitazione a Rochester, Seigl si era tenuto la sua casa nel sobborgo collinare di Carmel Heights e aveva lavorato l per buona parte del tempo.
La relazione si era bruscamente interrotta diversi anni prima. Seigl non aveva mai capito bene perch. Ma se mi ami, perch vuoi chiudermi la porta in faccia? aveva chiesto in tutta sincerit. Perch alla fine una porta gli era stata chiusa in faccia, irritante come un enigma in un codice che Seigl non riusciva a decifrare.
La tirannia delle convenzioni. Il matrimonio, la famiglia. Seigl odiava tutto questo.
Perci, unassistente donna non era una buona idea. E cerano anche ragioni pratiche per preferire che fosse un ragazzo a vivere con Seigl nei mesi invernali in questo spiazzo di terreno scavato da un ghiacciaio nel Nord dello Stato di New York, dove il tempo poteva tradirti.
Cominci quindi a fare le sue ricerche. Inizialmente in maniera esitante, o addirittura timorosa. Seigl era un omone barbuto dallaria socievole, che in realt teneva alla propria indipendenza, per non dire alla propria solitudine. Joshua Seigl? Che si prende un assistente? Che viva con lui? Le voci si diffondevano velocemente a Carmel Heights, lo sapeva. Odiava immaginarsi al centro dei discorsi della gente, anche se non cera malizia. Aveva sempre provveduto a se stesso, si era sempre bastato. Come scrittore, non aveva mai fatto domanda per una borsa di studio. Non aveva mai accettato una cattedra alluniversit perch fin dallinizio aveva considerato la potente attrazione dellinsegnamento come un sostituto emotivo dello scrivere. (Ah, la curiosa intensit ipnotica dellinsegnamento! Uno spazio vivamente illuminato per proteggerci dalloscurit che ci circonda.) Seigl non era un uomo vanitoso, ma da molto tempo si gloriava di resistere agli sforzi che persone ben intenzionate facevano per farlo sentire meno solo.
Unirmi a voi? E perch?
Una domanda che si era tenuto per s.
Tuttavia, ora la sua tenacia si stava fiaccando, ora era cominciata una nuova, allarmante fase della sua vita. S, avrebbe assunto un assistente: lideale sarebbe stato un laureato in lettere antiche, qualcuno che conoscesse il latino, visto che il progetto di Seigl riguardava Virgilio. Ovviamente, lassistente avrebbe potuto anche tenere i conti di casa, pagare le bollette, svolgere mansioni da segretario, archiviare, scrivere al computer. (Lo schermo del computer aveva cominciato ad abbagliare gli occhi di Seigl. Limmagine riflessa gli tremolava nella mente nelle molte notti di sonno disturbato.) Se la cosa fosse andata in porto, lassistente avrebbe potuto vivere nella parte della casa riservata agli ospiti, al piano terra...
Seigl svolse le sue ricerche discrete nella sua ampia rete di conoscenze della zona: amministratori e docenti delluniversit di Rochester, delluniversit dei Gesuiti, delluniversit di Mount Carmel, e del conservatorio Eastminister dove, alla morte del padre Karl, aveva preso il suo posto nel consiglio di amministrazione. Non voleva fare pubblicare da qualche parte un annuncio formale con il suo numero di telefono, che non era nellelenco, o il suo indirizzo e-mail, ed era ancora pi riluttante a svolgere ricerche tra gli amici.
I suoi genitori erano morti diversi anni prima. La casa non era loro, ma del nonno materno di Seigl, ed egli laveva ereditata al posto della madre. Seigl e la sorella maggiore Jet erano i beneficiari di un patrimonio di famiglia gestito da un fondo fiduciario. La questione finanziaria imbarazzava Seigl e lo metteva a disagio. Le sue simpatie marxiste gli suscitavano un vago senso di disapprovazione nei propri confronti, e tuttavia ricevere unentrata fissa lo liberava da ogni ossessione legata al problema di guadagnare denaro per vivere. Cera un lato puramente romantico, spirituale, nel suo imbarazzo nellessere pagato per i suoi scritti, per ogni espressione del suo spirito. Scrivere non era forse, in essenza, uno sforzo spirituale? Nasceva nellintimit del cuore di un uomo e perci doveva essere puro, incontaminato dallavidit.
Forse aveva vissuto da solo per troppo tempo.
Temeva che sua sorella Jet venisse a sapere della sua idea di assumere un assistente, poich era consapevole di quanto fosse possessiva nei suoi confronti, nei confronti di quel fratello minore che aveva pi o meno ignorato per gran parte della sua vita. Joshua! Non far entrare un estraneo nella tua vita, sai che sono qui se hai bisogno.
Il linguaggio di Jet, che strideva alle orecchie di Seigl, era quasi esclusivamente derivato dalla cultura pop, cos come i suoi valori, il suo incontenibile entusiasmo. Appena Joshua Seigl era diventato famoso nei circoli intellettuali, Jet aveva rivolto i suoi occhi da basilisco su di lui, avida e bramosa.
Jet si era ribattezzata Jet Steadman-Seigl. In realt, nella chiesa presbiteriana frequentata dalla madre, era stata battezzata come Mary Beth Seigl. Ma a questo nome mite mancava il fascino esaltato di Jet Steadman-Seigl e bisognava disfarsene. (Steadman era il cognome della madre, un cognome che indicava denaro ereditato e una certa posizione sociale nella zona di Rochester fin dagli anni Ottanta del Diciannovesimo secolo.)
Il matrimonio dei loro genitori, profondamente romantico allinizio, era stato quello che viene curiosamente definito misto. Ossia, protestante-ebraico. Il nome intero di Seigl era Joshua Moses Seigl. Un nome con una certa personalit! Era stato chiamato cos in onore del nonno, che era stato un ricco importatore di articoli di pelletteria a Monaco, in Germania, negli anni Venti e Trenta, a non molti chilometri di distanza dalla piccola citt agricola dal nome, a quei tempi innocuo, di Dachau.
Suon il campanello: era arrivato il primo candidato.
Seigl sospir. Buona fortuna!
Il ragazzo era uno studioso di classici di ventisei anni, che gli era stato vivamente, anzi generosamente raccomandato dal rettore gesuita delluniversit di Mount Carmel. Era eloquente e intelligente, conosceva il latino, il greco, il tedesco, il francese e aveva una infarinatura di italiano. Parl con malcelato disprezzo del lavoro da segretario da svolgere quando richiesto, come una persona dai gusti gastronomici raffinati obbligata a ingoiare un boccone molto grossolano. Era un giovane con un fascino da monello che ricordava a Seigl se stesso a quellet. Seigl ammir il modo in cui il ragazzo cercava la sua approvazione rispondendo a tono e dissentendo sui meriti delle varie traduzioni inglesi dellIliade, dell Odissea e dell Eneide. Alla fine, alzandosi, Seigl disse: Grazie, le sue opinioni sono molto interessanti. Mi permette di accompagnarla alla porta?.
Il secondo candidato sembrava pi promettente. Almeno allinizio. Un laureato in storia europea del Ventesimo secolo alluniversit di Rochester, che strinse la mano tesa di Seigl con il giusto grado di vigore e modestia. Come se si fosse preparato per il colloquio, forn risposte precise alle domande di Seigl, mentre si inumidiva nervosamente le labbra e lo fissava come per imprimerselo nella mente. Seigl, irritato, vide gli occhi del giovane vagare fino a una libreria l vicino, dove erano stati stipati disordinatamente diversi suoi libri, in inglese e traduzioni, rilegati e tascabili; cerano copie dellultima edizione di Le ombre accatastate orizzontalmente sullultimo ripiano. Alla fine il ragazzo, con quel sorrisino affettato che invariabilmente accompagna le osservazioni stupide, disse: Temo di non aver letto nessuno dei suoi libri, dottor Seigl, ma....
Seigl, alzandosi dalla sedia, ud se stesso dire bruscamente: E io temo di non aver letto nessuno dei suoi, signor... Posso accompagnarla alla porta?.
Il candidato successivo, che era stato caldamente raccomandato da un preside di facolt del conservatorio Eastminister, era un giovane sui venticinque anni, basso, massiccio, sorridente e dallaria capace, un musicista e compositore che strinse la mano di Seigl in maniera franca e mormor: Sono onorato, signore!, ma poi, con sollievo di Seigl, non prosegu su questo tono. A Seigl piacque abbastanza, e pens subito di assumerlo. Ma nel giro di dieci minuti egli stesso sabot il colloquio provocando una lite sui meriti della musica tradizionale e di quella postmoderna. Con curioso entusiasmo, Seigl disse: Bene, vedo che abbiamo caratteri incompatibili, ma grazie per essere passato.
Arriv poi un ragazzo grassottello e sudato, con lacne e laria arrogante, un Adone biondo cenere con modi insinuanti e seduttivi che chiam ripetutamente Seigl dottore. Il giovane aveva due occhietti avidi e luccicanti e un pizzetto rado, e dichiar quasi subito che anchegli era un romanziere.
Ma non ho il suo stesso stile, signor Seigl. Sono pi, diciamo, minimalista.
Seigl sorrise. Capisco.
Il mattino seguente arriv un ragazzo dallaria anonima ma che sembrava una persona di buon senso: Seigl pens di affidargli lincarico per, quando si scus per andare a rispondere al telefono, lo vide per caso, attraverso le superfici riflettenti nel suo studio, mentre si piegava per guardare delle foto incorniciate sulla scrivania di Seigl. Erano solo delle foto di famiglia, ma lui reag come se fosse stato insultato. Si diresse deciso alla scrivania e tolse le fotografie dalla vista del giovane, con un gesto cos brusco e maldestro da spaventarlo e lasciarlo senza fiato. Spiacente. Il colloquio  terminato. Grazie per avermi concesso del tempo. Laccompagno alla porta.
Quando torn, ripose le fotografie in un cassetto della scrivania.
Trovava penoso esporre la sua casa, il suo studio disordinato, la sua vita privata agli occhi curiosi degli sconosciuti. Forse, dopotutto, lidea di assumere un assistente era un errore...
Ma devo farlo, non ho altra scelta.  ora.
Seigl non voleva ammetterlo: era pi che ora.
Unanima in pena agogna di essere curata: in tempi profani abbiamo bisogno che un estraneo ci completi, laddove ci manca la forza di completarci da soli. E cos, ogni volta che il campanello suonava, lo sciocco cuore di Seigl faceva un balzo.
Il terzo giorno di colloqui arriv un ragazzo il cui cognome era Essler, lo stesso che Seigl sapeva appartenere ad alcuni parenti di suo padre in Europa. Gli Essler erano stati una grande famiglia di Monaco, di quella borghesia integrata che, come i Seigl, aveva per lo pi trovato la morte a Dachau. Se il ragazzo era al corrente di tutto questo, e dei possibili legami con Joshua Seigl, non lo dava a vedere.
Comunque Essler si present apertamente come un ammiratore di Seigl.  un onore per me incontrarla, signore... Sono molto emozionato! La sua stretta di mano era insieme diffidente e appassionata. Le sue palpebre fremevano sopra occhi avidi e attenti, non diversi, pens Seigl, dai suoi. Era parecchio pi basso di Seigl ma piuttosto massiccio; sembrava un escursionista. Disse a Seigl di essere uno studente al terzo anno di dottorato in studi religiosi alluniversit di Rochester, che stava scrivendo una tesi sulla letteratura del dopo Olocausto, e che, di tutto il materiale su cui aveva studiato, sia europeo sia americano, Le ombre rimaneva per lui il pi interessante e memorabile, perch era ellittico e poetico, raramente diretto. Nel mondo che lei ha creato, vediamo le ombre delle cose, non le cose in s... Siamo obbligati a immaginare ci che lo scrittore non rivela, diventiamo collaboratori nel creare ombre...
Seigl sedette impietrito. Tutto questo era cos vicino a quello che aveva voluto dire in quel romanzo...
Essler, scambiando il silenzio di Seigl per complicit, continu appassionatamente:  quasi come se, pur non essendo stati presenti, stessimo ricordando ci che eravamo una volta, molto tempo fa, e tutto sembra accadere proprio in questo momento. Come se.... Seigl ud se stesso dire: Sciocchezze. Forse il linguaggio poetico del romanzo  una distorsione volontaria di ci che non era affatto poetico. Forse lautore non conosceva abbastanza la storia. Forse la cosa nel complesso  stata un errore.
Essler guard Seigl sbigottito, come se quello lavesse preso a calci.
Le ombre era lunica opera narrativa di Seigl, e lunico dei suoi libri ad aver ottenuto un ampio successo di pubblico. Nel corso degli anni aveva venduto oltre un milione di copie: un numero non insignificante per un romanzo letterario densamente lavorato, pur se di non particolare rilevanza nel regno dei super-bestseller. Seigl aveva da molto tempo un atteggiamento ambiguo nei suoi confronti: se Le ombre fosse stato scritto da un estraneo lavrebbe trovato affascinante, seducente, ma dal momento che era stato lui stesso, da giovanotto inesperto, a scriverlo, era difficile ingannarsi. Nessun artista pu ingannare se stesso! Negli anni trascorsi a prendere le distanze dal suo successo giovanile, Seigl si era lasciato sfuggire cose sorprendenti, ma non aveva mai affermato che il romanzo poteva essere stato un errore, e ora era rosso in viso, imbarazzato e irritato con se stesso perch in questo stava la pi ingiustificabile forma di vanit.
In qualche modo, Seigl si ritrov in piedi. E incombeva sul ragazzo spaventato, ancora seduto, in imbarazzo. Seigl era un uomo grande e grosso, con disordinati capelli bruni, barba non curata e occhi lucidi e un po sporgenti, cos scuri da parere neri. Gli amici, dietro le sue spalle, ne parlavano come di Rasputin: una valanga che sta per cadere.
Ma la valanga non era mai caduta. Non ancora.
Essler si alz in piedi, confuso. Tuttavia sorrideva, come un figlio che sia stato rimproverato in modo ambiguo. Il colloquio era finito? Cos allimprovviso? Cos bruscamente? Aveva offeso quello stesso uomo che ammirava cos tanto? In che modo lo aveva offeso?
A malincuore, come in segno di resa, Seigl disse: Al diavolo! Non si sa mai. Larte  la strategia pi semplice, la vita e la storia sono troppo complicate. Persino ripudiare larte pu essere una comoda via duscita.
Qualunque cosa questo significasse, Essler non lo comprese. Disse, come per scusarsi: Io... non intendevo entrare cos nel personale, dottor Seigl.  solo che lessi Le ombre per la prima volta quando avevo tredici anni, ero molto impressionabile e ne fui colpito profondamente. Non lho letto, lho praticamente imparato a memoria! Sa, stavo cominciando a prendere coscienza dellOlocausto, una cosa di cui i miei genitori non mi avevano mai parlato, e una mia... eredit. (Eredit! Seigl fece una smorfia.) Chiesi ai miei genitori notizie dei parenti di mio padre, gli Essler, che erano morti a Dachau. Si arrabbiarono e inizialmente non vollero dirmi niente, ma... Seigl stava fissando il pavimento. Non disse nulla per incoraggiarlo a proseguire: in realt non voleva sentirlo! Quando Essler prosegu parlando del dramma di Seigl Contro/Mimo, delle sue traduzioni di poesia greca e latina, dei suoi saggi raccolti in Visioni dellApocalisse, Seigl rimase in piedi, accigliato e cupo, minacciosamente silenzioso. Era costernato, visto che questo ragazzo gli piaceva molto. Potremmo essere lontani parenti. Cugini, forse? Non  impossibile.
Certo, Essler gli piaceva molto. Il ragazzo era ovviamente superiore sia sul piano morale che su quello spirituale rispetto allarrogante giovanotto che Jo- shua Seigl era stato alla sua et. Aveva una gran voglia di afferrare le mani tremanti di Essler per fermarle e rassicurarlo: Bene! Sei assunto. Non sono un granch come uomo, ma va bene, ti assumo.
Per pensandoci bene, no. Impossibile. Ha intenzione di scrivere di me. Mi divorerebbe vivo.
A met frase, Essler ammutol. Cap che il colloquio era terminato. Il lavoro non gli sarebbe stato offerto. Il suo viso da ragazzo si irrigid, tradendo la delusione.
Seigl lo riaccompagn alla porta. Non riusciva a pensare neanche a banali convenevoli. Non riusciva a guardare il ragazzo negli occhi. S, sapeva che avrebbe potuto almeno offrire a Essler una copia con dedica di uno dei suoi libri, ma il pensiero era ripugnante: che vanit! La sua visione oscill. Seigl inciamp sul bordo di un tappeto dellatrio, perse lequilibrio per una frazione di secondo ed Essler gli afferr immediatamente il gomito.
Dottor Seigl! Si sente bene...? Seigl si liber. Certo che stava bene. Bruscamente, disse: Signor Essler, pu chiudere il cancello, uscendo?.
Seigl gett via il nome, il numero di telefono e lindirizzo di Essler, oltre alla ristampa di un suo saggio sulla letteratura del dopo Olocausto che era uscito su una rivista accademica, in modo che non ci fosse pi alcuna tentazione di riconvocarlo.
Arriv poi un assistente aggregato presso luniversit della contea di Genesee, la cui specialit era linformatica. Un ragazzo corpulento che Seigl era determinato ad assumere. Tuttavia, il modo in cui pronunciava: Dottor Seigl, che suonava come Doktor Seagull,i diede sui nervi a Seigl. Cera da chiedersi se questo personaggio si stesse beffando di lui. Seigl interruppe bruscamente il colloquio: Mi perdoni, ho paura che il mio dottorato sia solo onorario. E soprattutto, non sono Herr Doktor.
Il giovane corpulento se ne and mortificato e risentito. Seigl aveva come la sensazione di avere della sabbia cedevole sotto i piedi.
Quando arriv il candidato successivo, Seigl pens: Sto diventando ridicolo perfino a me stesso.
Tuttavia, i modi nervosi del ragazzo, i suoi occhi evasivi, le macchie sulla pelle e il continuo tirar su col naso rendevano impossibile anche il solo pensiero di assumerlo. Seigl rabbrivid allidea di trascorrere delle ore vicino a lui, figuriamoci delle settimane o dei mesi! Emanava un odore acre. Negli anni trascorsi da girovago durante i quali, poco pi che ventenne, Seigl aveva viaggiato per lEuropa con pochi soldi in tasca, aveva spesso alloggiato in ostelli della giovent o residenze studentesche con giovani come questo, e aveva giurato che, una volta che fosse diventato adulto e avesse goduto del lusso della libert degli adulti, non si sarebbe mai pi sottomesso a incontri del genere. Grazie. Ho il suo numero, la chiamer sicuramente se... Che volgare bugiardo era. Il ragazzo tir su col naso in segno di disprezzo.
Dopo il colloquio, la stanza odorava di capelli unti, ascelle sudate, malinconia compressa; lalito acre dellanima di qualcun altro. Sembrava aleggiare anche il sommesso rumore di qualcuno che tirava su col naso, come una beffarda eco del respiro sempre pi ansioso di Seigl.
 solo la mia immaginazione! Ora apro la finestra!
Che errore aveva commesso, a mandare via Essler.
Arriv poi un candidato promettente: lassistente di uno studio legale, chiamato Boyd Bixler, che era stato caldamente raccomandato dallavvocato della famiglia Seigl. Seigl si sent subito ottimista salutando questo trentunenne vigoroso e baffuto che non finse in alcun modo di aver letto le sue opere. Nessun atteggiamento di deferenza, qui, nessuna ruffianeria. Niente fiato sul collo. Bixler era un po pi vecchio di quanto avesse chiesto Seigl ma intelligente, capace e bisognoso di un buon lavoro part-time nella zona di Carmel Heights. Seigl disse: Il lavoro potrebbe rivelarsi pi che part-time. E il salario sarebbe proporzionato. Decise di assumere Bixler, ne aveva abbastanza di colloqui. Quasi immediatamente per, come in una sceneggiatura con un sottinteso comico, Seigl cominci a essere distratto dal modo in cui i peli dei baffi folti e umidicci del ragazzo si muovevano quando respirava, e laffabilit tra i due si incrin quando Bixler chiese: Dovrei portarla in giro in macchina, signor Seigl? Come un autista?. Seigl rispose:  possibile, s. Quando non  pratico prendere un aereo. Se non voglio guidare io ma ho bisogno di lavorare seduto dietro. Bixler insisteva per avere dei dettagli: Quanti chilometri, in media?. Seigl disse, seccato: Dipende. Non mi aspetto che mi porti fino a New York, per intenderci. Ma fino a Buffalo o Albany, pu essere. Ogni quanto ci va, signor Seigl? chiese Bixler cupamente. Seigl rispose: Non molto spesso, se posso evitarlo. Lisciandosi i baffi con fare nervoso, Bixler continu: E il suo assistente dovrebbe aiutarla quando d delle feste? Non so, servendo le bevande? ? il cibo?. Seigl rispose freddamente: Do raramente delle feste. Bixler insistette: E per pulire la casa? Lavare i piatti, passare laspirapolvere, cose del genere?. Seigl disse: Assumo dei professionisti per compiti di questo tipo. Il mio assistente lavorerebbe perlopi in questa stanza, il mio studio.
A questo punto Seigl si scus dicendo che doveva fare una telefonata. Aveva bisogno di allontanarsi dal ragazzo che continuava a lisciarsi e tirarsi quei dannati baffi.
No. Era risoluto ad andare fino in fondo con questo candidato. Un assistente che si intendesse di leggi poteva essere utile per le questioni legali. Seigl aveva unavversione e una sfiducia quasi superstiziose nei confronti degli avvocati.
Rimase via per diversi minuti. Avrebbe voluto fuggire via. E invece no: porta a termine questo compito. Hai bisogno di un assistente. Quando torn, prima di entrare nel suo studio, si ferm in corridoio per sbirciare dentro la stanza. Bixler, irrequieto, camminava impettito per lo studio di Seigl esaminando gli scaffali di libri con unespressione sprezzante. Sparsi per casa, Seigl aveva forse quindicimila libri. Troppi. Alcuni erano nuovi, ma i pi erano di seconda mano, ordinati alla libreria del posto o, pi recentemente, tramite internet, e un buon numero li aveva ereditati da suo padre, che era ossessionato dalla storia della Germania e dellAustria prima dellavvento del Terzo Reich. Seigl aveva sistemato la maggior parte dei suoi libri per argomento e in ordine alfabetico, ma molti degli acquisti pi recenti non avevano ancora una collocazione precisa. Non aveva ormai quasi pi spazio sugli scaffali e il suo stesso cervello si stava saturando.
Nel suo studio Seigl custodiva i libri a cui teneva di pi: prime edizioni e edizioni limitate. A differenza di alcuni dei suoi amici, non era un collezionista. (Trovava ingenua e futile lidea stessa di collezionare, adesso che copie della prima edizione di Le ombre erano state valutate cinquemila dollari nei cataloghi dei rivenditori.) Tuttavia, nellaccumulare libri per oltre ventanni aveva acquistato alcune opere di valore.
Seigl guard allarmato Bixler che, credendosi solo e non osservato, prendeva un libro e lo apriva, ancora con quellespressione sprezzante sul viso. Seigl, preoccupato, pens: Romper il dorso del libro, mentre ovviamente Bixler non fece nulla del genere; semplice- mente, apr il libro e lo sfogli. E la sua espressione non era tanto sprezzante, quanto scettica. Perch questo libro vale cos tanto? Perch un libro, qualsiasi libro, ha tanto valore? Seigl avvert una sorta di comprensione nei confronti di questo modo di pensare. Nel nuovo millennio, i libri erano divenuti i depositari del passato, ma il passato stesso era messo in dubbio.
Seigl entr nella stanza e vide che Boyd Bixler teneva in mano un sottile volume intitolato Anna Livia Plurabelle: un estratto di sessantuno pagine del Finnegans Wake di James Joyce, pubblicato nel 1928 in unelegante edizione tascabile di ottocento copie, autografate da Joyce con la sua mano di filigrana. Con esuberanza, Seigl disse: Raccontami di Anna Livia. Tutto sapere vo di Anna Livia. Le interessa Joyce, Boyd?. Lisciandosi i baffi, Bixler rispose: Be, a essere sincero, signor Seigl, non da leggere. Ma da possedere, certo. Una cosa come questa deve costare una fortuna, eh?.
Seigl si ferm di colpo. Allungando la mano, disse con freddezza: Mi dia il libro, per favore. La accompagno alla porta.
Bixler se ne and stupefatto, mordicchiandosi i baffi.
Lultimo candidato di Seigl era un giovane snervante come il primo. Un altro brillante studioso delluniversit di Mount Carmel, che conosceva diverse lingue, inclusi latino, greco e tedesco, ma che non era entusiasta del lavoro da segretario e da dattilografo. Parl con un tono pesantemente ironico, come se lui e Joshua Seigl fossero alleati, a dispetto delle barriere generazionali, contro una miriade di prodotti e artisti di culto tra le masse americane. Seigl respinse la sua antipatia per il giovane signor Kempton offrendogli del caff. Gli fece fare un breve giro della casa che, attraverso gli occhi a fessura di Kempton, vide mal tenuta e sciatta. Ti chiedi sempre come sia linterno delle case quass sulla collina disse in modo indelicato il ragazzo. Ora lo so. Seigl non aveva idea di come interpretare questa enigmatica affermazione, bench gli sembrasse impertinente. Port Kempton sulla terrazza lastricata di pietra del retro, dove una sedia di tela era stata capovolta dal vento della notte precedente e alcune pozzanghere lasciate da una pioggia recente scintillavano di una lucentezza selvaggia, quasi sovrannaturale. Seigl osserv il panorama che si poteva scorgere dalla terrazza con gli occhi del giovane Kempton, come se fosse nuovo per lui: il fiume Tuscarora sessanta metri pi in basso, un groviglio di alberi, rampicanti e sommacchi sulla sponda; dallaltro lato del fiume, persa nella foschia, la vecchia citt industriale con al centro la sua concentrazione di grattacieli, che da quella distanza sembrava una necropoli; oltre la citt, una dozzina di chilometri pi a nord, lindistinto blu zigrinato del lago Ontario. Kempton si appoggi alla ringhiera di ferro battuto, fissando il paesaggio. Nel vento, i suoi capelli lisci e sottili si agitavano scompostamente. Indossava una camicia bianca appena lavata per il colloquio, pantaloni dalla piega impeccabile, scarpe da ginnastica assurdamente grandi. Recit Apparent rari nantes in gurgite vasto. (Era Virgilio, primo libro dell Eneide: Appaiono sparsi naufraghi che nuotano nellampio gorgo.) Seigl rabbrivid di fronte alla prospettiva di dover sopportare quotidianamente e in stretta intimit questa pedante parodia della sua stessa giovinezza da molto tempo svanita.
La ringhiera. Non si appoggi troppo.
Quellirritante Kempton sembrava a malapena aver sentito. O forse, giocando al figlio sconsiderato, aveva scelto di non badare alla raccomandazione delladulto. Seigl, che stava sempre fuori in terrazza, con qualsiasi tempo, lavorando a un tavolo, camminando irrequieto avanti e indietro, fissando con aria trasognata il vuoto, raramente la vedeva. Non era un proprietario che considerava come una responsabilit il fatto di avere una propriet. Questa in particolare, nella vecchia zona residenziale pi prestigiosa della citt, Seigl laveva ereditata, non cercata; entrandone in possesso, aveva semplicemente traslocato in alcune delle stanze ammobiliate, come farebbe un occupante abusivo, lasciando inesplorate le altre. Per lui il prestigio non significava nulla pi di quello che poteva significare per i numerosi uccelli che sporcavano la terrazza (i peggiori dei quali erano le colombe, i piccioni e i gabbiani). Non traeva nessun senso di orgoglio dal fatto di possedere quella casa, visto che aveva per lui cos poco valore, ma vedendo ora le condizioni della terrazza, gli schizzi di escrementi di uccelli sparsi perfino sulle finestre e la ringhiera di ferro battuto chiazzata di ruggine che scricchiolava quando il suo giovane ospite vi appoggiava i gomiti, Siegl sent una fitta di sconforto.
Pens: Se cade, se si ammazza, sar colpa mia.
Con voce nasale e maliziosa, Kempton disse: Signore, lei probabilmente non ci fa nemmeno caso, a questo panorama. Voglio dire, la gente che vive sulla collina d per scontato il proprio panorama.
Dice?
Seigl si stava preparando ad afferrare il braccio di Kempton se la ringhiera si fosse spezzata. I due sarebbero potuti cadere insieme e i loro corpi, sfracellati e sanguinanti, sarebbero stati scoperti non nel fiume, ma nellintrico di alberi, fogliame e detriti portati sulla riva dal temporale. Che sensazionali titoli in prima pagina, che storie fantasiose ne sarebbero scaturite sulla scia di un tale epilogo!
Signor Kempton? Venga.
Seigl riport in casa il ragazzo, ora pensieroso e imbronciato. Cera un preciso sentore, pens Seigl con imbarazzo, di carne non lavata, bucato e lozione per capelli, come in un ostello della giovent dei Paesi Bassi. Kempton si sistem i pochi capelli sottili con una smorfia di biasimo. La questione del salario doveva ancora essere discussa: Seigl aveva fatto delle ricerche, sapeva quanto prendevano di solito gli assistenti, ed era pronto a offrire quasi il doppio. Perch adesso si sentiva disperato, come una persona che sta rapidamente finendo lossigeno a sua disposizione.
Non sono sposato, non ho una famiglia. Glielavevo detto?
No, ma lo sapevo.
Seigl rise. E come faceva a saperlo?
Kempton fece spallucce. Come per dire:  ovvio vedendo questo posto. Oppure: Tutti sanno della sua triste vita privata, Seigl.
Seigl condusse Kempton al piano di sotto, attraverso una scalinata stretta che lo lasci stranamente stordito, per mostrare al ragazzo la stanza che avrebbe occupato se avesse accettato il posto che Seigl non aveva altra scelta che offrire a lui.
Seigl vide con sollievo che questa stanza era a posto. Non ci veniva da mesi (o anni?). Era un appartamentino per gli ospiti, con una piccola stanza da letto e un bagno adiacenti; le finestre alte e strette non davano sulla vista vertiginosa del fiume, ma sulla ristretta prospettiva di un paesaggio ricoperto di cespugli di sempreverdi e di sommacco fiammeggiante, nonch su uno scorcio della villa in stile Tudor, particolarmente brutta, dei vicini. I mobili erano rivestiti di chintz, la moquette era di buona qualit, e cera perfino un piccolo televisore che, suppose Seigl, non veniva usato da una decina danni. Nella camera da letto dalle pareti bianche cera un bel letto antico dottone con un copriletto di raso chiaro; un elegante candeliere, anchesso dottone, pendeva inutilmente dal soffitto, velato dalle ragnatele. Seigl fu mortificato alla vista di un mucchio di tascabili della sua biblioteca stipati in una libreria in un angolo della stanza. La loro presenza qui indicava il loro esilio proprio mentre, in uno squarcio di sole calante, i loro titoli risplendevano. Il voluminoso Storia delle origini della coscienza di Erich Neumann, Ragione ed esistenza di Karl Jaspers, Gli archetipi dellinconscio collettivo e Simboli e trasformazione della libido di Cari Gustav Jung, Eros e civilt di Herbert Marcuse. E una dozzina di copie tascabili di Visioni dellApocalisse, antiche e moderne di Seigl: una raccolta di saggi sui temi pi svariati che erano originariamente apparsi su riviste accademiche di limitata circolazione, e che Seigl avrebbe dovuto dare via molto tempo prima, se non fosse stato troppo timido per farlo. Ora la loro stessa presenza in tale numero trasudava unaria di disperata vanit.
Kempton, dopo aver scrutato questi titoli come se possedessero un qualche significato, esclam con una smorfia: Devessere una bella soddisfazione sapere che ce lha fatta, signore.
Seigl trasal. Quel dannato intercalare signore bruciava come tintura di iodio su una ferita aperta.
Seigl gir i tacchi e sband nellaltra stanza.
(Se lo sarebbe ricordato, in seguito: non una camminata, ma una sbandata. Un boato nelle orecchie e una bizzarra sensazione di formicolio alla gamba destra.)
Kempton lo segu. La sua baldanza da scolaretto si era allimprovviso mutata in rammarico. Signor Seigl? Ho detto qualcosa che lha offesa?
Che mi ha offeso? In che modo?
Se  cos, mi dispiace.
Il colloquio era terminato. Seigl ricondusse il giovane al piano superiore. Stettero nellingresso imbarazzati come una coppia incerta del proprio futuro. Kempton disse: Mi piacerebbe molto avere questo lavoro, signore. Per non sono sicuro....
Seigl tagli corto: Ci pensi con calma. Non le ho neanche detto il salario.
... di aver bisogno o voglia di vivere qui. Vede, posso fare avanti e indietro. Vivo proprio sotto la collina, in effetti. Sullo Huron. Kempton fece una pausa. La sua voce suon insieme imbarazzata e orgogliosa. Vivo con la mia fidanzata. Insegna inglese allHoly Redeemer.
Seigl rispose: Capisco. Allora, dopotutto, non  il posto adatto a lei, signor Kempton.
Ma...
Grazie per avermi voluto incontrare, signor Kempton. La accompagno alla porta?
Basta!ii
Seigl aveva ancora parecchi numeri di vivamente raccomandati da chiamare, ma li gett via.
Pens a Essler. Non sarebbe stato un problema trovare il suo numero sullelenco telefonico. Ma aveva chiuso con quello, no? La mano morta di un passato decisamente defunto.
Era disgustato da se stesso. Questi strani umori che lo prendevano, questa permalosit, questa testardaggine, questo sabotarsi da solo. Voleva senza sapere che cosa. Non era mai stato cos, era sempre stato razionale e ragionevole fino alleccesso. La vittima perfetta del mondo, lo rimproverava sua sorella. Adesso aveva sprecato ore del suo tempo e di quello altrui. Aveva sfruttato la buona volont e la speranza di giovani che avevano bisogno di un lavoro, aveva sprecato il tempo degli uomini e delle donne che gli avevano fornito raccomandazioni in maniera cos generosa. Era un completo idiota. Che diavolo c che non va in me? Sto solo cercando un assistente, non un erede.
Allora cap. Quello era esattamente ci che stava cercando: qualcuno che gli sopravvivesse.
Joshua Seigl aveva trentotto anni.
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La Ragazza Tatuata, come veniva chiamata da alcuni osservatori, cominci a essere notata su Mount Carmel Avenue nellautunno di quellanno. Si sapeva che il suo nome era Alma e per un po di tempo non ebbe un cognome.
La Ragazza Tatuata era entrata timorosamente nel portico della chiesa della Trinit a mezzogiorno, armeggiando goffamente con il pesante portale mentre, dallinterno, le note gravi di un organo producevano il suono di un tuono smorzato: lorganista si stava esercitando, linterno della chiesa era avvolto nelloscurit e regnava un odore di incenso e di banchi lucidati. Una faccia e una voce le si erano avvicinate: Spiacente, signorina. La chiesa  chiusa.
Al Calic Cupboard, al Bon Appetit, al Grotto Tavern & Restaurant, alla Lavanderia Premiere Hand, al Renes Fine Apparel, facce e voci lavevano informata: Spiacente, signorina. Non abbiamo bisogno di personale.
La Ragazza Tatuata aveva laspetto di un relitto trascinato dalla corrente, dalla citt sottostante su fino a quel distretto collinare di negozietti, panetterie e ristoranti costosi. Una marea imprevidente sembrava averla sollevata fino a Carmel Heights e depositata l, come un fiume che si ritira dopo una piena e lascia dietro di s solo detriti.
Tra quei detriti, ci vuole un occhio acuto e paziente per scorgere un tesoro.
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4.
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Immediatamente i suoi acuti sensi da predatore si risvegliarono.
Ma non la avvicin subito. Lui era uno di quei tipi che osservano con la coda dellocchio, di traverso. Uno di quei predatori silenziosi, furtivi, letali, che vivono nelle profondit del mare, dotati di una visione laterale, grazie agli occhi situati su entrambi i lati piatti di un muso affilato.
Dmitri, come era conosciuto al Caf. Forse questo era il suo vero nome, anche se, probabilmente, pensavano i clienti abituali del Caf, non lo era.
Il suo cognome era Meatte. In Meatte non cera alcunch di affascinante o misterioso.
Aveva notato la ragazza con il viso sfigurato dal tatuaggio o dalla voglia il giorno prima, in realt. Era apparsa su Mount Carmel Avenue con uno zaino, unenorme sacca a tracolla e altre borse, con laria intontita della passeggera di un pullman Greyhound che  scesa, o  stata spinta fuori, in un posto che le  completamente sconosciuto. Dmitri la osserv per vedere se aveva intenzione di mettersi a mendicare: Mount Carmel non riservava una bella accoglienza ai mendicanti. Aveva unaria troppo seria e sofferente per essere una prostituta, e non era nemmeno abbastanza affascinante, nonostante i capelli biondo cenere che le scendevano sulle spalle e il viso giovane, sensuale, singolare, tondo e apparentemente senza ossa come un morbido impasto di pane. Aveva la pelle bianca, tranne che per una chiazza fra il grigio e il magenta a forma di falena sulla guancia destra. Gli occhi erano pesti, le palpebre semichiuse, e la piccola bocca lucida era leggermente aperta come se stesse respirando velocemente, con un respiro rapido e leggero. Aveva la fronte bassa, i seni che dondolavano nella camicia, pesanti come quelli di una madre che sta allattando. Era una ragazza in carne che avrebbe potuto avere sedici anni come trenta. Dmitri si chiese come fosse arrivata a Carmel Heights. E perch. Cerano almeno sei chilometri, per lo pi in salita, e attraverso un ponte, dalla malandata stazione degli autobus in centro.
A meno che qualcuno non le avesse dato un passaggio. Un uomo, o degli uomini.
Casa sua era da qualche altra parte. Nelle campagne impoverite e fatiscenti del Nord dello Stato di New York o della Pennsylvania occidentale. Se era una ragazza, era scappata di casa, se era pi vecchia, una donna che aveva abbandonato la sua vita senza voltarsi indietro.
Probabilmente era stata scaricata dalla macchina di persone sconosciute. Lavevano usata e poi abbandonata.
Potevi quasi provare dispiacere per lei.
Quasi un sussulto di piet.
Dmitri si chiese dove avesse passato la notte precedente. Se qualcuno in questo posto nuovo lavesse fatta entrare in casa, e anche lui lavesse scaricata.
Era una sera di fine ottobre color seppia sbiadito che volgeva verso il crepuscolo, e cera un fresco autunnale. Il Caf, un popolare bistr in stile francese, aveva ancora tavoli per i clienti allesterno, sul marciapiede. Dmitri osserv la ragazza con la guancia sfigurata che avanzava con apparente nonchalance ma con istinto infallibile verso uno dei tavoli pi esterni, a cui si sedette, su una sedia dallo schienale di metallo, con un movimento svogliato che suggeriva sollievo ed estrema stanchezza. Dmitri Meatte, amante di vagabondi e affamati, avvert unintensa attrazione fisica per la giovane. Poteva quasi sentire Oh Dio, Dio! nella voce mormorante della ragazza sebbene quella non avesse proferito parola. Oh Dio, sono cos stanca.
Si affaccend a pulire altri tavoli, come se si fosse dimenticato di lei. Non si sarebbe affrettato ad avvicinarla come avrebbe fatto con un cliente comune. N le avrebbe chiesto di andarsene come avrebbe fatto con un vagabondo meno desiderabile, uomo o donna che fosse.
Fortunatamente, il proprietario del Caf non era l.
Fortunatamente, non cera nessuno in attesa di un tavolo. La maggior parte dei tavoli era vuota.
Dmitri dalla vista acuta aveva immediatamente notato che la ragazza non era seduta a uno dei tavoli gi riordinati, ma a un tavolo non ancora ripulito. Ci che avrebbe disgustato un normale cliente la attraeva. Calici con un po di vino avanzato, una tazzina da caff, due piatti contenenti croste di pane e i resti di uninsalata di patate e sottaceti allaneto. Dmitri conosceva la sua strategia: come un gatto selvatico che sa di non dover destare sospetti tradendo la sua fame e di dover fare solo movimenti lenti e cauti, lei sarebbe rimasta seduta come niente fosse finch fosse riuscita a sopportarlo; non avrebbe guardato n a destra n a sinistra; avrebbe finto di osservare, con un debole sorriso, le colombe sul marciapiede vicino ai suoi piedi, che aspettavano di ricevere del cibo da lei come lo avevano ricevuto ogni tanto dagli avventori quel pomeriggio; alla fine avrebbe preso una crosta di pane e lavrebbe spezzettata, tirando le briciole alle colombe mentre, con labilit di un prestigiatore, avvicinava laltra crosta alla bocca e la mangiava. Mentre gli uccelli tubavano, si beccavano e sbattevano le ali per scacciarsi lun laltro dalle povere briciole di pane, la ragazza avrebbe preso linsalata di patate con le mani e si sarebbe leccata le dita. Allora, ansimando, spericolata, avrebbe sollevato i bicchieri di vino in rapida successione e li avrebbe svuotati... Dmitri decise di allontanarsi dalla ragazza, appoggiando un pesante vassoio sulla spalla. Non avrebbe guardato. Lasciamole fare ci che vuole. Entr nel Caf attraverso le porte a vento.
Pensando: Povera troia.
Quando torn sul marciapiede, qualche minuto pi tardi, vide che la ragazza con la guancia sfigurata e i capelli arruffati color paglia si era spostata a un altro tavolo sporco. Ma qui cerano soltanto dei boccali da birra vuoti e un sacchetto di patatine appallottolato. Sembrava che avesse smesso di cercare cibo e sedeva piegata in avanti tra i piatti sporchi, con la testa appoggiata sulle braccia. Dmitri era pi in alto di lei e vide con interesse che gli avambracci e i dorsi delle sue mani erano finemente decorati, come con una scrittura calligrafica o dei ricami; nel punto in cui i capelli si separavano per rivelare una parte della nuca lattea, cera una filigrana color magenta e rosso opaco. I segni che aveva sulle mani, da una nocca allaltra, sembravano i resti di un paio di guanti di pizzo sfilacciati. Se erano tatuaggi, non erano molto vivaci o vistosi: sembravano pi un linguaggio in miniatura. I segni degli aghi di una drogata che si inietta eroina, morfina, Demerol? Come un cane  ma un elegante purosangue, un levriero russo  Dmitri si pieg ad annusare lodore della ragazza: un sentore di femmina carnosa, peli sotto le ascelle, un folto cespuglio di pelo pubico, seni floridi e voluttuosi da ragazza, con capezzoli come soffici occhi ciechi, pieghe umide su ventre, cosce, natiche... Gli piomb addosso una fitta di desiderio, improvvisa come un telefono che comincia a squillare.
Mi scusi, signorina...
La ragazza alz la testa e lo guard. Aveva occhi inespressivi, attraversati da minuscoli capillari. Occhi da drogata, forse. O gli occhi di una persona esausta.
Sulla sua guancia destra, sospesa sotto locchio, cera disegnata una falena o una macchia color magenta debolmente iridescente a forma di falena, grande allincirca come la grossa unghia del pollice di Dmitri.
 un tatuaggio o una voglia?
Era lo stile di Dmitri: parlare con rudezza alle donne che non abitavano a Carmel Heights. Lesperienza gli aveva insegnato che questo era esattamente il tono a cui queste donne erano pi ricettive.
Imbarazzata, la ragazza si tocc la guancia. Come se prima avesse creduto che potesse essere nascosta, una cosa privata. E questo estraneo laveva vista.
Scosse la testa senza dire nulla. Si alz con goffaggine dalla sedia. Sarebbe scivolata via come un cane preso a calci. Cerc a tastoni il suo sudicio zaino di jeans e la sua borsa di finta pelle, che si era rovesciata sotto il tavolo. Dmitri si guard rapidamente attorno e vide che non cera nessuno ai tavoli esterni, tranne due giocatori di scacchi assorti nel gioco. Aspetta. Sono tuo amico. Tocc la spalla della ragazza, non con un tocco leggero, ma in modo deciso, rassicurante. Prese in mano una ciocca dei suoi capelli aridi e arruffati nello stesso modo in cui, pi tardi, nel corso di quella notte, le avrebbe afferrato una ciocca di ispidi peli pubici. Con pietosa tenerezza, vide che indossava una camicia da uomo che le avevano regalato, ovviamente non era della sua taglia, era troppo larga sulle spalle e perfino sul seno, e una gonna leggera rosa chiaro che la avvolgeva tutta fino alle caviglie: strati di un tessuto talmente trasparente da sembrare privo di consistenza e di forma. Era molto attraente, nonostante il suo aspetto da sciattona. O forse proprio per il suo aspetto da sciattona. Aveva la pelle lattea, la bocca morbida di un rosso sensuale e un delicato viso da bambina sotto il volto teso e spaventato di una donna pi vicina ai trenta che ai sedici anni. Dmitri sorrise. Gentilmente, disse: Non lo sai, se  un tatuaggio o se ce lhai dalla nascita?.
Perch lui era una persona alle cui domande bisognava dare una risposta. Lo si imparava subito: alle domande di Dmitri bisognava rispondere con prontezza e onest.
Tuttavia, la ragazza mormor qualcosa in maniera incomprensibile. Sarebbe fuggita dalla caffetteria abbandonando una parte delle sue cose se Dmitri non lavesse bloccata. Le prese la mano e la strinse con forza. Ehi, te lho detto, sono tuo amico. Sei al sicuro con me, non chiamer gli sbirri.
Fu felice di vedere che la ragazza gli credette subito. La volont di credergli era talmente forte... Non era dunque un animale selvatico spaventato, questa ragazza dagli occhi tristi, bens un animale domestico che  stato picchiato e traumatizzato ma che pu ancora essere salvato.
Alma, si chiamava.
Nessun cognome?
S, la chiazza che aveva sulla guancia era un tatuaggio. Forse rappresentava una falena, come faceva a saperlo?
Le altre macchie, anche quelle erano tatuaggi, certo.
Tatuaggi grossolani, osserv Dmitri. Chiedendosi chi glieli avesse fatti. (Erano stati fatti in prigione? Era possibile.)
Adesso la stava rifocillando e la guardava mangiare. Non era cibo lasciato nei piatti dai clienti, ma avanzi decenti presi in cucina che egli stesso aveva riscaldato. A volte guardare le donne che si ingozzavano lo disgustava, ma Alma era diversa. Era una bellissima oca morbida e carnosa che avevi voglia di ingrassare. Avevi voglia di riempirle le guance e la gola bianca come il latte con i cibi pi ricchi fino a farle gonfiare, maturare, scoppiare il fegato.
Era gioved, serata di scacchi al Caf. Aveva portato la ragazza dentro il bistr e laveva fatta sedere in un spar, vicino alla porta della cucina. Alma era pi intelligente di quanto si sarebbe potuto immaginare. Per strada aveva pensato che poteva essere ritardata, schizoide o drogata. Forse era una drogata, o unalcolista, era ovvio che in lei cera qualcosa che non andava, ma, meditava, poteva anche essere un elemento che si sarebbe potuto volgere a suo vantaggio. Povera ragazza. Povera bella ragazza. Mangia tutto quello che vuoi. Qualcuno ti ha trattato molto male.
Lacrime di sollievo e gratitudine luccicarono nei suoi occhi arrossati.
Aveva la bocca piena, non poteva ancora ringraziarlo.
A lui piacque molto vederla mangiare cos di gusto. Lei abbass persino la testa verso il piatto, facendo cadere nel cibo ciocche dei suoi fragili capelli biondo cenere, ed egli li scost, divertito come un padre indulgente. La sua ragazza era cos goffa! Cos sensuale. Si stava eccitando a guardarla. La sua bocca che masticava rapidamente, gli occhi dalle palpebre pesanti, apparizioni fugaci dei suoi denti leggermente macchiati, imperfetti, e della sua umida lingua rosa che lui si immaginava ruvida come quella di un gatto... La saliva le luccicava agli angoli della bocca, che lei si puliva ripetutamente con il dorso della mano, interrompendo a malapena la masticazione. Dmitri si ergeva sopra di lei godendo del fatto di metterla a disagio: questo voleva dire che per lei la sua opinione contava. Aveva il potere di metterla in difficolt, di farla sentire ansiosa. Avrebbe massaggiato la sua morbida pelle bianca come un impasto di pane. Lavrebbe rivoltata nel modo in cui, tirando con forza con lindice, si pu eviscerare un pesce.
Ancora? Te ne porto ancora.
Alma era a disagio allidea di mangiare cos voracemente davanti a lui, ma mangi con avidit perch aveva bisogno di mangiare, ed era un bisogno che le toglieva ogni senso di vergogna. Nella ragazza, Dmitri vide un fugace imbarazzo causato dal non rispetto delle norme sociali, che mascherava una pi profonda assenza di pudore.
Molto bene. Se sei la Ragazza Tatuata, devi essere priva di vergogna.
Lui voleva parlare ancora dei tatuaggi. Chi glieli aveva fatti?
Alma sembr non udire la sua domanda. I suoi occhi erano umidi e le palpebre pesanti come se fosse stata nel pieno di un rapporto sessuale. Mangi, abbassando la testa. Dmitri prese i suoi capelli fra le dita e le diede un piccolo strattone.
Lei sussult. Gli disse di non averne idea, che non sapeva chi lavesse marchiata a quel modo. Non conosceva i loro nomi.
I loro nomi?
Alma rise. Era una risata fischiante, esplosiva. Una risata senza gioia. Le si chiusero quasi gli occhi, in questa improvvisa convulsione di riso. Inconsciamente, si stava premendo le braccia contro la gabbia toracica. Come per sollevare il suo pesante seno. Disse di non saperlo, forse era uno solo e forse erano di pi, era successo molto tempo fa, non ci pensava mai.
O forse  stata unaltra donna. In prigione?
Dmitri era uno che non desisteva. Che fosse un punto di forza o di debolezza. Ovviamente, era del Capricorno. Introverso, egoista, non perdona, non ha bisogno degli altri. Dominante.
Voleva sapere: da dove veniva?
Lei sbatt lentamente le palpebre: Adesso? O... prima?
Prima.
Lei aggrott la fronte. Come se si stesse sforzando di ricordare. Disse, in modo quasi impercettibile, qualcosa come Akron, o forse era Acheron? Dmitri le chiese di ripetere e lei ripet qualcosa che poteva essere Akron o Acheron. Ma questo posto non era nello Stato di New York: era in Pennsylvania. Sulle montagne.
Dove, disse Alma ridacchiando, ci sono incendi mai spenti dal 1962.
Dmitri ripet, dubbioso: incendi dal 1962?
Certo.
Dmitri strinse il mento di Alma tra il pollice e lindice.
Ovviamente, solo uno sciocco crederebbe a tutto ci che dice questa donna.
Alma vide il suo sguardo. Non aveva gli occhi cos assonnati come sembrava. Afferm che s, cerano incendi nel posto da cui veniva. Gi nelle miniere. Fin da prima che nascesse. Molto prima.
S? E quando era nata?
Alma assunse unespressione astuta. Non voleva rispondere a questa domanda. Dmitri immagin che stesse cercando di calcolare let di lui. Era pi vecchio di quanto sembrasse.
Lanci unocchiata in giro per il Caf. Non li stava guardando nessuno.
Prese le mani di Alma fra le sue. Non erano mani molto belle per una donna cos femminile. Aveva le dita tozze e le unghie erano spezzate e sporche. E quei tatuaggi grossolani, come ragnatele incollate sulla pelle. Come graffiti, o come gli scritti di un ubriaco. Dmitri si inumid il pollice e lindice e si mise a grattare il tatuaggio sul dorso della mano destra di Alma, pensando che non fosse altro che un po di sporcizia che sarebbe venuta via.
Non venne via. Il tatuaggio era vero, fissato con linchiostro sulla pelle di Alma.
Minuscoli granelli di sporco, comunque, si arrotolarono sotto la punta delle sue dita.
Dmitri rise. Che bambina sporca, volgare, era Alma. Non ti fai il bagno da un bel po, eh? Te ne faccio uno io stanotte.
Buonasera, signor Seigl.
Buonasera, Dmitri.
Un espresso, signor Seigl?
S, grazie.
Ogni scambio di battute che il cameriere aveva con Joshua Seigl seguiva questo schema: Dmitri anticipava la richiesta di Seigl, che era prevedibile come la lancetta di un orologio, ed era ricambiato con uno sguardo di allarmata gratitudine, come se davanti al pi vecchio dei due si fosse materializzato il genio della lampada.
Tre sere alla settimana, dopo che il Caf chiudeva come bistr-ristorante, dei giocatori di scacchi si riunivano nel retro del locale in una stanza dove i tavoli erano pi piccoli e dotati di una scacchiera intarsiata; i pavimenti non erano rifiniti; non cerano vasi di felci, tovaglioli di stoffa o romantiche candele. In unincarnazione precedente, che risaliva ai tetri anni 1968- 69, il Caf era stato un bar e un posto di ritrovo dove si declamavano poesie contro la guerra del Vietnam e si esibivano musicisti dilettanti. Le pareti erano di ruvidi mattoni a vista, e il soffitto era di metallo battuto. Per qualche motivo che riguardava i movimenti ribelli dellepoca, diverse finestre di questa zona erano state coperte da pannelli neri, e questi pannelli erano rimasti, come occhi bendati. Latmosfera contava poco per lo zoccolo duro dei giocatori di scacchi, una dozzina circa, che dimenticavano tutto tranne le scacchiere davanti a loro e le mani sospese dei loro avversari.
Il pi giovane aveva diciassette anni, era un ragazzo delle superiori con i capelli color sabbia che guardava sempre di sottecchi; il pi vecchio un professore emerito di filosofia medievale alluniversit di Mount Carmel, sulla novantina. Cera una donna dalla corporatura robusta, sui trentacinque anni, dallattraente viso color ambra e i capelli tagliati corti come quelli di un uomo, una tassidermista che lavorava in proprio nella cittadina di Niles, nello Stato di New York; cera A.G., ex direttore di una scuola elementare di Rochester di cui si diceva che fosse stato obbligato ad andare in pensione per ragioni mai rese pubbliche; cera un poeta-idraulico, o idraulico-poeta, un veterano degli anni Sessanta che portava i capelli grigi ribelli raccolti in una coda di cavallo. Cera un uomo di St Catharines, nellOntario, di mezza et e trucemente gioviale, che parlava degli scacchi come del suo vizio legalizzato. Cera Fen, il giocatore che per ammissione generale era considerato il migliore del gruppo, almeno quando non era in uno stato di sovreccitazione che lo portava a spazzar via i pezzi della scacchiera nel bel mezzo del gioco; anche Fen era di mezzet, e aveva il pizzetto e mani tremolanti. Si diceva fosse stato un campione di scacchi che aveva avuto un crollo nervoso durante un torneo mondiale a Parigi, nei primi anni Settanta, alla vigilia di quello che avrebbe dovuto essere il suo grande trionfo. Cera poi Hector Rodriguez, pi giovane e aggressivo, che occupava pi spazio di quello che la sua piccola figura massiccia sembrasse richiedere. E poi cera Joshua Seigl.
Questo tavolo va bene, signor Seigl?
Perfetto.
Il grosso, barbuto e distratto Seigl sprofond pesantemente nel solito posto al solito tavolo dove, quella sera, avrebbe giocato la solita meditabonda partita di scacchi con il paralitico e semicieco ma astuto professore emerito, e questa partita si sarebbe prolungata fino a mezzanotte, quando il Caf avrebbe chiuso.
Seigl sorrise, sfregandosi allegramente le mani. Un uomo timido, e tuttavia deciso a sembrare socievole in questo tipo di contesti. Era molto apprezzato, forse addirittura amato, tra i fanatici degli scacchi, per la gentilezza, larguzia e il buonumore anche quando perdeva. Scacchi disse Seigl, sospirando, come lumanit: una passione inutile. Ma eccoci qui.
Nella cultura degli scacchi ci sono cruciali distinzioni di casta, ma la grande distinzione  tra i fanatici degli scacchi e i semplici giocatori. Non esiste un genio degli scacchi che non sia anche un fanatico degli scacchi, anche se un fanatico degli scacchi pu non essere un genio. Seigl non era uno dei fanatici, e quindi non era uno dei migliori, anche se prendeva seriamente il gioco, sospirava e mormorava tra s e s, si batteva la fronte con il pugno e spesso si allontanava dalla scacchiera per passeggiare fuori dal Caf, in attesa della temuta mossa del suo avversario. Con la sua vista da astuto predatore, Dmitri identificava Seigl, allinterno del variegato gruppo dei giocatori di scacchi, come lunico individuo interessante, o promettente. A Dmitri (che occasionalmente giocava a scacchi, ma solo con avversari che sapeva di poter battere) Seigl sembrava diverso dagli altri. Sceglieva liberamente di giocare a scacchi cinque o sei volte al mese al Caf come pausa dalla vita, mentre gli altri giocatori erano spinti a giocare dalla necessit: gli scacchi erano la loro vita.
Il suo espresso, signore.
Ah, grazie.
Assorto nelle prime mosse cruciali, Seigl alz di sfuggita lo sguardo verso il cameriere che passava leggero, materializzatosi dal nulla. Aveva ordinato un caff? Evidentemente s.
Il suo anziano avversario, professore emerito di filosofia medievale, beveva solo acqua ghiacciata. Con una mano teneva ferma laltra, che tremava leggermente e su cui erano evidenti delle grosse vene, e si piegava sul tavolo come un avvoltoio.
Vuoi un caff anche tu, John?
Ma John grugn di no, irritato per tutte queste chiacchiere.
Dmitri si ritir, ma avrebbe tenuto docchio Seigl nel corso della serata. (Come stava tenendo docchio la ragazza tatuata, che ora si stava appisolando seminascosta dal spar, in un angolo.) Nel momento in cui Seigl avesse alzato lo sguardo, cercando inconsciamente proprio lui, Dmitri, egli sarebbe scivolato in avanti anticipando la sua richiesta: un altro caff?
Tra i clienti abituali del Caf, Seigl, che qualche volta cenava nel bistr con degli amici, era noto per le sue mance generose. Sebbene bevesse con parsimonia, lasciava spesso la mancia con la capricciosa prodigalit di un ubriacone. Tra tutti i giocatori di scacchi, che avevano pochi soldi ed erano spilorci di natura, si poteva contare sul fatto che Seigl non avrebbe lasciato monete ma banconote, e non banconote da un dollaro. Dmitri sentiva che Seigl si vergognava di avere denaro, visto che accartocciava le banconote da dieci dollari per spingerle sotto i piatti perch il cameriere le trovasse solo dopo che lui fosse sgusciato via. (A volte, a seconda di chi era lavversario di Seigl per la serata, Dmitri doveva mettere al sicuro la sua mancia, che poteva anche arrivare a trenta dollari, prima che lavversario di Seigl si infilasse abilmente in tasca una banconota o due. Fen, lex giocatore prodigio che ora sbarcava il lunario a Mount Carmel dando ripetizioni di matematica, era il pi infido.) Anche essere ringraziato dai camerieri era imbarazzante per Seigl; del personale del Caf, era solo con Dmitri che Seigl si sentiva a suo agio, perch soltanto Dmitri sapeva come esprimere gratitudine nel giusto tono minimizzante. Pensando: Lo so, signore! Com faticoso per lei dare dei soldi a persone come me, la cui sfiga nella vita  che devono servire lei, e non il contrario. E forse un giorno le nostre situazioni si ribalteranno, e allora che succeder?
Non aiutava per niente il fatto che Joshua Seigl fosse ebreo. O forse invece aiutava: Dmitri odiava gli ebrei.
Seigl aveva alzato lo sguardo dalla scacchiera, ag- grattando la fronte come un bambino troppo cresciuto. Quel viso scuro, dai tratti semitici e dalle ossa grosse, Dmitri supponeva che ad alcune donne potesse sembrare bello, o perfino sexy. Caratteristico, come qualcosa scolpito nella roccia. S, Dmitri odiava questuomo: odiava servirlo, accettare le sue mance generose, essere costretto a essergli grato e ad apprezzarlo.
Dmitri si mosse silenziosamente in avanti sorridendo compunto. Sigarette, signore?
Direi di s...
La solita marca?
Si, grazie.
Marlboro senza filtro. Grezze, virili, da cow-boy.
E fiammiferi. Dmitri ne avrebbe portata una confezione su cui cera stampata la scritta Il Caf. Perch Seigl non portava mai con s i fiammiferi, come non portava mai con s le sigarette.
A Dmitri piaceva sapere che Seigl, che veniva cos spesso al Caf e lasciava mance cos generose, era una piccola celebrit per gli abitanti del posto. Tra tutta la popolazione americana, ovviamente, nessuno aveva mai sentito nominare Joshua Seigl, ma nel ricco sobborgo di Carmel Heights chiunque contasse qualcosa lo conosceva di vista. Da giovane, Seigl aveva scritto un romanzo molto apprezzato. Aveva vissuto nella zona per la maggior parte della sua vita. Veniva da una famiglia agiata del posto (Dmitri non era del tutto risentito nei confronti degli ebrei ricchi, perch doveva esserci un vero talento per il denaro, forse un gene, nellanima ebraica: il loro successo non poteva essere fatto solo di astuzia e connivenza). Dmitri non aveva mai visto la casa di Seigl sulla collina, ma supponeva che fosse una di quelle residenze signorili di pietra con vista sul fiume Tuscarora, protetta da gente come Dmitri Meatte da cancellate di ferro battuto alte quasi due metri, allarmi antifurto elettronici e guardie private che fanno la ronda a bordo di macchine anonime.
Le sue sigarette, signore. E i fiammiferi.
Grazie...
Seigl alz gli occhi sorridente e grato, ma con lo sguardo perso: non ricordava il nome di Dmitri. Si avvicinavano le undici. Lui e lanziano professore erano alla seconda ora di scacchi. Seigl era curvo sulle pedine, piegato sui gomiti. Dmitri diede una rapida occhiata alla partita e si rese conto che non sembrava che Seigl stesse vincendo.
Vincere o perdere: non sembrava mai importare a Seigl. Forse era una cosa tipica degli ebrei, questa equanimit. Seigl avrebbe lasciato una mancia generosa in ogni caso. Per far vedere che lui  superiore. Che non lo tocca, come accade al resto di tutti noi.
Da studente presso luniversit cittadina, un decennio prima, Dmitri aveva letto Ombre. O forse era Le ombre. Forse non laveva veramente letto ma laveva sfogliato, comunque sapeva di che cosa parlava. Il solito soggetto ebraico: llocausto. Quando succede un certo tipo di cose a una razza, uno deve chiedersi perch, no? Cose brutte erano successe a tutti se si guardava abbastanza indietro nella storia, e non si vedevano altri popoli che avessero dato la colpa di quel che era stato fatto loro a ci che erano. E forse, solo forse, se lo meritavano. Almeno alcuni di loro. Non il tipo di ebreo a cui apparteneva Joshua Seigl (perlomeno, per quanto ne sapeva lui), ma gli altri tipi, gli affaristi e i conniventi, s. Dmitri aveva sentito dire che gli ebrei europei non avevano fatto grandi sforzi per scappare o per combattere contro i nazisti. Si erano aspettati che altri, i soldati americani per esempio, si occupassero di combattere per loro. La stessa cosa accadeva in Israele al giorno doggi. Gli Stati Uniti che non facevano che tirare fuori dai guai Israele, miliardi e milioni di miliardi di dollari buttati gi per quel pozzo senza fondo: be, perch per una volta non evitiamo di tirarli fuori dai guai e diamo un po di tregua ai palestinesi? Ai tempi di Hitler, aveva letto Dmitri, era pieno di ebrei che si convertivano al cristianesimo, indovinate perch? Per salvarsi la pelle. Non per un qualsiasi amore per Ges Cristo. (Non che Dmitri fosse religioso. Non lo era. Non gliene fregava niente della religione e a Dio non era mai fregato niente di lui.) Piagnucolando, lagnandosi, dando la colpa alla gente per qualsiasi cosa fosse accaduta, e che in realt alcuni storici dubitavano che fosse mai accaduta. LOlocausto potrebbe essere una bufala. La pi grande bufala del Ventesimo secolo.
Un altro caff, signore?
Oh be, s, grazie.
Seigl sorrise a Dmitri dal pantano della partita di scacchi in cui la maggior parte delle sue pedine, quelle rosse, sembravano sparite dalla scacchiera. Il suo viso era illuminato da un calore interno. Le labbra erano sottili e tese sotto lirsuta barba nera che sembrava andargli larga.
Per educazione, Seigl chiese allanziano professore se voleva bere qualcosa e quello, quasi stesse facendo un favore a Seigl, disse s, va bene: Johnnie Walker Black con ghiaccio. Seigl strizz locchio al cameriere per segnalare che avrebbe pagato lui entrambe le consumazioni, e Dmitri scivol via sorridente ma disgustato.  ovvio che pagher lei, quel vecchio stronzo non pagher un centesimo, nessuno dei bastardi lo fa, signor Seigl, non se n mai accorto, cazzo?
Il fatto che Seigl, un ebreo, fosse un tale allocco nel concreto, qualche volta faceva infuriare Dmitri. Forse era troppo cervellone per il suo stesso bene e aveva bisogno che qualcuno gli dicesse le cose cos come stavano.
Perch, in realt, Dmitri ammirava Joshua Seigl. Dovevi ammirare luomo qualsiasi cosa pensassi della razza. E forse la razza non era interamente cattiva: gli ebrei erano benefattori di istituzioni benefiche, biblioteche e cose del genere. Dmitri sapeva dai giornali che i Seigl erano quel tipo di famiglia: avevano dato del denaro per una nuova ala dellospedale pediatrico di Mount Carmel, per esempio. Denaro per il museo darte, per la scuola di musica. Sul giornale cera la foto di Joshua Seigl: un uomo che cercava di sorridere ma sembrava preso in trappola. Ovviamente, persone come i Seigl hanno soldi da regalare, il che non  da tutti, e forse, se avessi la stessa disponibilit di denaro, anche tu saresti un grande benefattore e vedresti la tua foto sul giornale. La famiglia di Dmitri da entrambe le parti  i Meatte e i Dillehoy  non apparteneva a quella classe, questo era poco ma sicuro. Se mai avessero messo le mani su del denaro, sicuro come la morte che non lavrebbero regalato.
Dmitri sent la lama di un coltello che gli si rigirava nelle viscere. Un dolore come la rabbia pura.
Devi proprio essere un coglione a dar via il tuo denaro, che fai se un giorno ne hai bisogno e non ne hai pi? Lhai maledettamente sprecato.
Ecco a lei, signor Seigl. E a lei, signore...
Con il suo vocione allarmato, Seigl disse allegramente: Grazie, Dmitri. Lanziano professore, chino sulla scacchiera, stava toccando leggermente le sue pedine con la punta delle dita, e non si prese il disturbo di alzare lo sguardo. Ma avrebbe ingoiato un gran sorso di whisky in pochi secondi, Dmitri lo sapeva.
Vecchio stronzo papista: Dmitri avrebbe dovuto sputargli nel Johnnie Walker.
La prossima volta lo avrebbe fatto di sicuro.
Seigl disse: Dmitri, ecco.  meglio che ti paghi adesso prima di... prima di dimenticarsene, voleva probabilmente dire Seigl. Dmitri accett le banconote, che superavano di gran lunga limporto sullo scontrino. Il suo cuore si sollev leggero. Stasera cerano proprio delle buone vibrazioni fra lui e Seigl.
Non era come i suoi antenati, questo ebreo. Non poteva esserlo. Era pi una specie di santo idiota. Porgeva laltra guancia, donava i suoi beni.
Grazie, signore.
Un paio di giorni prima, sul Sun-Times di Rochester, Dmitri aveva letto che il suo cliente Seigl aveva finanziato una borsa di studio al conservatorio Eastminister. Finanziato: voleva dire un sacco di soldi. Dmitri non aveva letto nientaltro di Seigl dopo quel primo libro, ma ricordava vagamente che ne aveva scritti altri, che teneva conferenze e lezioni nella zona, e che una sua opera teatrale veniva messa in scena da qualche parte. New York? Dmitri non aveva molta voglia di leggere, ultimamente. Il suo lavoro lo logorava, lo rendeva cinico e impaziente perfino con testi semplici. Quando era studente alluniversit, aveva desiderato diventare uno scrittore, comporsi da s i suoi pezzi, i suoi monologhi e le sue canzoni, come Bob Dylan (anche se Dmitri aveva una voce pi bella di Bob Dylan ed era pi attraente, e pi sexy), e voleva anche girare dei film tratti dalle sue sceneggiature. Che ne fosse stato dei suoi piani, non lo sapeva: era una combinazione di sfortuna, mancato tempismo, cattive vibrazioni, droghe che gli avevano scombussolato il cervello. Ma si ricordava di essere scivolato nel retro di un auditorium e di aver sentito una conferenza di Joshua Seigl intitolata: Il problema del male: il loro, e il nostro. Il senso del discorso era che non cera un vero problema, perch il male non esisteva, n esisteva il diavolo: esistevano solo un uso distorto del linguaggio e labitudine della gente di demonizzarsi a vicenda; Dmitri non ricordava chiaramente cosa avesse detto Seigl, ma ricordava di esserne rimasto colpito: loratore parlava in un modo energico ma caldo, ed era ovviamente una specie di genio; il suo essere un genio ebreo non entrava nel quadro. Questo  quello per cui sono nato: essere qualcuno come lui, aveva pensato Dmitri. Peccato che si fosse fatto per la maggior parte dellanno e mezzo che aveva trascorso al college.
Erano le 23.30. Mezzora alla chiusura. Dmitri si assicur che Alma, la sua ragazza per quella notte, e chiss per quante altre, fosse ancora stravaccata dietro il spar dove laveva lasciata, come una grossa bambola di pezza priva di spina dorsale, in uno stato comatoso, con la testa appoggiata sulle braccia e il viso sfigurato nascosto.
Alma. Dmitri pronunci il nome ad alta voce, assaporandolo. Probabilmente non era il nome della povera troia, sembrava una ragazza che aveva perso il nome, ma aveva ancora un buon sapore. Alma.
Quei capelli irti biondo cenere sembravano i capelli di una bambola. Non quelle con capelli umani ovvio, ma quelle da poco prezzo.
Laltro cameriere diede il cambio a Dmitri per qualche minuto: us la toilette e si fece un rapido spinello fuori dalla porta sul retro con i ragazzi della cucina. Quando torn nel Caf, cera qualcuno vicino al tavolo di Seigl, e lo stava chiaramente disturbando. Dmitri ud: Mi scusi! Lei  Joshua Seigl? Io.... Era una cosa che capitava, a volte, per lo pi quando Seigl stava cenando, e Seigl di solito rispondeva con imbarazzo, infastidito ma troppo educato per mandare via lestraneo, e se Dmitri aveva la possibilit di intervenire, lo faceva sempre, abile come una guardia del corpo. Dicendo, come fece in quel momento: Mi scusi, il signore non vuole essere interrotto. Questa  una partita privata. Luomo, non un cliente abituale, cominci a discutere con Dmitri, e Dmitri ripet: Questa  una partita privata. Il signore non vuole essere interrotto.
Seigl si era goffamente alzato in piedi. Aveva quasi rovesciato la scacchiera. Il suo viso era rosso di stizza, aveva uno sguardo colpevole e gli tremavano le mani. Ma non intervenne mentre Dmitri conduceva fuori luomo.
Al tavolo, lavversario di Seigl sedeva immobile, guardando le pedine come in uno stato catatonico. Non aveva udito linterruzione, o aveva scelto di non prestarvi attenzione. Molto lentamente, usando le dita come chele, sollev una pedina, medit per qualche secondo, poi la rimise a posto. A quel punto la scacchiera era quasi vuota. Era il finale della partita, il momento della crisi.
Seigl prese le sigarette e usc dal locale, a passeggiare sul marciapiede e a fumare. Quando Dmitri arriv per unirsi a lui, sembrava che borbottasse tra s e s, espirando agitato il fumo. Guard Mount Carmel Avenue, dove il traffico era scarso a quellora. Dallaltro lato della strada e nella vicina Trinity Square i negozi e le boutique erano bui; solo uno Starbucks in fondo allisolato era intensamente illuminato, e lultima libreria indipendente di Mount Carmel, il Book Seller. Con voce volutamente bassa, pensata per placare, calmare e rassicurare, Dmitri disse: Signor Seigl? Sono proprio desolato. Ma non succeder pi, glielo prometto.
Non  niente. Ho reagito in maniera eccessiva mormor Seigl.
Nel bel mezzo di una partita a scacchi, chiunque si arrabbierebbe...
Non nel bel mezzo. Alla fine. Non sono arrabbiato.  stata una cosa del tutto insignificante.
Ma non si sa mai, signore. Quella volta...
Dmitri stava ricordando una ridicola discussione avvenuta qualche mese prima: due donne leggermente brille avevano avvicinato Seigl mentre cenava al bistr con degli amici. Volevano degli autografi, ma anche la sua attenzione. Quando Seigl aveva cercato di scoraggiarle, una delle donne si era infuriata. Era stato un incidente sgradevole, come tutte le scene di questo tipo nei luoghi pubblici, ma non privo di elementi comici.
Dmitri, che quella sera non era il cameriere di Seigl, aveva dovuto assistere dallaltra parte del ristorante. Era rimasto disgustato vedendo che il matre non era intervenuto con maggiore prontezza. Un buon modo per perdere un cliente famoso.
Seigl non lo stava ascoltando. Senza dubbio, Seigl aveva dimenticato lincidente.
Seigl fece lultimo tiro dalla sigaretta e la gett nel condotto fognario. Del tutto insignificante. Dovrei stringere la mano a chiunque voglia stringere la mia. Se non fosse che disse con unamara risata sembra che io sia incapace di farlo.
Dmitri protest: Non deve stringere la mano a chi non le va, signor Seigl. Chi lha mai detto?.
Perso nei suoi pensieri, Seigl se ne stava l a tirarsi e grattarsi la barba, guardando la strada. Come un uomo, pens Dmitri con una punta di compassione, che aspetta di essere borseggiato. Indossava un gilet sportivo beige con numerose tasche e cerniere, sopra a unelegante camicia bianca sgualcita con le maniche arrotolate che lasciavano vedere i ruvidi avambracci muscolosi. La camicia usciva fuori dai calzoni, dietro.
Il gilet era aperto, e rivelava lassenza di cintura nei pantaloni, che erano sformati ma di una lana leggera di buona qualit. Seigl sembrava un uomo che si fosse vestito velocemente, al buio, un uomo che evita gli specchi. Ai piedi portava le solite scarpe da ginnastica, con lalone lasciato dallacqua e di un bianco opaco scintillante nelloscurit, enormi come zoccoli di un animale. Un omone goffo con un curioso tipo di grazia.
Seigl sospir. Si era passato con impazienza le mani nei capelli, che ora stavano ritti, stravolti da unenergia folle. La sua ispida e umida barba nera luccicava attorno alla bocca. Con tono che voleva essere divertente, disse:
Basta poco a consolarci, Dmitri, perch basta poco ad affliggerci. Pascal lo sapeva.
Pascal...?
Unanima luminosa nel corpo di uno storpio.
Dmitri finse di capire. I camerieri sono preparati a finzioni di questo genere. Lui faceva il cameriere da pi anni di quanti volesse ammettere. E un cameriere fa questo: aspetta.iii
Il nome Pascal gli era familiare. Non suonava ebraico, ma chiss. Seigl era fissato con tutte quelle scemenze tra nazisti ed ebrei, la testa cervellona del povero bastardo doveva essere piena zeppa di tutta questa roba.
Seigl torn dentro il bistr e and al bagno degli uomini in fondo al locale. Si poteva pensare che luomo fosse leggermente ubriaco, considerato il modo in cui si muoveva, distratto e barcollante, e che sarebbe successo un incidente se non fosse stato attento. Dmitri guard Seigl arrancare vicino al spar in cui era seduta Alma, quasi scontrarsi con una sedia e toglierla di mezzo con entrambe le mani. Dmitri svegli Alma scrollandole con forza una spalla. Lei gemette, confusa: Non p-picchiarmi.... Dmitri afferr i suoi capelli color paglia e la scosse finch i suoi occhi pesti da bambola non si aprirono di scatto. Tesoro,  tutto a posto.  Dmitri, il tuo amico. Nessuno ti picchier. Alma si ritrasse al suono di queste parole come se fossero invece dei colpi. Il suo viso era gonfio e giallastro, la bocca sembrava meno sensuale adesso, pi che altro semplicemente ferita, gonfia. Dmitri chiese ad Alma come si sentisse e lei scosse intontita la testa. Non si sentiva molto bene. Lui non le aveva dato nessuna medicina  aveva una mezza dozzina di pastiglie di ossicodone sparse in tasca  ma lei si comportava come se lui lavesse fatto. Saremo fuori di qui tra pochissimo. Venti minuti. Tieni duro, dolcezza. Dmitri si prender cura di te come si deve. Quando Seigl torn dal bagno degli uomini, vide Alma e si ferm un istante. Lei stava sbadigliando, un grande sbadiglio umido, inconsapevole come un gatto, stirandosi le braccia agili. Con i pesanti seni dentro la camicia da uomo, che improvvisamente tendevano lindumento. Sul morbido viso da bambina, la macchia a forma di falena fremeva come se fosse viva. Dmitri, una mano su una spalla della ragazza, disse con voce bassa e convincente, accarezzandola: La mia amica Alma, signor Seigl.  nuova di Carmel Heights. Ma Seigl si stava gi allontanando, come se avesse visto troppo.
Dmitri sorrise. Seigl lo scapolo ebreo. Aspetto sexy ma (probabilmente) un cocco di mamma.
O forse Seigl era gay? Questo avrebbe spiegato molte cose.
Tuttavia, si vedeva che Seigl era rimasto colpito dalla ragazza. Sorpreso. La Ragazza Tatuata aveva laria di non indossare alcun indumento, ma di non saperlo. Per tu lo sapevi. Seigl non era il tipo da lasciar trasparire curiosit, comunque. Era troppo prudente. La sua classe sociale, labitare sulla Collina. Ebrei snob. Guardavano dallalto in basso quella gentaglia bianca dei bassifondi.
Seigl torn alla sua partita di scacchi. Lanziano professore emerito fece un sorrisino crudele muovendo finalmente un cavallo.
Seigl mormor Merda.
Non era da Joshua Seigl, lebreo di classe. Avrebbe finto di non averlo detto, dicendo ora, a voce pi alta, ridendo: Touch, amico mio. Sapevo che questo momento sarebbe arrivato, ma non cos presto.
Il bar stava chiudendo. Seigl aveva pagato da bere a tutti, e adesso la variegata compagnia di giocatori di scacchi se ne stava andando. Era scomparso nel solito modo brusco, lasciando a Dmitri un piccolo rotolo di banconote da contare avidamente. Alma, tesoro, a volte vale la pena aspettare. Per Dmitri sentiva qualcosa che gli si rigirava nel cuore, come una specie di pie- cola chiave ossidata: si sarebbe vendicato dellebreo, prima o poi.
La Ragazza Tatuata si alz in piedi barcollando. Sembrava avesse i piedi piatti e il tipo di seno che lavrebbe fatta camminare ondeggiando come unanatra se non ci fosse stata attenta. In questo stato, non ci sarebbe stata attenta. Si rannicchiava ed emetteva un piccolo suono tubante, mentre veniva guidata dalla mano di Dmitri (gentile, non-cos-gentile) sulla nuca. Il miglior tipo di carne femminile, che si muoveva nella direzione in cui era spinta, senza resistere.
Non verso la parte anteriore del ristorante dove era buio e chiuso a chiave, e sulla porta cera il cartello chiuso, ma verso luscita sul retro, con la luce rossa, nel vicolo che odorava di verdure marce, per una breve passeggiata trasognata fino alla macchina di Dmitri.
Se le droghe non avessero mandato allaria la sua vita, fanculo. Si sarebbe laureato e forse a questora starebbe girando dei film, registrando dei cd e suonando in posti come il Madison Square Garden. Ne aveva il talento, gli erano mancate le fottute opportunit. Il genio  al novantanove per cento opportunit. Le femmine che si sarebbe fatto sarebbero state figlie o mogli di uomini ricchi, non bianche delle luride periferie, e a questora ne avrebbe sposata una. Aveva ventinove anni.
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5.
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... amica Alma. Nuova di Carmel Heigts...
Certo che aveva sognato la Ragazza Tatuata! Svegliandosi con unerezione dolorosa quanto un mal di denti, ma che era svanita, fuggita via, gocciolando sangue come un orologio ticchettante. Aveva gi smesso di pensare a lei. Questioni pi importanti ribollivano nel suo cervello.
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6.
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Ma se  una malattia neurologica, da che cosa  causata? Le malattie hanno sicuramente una causa.
Una spina nel fianco. Seigl poteva cogliere il tono della propria voce. Era diventato uno di quei pazienti diffidenti che, intelligenti, colti e abituati a posizioni dominanti, non riescono ad accettare un ruolo passivo, ma devono tormentare i dottori per avere informazioni, fatti: interrogano anzich ascoltare, come gli avvocati.
Naturalmente, anche Seigl si sentiva a disagio, malgrado la sua compostezza.
Il neurologo gli disse che si potevano sospettare numerose cause. Ma nessuna causa singola era ancora stata isolata.
In ogni caso, gli esami di Seigl si erano rivelati inconclusivi. Non cera motivo di credere che avesse la malattia di cui stavano parlando. Non cera motivo di credere che Seigl avesse alcuna malattia.
Seigl ascolt. Con il cuore che batteva forte, ascolt.
Malgrado ci, come se lo scopo della sua conversazione fosse ottenere dei fatti e non alleviare lansia segreta di un individuo, chiese: Ma questa malattia che lei chiama una congerie di sintomi,  ereditaria?.
Seigl stava pensando alla malinconia di suo padre, che era peggiorata con gli anni. Deboli tremori alle palpebre e alle mani. Karl Seigl era stato un uomo grande, imponente, distinto, per qualcosa laveva scavato dallinterno, si vedeva.
La lentezza nel parlare. Come se qualche volta dovesse evocare le parole da un luogo e da un tempo lontani.
Monaco, Germania, negli anni Trenta. E poi Dachau negli anni Quaranta.
No, disse con fermezza il neurologo. Non si pensa che sia ereditaria.
Seigl insiste: Ma di sicuro ci deve essere un gene... c un gene per tutto, oggi.
Se era cos, questo gene non era stato isolato.
Allora  contagiosa, la malattia?
No. Certamente non  contagiosa.
Tranne nello spirito, magari?
A questa domanda, il neurologo medit una risposta. Guard il suo illustre ma irritabile paziente come se Joshua Seigl stesse parlando in codice o alludendo a qualche famosa barzelletta che, anchegli uomo istruito e colto, avrebbe dovuto conoscere.
Ma il neurologo pot solo ripetere che non ci sono malattie o disturbi neurologici contagiosi. E che Seigl doveva ricordarsi che i risultati dei suoi esami erano inconclusivi.
Seigl disse: inconclusivi. Dovrei esserne grato, suppongo.
S, disse il neurologo, dovrebbe esserlo.
Funzionalit del sangue. Elettrocardiogramma. Colonscopia (in uno stato di beatitudine dovuto ai sedativi, aveva chiesto che gliela rifacessero). Esami per scoprire disturbi al collagene (due parenti Steadman erano morti di una particolare e letale dermatomiosite) e squilibri alla tiroide (in et avanzata la madre di Seigl aveva subito una tiroidectomia). Una Tomografia a risonanza magnetica nucleare che lo aveva lasciato afflitto ed esausto.
Ma anche fiducioso, perch gli esami non avevano rivelato nulla di definitivo.
Secondo il neurologo, la perdita minima di tono muscolare nel viso e nel collo di Seigl suggeriva, ma suggeriva e basta, la possibilit di un disturbo chiamato myasthenia gravis, che era curabile se diagnosticato in tempo. E cera una quasi impercettibile traccia di sclerosi della guaina mielinica, il tessuto isolante che copre le fibre nervose. Ascoltando le esasperanti espressioni concrete del neurologo con il cuore che gli batteva allimpazzata, Seigl si aggrapp a sclerosi e chiese se questo voleva dire che poteva avere la sclerosi multipla. O peggio ancora, perch aveva frettolosamente letto qualcosa sulle malattie dei nervi, il morbo di Lou Gehrig, la sclerosi laterale amiotrofica? Il neurologo rassicur nuovamente, Seigl: no, questo non voleva dire nulla del genere. Erano possibilit molto remote. Gli esami erano, come aveva detto, inconclusivi. I suoi sintomi, per come li ha raccontati, potrebbero essere il risultato di allergie non diagnosticate, piccoli disturbi del metabolismo, fatica, stress...
Seigl si alz sorridendo. Si sporse per stringere la mano al neurologo.
Dottore, grazie. Le sono grato per questo consulto.
Lasci di ottimo umore lo studio del neurologo nellaffollato campus della facolt di medicina delluniversit di Rochester. Se ne and fischiettando. La serie di esami era stata costosa ma illuminante. Sent un fremito di esaltazione, come un giocatore dazzardo che ha avventatamente tirato i dadi e non ha perso, ma non ha esattamente vinto. Questa era una di quelle situazioni in cui non perdere era infinitamente pi importante che vincere.
Stress. Seigl rise sonoramente.
Stava camminando a grandi passi verso la sua macchina in una vicina autorimessa. Un vento umido proveniente dal fiume gli rinfresc il viso, che era divenuto fastidiosamente caldo nello studio del medico. Fece un piacevole respiro profondo. Certamente ora non aveva problemi a camminare. Si sentiva le gambe forti, muscolose, affidabili, come lo erano quando aveva poco pi di ventanni e faceva trekking sulle Alpi Bavaresi.
Il dolore acuto alla schiena dopo una dura partita di tennis con un amico la settimana precedente era sparito da molto tempo. La visione doppia e confusa con cui si era svegliato per alcuni giorni era scomparsa.
Immaginazione! Esagerazione! Dovrei vergognarmi di me stesso.
Fece di corsa lultima scalinata di gradini di cemento fino al Livello C, dove era parcheggiata la sua auto.
...
.
...
7.
...
.
...
Gli dei la pensarono diversamente.
Il mattino seguente, mentre correva nel cimitero di Mount Carmel, Seigl cadde.
Allimprovviso le sue gambe avevano ceduto sotto di lui. Giaceva stordito su un sentierino di ghiaia.
Il cuore gli batteva allimpazzata, come se un pugno lo avesse colpito al plesso solare. Tuttavia, la sua prima reazione fu di imbarazzo, pensando che qualcuno avesse potuto vedere Joshua Seigl cadere goffamente.
Cerc di rialzarsi, ma non ci riusc.
Maledizione...
Si vergognava di giacere in un luogo pubblico, esposto agli occhi degli estranei, indifeso come un serpente dalla schiena spezzata!
Seigl cerc di pensare a quale potesse essere il problema. (Anche se non voleva immaginarlo). Un uomo costruisce il proprio corpo come unarmatura, perfino un tipo cerebrale come Joshua Seigl, proprio per questo tipo di emergenze: braccia robuste, spalle, bicipiti e avambracci muscolosi, polsi forti. Il disprezzo nutrito da un uomo per il corpo femminile  dovuto a questo: niente armatura, solo carne.
Erano le sette e venti del mattino. Non cera nessun altro in vista nel cimitero.
Era caduto in maniera cos improvvisa, senza nessun avvertimento. Una delle sue caviglie pulsava di dolore ma non credeva di essersi ferito seriamente.
Inconclusivi, aveva detto il neurologo.
Non c motivo di pensare al peggio, Joshua. Dovrebbe esserne grato, al suo posto penso che io lo sarei.
Seigl avrebbe pensato: strano che fosse caduto proprio qui, in questo posto che per lui era diventato speciale.
Mount Carmel Hill, sul fiume, era una collina depositata da un ghiacciaio, una morena, cos ripida che sentieri e strade salivano a zigzag da un lato allaltro come serpenti frenetici. Il paesaggio era costituito da spuntoni rocciosi, burroni, crepacci e piccoli ruscelli che nel periodo della piena diventavano torrenti impetuosi che si immettevano nel fiume Tuscarora, sessanta metri pi in basso. Il vecchio cimitero cattolico in cui Seigl correva  o, quando cera il ghiaccio, faceva lunghe escursioni a piedi  quasi quotidianamente, era un luogo bello e abbandonato, circondato da querce e ginepri devastati dal vento in mezzo a una necropoli di lapidi, pietre tombali, croci dallaspetto decrepito e angeli in rovina ma con gli occhi ancora ardenti, cappelle di famiglia in stile neoclassico con colonne, portici scanalati, nomi, date ed esortazioni di unepoca pi ingenua, solennemente scolpiti. Alzo gli occhi verso i monti: di dove mi verr laiuto? Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra. Sotto cera il fiume, e oltre il fiume la vecchia citt industriale nella foschia biancastra del mattino, con la sua concentrazione di grattacieli e guglie in mezzo a tozze forme rettangolari e vecchi mulini abbandonati sul fiume, come una copia speculare del cimitero l sopra. Se non fosse stato per il traffico che scorreva sullautostrada sopraelevata e per i pennacchi di fumo pallido che si alzavano verso il cielo, la citt sarebbe sembrata disabitata da questa distanza.
Era un paesaggio martoriato, scavato da un ghiacciaio molti milioni di anni fa, e cera sempre qualcosa di strano e spettrale in esso, che eccitava limmaginazione di Seigl. Dal punto di vista intellettuale, non gli procurava nessun interesse. Lo sapeva. La storia della regione  esploratori, abitanti originari, battaglie e trattati con gli indiani Irochesi, Huron e Seneca, il precario insediamento di una civilt legittimata dalla Gran Bretagna che aveva spezzato i legami con la madrepatria in un parossismo di fervore rivoluzionario nel 1776  significavano poco per lui. Per indole era europeo, non americano. E, sebbene fosse stato una volta un romanziere e credesse che lo sarebbe stato ancora, per sua natura Seigl era un filosofo, e i filosofi odiano la storia.
Perch essere un filosofo  voler credere che la mente umana trascenda le contingenze del tempo. Essere un filosofo  credere che la mente umana non sia sottomessa al giogo del tempo; la filosofia  propria dello spirito senza tempo, mentre la storia  solidamente ancorata a terra. La filosofia libera, la storia rende schiavi.
Io non sono i miei antenati, pens Seigl con disperazione. Io non sono mio padre, io sono a malapena me stesso.
Aveva gli occhi lucidi di lacrime. Dovunque guardasse, vedeva scintillanti immagini doppie dalla bellezza sovrannaturale. Un cielo di marmo sopra il fiume allalba e, solo pochi metri sopra la sua testa, macchie di querce e sommacco sfavillante come neon.
Hai Varia di aver passato una bella giornata, Joshua!
 andata bene, Sondra. Ma adesso va meglio.
La sera prima aveva portato fuori a cena unamica. Come un idiota, si era precipitato a festeggiare. Le parole inconclusivi gli risuonavano nelle orecchie come una campanella dellintervallo impazzita.
Seigl aveva ordinato uno dei vini pi costosi del menu. Aveva lasciato una mancia del venti per cento. Aveva riso felice, un omone barbuto e trasandato che attirava lattenzione degli altri avventori.
Quello  Joshua Seigl? E chi c con lui?
Lamica di Seigl era Sondra Blumenthal, docente universitaria di Studi religiosi. Una donna attraente che aveva pi o meno la sua et, un viso finemente cesellato, occhi intelligenti. Seigl la conosceva da anni. La loro amicizia era cominciata quando Seigl, sullonda emotiva del primo successo letterario, aveva chiesto di recensire un certo numero di libri filosofico-teologici per la prestigiosa New York Review, e aveva espresso giudizi sarcastici su tutti tranne che su Dalla Genesi allApocalisse: modi di rileggere la Bibbia di Sondra Blumenthal, anche se il suo era stato un elogio non privo di critiche. Si erano incontrati poco tempo dopo. Seigl era grato della compagnia di Sondra, spesso senza un gran preavviso. Era stata sposata per un po, molto tempo prima. Di quel matrimonio disastroso, Sondra non aveva mai parlato, e Seigl non aveva fatto domande. Amava il buon senso della donna, soprattutto quando attraversava periodi in cui, nonostante il lavoro intenso, sentiva che non stava realizzando niente di buono, o quando si sentiva scoraggiato, che era la stessa cosa.
Di queste debolezze di carattere Seigl non riusciva mai a parlare con unaltra persona. Vergogna!
Seigl confid a Sondra che era un giorno di gratitudine.
Sondra chiese perch: aveva trovato il suo assistente?
No, aveva cambiato idea.
Ma perch? domand Sondra. Sembrava buona.
Seigl sedeva in silenzio, tamburellando sul tavolo con le dita. Non si ricordava di aver detto allamica che stava cercando un assistente. Era sicuro di non averlo fatto.
Le disse di non avere veramente bisogno di un assistente. Poteva assumere un dattilografo, come aveva fatto lultima volta, perch trascrivesse al computer le bozze del suo manoscritto. La prospettiva di avere unaltra persona in casa, un estraneo, fianco a fianco... Seigl scroll le spalle in segno di disgusto.
Sondra chiese: Perch, allora? Perch gratitudine?
Seigl rispose enigmaticamente: Perch no? Magari perch non assumer pi un assistente.
Non avrebbe detto a Sondra del neurologo, degli esami, dei risultati inconclusivi n dei motivi per cui aveva fatto gli esami.
Sondra si offr di leggere il manoscritto di Seigl quando fosse stato pronto e Seigl la ringrazi. I due si scambiavano spesso le bozze per avere luno il giudizio dellaltra. Negli ultimi anni per Seigl non aveva avuto molto da dare a Sondra: la maggior parte di quello che scriveva non gli piaceva, anche se allinizio era sempre assurdamente ottimista.
Sondra gli chiese se stesse lavorando alla traduzione dellEneide e Seigl rispose di s. Aveva cominciato qualche anno prima, riesaminando il poema dal punto di vista della frammentariet, del nazionalismo, della consapevolezza razziale e delle faide del mondo contemporaneo. Non era mai stato un grande ammiratore di Virgilio, aveva sempre preferito di gran lunga Omero. Ma adesso nellEneide cera qualcosa che lo affascinava: la formazione di un destino individuale a opera di forze storiche, e non di meriti personali. La fondazione di una citt e di una civilt, la subordinazione del desiderio individuale, leroe troiano, cos diverso dal selvaggio greco Achille, che porta in spalla il padre anziano...
Seigl parl con il suo solito entusiasmo. La sua amica sembrava molto presa dalle sue parole. Aveva letto un saggio incompleto sullEneide che Seigl aveva scritto qualche anno prima, e altro materiale sullargomento che egli doveva ancora modellare in un insieme coerente.
Te lo ricordi, Joshua? Ti ho incoraggiato a non smettere.
Gli occhi di Sondra traboccavano di sentimento. Seigl aveva voglia di allungare impulsivamente la mano per prendere quella di lei, la mano senza anello di Sondra Blumenthal, che poggiava incerta sul tavolo. Ma esit. Sapeva che Sondra avrebbe male interpretato un gesto simile, come avevano fatto altre donne. Seigl era spesso pieno di sentimento, una sorta di amore generalizzato, o di emozione, di eros. Non era per lamore come Sondra avrebbe voluto interpretarlo, e nemmeno il desiderio passionale, che  impersonale, improvviso e spietato nella sua avidit. Seigl ebbe difficolt a esprimersi. Armeggi con la carta dei vini ed ecco che il candeliere si rovesci, con la candela accesa che cadde sul tavolo.
Lho preso, signor Seigl. Nessun problema!
Un cameriere vestito di scuro si materializz per mettere le cose a posto.
Posso elencarle i piatti del giorno, signore? Signora?
Era il giovane cameriere snello dai capelli impomatati che ricordava a Seigl uno degli dei minori. Mercurio, forse. Ora lo vedi, ora non lo vedi pi.
Con un nome esotico: Dmitri?
Certo Dmitri. Dicci pure.
Un elenco. Antipasti, primi, secondi. Come faceva, o meglio perch un cameriere riusciva a ricordarsi cos tante cose di praticamente nessuna importanza, una sera dopo laltra; come faceva un uomo a umiliarsi cos nel ruolo di cameriere, di garzone e servire gli altri con un sorriso? Ad arrivare con vassoi di cibo, e portare via piatti sporchi e avanzi. Seigl rabbrivid immaginando se stesso in un ruolo cos degradante.
S, lo faresti. E anche di peggio. Per sopravvivere. Se ce ne fosse bisogno.
Dachau. Bergen-Belsen. Buchenwald. Theresienstadt. Forse non saresti sopravvissuto, ma ci avresti provato.
Choucroute gamie... stinco di manzo brasato con pinoli e uva sultanina... risotto al salmone affumicato. E come dessert...
Seigl finse di ascoltare con entusiasmo il cameriere, ma non riusciva mai a ricordarsi questo tipo di elenchi. Come al solito, ordin gli stessi piatti che aveva ordinato molte altre volte. Era Sondra quella che inclinava la testa per ascoltare, o perfino per fare delle domande. Prendendo seriamente la situazione. E perch no, situazioni come queste vanno prese sul serio.
Lo sguardo di Seigl fu attirato verso il fondo del ristorante. Il spar, ora vuoto, di fianco alle porte scorrevoli della cucina.
Perch?
Erano le sette e venti del mattino. Anche se erano passati dieci minuti o pi. Seigl, sudando nei suoi vestiti, non voleva pensare: s, il tempo si  fermato.
Il suo orologio, un sottile quadrante dorato, con un cinturino di pelle ruvida, che aveva dal 1986, regalatogli per celebrare un dottorato onorario in lettere che aveva ricevuto da ununiversit di arti liberali del New England, aveva delle brutte crepe sul vetro ed era ovviamente danneggiato allinterno. Preso dalla collera e dal disgusto per se stesso, Seigl aveva voglia di strapparselo dal polso e gettarlo per terra.
Dannata sfiga. Fottuta sfortuna.
Perch a lui sembrava un caso, semplicemente: perdere lequilibrio sulla ghiaia, cadere. Cadere malamente.
Cercava un po di strisciare, un po di trascinarsi verso una lapide a circa quattro metri e mezzo da lui. La lapide era vecchissima, deteriorata dalle intemperie ma abbastanza bassa perch potesse issarsi su di essa, allungarsi e massaggiarsi le gambe. La gamba sinistra stava gradualmente riacquistando la sensibilit: era una sensazione bizzarra, come se minuscole formiche impazzite lo stessero pungendo. La gamba destra, che lo preoccupava maggiormente, era ancora stranamente insensibile. Ciondolava come una gamba finta attaccata per scherzo al suo corpo.
Almeno non si era rotto nulla. Un braccio, una gamba. Non si era distorto una caviglia, slogato una spalla. Ventanni prima, facendo trekking in Arizona, si era rotto la clavicola per una caduta. A oltre novanta chilometri dal pi vicino ospedale, a Flagstaff, e da un medico che gli somministrasse un antidolorifico.
Avrebbe potuto rompersi la testa. E poi?
Fanculo. Dai.
Cera qualcosa di ridicolo in un uomo caduto a terra. Un ex bambino prodigio di mezza et. Come un angelo di pietra in rovina caduto dal suo altezzoso piedistallo in cima a una tomba di famiglia.
A quanto si diceva, il bisnonno di Seigl si era sposato con una ragazza della haute bourgeoisie cattolica di Monaco sapendo che questa azione avrebbe reso lui e la sua progenie non-ebrei per leternit. Appropriato dunque che il bisnipote, che non riusciva a credere in alcuna religione e che disprezzava il concetto stesso di religione come uno dei mali dellumanit, dovesse essere stroncato in questo posto.
Era colpa del sauvignon blanc della sera precedente. Seigl aveva esagerato con una cosa buona. Sondra aveva detto diverse volte di non aver visto Joshua cos allegro da molto tempo, ed egli aveva permesso alla cara amica di credere che, s, lei centrava molto con il suo umore.
Pensando a Sondra prov una fitta di rimpianto e senso di colpa. Si erano augurati la buonanotte al ristorante, si erano baciati sulle guance e ciascuno era andato a prendere la propria macchina. Seigl aveva fatto una gaffe durante la conversazione: era sembrato che non si ricordasse il nome del figlio undicenne di Sondra, o addirittura, nella sua affabile vaghezza, lesistenza stessa di questo figlio.
Se avesse avuto un telefono cellulare funzionante (che non aveva: il dannato aggeggio non funzionava mai) e se lo avesse portato con s (ovviamente non laveva fatto: che bisogno aveva di un telefono cellulare mentre correva?), avrebbe potuto chiamare Sondra Blumenthal e spiegarle la situazione, e Sondra sarebbe venuta a prenderlo, ad aiutarlo. Abitava diversi chilometri pi lontano, sullaltra riva del fiume. E anche se era possibile che fosse alluniversit in quel momento, Sondra sarebbe venuta subito da lui, risalendo la collina fino a Mount Carmel, passando allinterno del cimitero, lungo la strada tortuosa e zigzagante, e lavrebbe trovato seduto sulla lapide imbarazzato e irritato a morte...
La visione svan. Seigl non avrebbe mai chiamato Sondra, anche se avesse avuto il dannato telefono cellulare. Non poteva. Semplicemente non poteva.
Essler. Il giovane, un parente in apparenza, che Seigl avrebbe dovuto assumere come assistente ma non aveva assunto. Avrebbe potuto chiamare Essler.
Vediamo le ombre delle cose, non le cose in s... Siamo obbligati a immaginare ci che lo scrittore non rivela.
Essler si era espresso in termini elogiativi e con calore, da lettore di Le ombre. Non aveva espresso critiche, ovviamente. Eppure a Seigl le sue parole erano sembrate pungenti, ironiche. Nella ventata di ambizione giovanile, Seigl aveva osato appropriarsi, attraverso i ricordi ossessivi di suo padre, della tragedia della vita e della morte dei suoi nonni, anche se non conosceva nulla di prima mano, e i dettagli delle loro morti erano poco chiari. La sua stessa ignoranza laveva nascosta in una prosa velata come una ragnatela. Ovviamente, Le ombre era una finzione, un frutto dellimmaginazione. Non erano memorie di famiglia o il racconto di un sopravvissuto allOlocausto, e non erano state presentate come tali. Eppure, Seigl era oppresso da un vago senso di vergogna quando ci pensava. Quando lo presentavano come lautore di. Il suo successo di dodici anni prima adesso gli sembrava una specie di trucco con le carte: in qualche modo, aveva colpito i superiori influenti. Le ombre era stato il libro pi recensito nelle migliori pubblicazioni letterarie americane, e la stessa cosa era successa in Inghilterra, con un lancio sul Times Literary Supplement che paragonava il giovane romanziere a Elie Wiesel, Primo Levi, Aharon Appelfeld... Era stato definito la scoperta ventiseienne della stagione. Un abilissimo trucco con le carte, uno di quelli che si possono fare solo una volta nella vita.
Ed era stato ingenuo allora, nella sua arroganza giovanile, a dipingere il mondo come se fosse una favola. Esistono il bene e il male: il male insidia il bene. La tragedia della storia.
I suoi genitori erano stati immensamente orgogliosi di lui. Tuttavia...
Sua madre aveva desiderato ardentemente che si sposasse, che si sposasse. Che si sposasse!
Negli ultimi mesi della sua vita, afflitta, lo aveva rimproverato. Dici di non aver mai trovato la donna giusta, ma ci hai provato? Ci hai messo tutto limpegno necessario? E adesso  troppo tardi.
Mamma, no. Non  troppo tardi.
Invece s!  troppo tardi perch io possa avere un nipotino.
Ne Le ombre, aveva evocato in modo ellittico le impressioni confuse dei suoi parenti Seigl e Schifi che erano stati trasportati in un campo di sterminio nazista un quarto di secolo prima che lui nascesse. Non era invenzione, ma immaginazione. Le storie che, con esitazione, gli aveva raccontato il padre che nel 1939, allet di sette anni, era stato mandato a vivere con alcuni parenti sullOttantanovesima Strada, vicino alla Quinta Avenue, a New York. E cos Karl Seigl aveva avuto unidentit americana: per, come avrebbe un giorno confidato al figlio, era un essere postumo, e si muoveva come un fantasma tra i vivi, uno spettro fuori dallAde. Quello che sembrava strano e magico a Seigl, nei mesi in cui stava componendo Le ombre, era il fatto stesso che Karl Seigl non fosse stato un testimone oculare delle esperienze della maggior parte della sua famiglia; anche a lui erano stati raccontati solo frammenti della storia, dai pochi parenti che erano sopravvissuti e si erano messi in contatto con lui negli anni Cinquanta. La storia della famiglia come una sorta dimmensa ragnatela che si dipanava per due continenti. Chi conosce le ragnatele sa che sono filate con infinita precisione e pazienza. Seguono un preciso disegno a seconda del tipo di ragno e ogni singolo ragno appartenente a un determinato tipo fila delle varianti di questo stesso disegno. Se si spezza in un punto, la ragnatela  fatta apposta per tenere negli altri punti. Nove decimi di una tela di ragno possono venire spezzati, eppure un decimo rimane intatto, saldo, unico. Seigl aveva pensato a se stesso nellatto di reintrecciare una ragnatela, ricostruirla e rafforzarla. Un bagliore di impressioni che si stavano dissolvendo era stato intessuto in unopera di prosa apparentemente durevole, secreta da Joshua Seigl, classe 1964.
Uno dei motivi ricorrenti di Le ombre era stato il ricordo doloroso di profughi e sfollati, dei dettagli fisici delle loro abitazioni: la vista dalle finestre, gli alberi, i giardini, le crepe nei soffitti, scorci casuali e irrilevanti, che acquisiscono una bellezza incomparabile e un valore inestimabile una volta che sono andati perduti. Joshua Seigl che mai in vita sua si era perso, un figlio amato, aveva fatto un trucco da ventriloquo al contrario, prendendo come sue le voci di altre persone che si struggevano per le loro case.
Adesso conosceva quel sentimento. Adesso non era pi uno che imbroglia con le parole.
Mentre si tirava su con un grugnito, sulla lapide di un certo Horace Joseph Renneker 1843-1871, si massaggi con forza le gambe. La sensibilit stava tornando nella gamba sinistra, che pulsava e fremeva come percorsa da un turbinio di formiche impazzite, e pi lentamente anche nella gamba destra.
Adesso aveva qualcosa da riferire al neurologo.
Era rimasto a testa scoperta: il cappello di tweed gli era caduto e giaceva nellerba, troppo lontano perch potesse recuperarlo. Sul suo orologio distrutto erano ancora le 7.20.
Ehil! Aiuto!
La voce di Seigl era debole, smorzata dal vento. Port le mani a cono attorno alla bocca. Sotto la Collina, forse quattrocento metri pi in l, in un piccolo cottage di pietra, abitava il custode del cimitero. Se luomo fosse per caso stato fuori...
Ehil! Ehil!
Cos Seigl chiamava nel vento. Senza farsi prendere dal panico: sarebbe stato in grado di trascinarsi da s, se ogni altro tentativo si fosse rivelato vano. E la sensibilit nelle gambe stava ritornando, il che forse voleva dire anche forza muscolare.
 facile calare allAverno: la porta delloscura dimora di Dite  sempre aperta, il giorno e la notte. Ma tornare sui propri passi, salire allaria che si respira in terra,  faticoso e difficile.
...
.
...
8.
...
.
...
Non picchiarmi. Non farmi del male. Non mandarmi via, ti prego.
Ma perch avrebbe dovuto mandarla via, ora che la Ragazza Tatuata gli era utile? Finch cera interesse per la Ragazza Tatuata?
Non posso tornare indietro.
Sono cos stanca...
Non sono incinta, te lo giuro. Non soffro di qualche... malattia.
Un mollusco femmina, gli sembrava. Senza ossa, bianca. Come se qualcuno avesse aperto una conchiglia gigante e rovesciato fuori quello che cera dentro. Alcuni uomini impazziscono per questo tipo di donna. Una femmina che  come un unico grande seno morbido, molle.
LEasy Inn, il Bide-a-Wee, dove Dmitri aveva i suoi contatti di fiducia.
Questo posto da cui vengo, l non mi vogliono pi.
La mia stessa famiglia, capisci... Ce lhanno con me.
E nella contea ci sono anche delle cose chiamate mandati di cattura...
Non so perch. Non lo so!
Sono finita in mezzo a queste persone. Dei tipi. Commer- davano in qualcosa. Ci sono persone che vogliono solo fregarti. Se non possono fotter ti, ti fregano.
Mi sento cos stanca che a volte voglio morire. Ma non mi suicider.
Perch credo in Dio, s. Credo in Ges Cristo e spero che un giorno o laltro Lui entri nel mio cuore. Un giorno o laltro.
Un mollusco  cos morbido che ti viene voglia di stringerlo e stringerlo nel pugno finch le dita non ti si richiudono su se stesse... Ma  meglio di no. Non ancora.
Ehi, ascolta: io non sono scema! La gente mi giudica male, capisci?
So fare un sacco di cose, non solo...
Tipo servire ai tavoli, lavorare in cucina. Ho fatto laiuto infermiera, la commessa. Ho lavorato in un locale di spogliarelli, a Pittsburgh: avevo bisogno dei soldi ma odiavo il lavoro. Uomini che ti stanno addosso tutto il tempo. Come se tu fossi carne cruda e loro mosche, o peggio ancora.
Ho preso il diploma di scuola superiore. La scuola superiore di Akron Valley.  vero! Ho preso la patente quando avevo sedici anni. Stavo per cominciare a frequentare listituto professionale l ma... Ok stai ridendo di me, immagino. Ma queste cose io le ho fatte.
Non gli piaceva baciarla o essere baciato da lei, la sua bocca era cos umida e vogliosa. E quei tatuaggi.
Erano appena appena intriganti. Niente che potesse seriamente eccitare un uomo. Uno che ama i tatuaggi, i piercing, quel tipo di merda. Per quel tipo di uomo Alma sarebbe una delusione.
In piena luce il tatuaggio sul suo viso sembrava una macchia di sangue sbiadita. Come se uno dei lividi che aveva sullocchio fosse scivolato sulla guancia. Come se il suo viso, che era questo morbido viso da bambina, fosse sfigurato, marchiato. Una falena con le ali logore, aperte come se stesse tentando di volare via, ma che quando guardi da vicino vedi che  morta e non voler pi. E ti viene voglia di schiacciarla. Slap.
Oh, oh, perch... Perch mi hai picchiata, tesoro? Non ho fatto niente di male, vero?
Subito Alma si sente colpevole. Si prende la colpa. Grandi occhi assonnati e capelli sudici come saggina di scopa, cos secchi che a qualcuno verr voglia di accendere un fiammifero e tirarglielo addosso. La tentazione  quella di schiacciare ancora la falena. Slap.
Oh, tesoro! No, per favore non picchiarmi, mi dispiace, mi dispiace per qualsiasi stupidaggine io abbia fatto, ti prego, tesoro.
Era andato allEasy Inn, aveva preso accordi con il gestore. Non erano stati in contatto per sei, otto mesi... Pensavo fossi uscito dal giro, Mikey. Bentornato.
Poi laveva portata a casa sua. Le aveva fatto il bagno, laveva disinfettata-sterilizzata. Le aveva lavato la pesante massa di capelli impigliati con le sue stesse mani nude, affascinato anche se un po disgustato. Questa femmina che si agitava nellacqua piena di sapone occupava un sacco di spazio. Lei gli era cos grata che praticamente gli baciava le mani. Laveva nutrita, le aveva parlato con gentilezza. Sapeva come parlare alle femmine fatte. Femmine perdute. Femmine che gli altri uomini, inclusi magari i loro padri, hanno raschiato via dalle proprie scarpe come cacca di cane.
Ti amo. Posso... Posso amarti?
Bagnata, la Ragazza Tatuata aveva lodore di un cane fradicio. Seni belli grandi e bianchi come borse di latte caldo. Capezzoli come grandi occhi castani spalancati, senza palpebre. E pelle doca sulla carne attorno. Il semplice fatto di essere toccata, accarezzata sulla testa come un cane faceva rabbrividire Alma, di felicit e di gratitudine. Afferr le mani di lui e le baci facendolo ridere, imbarazzato.
Con il suo sguardo acuto vedeva quanto sarebbe diventata grassa questa ragazza, un giorno. Una femmina nel fiore degli anni, che aveva gi superato il fiore degli anni. Quei seni le sarebbero cascati fino alla vita entro i quarantacinque anni. L dove il ventre era cos morbido e molle. La pizzic e i suoi pizzicotti erano violenti. E il suo ventre, cos rotondo che pens fosse di certo incinta ma lei insisteva che no, non poteva esserlo, non era incinta, pochi giorni prima aveva cominciato a sanguinare, il che era disgustoso certo, ma anche un sollievo.
Eppure, sembrava incinta. Cosce grassocce, fianchi larghi. Quel ventre teso e rotondo come un tamburo. E i grandi seni lattei. Alcuni tizi ne vanno pazzi, in effetti. Pagherebbero di pi.
Te lho detto: non me lhanno fatto in nessuna prigione.
Non me lha fatto nessuna ragazza.
Va bene, magari sono stata in un, come si chiama, centro di detenzione femminile, a Pittsburgh. Non per una condanna, solo in custodia. Quarantotto ore. Magari in qualche altro posto... Ma sono stata rilasciata.
Lui non sapeva che cosa provare per i tatuaggi. Rendevano Alma una novit, che  un bene, ma erano da dilettanti, linchiostro era sbiadito. Come degli scarabocchi, qualche stronzo che laveva infilzata con un ago. Sulla parte posteriore del collo della ragazza, sulla spalla destra, sul ventre, sulle natiche, nellinterno delle cosce. Sulla pancia ce nerano alcuni, simili a ferite aperte da cui gocciolava il sangue. O forse era la figa aperta che sanguinava. Da pervertiti. Ma ad alcuni uomini sarebbe piaciuto, Dmitri lo sapeva.
Amore, te lho detto: non conoscevo i loro nomi. Chiunque sia stato a farmi questo. Ma decisamente sono stati degli uomini, o un uomo.
Non ricordo molto bene che cosa  successo.  stato un periodo molto strano per me. Sono fortunata a essere ancora viva. Non tutti ce lhanno fatta.
Ma se incontro ancora in quei bastardi, li uccido. Mi procurer una pistola. O un coltello. Pensi che non lo far? Lo far eccome.
Sono pi forte di quanto possa sembrare. E anche pi sveglia.
Scoparla e scoparla e scoparla e sentire le sue urla flebili nellorecchio. Il suo corpo bianco da mollusco sollevarsi e dimenarsi sotto di lui. E gli ispidi peli pubici, i rumori umidi come di ventosa e di schiaffi tra le sue gambe. Affond completamente in lei. La mont e rivolt come con una pala. Una di quelle pale appuntite dalla lama ricurva. Dovette premere il palmo della sua mano sulla bocca di lei per azzittirla. Sottometterla. Grondava di sudore. Sembravano gocce di sangue che gli scendevano dalla fronte come una fottuta corona di spine che faceva gocciolare il sangue dal viso di Cristo. Andava pazzo per questa femmina. Aveva voglia di finire se stesso e lei chiudendo le sue mani attorno alla sua gola e stringendo. Stringendo forte.
Avida come un cucciolo che si lecca le zampe. Oh, ti amo! Ti amo cos tanto. Mi hai salvato la vita...
Il che era vero. Laveva fatto, e lei glielo doveva.
Le somministr dei farmaci. Era un rituale con tutte le sue ragazze: capsule sul palmo della sua mano sollevata fino alla bocca della ragazza, e il modo in cui, tremando ma grata, lei sporgeva il collo per averle e le ingoiava. Gli piaceva quella sensazione. Era fondamentalmente una persona gentile. Aveva il gene del dottore, del guaritore. Il gene della leadership. La bocca di Alma bagnata e aperta come quella di un pesce lo eccit. Il modo di respirare come se la sua testa fosse impagliata. Avrebbe afferrato la sua morbida nuca, spinto le pillole contro la sua bocca e tenuto la mano premuta finch lei non avesse ingoiato, ingoiato ancora, cominciato a gemere, fino a soffocare. Il mollusco  cos soffice che ti viene voglia di stringere, stringere, stringere.
Non lavrebbe fatto, per. Lei si fidava di lui. Lui era un uomo di cui ci si poteva fidare. Aveva unanima, e nei suoi sogni la vedeva luminosa e splendente come una monetina di rame sul marciapiede.
Per, magari quando non avesse pi avuto bisogno di lei. Quando si fosse stufato di lei. Era inevitabile che succedesse,  la vita.
Avrebbe avuto un sacco di acquirenti. Clienti. Lavrebbe ceduta a qualche tizio disposto a pagare una montagna di soldi per il privilegio di fare qualsiasi cosa volesse con la Ragazza Tatuata senza cognome.
Cera questo a vantaggio della ragazza: nessuno la stava cercando. A giudicare da quello che aveva detto, a nessuno fregava niente di lei.
Codeina. Ossicodone. Demerol. Anectina. Dmitri Meatte aveva i suoi fornitori allospedale universitario. Inservienti e aiuto infermieri drogati. Lui non spacciava seriamente da cinque anni. Era uscito dal giro appena in tempo. Appena in tempo.
Se fosse riuscito ad arrivare ai trentanni in quei pochi mesi che gli mancavano, come sembrava, non sarebbe morto giovane come si era aspettato.
Dai, no. Dai, amore, no.
Capisci, ti amo. Ti amo.
Posso fare qualcosaltro, posso? Per favore...
La Ragazza Tatuata non era sempre disposta a collaborare. Cera questo lato del suo carattere: era una sorpresa, e a lui non piacevano le sorprese. Come se un grosso pallone che hai gonfiato, un pallone di gomma, improvvisamente ti opponesse resistenza.
No! Non lo faccio!
Gli occhi le si girarono fino a mostrare il bianco. Si agitava, scalciava. Fu costretto a ricorrere a estremi rimedi. Era cominciato dopo una settimana, dieci, dodici giorni da quando la Ragazza Tatuata era diventata un investimento: a volte si svegliava e non era pi la Ragazza Tatuata ma Alma, e Alma aveva il suo modo di comportarsi. La Ragazza Tatuata era fondamentalmente dolce carne femminile che riusciva a malapena a pronunciare una frase coerente, con gli occhi persi nel vuoto e che respirava con la bocca come un cane emanando perfino un lieve calore canino, ma Alma era diversa, Alma poteva guardarti e vederti.
Ho detto di no, non lo faccio. Oh, per favore, tesoro...
Non ci vado pi l fuori. No, basta.
Lui rise, divertito. Questa troia! Questa troia era troppo. Stava cercando di parare i suoi colpi, di Dmitri, con le sue deboli dita distese, ed era come cercare di parare i colpi di una mitragliatrice a mani nude. Lo faceva ridere sguaiatamente. Troia, la chiamava, grassa troia, la colpiva con un pugno alla mascella fino a farla barcollare indietro, cos forte che si faceva male alle nocche, uno-due la colpiva sui grassi seni, le avrebbe fatto cadere i denti, se riprovava a fare questo giochino di merda.
Un punching ball umano, la Ragazza Tatuata.
Ogni uomo ne ha bisogno, ogni tanto.
La sua bocca sanguinava. Anche il naso. Una manciata di capelli era stata strappata via. Una ferita a uno dei morbidi capezzoli dallaria inebetita. La punta dello stivale di pelle di Dmitri tirato in mezzo alle sue gambe con furia, lacerante. La Ragazza Tatuata grid e cadde in ginocchio coprendosi l, in mezzo alle gambe, come se ci fosse stato qualcosa di prezioso da salvare. Cominci a vomitare sul tappeto, il che era pi disgustoso che divertente.
Smise di parlare. Giorni, ore. Ma ora non opponeva pi resistenza.
Quei freddi occhi di vetro puntati su di lui. Accusatori?
Ma no, lei lo amava. La Ragazza Tatuata amava colui che la scopava da dietro, che le dava calci alla figa. Sapeva con che nomi chiamarla.
La port in macchina allEasy Inn Motel, dove aveva fatto affari in passato. St Paul Street South, vicino alla stazione dei pullman Greyhound. Il rischio era minimo. Gli uomini avrebbero pagato cinquanta dollari. Alcuni anche settantacinque. Si sommavano. Ma la Ragazza Tatuata era goffa, intontita come un sonnambulo. Mentre cercava di sorridere, si leccava le labbra come se le facessero male. Non era una del ramo, non era proprio capace, neanche quando ci provava. Saresti portato a credere che per qualsiasi femmina con il suo aspetto sia una cosa naturale, ma non per questa. Alma non sarebbe riuscita a fare un pompino per salvarsi la vita, nemmeno a Dmitri per cui andava pazza e a cui diceva di dovere la vita, nemmeno a lui. Neanche stordita da una quantit di ossicodone che avrebbe steso un gatto selvatico ci riusciva. Proprio una dilettante. La povera troia soffocava, le venivano i conati di vomito. Respirava sonoramente come in preda a un attacco di asma. Andava a finire che gli uomini ne erano disgustati o provavano dispiacere per lei. Non era esattamente eccitante.
Stava pensando che un giorno o laltro avrebbe dovuto scaricarla. Forse presto. Conosceva il posto giusto. Non vicino alla citt. Allincirca cinquanta chilometri fuori, a Point Huron, sul lago. In quel tratto deserto dove potevi camminare fino a una striscia di terra e cera una discesa e lacqua sottostante era profonda almeno sei metri. Una corrente sotterranea avrebbe portato lontano il corpo. Le avrebbe attaccato un peso per farla andare a fondo, ovviamente. Nessuno lavrebbe saputo. Nessuno sarebbe risalito a lui. Lui non conosceva nemmeno il suo nome. E lei non conosceva il suo.
Amore, perch? Io ti amo...
I tatuaggi erano una merda. Se hai dei tatuaggi, devi almeno avere dei bei tatuaggi, non di merda come quelli. Pens di portarla a farsi tatuare sullaltra sponda del fiume. Il seno, magari i capezzoli. Il grosso sedere bianco e morbido. Pens di somministrarle dellanectina, il rilassante muscolare, e di trasportarla a Rochester da questo tizio che conosceva, artista dei tatuaggi si definiva, sarebbe stata una grande idea se non avesse potuto voler dire guai, rivelare Alma a qualcuno che lo conosceva... e che cosa sarebbe successo se in seguito le fosse accaduto qualcosa e gli sbirri fossero venuti a cercare Dmitri Meatte...?
Nella sua nuova vita di cameriere del Caf era pulito. Tutti credevano che fosse pulito al cento per cento, anche le persone che gli stavano molto vicino. Tutto questo poteva cambiare.
Va bene, amore? Non devo...? Posso rendermi utile in un altro modo?
Si era fatta unidea sbagliata, e per darle quella giusta ci volle un po di tempo. Alla fine fu il Bide-a-Wee a Waterloo. Un motel a un piano in un edificio di laterizio sulla Thruway. Due delle lettere rosse al neon erano scoppiate, quindi era Bid-a-We. Aveva cominciato a perdere lautocontrollo nel bel mezzo della stanza. Come una grossa bambola meccanica che cammina, sbatte le palpebre, vede dov e impazzisce. No, ti prego. Noooo!
Come una tv accesa ad alto volume: ti veniva voglia di dare un calcio allo schermo per farla finita con il rumore.
Maledizione! Provava schifo a vederla giacere sul pavimento avvolta nelle coperte strappate e con la puzza di vomito. Con il vomito perfino nei capelli. Giaceva raggomitolata nel punto in cui il tizio laveva lasciata, disgustato anche lui ovviamente, nuda, con le ginocchia strette al seno che sembrava di gomma, appiattito. Aveva la bocca aperta e umida, simile a quella di un pesce nel punto in cui lamo ha lacerato la carne, e respirava con un sibilo. Laveva lasciata l per due ore, questo era laccordo, era andato in un bar in citt ed era ritornato, ed eccola l da sola, con laria di essere stata presa a calci su tutto il corpo in maniera piuttosto pesante e chi diavolo poteva biasimare il tizio? La tv era accesa ad alto volume, Dmitri la spense. Pensava fosse incosciente, ma era consapevole che le stava parlando con una voce ansiosa e supplichevole come se fosse stato lui a picchiarla e immediatamente lei ricominci a dire: Posso rendermi utile in qualche altro modo, amore. Mi dai questa possibilit?
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9.
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Al Book Seller, mentre saliva su per la familiare scala a chiocciola scricchiolante che conduceva al terzo piano, dove erano collocati i libri antichi e di seconda mano di storia, filosofia, letteratura classica e occultismo, Seigl imprec sottovoce, trascinandosi verso lalto grazie al corrimano. Il suo bastone da passeggio, utile su superfici ragionevolmente piatte, qui era inutile.
Il bastone di Seigl! Amici, conoscenti, negozianti e quasi-estranei di Carmel Heights esprimevano una sorpresa e una preoccupazione ridicole, vedendolo per la prima volta. Avresti detto che Ges Cristo stesse zoppicando in giro inchiodato alla Sua croce. Seigl impar a corazzarsi per linevitabile: Joshua? C qualcosa che non va?.
Seigl, stringatamente, replicava:  il ginocchio, o  la schiena. O Mi sono distorto la caviglia correndo. A volte attribuiva alla corsa il disturbo al ginocchio, altre quello alla schiena. A volte rispondeva con un grugnito scontroso.
Stranamente, spesso linterlocutore si concentrava sul bastone per esaminarlo. Come se fosse il surrogato di un arto di Seigl, che poteva essere esaminato senza imbarazzo. Seigl aveva pensato di comprare un bastone economico ma pratico nella farmacia di Carmel Heights, dove questo tipo di articoli si vendeva insieme a girelli, sedie a rotelle, padelle per infermi e bombole di ossigeno portatili, ma frugando in un armadio a casa sua aveva trovato questo esemplare, molto probabilmente un bastone usato dal nonno Steadman. Era liscio e lucido come una scultura di mogano, con un manico davorio leggermente scolorito ma comunque di grande effetto. Aveva, pensava Seigl, un certo je ne sais cjuoi, che  pi di quello che uno pu aspettarsi da una protesi di arto.
Spesso, chiacchierando con qualcuno, Seigl parlava del bastone liquidandolo come temporaneo o disdegnava di usarlo in pubblico (se riusciva a camminare ragionevolmente bene senza). Tuttavia, ricordando lincidente al cimitero di Mount Carmel, lo portava sempre con s. Gli dava uninaspettata aria da dandy. Senza dubbio cera qualcosa di primitivo e attraente in un bastone a cui sia gli uomini che le donne non sono indifferenti, seppure inconsciamente. Uno scettro magico, una spada. Un fallo elegantemente stilizzato.
Seigl sorrise. Bisognava supporre che un fallo di mogano fosse unidea migliore di uno puramente di carne, mortale.
Qualcuno lo stava chiamando per nome: Joshua?.
S? Ciao.
In cima alla scala stava unattraente madre di famiglia di Carmel Heights, la moglie di un avvocato, una donna con pretese letterarie, una conoscente della societ locale pi che unamica, che non aveva ancora visto Seigl con il suo bastone. Si stava informando su di esso ora: C qualcosa che non va? Ti sei... fatto male?. Sorrideva imbarazzata e si toccava i capelli perfettamente pettinati, con le mche bionde.
Seigl si agganci il bastone al braccio. Il suo viso avvamp di calore. Salut educatamente la donna (di cui non riusciva a ricordare il nome, pur essendo stato ospite in casa sua) e la rassicur che stava bene; si inform su di lei e sul marito e, prima che lei potesse aggiungere qualcosaltro, o invitarlo a cena, si infil nella corsia di scaffali pi vicina.
Che maleducato! Seigl era stato decisamente sgarbato. La sua barba si rizzava per la maleducazione, persino il suo bastone scalpitava.
Colpa delle medicine, pens Seigl. Chi poteva sapere quali fossero gli effetti collaterali dei farmaci steroidei?
Seigl barcoll lungo la fila di scaffali pieni dal pavimento fino al soffitto, in mezzo a un odore di libri vecchi. Il terzo e ultimo piano dellex dimora vittoriana era soffocante ed eccessivamente riscaldato; cerano improvvise nicchie e rientranze e strette porticine da cui si passava solo chinandosi; Seigl era troppo grosso e impaziente per questo posto ma immancabilmente ci ritornava. Per disprezzo nei confronti del mondo contemporaneo, Seigl si era rivolto sempre pi verso il mondo antico, anchesso inzuppato di sangue a modo suo, ma remoto, consacrato dalla distanza e dalleloquenza del suo linguaggio. Era una specie di romanticismo, Seigl lo sapeva. Unindulgenza da privilegiati. Assurdo che egli stesse traducendo lEneide anzich affrontare i suoi argomenti, ma quali erano i suoi argomenti? Molte cose suscitavano il suo interesse, ma nessuna era in grado di mantenerlo vivo a lungo.
Seigl esamin unedizione delle Lettere a Lucilio di Seneca rilegata in pelle, del 1882, pubblicata dalla Oxford. In precedenza propriet di un medico di Carmel Heights che era morto pochi mesi prima. Senza dubbio, questi volumi non venivano consultati da decenni. A Seigl piaceva Seneca quando affrontava il tema del suicidio. Il sapiente vivr tutto il tempo che ha il dovere di vivere, non tutto il tempo che pu vivere. Volevi morire prima che il problema della morte ti fosse sottratto, volevi andartene prima di soffrire di una terribile malattia terminale.
O in caso di una disgrazia terrena, di un fallimento. Ucciderti prima di perdere la tua dignit.
Si diceva che Seneca, denunciato dai nemici politici, si fosse suicidato con serenit.
Seneca, un contemporaneo pi anziano di Ges, che gli era sopravvissuto per pi di tre decenni.
Sottomesso e impaurito, Seigl era tornato da Morris Friedman, dottore in medicina, che non era pi il neurologo, bens il suo neurologo. Seigl aveva lidea spiritosamente sinistra che Friedman sarebbe stato il suo neurologo per il resto della sua vita.
Quanto tempo mi resta da vivere, dottore? Aveva avuto voglia di chiedere Seigl. Nelle mie piene capacit, voglio dire. Non disabile o infermo. Non su una sedia a rotelle. Non a letto.
Non laveva chiesto. Friedman non gli avrebbe dato nessuna risposta diretta. Quale fosse esattamente il problema di Seigl non era ancora stato stabilito ma adesso era probabile che egli soffrisse, allet di trentotto anni, di un attacco di una di quelle misteriose malattie neurologiche, dopotutto.
La sclerosi multipla era solo una delle possibilit. Ce nerano delle altre, pi rare e, in alcuni casi, pi letali.
Eppure, non gli avevano ancora fatto una diagnosi. Gli esami erano ancora inconclusivi. Alcuni dei sintomi di Seigl sembravano indicare un disturbo, altri ne indicavano altri. Viceversa, cerano sintomi comuni a questi disturbi che Seigl non aveva (non ancora). E i sintomi di cui aveva sofferto erano stati sporadici, imprevedibili, finora. Protestava: Posso camminare per giorni senza.... Incespicare, cadere. Senza fare passi falsi.
Nei giorni buoni camminava, faceva trekking, correva (con cautela). Un giorno buono era diventato una sorta di (segreta) vacanza.
(Perch Seigl, che cercava disperatamente di non essere scoperto, per il momento, dalla comunit, e ancora di pi dai suoi parenti, era divenuto eccessivamente riservato. Non aveva mai condiviso volentieri i segreti, aveva tenuto per s la sua vita privata, ma ora stava diventando parentetico: si sentiva come una luna eclissata. Cera ancora ma non si riusciva a vederlo.)
Ognuno deve rendere conto della sua vita anche agli altri. Ma per la morte non occorre che il proprio consenso. Seigl sfogli il quarto libro delle Lettere a Lucilio. Le sue mani tremavano, ma poteva mascherarlo appoggiando il pesante volume a uno scaffale.
Respirava affannosamente. Si sentiva il viso in fiamme dopo lincontro con la donna. (Ma perch sei stato cos suscettibile con lei, perch tanta superbia? Aveva solo buone intenzioni. Le piaci. Perch non dovresti piacerle? Perch reagire come se lei volesse affondare i suoi artigli nella tua carne come unarpia? Non ci sono arpie a Carmel Heights.)
Erano passati quindici giorni dallumiliante incidente al cimitero. Da allora, lintera percezione che Seigl aveva di se stesso era cambiata. Aveva limpressione che ogni molecola del suo corpo fosse mutata. Nelluniverso cerano la materia e lantimateria, ed egli aveva dato per scontato che, essendo un americano nato nel 1964 da due genitori benestanti, era materia ed era materialmente importante. Ora, capiva che stava diventando antimateria. La morte lo assaliva partendo dalle gambe come il freddo che aveva avuto origine nelle gambe di Socrate mentre il vecchio giaceva morente in prigione. Al cimitero di Mount Carmel, Seigl aveva provato quel freddo.
Il giovane orgoglioso autore de Le ombre. Colui che aveva scritto in modo cos poetico della morte: la morte degli altri. In qualche modo, persino mentre stava narrando lOlocausto, Seigl sembrava non aver compreso che tutto questo si riferiva anche a lui.
Jet aveva telefonato un paio di sere prima. La sua voce rauca, dal respiro sonoro, nel suo orecchio. Joshua? Perch non ti fai sentire da settimane? O forse sono mesi? A meno che non sia io a chiamarti. Perch devo sempre chiamarti io? Tu non hai degli obblighi familiari. Non hai un lavoro impegnativo. Pausa. Jet, una donna ricca che si gloriava di avere proprio un lavoro cos: impegnativo. Ho avuto delle premonizioni ultimamente. Che riguardano te, Joshua. Tu che eri su un aereo che stava tentando un atterraggio di emergenza. Venivi portato fuori in una specie di aggeggio di fil di ferro. Quando ti ho visto in volto, la tua faccia era cambiata cos tanto che sembrava cera sciolta, riuscivo a malapena a riconoscerti. Mi sono svegliata urlando,  stato proprio stanotte, ed ero troppo spaventata per dormire, e mi sono sentita a pezzi per tutto il giorno. La mia assistente mi ha chiesto: Jet  incoraggio Evie a chiamarmi Jet  hai unemicrania?. E io ho risposto:... I loro genitori erano morti a tre anni di distanza luno dallaltro, a met degli anni Novanta, quasi nello stesso giorno allinizio di dicembre. Quel periodo dellanno si stava rapidamente avvicinando. Seigl chiuse gli occhi, ascoltando il monologo accusatorio e pieno di irato affetto della sorella, e quando Jet si infervor giungendo alla solita conclusione, che Joshua non le voleva bene, n voleva bene a se stesso, altrimenti avrebbe coltivato il suo talento e non lavrebbe dissipato indiscriminatamente, e che per Jet lunica soluzione era di venire a trovarlo per un po, Seigl disse bruscamente: Jet, sto bene. Va tutto bene. I tuoi sogni riguardano te, non me. Sono troppo occupato per avere unospite. Sto cominciando un nuovo progetto. Adesso devo riattaccare, stanno suonando alla porta.
La Cassandra di famiglia, la sorella di Seigl. Per Seigl era un mistero come facesse questa donna vanitosa e narcisista ad avere una premonizione su di lui, sulla sua salute, proprio in questo momento.
Seigl non aveva detto a nessuno del suo consulto con Friedman. Se ci fosse stato un progresso nella sua condizione, per usare lironico termine medico, amici e parenti lavrebbero scoperto abbastanza presto. Avrebbe cominciato dicendolo a Sondra Blumenthal...
Grazie a Dio, nessuno dei suoi genitori era ancora in vita. Non era obbligato a dirlo loro.
La madre di Seigl, Irene Steadman, era stata una donna molto attraente e apparentemente debole, che aveva tenuto gli altri sotto controllo con la minaccia delle emozioni: non volevi mai far piangere Irene, perch Irene in lacrime ti faceva star male per il senso di colpa che suscitava in te. Seigl riusciva a immaginare di consolarla: Mamma, mi dispiace di essermi ammalato! Dai, non lho fatto apposta. Una malattia neurologica era peggio del non essersi sposato, del non averle dato un nipote. (Anni prima, Irene aveva rinunciato a sperare nella figlia Mary Beth, alias Jet. Irene aveva ammesso con tristezza che Jet non sarebbe stata una madre adatta per nessun bambino.)
Quanto a Karl Seigl, per lui la malattia del figlio non sarebbe stata una gran sorpresa. Un ebreo non dovrebbe aspettarsi il peggio, per i suoi figli e per s? Sotto la superficie delluomo daffari, della personalit americana, ce nera unaltra. Seigl rabbrivid rivedendo gli occhi del padre. Il suo sguardo di rassegnazione, di senso di colpa. Come quella di un criminale colto sul fatto. Parole non dette sarebbero corse tra di loro: Lho sempre saputo, Joshua. Ai miei figli sarebbe successo qualcosa di terribile.
Una routine da commedia! Una sceneggiatura kafkiana al contrario.
Forse era brutale pensarlo, ma, s, Joshua era contento che i suoi genitori fossero morti.
In qualche modo, Seigl era riuscito a tornare a casa dal cimitero di Mount Carmel quella mattina, dopo la caduta. Usando un ramo spezzato come una specie di bastone, e ce laveva fatta senza bisogno di chiedere aiuto a nessuno (e nessuno laveva visto). Poteva quasi raccontarsi che le sue gambe avevano solo avuto dei crampi. Un brutto caso di crampi da corridore in una mattinata fredda.
Adesso era sotto leffetto degli steroidi. Non una dose massiccia, aveva detto Friedman.
Lobiettivo immediato era la riduzione dei sintomi. Bloccare il progresso del deterioramento. A quello che sarebbe successo dopo, Seigl non doveva pensarci.
Fortunatamente, nonostante ogni tanto camminasse con il bastone e, nelle mattinate di cattivo tempo, avesse problemi a tirare le gambe fuori dal letto (le sentiva pesanti come sacchi di cemento!), Seigl non aveva difficolt a guidare lautomobile. Una volta seduto, con i suoi oltre novanta chili solidamente appoggiati sulle natiche, stava bene. Non aveva alcun problema a premere il pedale dellacceleratore e il freno. (Aveva il terrore che gli revocassero la patente. Suo padre, negli ultimi anni della sua vita, si era rifiutato di smettere di guidare nonostante non ci vedesse pi bene e avesse dei riflessi lenti come quelli di un uomo sottacqua.) Entrare in macchina, una vecchia Volvo, era a volte complicato, e uscirne fuori, con quellazzardato spostamento di equilibrio che davi per scontato finch non lo stavi perdendo, era ancora pi difficile.
Superare i diciannove gradini fino a casa. Scendere sul marciapiede, salire fino al portone. Quando pioveva era quasi una sfida. Con la neve e il ghiaccio, sarebbe diventato pericoloso.
Con molto tatto, Friedman aveva chiesto a Seigl se vivesse da solo, se i familiari abitassero nelle vicinanze. S e no, aveva risposto Seigl.
Pensavo di averti spiegato... Ti avevo detto...
Nascosto alla vista di Seigl da file di libri, un uomo stava parlando con pazienza esasperante, come se si rivolgesse a qualcuno di molto giovane o molto stupido.
I libri in queste scatole sono in deposito, e vanno messi qui sopra. Capisci?
Una pausa, un timido mormorio, e luomo disse con tono pesantemente sarcastico: Deposito? Non sai che cosa significa deposito? Qui intorno  pieno di dizionari. Inglese, francese, tedesco, latino.
Era il proprietario del Book Seller, Lee Scanlon, che faceva la ramanzina a qualcuno del personale. Seigl aveva gi sentito in passato questo tipo di paternali, e non le approvava. Senza dubbio, Scanlon pensava che i suoi commenti fossero spiritosi; a volte erano delle specie di arie operistiche, pronunciate per essere sentite da altri. Il Book Seller pagava poco e assumeva per lo pi studenti universitari che si dimettevano dopo poche settimane di umiliazioni. Spesso erano asiatici, indiani. Questa era una ragazza: Seigl riusciva a sentire la sua voce di scusa bassa e incerta. Scanlon la interruppe: Non importa, fallo e basta!.
Quando Scanlon vide Seigl, il suo atteggiamento cambi immediatamente. Divenne gioviale, adulatorio: Dottor Seigl!  bello vederla. Lo sguardo attento di Scanlon not il bastone, che in quel momento Seigl non stava usando, ma luomo cap, dalla tensione nella mascella di Seigl, che qualsiasi commento al riguardo non era gradito. Non la vedo da un po, dottore. Suppongo sia stato impegnato... Seigl era smanioso di andarsene, ma doveva essere cortese; aveva bisogno di sentirsi il benvenuto al Book Seller, per il quale provava un irragionevole legame sentimentale, come spesso gli capitava con le cause perse. Ciascuno dei due uomini era prudente nei confronti dellaltro: anni prima, Scanlon aveva intrappolato Seigl nel negozio, pressandolo con le sue poesie e identificandosi come poeta della tradizione surrealista americana di Ashbery. (Sebbene John Ashbery avesse da molto tempo lasciato il Nord dello Stato di New York, era nato a Rochester e cresciuto in una fattoria a Sodus, sul lago Ontario.) Scanlon teneva in bella vista al Book Seller i libri di poesia di Ashbery vecchi e nuovi, come teneva in bella vista altri illustri concittadini come Joshua
Seigl. Alla fine, Seigl aveva detto a Scanlon che raramente leggeva poesia contemporanea se poteva evitarlo, soprattutto la poesia della tradizione surrealista di Ashbery.
Scanlon aveva un modo particolare di stare in piedi vicino a Seigl, alitandogli addosso. Scanlon fissava il suo cliente pi celebre come un commerciante fissa un raro libro di valore posseduto da una persona che non si immagina quanto valga. Quel giorno, come spesso aveva fatto in passato, Scanlon alluse al genio di Seigl. Aveva letto un brillante saggio di Seigl su, cosera?, la London Review of Books, o era il Times Literary Supplement? Uno degli argomenti ricorrenti di Scanlon era che Joshua Seigl aveva un vasto pubblico di lettori, composto sia di ebrei che di gentili, i quali attendevano con impazienza il suo prossimo romanzo. Non volendo rispondere in maniera ironica, n, tanto meno, girarsi e andare via, Seigl rimase in silenzio. Questo  il motivo per cui, pens, i cosiddetti artisti diventano scontrosi e solitari, non perch si sentano superiori, ma perch non riescono a essere sufficientemente superiori. Scanlon stava parlando in termini altisonanti del pubblico di Seigl: ci si doveva immaginare un pantagruelico stadio da football nel cuore dellAmerica, affollato di persone dallaria spettrale, tutte in impaziente attesa del secondo romanzo di Joshua Seigl.
Alla fine, Scanlon si ritir con la garbata scusa che aveva bisogno di tornare a lavorare al piano di sotto. Parl di fare un salto al Caf per giocare a scacchi con Seigl una di quelle sere. Seigl disse: Daccordo!.
Seigl riprese a camminare. Vide, nella corsia successiva, una ragazza accovacciata sopra uno scatolone di libri di seconda mano, quasi tutti senza copertina, intenta ad accatastarli goffamente sul pavimento. Era giovane, sui ventanni, con un viso molto pallido e capelli di un biondo cenere dallaria sintetica che le scendevano disordinatamente sulle spalle. Si stava mordendo il labbro inferiore, contorcendo la bocca come per cercare di non piangere. Quando Seigl si avvicin, alz lo sguardo con nervosismo. Seigl vide sulla sua guancia destra qualcosa che sembrava una voglia.
Questa ragazza laveva gi vista da qualche parte: dove?
Senza dire nulla, Seigl si pieg per tirare fuori alcuni libri dallo scatolone della ragazza. Mentre si abbassava sent affluire il sangue alla faccia. Dio, luomo e la religione nellEuropa tardo-medievale. Scienza e magia nella Francia del Quindicesimo secolo. Le origini della demonologia. Non lascerai vivere colei che pratica la magia: storia della stregoneria europea. La messa nera satanica. Qualsiasi nuova consegna di libri di seconda mano che arrivava al Book Seller era interessante per Seigl, almeno in teoria. Questi erano pesanti, vecchi di decenni, con un odore di muffa. La biblioteca di un professore deceduto, frettolosamente smantellata e dispersa dai suoi eredi. Seigl ud se stesso dire: Non c niente di pi triste di libri indesiderati. Sono come cuori respinti.
La ragazza, sbattendo le palpebre, rivolse i suoi occhi inespressivi verso Seigl, mentre si puliva il naso con il dorso della mano. Indossava uno sporco grembiule verde lime del Book Seller sopra un dolcevita rosso da pochi soldi, jeans che le fasciavano strettamente i fianchi in carne, e un paio di scarpe da ginnastica che sembravano nuove, senza calzini. Seigl appoggi i pesanti libri su uno scaffale l vicino mentre lei si alzava in piedi, mormorando qualcosa che suonava come: Grazie.... La ragazza era pi bassa di Seigl di almeno quindici centimetri, con un viso infantile rotondo come una luna piena e braccia e spalle dallaria robusta. La chiazza sulla sua guancia era una nota infelice: la faceva sembrare sporca, devastata. Si aveva limpulso di allungare la mano e pulire via la macchia. Con gentilezza, Seigl disse: Sei nuova di qui, deduco. Non farti mettere i piedi in testa da Scanlon.
Si allontan. Non voleva mettere la ragazza ancora pi a disagio di quanto gi non fosse. E lui non era di certo un uomo che parlasse con donne strane in luoghi pubblici o che notasse molto gli altri, nemmeno le giovani donne fisicamente attraenti.
Seigl si riteneva un intenditore della bellezza femminile, ma da una certa distanza. Con Seigl, questa distanza cera sempre. Come un vetro tra se stesso e lAltro. Ammirava le rappresentazioni femminili di Botticelli, Tiziano, Ingres, Vermeer, Manet (Olympia), Degas... Gli piacevano meno, invece, le donne dellarte del Ventesimo secolo, dove, in mezzo al frantumarsi di piani e superfici, potevi trovare una forma femminile. Le donne vere, Seigl tendeva a non prenderle in considerazione come oggetti di contemplazione. Erano troppo umane e immediate, troppo simili a lui. Tuttavia non aveva mai avuto una relazione con una donna molto diversa da lui. Non aveva mai avuto rapporti con delle prostitute, per esempio.
La giovane donna in carne con la pelle morbida, innaturalmente bianca, e gli occhi lucenti come mica a Seigl faceva venire in mente le prostitute che aveva visto a Praga qualche anno prima. Molto giovani, spesso un po pienotte, truccate in modo seducente, scontrose, forse stanche, ma infantili con una sorta di testarda innocenza. Aveva visto queste ragazze quando non erano in servizio, per cos dire, sedute nei bistr con i loro amanti o protettori, e si era meravigliato della loro vita. Non avrebbe saputo dire se doveva compatirle o provare sdegno, se non addirittura disagio nei loro confronti. Erano amareggiate per le loro vite? Non cerano a disposizione altri modi di vivere? Che diritto ha un osservatore americano di provare compassione o addirittura piet per queste ragazze, se proprio loro non si sentono cos nei loro stessi confronti?
Seigl pass un po di tempo scorrendo i libri sugli scaffali. Si era quasi dimenticato della ragazza. Quando si avvicin alle scale, vide che ora era inginocchiata sulle assi del pavimento, a estrarre libri da un altro scatolone. Seigl fu colpito dalla sua goffaggine. Lavorava con lentezza metodica. Chiaramente, aveva paura di commettere un errore. Seigl le si avvicin e le prese un libro dalle mani. Questo va qui, vedi?  il terzo volume della serie. Seigl sorrise abbassando lo sguardo verso la ragazza, che sbatteva le palpebre guardando con diffidenza verso di lui. La figura a forma di falena che aveva sulla guancia sembrava sul punto di avere un fremito di vita e spiccare il volo.
Con esitazione, la ragazza chiese:  un suo amico? Del signor Scanlon?.
No.
Per le piacciono i libri? la sua voce era impressionante: senza vita, nasale, stridente, come se parlare le provocasse dolore.
Seigl aggrott le ciglia. Lingenuit della ragazza era allo stesso tempo affascinante e irritante. Eppure sapeva che era sincera. Uno deve rispettare una simile sincerit.
Non tutti i libri. La maggior parte dei libri, no, non mi piacciono.
Questa risposta sembr confonderla. Tent di alzarsi dal pavimento, scostandosi i capelli dagli occhi. Seigl ud se stesso chiederle il suo nome, e subito lei rispose con un obbediente piccolo movimento del mento, come una ragazzina: Alma.
Come se non avesse un cognome. O come se il suo cognome non fosse importante, perch Alma stessa non lo era.
Seigl si ud dire: Io mi chiamo Seigl. Joshua.
Lei  un... dottore, immagino.
No, non sono un dottore.
Ma lui lha chiamata dottore.
Si  sbagliato.
Alma sorrise, leggermente presa alla sprovvista dalle maniere di Seigl. Non sapeva cosa pensare di lui, suppose Seigl. Aveva quasi quarantanni: un vecchio, ai suoi occhi. La barba non curata, il berretto di tweed, laria professionale e distaccata, il suo modo di parlare lo caratterizzavano come un certo tipo di uomo; eppure sembrava quasi che stesse tramando qualcosa con lei. Parlando in modo cos schietto di Scanlon, come se lui e Alma si fossero coalizzati contro il proprietario della libreria.
Per riparare allasprezza delle sue parole, Seigl disse: La maggior parte delle persone si sbaglia riguardo alla maggior parte delle cose, Alma. La maggior parte degli adulti.
Alma sorrise dubbiosa. Come se stesse pensando: ma bisogna fidarsi degli adulti, di chi altri mi posso fidare altrimenti?
Seigl vide un tremolio tra i capelli di Alma, una sottile vena blu che le pulsava alla tempia destra. I suoi occhi erano arrossati, ma comunque belli, dalle ciglia spesse, umidi e languidi. I suoi denti erano piccoli, irregolari e leggermente macchiati. Seigl rimase colpito dalla macchia sulla sua guancia, che sfigurava quella che sarebbe potuta essere la bellezza di Alma. Fu disturbato alla vista di ulteriori macchie, brutte voglie o tatuaggi, o cicatrici, magari cicatrici da ustioni, come una trama sul dorso di entrambe le mani, del colore del sangue vecchio, secco.
Seigl chiese ad Alma da quanto tempo lavorasse al Book Seller, e Alma sollev una mano e mosse le dita contando silenziosamente. Che mente letterale! Chiaramente, Alma voleva essere precisa.
Quattro giorni. Sembrano di pi.
S, ne sono sicuro. E dove abiti?
Gli occhi si fecero vaghi, evasivi. In posti diversi...
Ma non sei di Carmel Heights, Alma.
Era unaffermazione, non una domanda. La ragazza mormor, come in imbarazzo: Immagino di no.
Si vergognava del posto da cui proveniva, qualunque fosse. Presumendo che questo gentile uomo barbuto, arrogante come Scanlon a modo suo, lavrebbe compatita o disprezzata.
Seigl era roso dalla curiosit. E si meravigliava di se stesso. Questo non  da me! Voleva protestare. Questo non sono io! Il bastone dal lucente manico davorio agganciato al suo braccio lo trasformava in un dandy. Il berretto irlandese inclinato sui folti capelli disordinati. Il bel colorito bruno e i lineamenti semitici, qualcosa di infantile e irriverente nei suoi occhi scuri, lucenti e troppo grandi. Seigl non era di certo un dandy, e sicuramente non un uomo che rivolgeva la parola a degli sconosciuti in una libreria. Di certo non era un ragazzo. Eppure sorrideva a questa goffa ragazza prosperosa che gli stava cos passivamente di fronte. Come un giovane animale da fattoria, un florido vitellino per esempio, che aspettava di essere condotto a pascolare in una direzione o nellaltra.
Seigl aveva gi visto Alma, ne era sicuro. Il nome Alma sembrava chiaramente familiare. Non era un uomo che si ricordasse i nomi o addirittura le facce, ma aveva gi visto questo volto, e di recente.
Al Caf? Lultima volta che aveva giocato a scacchi?
Cera qualcosa di sgradevole in questa associazione. Pi tardi, avrebbe cercato di farsi venire in mente il perch.
Nonostante Alma sembrasse a disagio per lo sguardo di Seigl, non fece alcun movimento per mettersi a suo agio lontano da lui. Si poteva vedere che stava raccogliendo il coraggio per fare una domanda a questuomo pi vecchio, come potrebbe fare con un insegnante una scolara nervosa, non lalunna migliore, ma una che parla raramente. Balbett leggermente, articolando male le parole. Per dire a Seigl che aveva sfogliato alcuni di quei libri, soprattutto Non lascerai vivere colei che pratica la magia: storia della stregoneria europea, e si chiedeva: erano cose vere? Erano veramente esistite le streghe? O era tutto finto, come in un film? Sfogli animatamente il libro per indicare a Seigl delle pagine contenenti illustrazioni, disegni e xilografie di grottesche figure femminili simili a streghe, sgradevoli scene di tortura, sacrificio, immolazione. In unillustrazione con la didascalia La Divina Madre, Kal, la dea ind, era rappresentata con due volti, uno benevolo e laltro feroce e barbarico.
Seigl controll le prime pagine del libro: era stato stampato in Gran Bretagna nel 1922 da Kegan Paul. Sembrava rispettabile, malgrado le tinte forti. Le streghe non esistono veramente, immagino chiese Alma ansiosamente. Seigl rispose: In un certo momento storico si credeva che alcune donne fossero veramente delle streghe, e quelle ne soffrirono. Alma continu: Perch una strega non pu vincere? Dio odia le streghe?. Seigl replic: No, Dio non ama n odia le streghe. Dio non  uno dei fattori in questo caso. Centra solo il genere umano. Per i cacciatori di streghe, le streghe erano eretiche che dovevano essere punite perch minavano lautorit della Chiesa cattolica romana; si crede che alcune delle persone perseguitate in quanto streghe fossero catari, appartenenti a una setta dissidente cattolica. Per quelle persone che si consideravano streghe, e ce ne possono essere state in buona quantit, la stregoneria fu una grande delusione. Un modo per compensare limpotenza economica, politica e sociale da parte di molte donne e qualche uomo. Seigl tagli corto, imbarazzato allidea che la ragazza potesse avere limpressione che lui stesse tenendo una lezione. Quello che voleva di meno era annoiare questa giovane che lo stava ad ascoltare con tanto interesse.
Ma... le streghe esistevano o non esistevano? Non capisco.
No e s. Non cerano streghe. Non esiste nessun diavolo, e non si pu ricevere nessun potere dal diavolo. Ma cerano delle donne che venivano percepite come streghe, e altre che si percepivano cos da sole.
Ma le ammazzavano comunque, no? Le streghe?
S. Per secoli. Non lascerai vivere colei che pratica la magia.
Seigl chiuse il libro. Quelle sgradevoli illustrazioni. Avvert unondata di repulsione per lignoranza e la crudelt della storia, per il fatto che egli stesso ne era coinvolto per aver scelto di conoscere quelle cose. A questora avrebbe gi dovuto essere fuori dal Book Seller. Aveva trascorso l dentro pi tempo di quanto avesse previsto. Scanlon sarebbe stato in attesa di veder scendere Seigl: guardando la scala e aspettando. E la ragazza era molto indietro nel suo lavoro. Seigl si sent complice, responsabile. Disse: Alma? Lascia questo posto. Vieni a lavorare per me.
...
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Parte seconda.
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LASSISTENTE.
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1.
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Il mio cuore  pieno di SPERANZA.
Mi sembra di conoscerla: questa  la RINASCITA.
Mi sembra di saperlo: questo  un atto compiuto per
SALVARMI LA VITA.
Ridicolo! Come non faceva pi da anni, Seigl stava scribacchiando degli appunti. Era unabitudine che aveva preso durante i suoi viaggi: strappare dei pezzi di carta, scarabocchiarci sopra qualcosa e infilarseli in tasca. Negli ultimi anni, Seil si era guadagnato la reputazione di essere fascinosamente eccentrico, poich si annotava degli appunti con fervida concentrazione persino mentre lo stavano presentando per parlare di fronte a un vasto pubblico, e poi alzava lo sguardo, sorpreso dagli applausi. Non erano appunti amorosi. Non avevano niente a che fare con ci. Non li leggeva nessuno tranne Seigl. Se venivano scoperti allinsaputa di Seigl, per esempio sul pavimento, erano raramente comprensibili. Erano piccole, in qualche modo vergognose, debolezze. Seigl rise di se stesso, gli era tornata quella febbre.
INCONCLUSIVO: il destino del cuore.
Dal nulla, una persona che ASSISTE. (Non uninfermiera.) (Non ancora!).
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2.
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Da una finestra in alto, la vide uscire con difficolt dal taxi. Si scost, non volendo che lei lo vedesse nel caso avesse alzato lo sguardo.
Per prima cosa apparvero le gambe della ragazza, mentre scivolava, si spingeva fuori dal taxi, goffa eppure piena di grazia, a modo suo. Solide gambe ben fatte, lucidi collant, una gonna scura. Indossava un soprabito di panno e, attorno ai capelli color paglia, una sciarpa di un materiale leggero a ricami a ragnatela che si agitava nel vento. Seigl fu colpito da quanto fosse innaturale il candore della sua pelle. Una pelle lattea, e labbra molto rosse. Come era gi successo prima, gli fece venire in mente le giovani prostitute di Praga...
Il taxi era stato pagato in anticipo. Seigl aveva organizzato tutto. La sua assistente sarebbe arrivata alle dieci del mattino e se ne sarebbe andata alle sei del pomeriggio. Almeno inizialmente, Alma non si sarebbe fermata a dormire l.
Vedremo, pensava Seigl. Vediamo come va.
Come va per tutti e due.
Alma Busch era il nome che gli aveva dato. Alla fine, se Seigl avesse deciso di tenerla, avrebbe dovuto formalizzare i loro accordi, supponeva. Registrarsi come suo datore di lavoro. Pagarle i contributi. Non ci stava pensando in quel momento. Per ora il loro accordo era avvolto da unaura di clandestinit.
Seigl osserv attentamente per controllare che il tassista non tentasse di convincere Alma a pagargli la corsa. O a dargli la mancia. (Seigl aveva pagato in anticipo anche la mancia.) Alma era cos ingenuamente buona, cos sprovveduta e semplice allapparenza, che chiunque si sarebbe potuto approfittare di lei.
Lei gli aveva detto che s, aveva un diploma di scuola superiore. E sapeva scrivere a macchina... scrivere a macchina, signor Seigl! Voglio dire, so scrivere a macchina un po.
Seigl sorrise. Alma, che batteva a macchina? Che sapeva scrivere il tipo di parole che Seigl si sarebbe aspettato che unassistente usasse? Forse.
Tuttavia era intelligente, alla sua maniera. Seigl credeva che sarebbe diventata pi sicura di s e in quel modo pi intelligente, sotto la sua tutela.
Fino al giorno prima, a Seigl non era mai venuto in mente che il principale intoppo nella sua vita lavorativa fosse stato causato per anni da questa stupida visione che gli altri avevano di lui come di un genio. O, pi crudelmente, di un genio fallito. Soprattutto le donne della sua vita, sua madre, sua sorella, persino una buona amica come Sondra Blumenthal, erano come arpie che lo stuzzicavano, gli strappavano via la carne. Non cera da meravigliarsi che avesse abbandonato i suoi progetti. Era come lavorare di fronte a uno specchio da luna park che distorce limmagine, esaltando e deridendo ogni tuo movimento, ogni tua contrazione e smorfia.
Non cera da meravigliarsi che Joshua Seigl fosse stato infelice e impotente.
Adesso avrebbe ricominciato tutto da capo. Quello stesso giorno.
Il taxi se ne stava andando. Eppure, Alma Busch era ancora l sul marciapiede, indecisa, aggrappata a unenorme borsa a tracolla, lo sguardo rivolto verso la casa. Che cera che non andava?
Seigl non voleva picchiettare al vetro della finestra. Non voleva che lei sapesse che lui stava guardando fuori in sua attesa.
La Collina era una zona di case vecchie, raffinate, alcune delle quali erano piccoli palazzi. I marciapiedi erano di pav curiosamente mal assemblato. In quella strada senza uscita che era Greaves Place, cerano tre case in posizione arretrata rispetto alla strada e che si ergevano su di essa dietro cancellate di ferro battuto e cespugli di sempreverdi. Seigl vide che la sua assistente sembrava intimidita dal quartiere. Aveva estratto dalla sua borsa a tracolla un pezzo di carta che guardava accigliata, muovendo le labbra. Tutto quello che poteva essere scritto su questo foglietto, pens Seigl, era lindirizzo che le aveva dato, 8 Greaves Place, e lora. Non aveva voluto darle il suo numero di telefono, che non era nellelenco telefonico.
Seigl osserv costernato Alma che si guardava attorno senza sapere cosa fare. Sembrava che non riuscisse a vedere il numero civico otto, parzialmente oscurato dalledera che cresceva sulla cancellata di ferro. Stava cercando di sbirciare la facciata della casa attraverso il cancello, lass dove non cera alcun numero civico. Prima che Seigl potesse bussare sul vetro, lei indietreggi, fiss il foglietto di carta che aveva in mano, e, esitando, and a controllare il numero della casa accanto. Maledizione. Che stupida!
Esasperato, Seigl scese di sotto, tenendosi alla ringhiera. Lultima cosa che voleva era perdere lequilibrio e avere un incidente in un momento simile.
Dicendo a se stesso:  timida, non stupida.  naturale che si senta intimorita: mettiti nei suoi panni.
Non era molto probabile, comunque, che Joshua Seigl riuscisse a mettersi nei panni di Alma Busch.
A Seigl non era mai passato per la testa di dire ad
Alma che viveva in un simile quartiere. Non era pi consapevole delle caratteristiche della zona in cui viveva di quanto lo sia un topo nella sua tana.
Tuttavia era allegro, emozionato. Mentre la prospettiva di lavorare con, ad esempio, il giovane Essler lo metteva in apprensione, non vedeva lora di lavorare con Alma. Quella mattina si era gi rivelata una delle sue mattinate buone. La migliore, in effetti, dallinizio della cura con gli steroidi che gli aveva prescritto Friedman.
Appena si era alzato, allalba, aveva avuto un po di vertigini. Questo bisogna aspettarselo, lo aveva rassicurato Friedman. E alzarsi dal letto, passare dalla posizione orizzontale a quella verticale, era sempre rischioso. Ci si poteva aspettare visione confusa, battito cardiaco accelerato e quellaccenno di panico che segnala che qualcosa non va. Ma il tutto era passato in pochi minuti. Seigl era addirittura uscito per fare una rapida camminata di quaranta minuti fino al cimitero di Mount Carmel. Non aveva voluto rischiare mettendosi a correre, non quel giorno.
Alma? La casa  questa.
Seigl la chiam dallo scalino dingresso davanti alla casa, facendole dei cenni. Maledizione, non sarebbe certo sceso per quei diciannove gradini di pietra che luccicavano bagnati per un acquazzone notturno.
Alma lo vide e gli fece un cenno. Si affrett a tornare verso il cancello di Seigl e cerc di aprirlo, lo chiuse maldestramente e sal gli scalini di pietra respirando con la bocca, agitata, profondamente imbarazzata. Seigl la osserv affascinato, pur supponendo di metterla a disagio.
Signor Seigl! O Dio, mi dispiace di essere in ritardo...
Non sei in ritardo, Alma. Non preoccuparti.
Non... non ero sicura... ho sempre paura di entrare nella casa sbagliata, capisce?
Sempre? Che voleva dire?
Seigl, divertito, disse: E che succederebbe allora, Alma?.
Cosa? Quando?
Seigl si pent di aver parlato in termini scherzosi. Aveva limpulso di afferrare le spalle della ragazza per calmarla. Ma ogni tocco, ogni movimento verso di lei, stringerle la mano in segno di saluto, per esempio, lavrebbe allarmata, lo sapeva. I suoi occhi argentei erano umidi, luccicanti. Le mancava il respiro per la salita. Nella pallida luce del sole, la figura a forma di falena che aveva sulla guancia era uno sfregio, una macchia crudele. E la ragnatela di disegni sul dorso delle mani, come guanti sfilacciati. Seigl avvert una fitta di tenerezza per la ragazza che sembrava, quella mattina, piuttosto debole dingegno, lenta.
Seigl ripet: Se fossi entrata nella casa sbagliata. Che cosa sarebbe successo?.
Alma ponder la risposta mordendosi lunghia del pollice. Aveva le dita tozze, con le unghie tutte mangiucchiate. Seigl avrebbe dovuto tenere a mente che, se avesse posto ad Alma domande di tipo scherzoso o ironico, lei le avrebbe prese alla lettera. Limpulso la faceva procedere in una sola direzione, come un treno sui binari.
Non era molto sveglia, forse. Ma fedele, fidata. Era probabile che fosse leale al suo datore di lavoro. E mai critica.
Seigl la invit a entrare. Alma lo segu timidamente, meditando ancora sulla domanda. Infine disse, col fiato corto, con urgenza, come se le parole le arrivassero da lontano, e con difficolt: Sarebbe come... un sogno, immagino. Un brutto sogno.
Cos cominci la prima mattinata. Il primo giorno.
Volendo mettere Alma a suo agio, Seigl le mostr per prima cosa la stanza al piano di sotto, la stanza degli ospiti, dove poteva depositare il soprabito e la borsa, la stanza in cui, come le disse, poteva ritirarsi quando ne avesse avuto bisogno, per rinfrescarsi, o anche per fare un pisolino, se lo avesse desiderato. (Alma rimase a bocca aperta a questidea. Un pisolino? Durante la giornata lavorativa?) Seigl si rese conto che la stanza stessa la intimidiva e si chiese se stesse dicendo le cose giuste. Questa giovane donna era abituata a prendere ordini dai suoi datori di lavoro, non a essere messa a suo agio come se fosse a casa sua.
Quindi Seigl la condusse nel suo studio, la stanza in cui avrebbe svolto la maggior parte del suo lavoro, inizialmente aiutandolo a separare, archiviare, scartare e/o rispondere alle numerose lettere che aveva ricevuto negli ultimi anni e a cui non era riuscito a metter mano. (Cerano scatoloni pieni di queste lettere! Seigl non riusciva a sopportare di guardarli, la loro semplice esistenza lo riempiva di disperazione, ma Alma li esamin senza allarmarsi, allo stesso modo in cui avrebbe potuto guardare cesti di biancheria in attesa di essere stirata. Era un compito limitato, per quanto laborioso potesse essere. Bisognava solo farlo.) In pi, cerano schedari, cassetti della scrivania e scaffali di armadietti stipati di bozze di manoscritti a cui Seigl aveva lavorato, risalenti a  possibile?  quindici anni o forse pi, che Seigl desiderava disperatamente riordinare in qualche modo. Sparsi in mezzo alle sue cose cerano diversi manoscritti di romanzi incompleti e innumerevoli saggi, abbozzi di drammi, passaggi isolati di traduzioni di testi latini e greci. Era diventata unabitudine di Seigl quella di scrivere febbrilmente finch le forze non gli venivano meno, per poi mettere da parte il materiale e ricominciare da capo, spesso senza neanche gettare unocchiata a quello che aveva gi scritto. (Perch? Temeva che non fosse buono, ovviamente.) Nel corso degli anni aveva accumulato migliaia di pagine di manoscritti e forse era possibile che una minima parte fosse decente, di valore  doveva sperare  e queste, disse ad Alma che stava l silenziosa, con le braccia strettamente intrecciate sotto il seno mentre guardava in giro per la stanza con occhi umidi sbattendo rapidamente le palpebre, voleva portarle fuori dalloblio con il suo aiuto.
Successivamente Seigl mostr ad Alma la cucina, dove avrebbe occasionalmente dovuto preparare i pasti, per esempio il pranzo, qualche volta la cena, e le mostr dove teneva laspirapolvere e altri articoli per la pulizia della casa, perch avrebbe dovuto fare qualche faccenda, cose che sicuramente sapeva fare. Al Book Seller, Seigl le aveva schiettamente chiesto quanto la pagasse allora Scanlon e le aveva offerto il doppio.
Seigl chiese ad Alma se avesse qualche domanda.
Alma mormor che credeva di no.
Hai detto che sei capace di scrivere a macchina? Un po?
Alma rispose evasivamente di s. Un po.
Sai usare il computer? Usare un software di scrittura? Mandare e-mail?
Alma si strinse ancora pi strettamente sotto il seno con le braccia robuste, abbracciandosi, trattenendo il respiro. In maniera appena percettibile disse qualcosa che suonava come: Posso provarci.
Seigl rise. Proprio la risposta che si sarebbe dovuto aspettare.
Bene. Quello  pi o meno lo stesso livello a cui sono io. Ma impareremo, Alma. Il compito principale  salvare la mia anima dalloblio.
A questa osservazione scherzosa, Alma saggiamente non rispose. Non si sarebbe unita al sorriso di Seigl. Lui aveva assunto il suo tono ebraico, ironico e di autocritica, un tono che immancabilmente le donne trovavano attraente, ma Alma non era una di queste donne. Non lo guardava nemmeno, stava l, in attesa delle sue istruzioni.
Alma aveva un istinto naturale, si poteva chiamarla una naturale dignit, che Seigl stava cominciando a vedere, che sembrava consentirle di non udire ci che era fantasioso o irrilevante. Se Seigl avesse parlato di qualcosa che lei non capiva, che per aveva necessit urgente di conoscere, in quel caso avrebbe chiesto. Ma solo in quel caso.
Adesso Seigl pronunci le parole che si era preparato.
Qualche volta potrei aver bisogno di aiuto di un altro tipo. Per scendere quegli scalini di pietra, ad esempio. O per salire. Per uscire dalla mia macchina. Qualche volta potrei aver bisogno che tu mi accompagni, se devo andare da qualche parte, ma sarebbe comunque entro la citt, non molto lontano. Hai detto di saper guidare, di avere la patente.
Alma annu. Continuava a non guardarlo. Ma stava ascoltando con attenzione.
Come forse hai notato, a volte cammino con un bastone. Ho un leggero problema medico che non dovrebbe peggiorare. E non  contagioso. Seigl sorrise, desiderando che Alma si unisse a lui: era una battuta. Ti prego, ridi! Ma Alma ascoltava seria, le labbra contratte. Come se avesse ricevuto un sottile rimprovero, Seigl continu: Il nostro accordo  questo, Alma: non devi fare domande sulla mia salute.  una materia di cui non mi interessa parlare. Se ti dir qualcosa, sar perch sar costretto a farlo. Seigl si ferm, chiedendosi se aveva detto troppo. Facendosi trascinare dallimpulso, andando oltre le parole che aveva attentamente preparato per la sua assistente. Qualcosa nellespressione tesa di Alma, un accenno di comprensione nelle sue tremule palpebre e nella bocca, lo incoraggi.  uninfermiera nata.  per questo che lho assunta. Ma non credo che sar costretto a farlo. Voglio dire, come ho detto prima,  un problema leggero e non dovrebbe progredire. Cio peggiorare.
Alma stava l in silenzio. Seigl si immagin che in fondo al cuore provasse dispiacere per lui.
Si era truccata il viso per il suo primo giorno di lavoro sulla Collina. Le sue labbra erano di un rosso acceso, le pallide sopracciglia erano state scurite con una matita, se abilmente o goffamente non era Seigl la persona pi adatta per dirlo. Non era esattamente un esperto di cosmesi femminile, non avrebbe nemmeno saputo dire se si era incipriata sopra la macchia per minimizzarne leffetto. Le sue palpebre erano di una tonalit bluastra, livida, e sotto gli occhi aveva delle occhiaie scure. Niente per mascherare la realt degli occhi.
Alma, hai capito?
No. Come poteva aver capito Alma?
S-s, Signor Seigl.
Ma puoi chiamarmi Joshua. Come ho detto, sei la mia assistente, non la mia serva.
Seigl aveva deciso di cominciare dai manoscritti. Chiaramente, era una cosa urgente. Per, rendendosi conto di quanto aveva accumulato negli ultimi quindici anni, e della necessit di rileggere cos tanto materiale, si sent improvvisamente fiacco, sconfitto prima ancora di iniziare. Essere uno scrittore era un impegno morale: forse lui non ne aveva la forza. La tragica grandiosit dei suoi progetti metteva in ridicolo il suo scarso talento. Persino mentre Alma aspettava che lui le desse delle istruzioni cadde in un improvviso, desolato silenzio, ricordandosi di quel terribile momento, un decennio prima, quando, trovandosi a New York, a un gala di beneficenza al Lincoln Center per raccogliere fondi, mentre si alzava tra gli applausi per accettare un ulteriore riconoscimento per Le ombre, era inciampato salendo sul palco, aveva perso lequilibrio e rialzatosi aveva osato dire, davanti a un microfono, che il premio sarebbe dovuto andare a un altro scrittore: lui, Joshua Seigl, aveva gi avuto la sua parte, ed era pi di quanto meritasse. Un disprezzo viscerale per laspetto pubblico di unazione privata e spirituale quale era lo scrivere lo aveva sopraffatto. Quella notte ha segnato linizio della mia malattia. La mia punizione.
Cominceremo con le lettere, Alma. Da questi scatoloni. Le stalle di Augia. E ogni giorno ne arrivano altre.
Nel disordinato studio di Seigl, Alma si stava cautamente animando, desiderosa di cominciare a lavorare. Non era una di quelle persone che sono a loro agio quando un datore di lavoro parla con loro: voleva che le si dicesse cosa fare. Seigl lo cap. Avrebbe dovuto tenere a freno la sua propensione a parlare in astratto. Pi tardi, le avrebbe chiesto di preparare il pranzo per entrambi. E un pasto leggero per lui, che quella sera si sarebbe riscaldato nel microonde. Magari di passare un po laspirapolvere, di fare qualche pulizia.
Trascinarono gli scatoloni al centro dello studio di Seigl e li aprirono. Seigl fu colpito dalla forza delle braccia e delle spalle di Alma. Lavorava con una sorta di goffa agilit e ostinazione. Avrebbe dovuto indossare degli indumenti pi comodi, non quella sua gonna di lana a pieghe, di poco prezzo ma elegante, e il maglione di un rosso sintetico con le maniche a tre quarti, che sembravano articoli trovati in un cesto delle occasioni allo Kmart.
Ma Seigl non avrebbe fatto commenti sul suo abbigliamento, non voleva che si sentisse a disagio in sua presenza.
Come uomo, non aveva lautorit necessaria per suggerire a una giovane donna cosa indossare. Forse in futuro, quando si sarebbero conosciuti meglio. Ma era deciso a non ficcare il naso nella vita privata di Alma. Lo aveva giurato.
Seigl disse: Le lettere a cui ho gi risposto, che stanno in questo scatolone, sono segnate con una R nellangolo in alto a destra. Se sono lettere di lavoro, con intestazioni per esempio di editori, riviste, universit, e hanno la R, vanno archiviate in questo armadietto. Le lettere di lavoro senza la R, per favore, mettile su questo lato del tavolo. Le lettere private sono unaltra questione. Alcune sono scritte a mano, come puoi vedere. Non molte hanno la R, ma se alcune ce lhanno, mettile in questo schedario. Non mischiarle con le altre. Le lettere private senza la R possono essere ammucchiate su questo lato del tavolo. Ad alcune di esse vorr rispondere, ma alla maggior parte probabilmente no, quasi sicuramente saranno semplicemente da eliminare. Per dovr comunque darci unocchiata. La mia idea  che, se qualcuno si  preso il disturbo di scrivermi, se il mio lavoro ha fatto scattare qualcosa in qualcuno, ho un debito nei confronti di questo individuo: devo almeno leggere la sua lettera. Col tempo, Alma, lascer che le legga tu man mano che arrivano. Alcune me le passerai, altre no. Imparerai a distinguere. Nel seminterrato ci sono ancora scatoloni pieni di lettere e manoscritti, bozze, libri che la gente mi ha spedito. Non ne parleremo neanche, oggi. Ci sono stati giorni, settimane, mesi, in cui non riuscivo a occuparmi della mia posta, specialmente quando tornavo da qualche viaggio e se nera accumulata un po. Non ho una segreteria telefonica. Non scrivo e-mail. Non ho mai avuto una segretaria. Fino a ora, non ho mai voluto unassistente. Non riesco a gettare via nulla, mi manca il coraggio. Sembra che io non riesca nemmeno a occuparmi di queste lettere.  come un incubo: voci che mi chiamano, voci di estranei che mi invocano e vogliono qualcosa da me, e mi assale una specie di paralisi.... Seigl ud con orrore le parole che stava pronunciando.
Paralisi! Stava rivelando troppo.
Ma Alma, con tatto istintivo, scelse di dare limpressione di sentire solo quello che era istruttivo, pratico. Per evitare ogni imbarazzo a Seigl, aveva cominciato a occuparsi del suo compito di dividere le lettere.
Vuole che me ne vada, pens Seigl con sollievo.
Seigl se ne and per lavorare sulla sua traduzione di Virgilio in unaltra parte della casa. Si sentiva gi pi tranquillo, ottimista.
Aveva aperto un varco nella paralisi che durava da mesi, da anni!
Era come una novit per lui, trovarsi in presenza di una donna che sembrava non volere da lui nulla pi di quello che lui voleva darle. Per molto tempo, era stato abituato a donne che volevano qualcosa da lui, anche se non sarebbero state capaci di definire cosa fosse.
Un pezzo del mio cuore. La mia anima.
Be, Alma Busch non era una di queste donne. Chiaramente, non aveva mai sentito nominare Joshua Seigl, come non aveva mai sentito nominare Virgilio. Che sollievo!
Come avrebbero disapprovato amici e conoscenti di Seigl: aveva assunto unassistente che conosceva appena linglese, figuriamoci il latino. Non sapeva usare il computer ed era sicuramente una dattilografa mediocre. La sua voce era rozza, non impostata, eppure le avrebbe affidato il compito di rispondere al telefono.
Questa non era la prima stranezza che Seigl faceva, suppose. Agli occhi degli altri.
Be, non erano affari loro, maledizione.
Quello che le mancava in intelligenza e preparazione, Alma Busch lo compensava con il calore, la generosit. Seigl lo percepiva.
Riprese in mano il suo lavoro dal punto in cui si era interrotto. Era sua abitudine scrivere a mano, cancellando con una linea la maggior parte delle frasi. Dopo anni di lavoro febbrile alternato a periodi di inattivit e numerose bozze, era arrivato solo al secondo canto dellEneide. La visita allAde era ancora lungi dal venire. Tuttavia ora si sentiva ottimista. Euforico! Mentre la sua assistente sgobbava nel suo studio smistando i detriti della sua vita sprecata, lui stava ricominciando da capo in una stanza dalle finestre alte e strette che si aprivano su un cielo bianco, terso come una tela immacolata. Si sarebbe immerso nella fatica sacerdotale della traduzione. Avrebbe subordinato il suo dubbio genio a un poeta di genio. Quanto equilibrio cera nel latino di Virgilio! Che precisione! Persino nel racconto da incubo della morte di Laocoonte e dei suoi sciagurati figli, che sottigliezza di linguaggio!
Due serpenti, venendo da Tenedo per lalta acqua tranquilla, si levano sulloceano con spire immense e savviano insieme verso la spiaggia.
Alle diciotto in punto arriv un taxi per portare via Alma Busch.
Domani alle dieci, Alma. Ti aspetto. Buonanotte!
Aveva acceso le luci davanti alla casa. Dal gradino dinanzi al portone dingresso osserv la sua assistente, i capelli color paglia agitati dal vento, che scendeva i diciannove gradini di pietra fino alla strada. Arrivata al cancello di ferro battuto, Alma armeggi maldestramente con il chiavistello come aveva fatto quella mattina, ma riusc ad aprirlo e a richiuderlo dietro di s. Mentre saliva nella parte posteriore del taxi fermo ad aspettarla, lanci unocchiata furtiva in su, verso il suo alto e barbuto datore di lavoro che le faceva cenni di saluto con uno slancio tale che Alma si sent sollecitata a salutarlo a sua volta.
Seigl rientr. Era una persona che non si congedava mai da un ospite senza avvertire un certo sollievo. Solo! Che bello essere solo.
Tuttavia la casa sembrava gi vuota, molto tranquilla.
Aveva visto a malapena la sua assistente durante il giorno. Si erano evitati a vicenda. Solo qualche volta Seigl aveva sentito i passi di Alma, in cucina e sulle scale fino alla stanza per gli ospiti, dove aveva usato il bagno, ma non si era trattenuta oltre. Seigl aveva consumato il pasto che Alma gli aveva preparato, in sala da pranzo, dove aveva sparso i fogli con il suo lavoro di traduzione, e Alma aveva mangiato frettolosamente in cucina, mettendoci non pi di dieci minuti. Non cera stata nessuna possibilit che Seigl le chiedesse di unirsi a lui in sala da pranzo.
Mai, si sarebbe raccomandata la madre di Seigl. Se lo fai, te ne pentirai.
Be, lui non lavrebbe fatto. Lo sapeva benissimo.
Alma aveva lavorato diligentemente per ore separando, ammucchiando, archiviando lettere. Seigl era soddisfatto del fatto che la sua assistente avesse lavorato sodo, bench con lentezza. Intorno alle quattro del pomeriggio, irrequieto, era andato a mettersi fuori dal suo studio, che aveva ancora la porta socchiusa come laveva lasciata, dove aveva osservato Alma, cos assorta nel suo lavoro da non accorgersi di lui. Era una cosa del tutto innocente, Seigl non la stava spiando! Se Alma avesse alzato lo sguardo, Seigl sarebbe entrato nella stanza come niente fosse, come se questa fosse stata fin dallinizio la sua intenzione, ma lei non aveva alzato lo sguardo. Si era tolta le scarpe e stava con le sole calze ai piedi, che erano dei piedi larghi, tozzi, piuttosto sgraziati, malgrado le caviglie fossero sottili. I capelli le cadevano continuamente sul viso e lei se li scostava ripetutamente. Seigl fu commosso dalla devozione della sua assistente: dallespressione assorta, leggermente sofferente, di Alma, si sarebbe pensato che stesse facendo dei calcoli, non del comune lavoro di ufficio.
O forse era una vergine del tempio, al servizio di una divinit?
Seigl decise di pagare Alma in contanti per questo primo giorno intero. Otto ore nelle quali aveva praticamente lavorato ogni minuto. Oh, se era tentato di strapagarla! Per senso di colpa e ansia, Karl Seigl aveva spesso pagato alcuni dei suoi dipendenti pi del dovuto. Aveva dato mance eccessivamente abbondanti. (In maniera compulsiva, lo accusava la madre di Seigl.)
Ma non sarebbe stata una buona idea, Seigl lo sapeva. Pagare troppo, come lasciare mance troppo generose, invia un segnale ambiguo. I dipendenti sono pi a loro agio quando sono ben pagati e ricevono il pagamento che si aspettano, mance e bonus li rendono ansiosi perch poi ogni volta si aspettano di pi.
Dopo che Alma se ne fu andata, Seigl cerc di tornare alla traduzione di Virgilio ma si scopr troppo irrequieto. Vag nel suo studio, dove cera un leggero profumo di Alma: un odore di lievito, corposo. E quellodore acre che (suppose lui) veniva dai suoi capelli... Fu sopraffatto da una tardiva curiosit per i disegni che la ragazza aveva sul viso, sulle mani e sugli avambracci.
Voglie? Cicatrici da ustioni? Tatuaggi?(Ma che tatuaggi grossolani, rozzi!)
Un giorno, forse, Seigl avrebbe indagato.
Per curiosit, non per sospetto, perch Seigl non era un uomo sospettoso, and anche al piano di sotto, nella stanza degli ospiti. Anche qui cera il profumo di Alma. Seigl era stato colpito da una sorta di orgoglio familiare quando aveva mostrato questa stanza ad Alma e lei ne era rimasta impressionata. Nel suo modo impacciato e incerto aveva mormorato qualcosa che suonava come Oh, signor Seigl, questa stanza  cos... bella.
La suite per gli ospiti, come la casa che Seigl aveva ereditato dai suoi parenti, gli Steadman, con i suoi mobili costosi ancorch scoloriti, era stata per molto tempo di scarso interesse per lui. La casa di uno scrittore  laddove pu lavorare. Dove non pu, non c una casa. Come scrittore, Seigl era stato molto pi produttivo in piccoli, scomodi appartamenti a Roma, Parigi, Londra, da giovane. Le cose materiali gli facevano poca impressione, tranne che come responsabilit. Poteva quasi capire Ludwig Wittgenstein, che aveva ceduto la sua fortuna, lequivalente di milioni di dollari, ai suoi fratelli e sorelle.
Seigl not delle pieghe sul copriletto di satin. Alma doveva essersi seduta l, appoggiandovi tutto il suo peso. Forse era stanca, dopotutto. Cera limpronta ben visibile delle sue natiche, e i palmi aperti delle mani.
Seigl riusciva quasi a sentirla respirare.
Pi tardi, nel corso della serata, nel corridoio al piano di sopra, Seigl avrebbe rinvenuto la sciarpa di Alma sul pavimento. Doveva esserle scivolata dal collo quando aveva frettolosamente lasciato la casa. Il taxi era arrivato presto, verso le diciotto meno cinque, il conducente aveva dato un colpetto di clacson. Alma si era preoccupata che il taxi potesse andarsene senza di lei, bench Seigl le avesse assicurato che questo era poco probabile. Il tassista  venuto a prendere te, Alma. Perch dovrebbe andarsene senza di te? Seigl era perplesso, ma Alma continuava ad affrettarsi, abbottonandosi velocemente il soprabito, scendendo gli scalini di pietra come smaniosa di fuggire.
Seigl si port al naso la lunga sciarpa stretta e leggera, fatta di strati di un economico tessuto rosa sottile a ragnatela, per annusarla. Qualsiasi profumo fosse, era quello di Alma.
...
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...
3.
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...
Era innamorata, doveva esserlo. Cristo se conosceva i sintomi.
Avere voglia di morire. Come quando si cerca di liberarsi dal vizio della droga: graffiare, urlare, vomitarti le budella. E loro entrano e ti lavano, lavano via il vomito e la merda gi per un buco di scolo nel pavimento di cemento, e tu sei sdraiata l, nuda, come carne parzialmente macellata.
Lui aveva quelleffetto su di lei, le era entrato sotto la pelle. Conosceva i sintomi.
Aveva voglia di dire: Vedi? Ora ho una nuova vita, ho un lavoro. Ho un posto dove andare. Dove sono trattata con rispetto. Sono pagata molto bene.
Aveva voglia di dire: Non ho bisogno di te. Vedi?
Ma era innamorata, e aveva voglia di morire. Di gridare, graffiare, strappare via la gola di lui con i suoi denti. Non la toccava da molti giorni: cerc di contarli sulle dita e rinunci. Immaginando di dare fuoco a entrambi versando della benzina e facendo cadere un fiammifero acceso, come una volta, quando era piccola, aveva visto fare a dei ragazzi che avevano dato fuoco a un cane randagio sporco di fango che zoppicava; e, come i ragazzi, lei avrebbe strillato dal ridere alle sue ridicole smorfie di dolore nel momento della morte. Ti piace adesso? Ti piace? Sarebbe morta lei stessa, pur di vedere Dmitri Meatte bruciare vivo.
Perch lui laveva venduta pi di una volta e tradita.
Perch lui laveva buttata fuori visto che non gli serviva pi.
Perch lui non era uno che perdona.
Avrebbe dovuto implorarlo. Avrebbe dovuto baciargli i piedi. Ma lui non lavrebbe permesso, lavrebbe buttata fuori. (Come aveva fatto.)
Non le avrebbe permesso di succhiargli il suo prezioso cazzo e neanche di toccarlo come prima. Come prima gli piaceva, oh certo che gli piaceva! E le diceva che lei era la sua bellissima bambolona Alma.
Anche se lei non era una bambola. Sorrideva a questo pensiero!
Lei desiderava dirgli che neanche lei aveva pi bisogno di lui. Ma la supplica le era salita in gola: Dmitri, possiamo parlare? Non mandarmi via, ti prego, fammi entrare, Dmitri fammi entrare, ti amo, ti amo ti amo ti amo Dmitri e lui laveva schiaffeggiata proibendole di pronunciare il suo nome, come se la sua stessa bocca lo insudiciasse.
E ora era tornata, e lui era disgustato mentre le diceva chi diavolo ti vuole, non ti ho detto, troia, di sparire? Ma lei aveva ragione di credere che anche a lui piacesse che lei tornasse strisciando: la prova della devozione della Ragazza Tatuata al suo amante davanti agli occhi degli amici eccitati da lei e impressionati. Quella  la ragazza di Dmitri, Alma. Quella con i tatuaggi.
Quante notti erano passate da quando laveva sbattuta fuori? Lei aveva cominciato a lavorare al Book Seller, lui era furioso, pieno di rancore. Le aveva sbattuto la porta in faccia. Laveva aperta, e aveva lanciato le sue cose gi per le scale. Lei aveva dormito nella sua macchina, sul sedile posteriore, avvolta in una coperta sudicia, piangendo fino a addormentarsi incurante del freddo. Dimostrandogli la sua devozione. Il suo cervello sveglio a causa del crystal meth. Poteva essere anche veleno per scarafaggi, quello che lui le dava. Ti amo Dmitri non mandarmi via, vedi? Io mi fido di te.
Gli uomini erano impressionati dalla devozione, dalla lealt. Un uomo pu essere crudele, ma se gli dimostri la tua fiducia si addolcir.
Quante volte laveva visto. Nella sua stessa famiglia laveva visto.
Crystal meth. Ice. Il suo cervello non era mai stato cos vivo e sveglio!
Ma da lontano si vedeva raggomitolata nella coperta con le spalle curve, abbracciata a se stessa, il viso bianco come pasta di pane e la bocca molle e brutta, stupida troia laveva chiamata lui, chi ti vuole? Chi ha bisogno di te? Non te lho detto, stupida troia, che questo  un avvertimento? Ma aveva solo alzato il pugno per colpirla, non laveva picchiata, erano solo parole.
Quindi aveva motivo di pensare che ci fosse ancora speranza. Negli occhi di Dmitri, nel suo furore che significava che ci teneva a lei, cera il collegamento tra loro due.
Ecco cosa aveva fatto per provocarlo: si era liberata di lui per andare a lavorare nella libreria per quelluomo, Scanlon, e adesso stava lavorando per Seigl, lebreo con la barba e il bastone. E non avrebbe guadagnato i soldi che lui voleva farle guadagnare.
Ad Akron Valley non cerano ebrei, neanche uno.
Nessun ebreo avrebbe vissuto in un posto simile, solo spazzatura bianca emarginata, no?
Se risalivi abbastanza indietro, non ai nomi che cerano sulle miniere ma a chi realmente le possedeva, erano le banche: la cospirazione intemazionale dei banchieri ebrei. Scopriresti che i proprietari sono ebrei. Non aveva avuto bisogno che Dmitri Meatte le parlasse degli ebrei.
Come si fa a saperlo? Be, lo si sa. Aveva ventisette anni, non era una bambina. Sono cose che sai come sai che la terra  rotonda, il sole  nel cielo e gira nel buio dello spazio in uno strano cerchio allungato causando lalternarsi delle stagioni, con linverno che dura pi a lungo ai poli e lestate che  pi lunga allequatore.
Nessuna di queste cose le puoi osservare con i tuoi occhi, ma le sai. Anche se nessuno te lha detto a scuola (e lei non ricordava se gliele avessero dette a scuola: aveva perso cos tanti giorni di lezione), lo sai. Fa parte di ci che si sa e basta.  come laria che respiri, quella avvelenata che sale in pennacchi di fumo bianco dalla terra squarciata e dalle miniere che bruciano nel profondo di essa. Cerano battute alla radio, spiritosaggini su Akron Valley: Fuoco Infernale, Pennsylvania. Ma la gente ci viveva perch era casa loro. Akron  il posto in cui vivo avrebbe detto (anche se non era proprio vero: non ci tornava da anni e non era la benvenuta laggi), facendo sorridere la gente. Perch agli uomini piace sorridere, e agli uomini piace ridere.
Un ebreo  un essere da disprezzare, aveva detto suo nonno facendo una smorfia col viso che sembrava bruciato per sputare, e Alma aveva chiesto: Perch? E lui aveva risposto: Perch sono maledetti da Dio e dalluomo, e Alma aveva chiesto di nuovo: Perch? Perch desiderava sinceramente saperlo, e suo nonno aveva risposto vago ma arrabbiato: Gli ebrei hanno ucciso Cristo. Giuda ha ucciso Cristo ed era un ebreo. E cos, in cuor suo, si era ripromessa di essere contro lebreo, anche se lui era stato gentile con lei e non laveva toccata, neanche i capelli le aveva toccato, ed era raro che gli uomini non vi passassero in mezzo le loro sporche dita; il signor Seigl non laveva toccata anche se Alma aveva visto posarsi su di lei i suoi strani occhi luccicanti come palline di vetro. E quei deboli tremori alle mani che aveva cercato di nascondere.
E lui che stava fuori dalla porta a osservarla. Era sembrato un sacco di tempo, ma forse non erano stati pi di due o tre minuti. Stava controllando che stesse lavorando sodo? O stava solo guardando lei?
Suo nonno aveva detto:  scritto nella Bibbia, tutto quello che hai bisogno di sapere. Sugli ebrei e su tutto il resto.
Alma aveva pensato: Un ebreo non  diverso da chiunque altro, tranne forse per caso. Come nascere ad Akron Valley e non a trenta chilometri di distanza a Erie, o a Pittsburgh. O in Polonia, o in Arabia Saudita. Era un pensiero che fece breccia in lei, ma non sapeva con chi condividerlo, certamente non con il nonno scorbutico che comunque era mezzo cieco, entrambi gli occhi ricoperti da uno strato lattiginoso.
Adesso, per farsi amare ancora da Dmitri, che era imbronciato, scontroso e disgustato dal suo amore, faceva come quando alle superiori cercava di farsi amare da ragazzi che erano usciti con lei una, due, tre volte e poi lavevano scaricata dicendo cose strane e crudeli che si rincorrevano nella sua testa: diceva qualsiasi cosa per catturare la loro attenzione fugace. E ora diceva a Dmitri: Indovina? Ha detto di avere una qualche malattia. Problema medico ha detto. Questo bastone che ha....
Dmitri rise crudelmente: Magari ha lAIDS. Ha succhiato troppi cazzi.
Per Dmitri si accigli sentendo le informazioni di Alma. Lei lo sapeva, il signor Seigl era uno dei clienti preferiti di Dmitri al Caf. Dmitri diventava furioso se lo serviva un altro cameriere. Lebreo lasciava grosse mance, era un omone simpatico, contrariamente a quello che si era portati a pensare della sua razza, ma forse era proprio questo il punto. Era una qualche specie di messinscena.
Hai visto? Mi ha pagato la giornata. In contanti.
La sua mano tremava, protesa in fuori perch Dmitri vedesse. Prendesse.
Le banconote le aveva contate sul taxi. Biglietti da cinquanta, da venti dollari. Aveva riso di gioia infantile. Seigl le aveva dato del denaro proprio dopo il primo giorno di lavoro. Il primo giorno della settimana.
Dmitri scroll le spalle. Aveva gli occhi socchiusi come quelli di un serpente, ma stava guardando, adesso lei aveva tutta la sua attenzione.
Perch me lo dici? Che diavolo me ne importa?
Sentendo la propria voce supplicare, Alma disse: Ma  per te, amore, sai? Voglio che li prenda tu.
Sono solo stupidi spiccioli.
Dmitri le strapp di mano le banconote. Il suo bel viso lungo pulsava di risentimento. La Ragazza Tatuata era una sua propriet da vendere sullaltra sponda del fiume e gli era sfuggita.
Cont distrattamente le banconote. Tolse due biglietti da venti da lanciare ad Alma e intasc il resto. Cera una certa spavalderia nei suoi gesti, a beneficio dei suoi amici, uno dei quali era un ex spacciatore di Attica dalla coda di cavallo grigia, ora in libert condizionata, che cercava di ritornare sulla retta via e sperava di sfondare nel ramo dei ristoratori, come Dmitri.
Vedendo questo, avvertendo un cambiamento dumore, Alma si rallegr pensando che Dmitri lamasse ancora o comunque le avrebbe permesso di passare l la notte. E lei avrebbe fatto la brava con i suoi amici, questo era chiaro.
Avvicinandosi a lui ora con viso radioso e sexy come una grossa gatta sensuale, fin dove stava lui, sdraiato sul divano a fumare uno spinello.
Uno dei suoi puzzolenti spinelli marocchini, come li chiamava lui.
Con la sua voce roca e supplichevole, Alma disse: Sai che potrei fare, amore?.
Dmitri fece spallucce, espirando il fumo.
Potrei fare in modo di piacergli. Allebreo, dico.
Cazzate.
Potrei farcela! Lo so che potrei.
Tesoro, non sei il suo tipo.
Qual  il suo tipo?
Non ti scoperebbe neanche.
Perch no? Qual  il suo tipo?
Una donna di classe. Con i soldi.
Unebrea? Pensi che si scoperebbe solo unebrea?
Alma sput fuori la parola ebrea. Era una parola che non aveva mai pronunciato in vita sua.
Dmitri e i suoi amici risero, la Ragazza Tatuata si era improvvisamente infuriata.
No disse Dmitri. Ma dovrebbe avere classe. Non si farebbe qualcuno di un livello pi basso del suo.
Posso fare in modo di piacergli. Posso fare in modo di piacere a ogni uomo.
Aveva voglia di dire:  dispiaciuto per me.  quello su cui posso giocare.
Gli uomini risero di questo. Non per deriderla ma, volle pensare Alma, in segno di apprezzamento. Dmitri le permise di prendere la sua mano, di portarsi lo spinello alle labbra. Aspir profondamente, e trattenne il fumo. Sorrise al pensiero che esso si diffondeva nel suo cervello, nel suo sangue. Una sensazione dolcissima, come lamore.
Alma continu: Vedi, posso fare in modo che si fidi di me. Adesso si fida di me e non mi conosce neanche.  brillante ma stupido. Potrei rubare delle cose in casa sua e non se ne accorgerebbe mai.
Improvvisamente le fu chiaro tutto quello che poteva realizzare.
Con tono derisorio, Dmitri disse: Diavolo, ti prenderebbe. Seigl  un ebreo, ha gli occhi anche dietro alla testa.
Forse quando si tratta di altre persone. Ma non con Alma.
Alma frug nella sua tracolla per cercare qualcosa che aveva portato per Dmitri. Piegato e infilato nella sua borsa, e come faceva Seigl a sapere che non cera pi? Mai lavrebbe scoperto.
Dmitri glielo strapp di mano e lo apr.
Egregio sig. Joshua Seigl,
Grazie.
Le ombre  un libro bello e terribile. I parenti di mia madre sono morti a Treblinka. Lei ha raccontato la loro storia, anche se non li ha mai conosciuti. Ha toccato i nostri cuori. Questi ricordi appartengono a tutti noi.
Disgustato, Dmitri disse: Ebrei! Ancora ebrei. Sempre le solite cazzate da ebrei.  roba vecchia. Accartocci il foglietto e lo gett a terra.
Alma si lecc le labbra secche. Con aria furba, disse: Era solo per farti vedere. Ha un sacco di cose che non sa nemmeno di avere.
...
.
...
4.
...
.
...
Allinizio di dicembre, arriv la telefonata che Seigl aspettava con timore da settimane. Lintima, accusatoria, quasi isterica voce di sua sorella nellorecchio. Joshua! Devi forse dirmi qualcosa?
Queste furono le prime parole di Jet. Non ciao, non come stai?, non ti disturbo?. Seigl si maled per aver risposto al telefono quando lo aveva sentito squillare. Stava aspettando una telefonata dallo studio del suo neurologo.
Jet, sei tu?
E chi se no! Chi se non tua sorella? Tua sorella, che tu hai bandito dalla tua vita per... senso di colpa? Vergogna?
Seigl chiuse gli occhi. Si sentiva gi pulsare le tempie.
Rabbia da steroidi: adesso lavrebbe colpito.
Jet senza dubbio chiamava da Palm Beach, Florida. Pi di milleseicento chilometri di distanza, eppure Seigl avrebbe giurato che la donna fosse seduta accanto a lui e gli stesse graffiando il braccio con le unghie.
Come quando da ragazza, seminuda (in mutandine e reggiseno, con una camicia sbottonata che penzolava aperta), si era aggrappata a lui, gli aveva sussurrato nellorecchio e aveva osato pavoneggiarsi sulla porta della sua stanza, che lui avrebbe voluto chiuderle in faccia.
Josh? Non osare riattaccare! Ho bisogno di saperlo. Devi dirmi qualcosa?
Seigl cerc di parlare con calma. Maledizione, non si sarebbe certo fatto trascinare in una lite con la sorella in un momento simile. (Mezzogiorno. Una luce fredda che invadeva la sala da pranzo dove Seigl stava lavorando con libri e fogli sparsi dappertutto davanti a lui. Come si sentiva bene, beato nel suo lento tradurre ostinato mentre in unaltra parte della casa la sua dolce assistente Alma Busch lavorava per rimettere ordine nella sua vita!)
Dirti qualcosa?... Questo  un modo insolitamente aggressivo per iniziare una conversazione, persino per te, Jet, no?
Ecco fatto. Seigl era riuscito a parlare con freddezza, sebbene sotto costrizione.
Era il suo tono ufficiale, di quando ascoltava le domande del pubblico dopo una lettura o una conferenza. Educato, ma senza dare spago a nessuna provocazione.
Ma Jet aveva immediatamente risposto al fuoco. Anche lei era veloce con le battute fulminanti, allenata da una vita di liti accanite e botta e risposta.
Ah, s? Il tuo stile  pi passivo-aggressivo, eh? Quella strategia cos amata dai brillanti maschi nevrotici.
Seigl sospir. Non si sarebbe difeso. La sua bocca si contorceva dolcemente nellimitazione del suo defunto padre.
Jet parl velocemente, piena di collera. Oh, se era arrabbiata con lui: e aveva ragione di essere arrabbiata. Seigl riusciva quasi a vedere gli occhi dorati da basilisco della sorella. La follia che splendeva come fiamma liquida in quegli occhi. Tuttavia la sua bocca scolpita in unespressione compassata era controllata, o persino rigida. Si sarebbe mantenuta tesa ed eretta come un cobra che si prepara ad attaccare. Non riesco a dormire dalla preoccupazione, cercando di capire perch non mi hai chiamato, Joshua. Perch sei stato cos freddo. Forse per una storia damore? Ho pensato: Unaltra delle futili storie di Joshua, con donne dagli occhi sognanti che poi abbandona in mezzo alla strada, come bottiglie gettate via. Ti ho sognato, come so che tu sai. Ma adesso ho saputo da... Jet fece il nome di unanziana parente che abitava a Rochester, difficilmente linformatore che Seigl avrebbe potuto immaginare ... che sei in una situazione demergenza. Hai bisogno daiuto, ed  meglio che prenda un aereo e venga a stare con te.
Il cuore di Seigl si ferm. Maledizione.
Tutto quello che aveva temuto per settimane, Jet glielo stava versando nellorecchio come piombo fuso.
Una situazione di emergenza? Jet, che diavolo...?
Penso che tu lo sappia.
Direi di no...
Sentendosi colpevole, Seigl pens: la mia malattia.
No: doveva essere Alma.
Con sconforto di Seigl, la notizia della sua assistente, inaspettatamente giovane, si era diffusa per tutta Carmel Heights. Seigl sapeva  dal momento che alcuni di questi volgari commenti erano giunti fino a lui  che Scanlon, infuriato perch Seigl gli aveva rubato Alma, lo raccontava ai clienti del suo negozio con unaria di incredulit e rimprovero. Stupida ma sexy. Niente cervello ma un gran bel corpo. Francamente sono deluso da Seigl. Mi aspettavo di meglio da quelluomo. Alcuni degli amici di Seigl, chiamandolo per altri motivi, avevano fatto delle allusioni alla sua nuova assistente e avevano chiesto del suo nuovo progetto calcandoci sopra con particolare enfasi. Esisteva un mito di Seigl come un dongiovanni in scala ridotta, perch sembrava proprio che tutte le donne si innamorassero di lui, e adesso questi commenti lo imbarazzavano ed esasperavano, e poteva solo farfugliare che non cera nulla di vero in voci cos ridicole, e riattaccare il ricevitore. Seigl non sopportava che la gente parlasse dietro le sue spalle, e affrontava quella seccatura come affrontava la maggior parte delle situazioni difficili: scacciando il pensiero dalla sua mente.
Aveva telefonato persino Sondra Blumenthal, in maniera del tutto innocente, informandosi del progresso di Seigl con Virgilio.
Con il tono pi asciutto possibile, Seigl disse alla sorella: Jet, qui non c nemmeno lombra di un problema. Fino a ora  stata una mattinata tranquilla. Sto lavorando al secondo canto de\\Eneide. Ho trentotto anni, non diciotto. La mia vita privata sono affari miei. Ti assicuro che non  mia abitudine lasciare le donne in mezzo alla strada come bottiglie rotte, pi di quanto non lo sia lasciare bottiglie rotte in mezzo alla strada. E non  veramente il momento ideale per venire a trovarmi. Intanto vedeva con curiosit che la mano sinistra gli tremava come se fosse percorsa da minuscole scariche elettriche.
Con un tono improvvisamente supplichevole, Jet rispose: Ma potrei aiutarti, Joshua. Potrei mettermi al tuo sevizio per il bene della famiglia.
Seigl digrign i denti. La famiglia! Ecco la vecchia tattica del ricatto, vecchia come il Tempo. E comera perverso che sua sorella, che si era comportata in maniera egoista per la maggior parte della sua vita, adesso dovesse avanzare queste richieste.
Seigl disse:  molto gentile da parte tua, Jet. Hai gi fatto questofferta in passato. Mio fratello il genio della letteratura. Quando uscir il secondo grande romanzo? Tutto il mondo lo sta aspettando! Ma anche tu hai la tua vita e le tue responsabilit.
Era davvero cos? Seigl aveva da tempo rinunciato a interessarsi della melodrammatica vita privata della sorella.
Tutto quello di cui era ragionevolmente certo era che non aveva sposato un miliardario americano di origine cubana con cui era stata fidanzata, o quasi-fidanzata per diversi anni, e che ora viveva in una sontuosa residenza a Palm Beach con unanziana parente, una ricca vedova per cui Jet era una specie di dama di compagnia.
Be, forse Seigl non era sicuro neanche di questo. Con Jet, non si poteva mai sapere.
Lei disse: Joshua, no. Nulla nella mia vita ha pi importanza di te. Sei Joshua Moses Seigl. Nostra madre mi ha fatto promettere... voglio dire, lho promesso volontariamente a nostra madre. Abbiamo avuto le nostre incomprensioni, Josh, ma sei il mio unico fratello, sei lunica persona al mondo di cui mi importi veramente, in realt. Sei stato critico nei confronti della mia vita, lo so, anchio sono critica nei confronti della mia vita, ma le terapie che ho seguito mi hanno insegnato a confrontarmi con la verit, per quanto dolorosa, e questo  tutto quello che so, io mi fido di te. In particolare da....
Dalla morte dei loro genitori, stava per dire Jet. Seigl lo sapeva.
Era proprio questo il punto debole su cui sua sorella faceva leva: il suo senso di colpa.
Perch Seigl non era stato capace di soffrire molto per i suoi genitori. Non come ci si aspetterebbe da un figlio normale. N era stato tanto ipocrita da fingere. Mentre Jet, un tempo Mary Beth, che aveva affrettato gli attacchi di cuore di entrambi i genitori, era stata devastata dalla morte del padre, e quando era morta anche la madre era sprofondata in una grave depressione con pensieri suicidi; un dolore esibito che aveva richiesto un breve periodo di ricovero in ospedale e visite prolungate ai parenti ma che tuttavia doveva essere stato sincero, o almeno cos voleva credere Seigl. Perch anche i narcisisti soffrono, anzi forse i narcisisti soffrono pi profondamente, per la perdita di coloro che esistevano per amarli e per riflettere la loro esagerata autostima.
Seigl sentiva spesso la mancanza dei suoi genitori. Soprattutto di suo padre. Li aveva amati entrambi. Specialmente il reticente, misterioso Karl Seigl, che da bambino era stato mandato nel Nuovo Mondo per sfuggire al Vecchio Mondo, ma che durante il viaggio sembrava aver perso la sua infanzia, come aveva perso la sua famiglia, per la quale non ci poteva essere nessun risarcimento. Ma Seigl, che aveva lindole dello stoico, non poteva sfuggire alla convinzione che quando gli anziani genitori muoiono di morte naturale dopo lunghe malattie, nessuno ha motivo di pensare che sia stata commessa uningiustizia.
Karl Seigl aveva molto insistito su questo punto durante le ultime settimane del suo declino. Era quasi sembrato felice. Vivere fino a ottantun anni, un miracolo. Il dono stesso della vita.
Tuttavia, Seigl si sentiva spesso in colpa. Avrebbe dovuto piangere di pi: avrebbe dovuto rendere pi felici i genitori mentre erano in vita.
Jet disse: Glielo devi, Joshua. Lo devi a tutti noi.  il tuo lascito. Il nostro futuro. Verr ad aiutarti, sei troppo orgoglioso per ammettere quanto tu sia debole, quanto tu abbia bisogno di aiuto.
Il cobra che colpiva nel suo modo infallibile. Seigl era disorientato.
Jet, per favore. Questo  molto irritante.  un ricatto emotivo, e io mi rifiuto di essere ricattato da te. Mi rifiuto...
Quello che non riesci ad accettare, Joshua,  il fatto che tua sorella ti voglia bene. Oggi sono lunica persona al mondo che ti voglia bene. Forse puoi illudere te stesso, le donne sono attratte da te, molto probabilmente hai una donna adesso, o delle donne, delle patetiche dottorande che sbavano dietro Joshua Seigl, mentre i loro stessi mariti le hanno lasciate molto tempo fa per donne pi giovani, ma queste relazioni non vanno da nessuna parte, come io so molto bene. Jet fece una pausa, riprendendo fiato per lultimo verso della sua aria. Il mio aereo da Miami atterra domani alle tredici e otto.
Prima che Seigl potesse emettere un urlo di protesta, Jet riattacc.
Signor Seigl?
Alma stava sulla porta, esitante.
Seigl era seduto con la testa tra le mani. Si sentiva le spalle enormi, con i muscoli contratti per la rabbia. Da quanto tempo stava l, chino in avanti sul tavolo della sala da pranzo dopo che Jet aveva riattaccato, cercando di pensare a che cosa avrebbe fatto, a come avrebbe affrontato questa invasione, Seigl non avrebbe saputo dirlo.
Qualcuno stava parlando con una voce stridula e soffocata. Alz lo sguardo, accigliandosi. Era la sua assistente Alma Busch che lo informava che aveva preparato il pranzo...
Grazie a Dio, Seigl non aveva ancora chiesto ad Alma di rispondere lei al telefono. La collisione tra Jet e Alma era troppo dolorosa da immaginare.
Non per me, Alma. Grazie. Ma per favore, fermati tu per pranzo, hai lavorato per ore. Seigl si alz in piedi. Non si sentiva pi cos beato. Alcuni dei suoi fogli scarabocchiati erano caduti a terra, ma era troppo faticoso recuperarli. Senza spiegazioni, barcoll via dalla sala da pranzo lasciando la sua assistente a guardarlo perplessa.
Ecco che cosa avrebbe fatto: avrebbe richiamato Jet e le avrebbe ordinato di disdire il volo.
Maledizione, non le avrebbe certo permesso di interferire con la sua vita proprio quando, finalmente, andava cos bene.
Il giorno seguente, Seigl stava andando allaeroporto a prendere sua sorella. Aveva detto tredici e otto?
In qualche modo, durante la notte, con la bocca secca e i suoi estenuanti sensi di colpa, ansia ed eccitazione, Seigl doveva aver cambiato idea.
Era proprio da lui: dannazione!
Ripensandoci, si era commosso per la preoccupazione di Jet. Vero, sua sorella era morbosamente possessiva nei suoi confronti, come del resto lo era stata, in modo intermittente, per tutta la sua vita, nei confronti di molte altre persone, soprattutto uomini. Uno dei suoi amanti non era forse stato cos disperato, anni prima, da scappare da lei? Da fuggire a... Tangeri? (Dovera morto in circostanze misteriose, pugnalato a morte in un affare di droga finito male.) Ma probabilmente Jet aveva ragione. Sono lunica persona al mondo che ti voglia bene.
Questo commento era vagamente offensivo, ma era da Jet offendere anche quando intendeva adulare.
Seigl lo cap: improvvisamente, la vita stava lasciando indietro sua sorella. Aveva avuto delle relazioni ma non si era mai sposata, e non aveva figli. Era sempre stata giovane, ora era una donna di mezza et. Era sempre stata viziata, vanitosa, seducente, di una bellezza straordinaria, carismatica. Durante ladolescenza, era stata considerata pi intelligente di Joshua, solo un po troppo irrequieta e incostante per andare bene a scuola. E aveva frequentato diverse scuole, tutti costosi collegi privati in cui si era messa nei guai, e aveva messo nei guai altre persone. Molte pi volte di quante Seigl riuscisse a ricordare, Jet era stata profondamente  tragicamente?  innamorata. Cera sempre stato qualcosa che non andava nei suoi fidanzati. La amavano troppo o troppo poco, erano lunatici e inaffidabili quanto lei o mortalmente noiosi e prevedibi
li. Erano sposati e non volevano lasciare le proprie famiglie, o erano sposati ed eccessivamente impazienti di lasciare le proprie famiglie. Almeno uno soffriva di una malattia cronica. (Seigl ora si chiese se fosse stata, come un cattivo presagio, una malattia neurologica.) Uno avrebbe perfino picchiato e violentato la sorella quando lei aveva cercato di lasciarlo, obbligandola a colpirlo per autodifesa, pugnalandolo undici volte e infliggendogli ferite superficiali, non mortali; alla fine le accuse contro entrambe le parti erano cadute. (Questo allarmante incidente era avvenuto quando Jet aveva circa venticinque anni e viveva in un loft a Varick Street, a Manhattan, con il suo ragazzo, un cabarettista; Seigl stava girando lEuropa.) A parte il ragazzo che Jet aveva perseguitato fino a farlo fuggire a Tangeri, dove sarebbe morto, cera stato almeno un suicidio.
Seigl sorrise a disagio, pensando a queste vicende. Non era il tipo di persona che pensa ai problemi familiari o che si lascia coinvolgere molto. Uno scapolo per indole. Eppure cera quel legame tra lui e la sorella. Erano anime gemelle, aveva affermato Jet. Alcuni osservatori li avevano presi per gemelli, durante linfanzia: a dieci anni, Joshua era alto quanto Jet, che ne aveva due di pi; alcune delle caratteristiche del viso erano molto simili, cos come alcune alcuni modi di fare, e i capelli neri e morbidi. Ma Jet era poi diventata una bella ragazza dallaria imbronciata e sottile come un giunco, mentre Joshua era divenuto un ragazzo paffuto, buono e affabile, facilmente soggiogato dalla sorella. Nella prima adolescenza, Joshua sembrava gi una persona di mezza et, e ora, nella mezza et, sembrava infantile e ingenuo. Era ridicolo pensare che lui e Jet fossero anime gemelle, ancora di pi che fossero mai stati scambiati per gemelli.
... lunica persona al mondo che ti voglia bene.
Seigl pens, protestando: ma c Alma.
Cio, c la possibilit di Alma.
Lultima volta che era andato a prendere Jet allaeroporto era stato quasi sei anni prima, quando la loro madre era in ospedale, moribonda. Jet aveva appianato i contrasti con la madre, ma dopo il funerale aveva litigato aspramente con il fratello. Voleva rimanere con lui a Carmel Heights e vivere nella sua casa in veste di custode, padrona di casa, assistente letteraria, musa. Joshua, non puoi vivere da solo. Non pi di quanto avrebbe potuto pap: tu hai unanima tragica.
Allaeroporto Seigl parcheggi lautomobile in un parcheggio multipiano e arriv al terminal attraversando un ponte pedonale. A causa delle nuove disposizioni di sicurezza, non poteva aspettare Jet alluscita, ma nella zona del recupero bagagli; non avrebbe saputo che Seigl era venuto a prenderla, e avrebbe avuto qualche minuto per pentirsi del suo sfogo al telefono. Maledizione, non si sarebbe certo lasciato ricattare emotivamente dalla sorella, pens Seigl.
Nel terminal, in mezzo a cos tanti individui che camminavano velocemente, Seigl era consapevole di muoversi zoppicando leggermente, come se si fosse stirato un tendine. Con i suoi pantaloni sportivi beige, la giacca di velluto a coste, il berretto irlandese di tweed sui folti capelli disordinati, sembrava un ex atleta sulla quarantina, alto e con le spalle larghe, con un torso e cosce robusti e un atteggiamento attento e vigile. Fino a poco tempo prima, Seigl avrebbe camminato a grandi passi avanti e indietro lungo i passaggi pedonali, assorto nei suoi pensieri e indifferente agli altri; adesso invece stava attento a non andare addosso a nessuno, perch non poteva rischiare di essere urtato o ferito. Aveva lasciato il bastone in macchina. (Nel bagagliaio, non sul sedile posteriore, dove Jet lavrebbe visto.) Negli specchi e nelle superfici riflettenti dellatrio, vedeva di sfuggita la sua immagine, la barba irta, la pelle arrossata e gli occhi ardenti e infossati.
Non identificheresti una persona simile, pens Seigl, come malata di una misteriosa malattia neurologica.
Laereo da Miami era in ritardo di quaranta minuti. Seigl attese in apprensione. Sapeva che era assurdo, ma aveva cominciato a preoccuparsi per il volo. Se fosse successo qualcosa a Jet... Seigl sapeva che non avrebbe provato nessun sollievo. N si sarebbe sentito come quando erano morti i suoi genitori, persuaso che non fosse accaduto nulla di ingiusto o innaturale. Jet era ancora giovane, aveva solo quarantanni. Forse anche lei sperava di ricominciare da capo, come Seigl lo sperava per se stesso.
Alla fine laereo atterr senza incidenti. Seigl si rese conto che stava stringendo i pugni, sudando leggermente. Che gli succedeva? Era diventato un ammasso, unaccozzaglia di sintomi psicosomatici. Proprio lui, che veniva incoraggiato ad avere unopinione elevata di se stesso! Aspett ansiosamente mentre i passeggeri cominciavano a sciamare nella zona del ritiro bagagli. Jet aveva sicuramente viaggiato in prima classe e avrebbe dovuto essere tra i primi passeggeri ad apparire. Seigl stava cercando di preparare una difesa plausibile per la scelta della sua assistente, del perch aveva assunto qualcuno a malapena istruito... Si domand se poteva evitare che Jet incontrasse Alma.
O giustificare Alma come una donna delle pulizie...
Joshua.
Allinizio Seigl non riusc a individuare chi avesse pronunciato il suo nome. La voce di donna era bassa, gutturale, esaltata. La figura corse verso di lui uscendo da un folla di sconosciuti, con le braccia aperte, come un uccello predatore elegantemente vestito di nero, reclamandolo, abbracciandolo forte. La sua impressione confusa fu quella di una donna affascinante con occhiali da sole scuri e una cloche rosso ciliegia spinta gi fino alla fronte. Era Jet? Ma come poteva Jet, che era pi vecchia di lui, sembrare cos giovane?
Josh! Ti comporti come se non mi riconoscessi, me, tua sorella! Jet rise in maniera accusatoria, dando un bacio umido a Seigl, a lato della sua bocca impaurita.
Sapeva di cenere. Un odore di fumo di sigaretta nel suo alito.
Seigl farfugli: Jet, ciao. Hai un aspetto... fantastico!.
Le braccia di Jet attorno a Seigl erano inaspettata- mente forti. Gli premette la guancia calda contro il petto come se fosse caduta tra le sue braccia per sfuggire a una situazione di grave pericolo. Cera un pungente odore di profumo costoso. Jet si ritrasse e si tolse gli occhiali scuri con un gesto rapido. I suoi occhi erano misteriosamente uguali a quelli di Seigl anche se non cos scuri, luminosi come se fossero ricoperti da una pellicola bruno-dorata, e con le ciglia folte; naturalmente, Seigl si rese conto che si era passata il mascara sugli occhi, le ciglia erano separate e scure, ben delineate, come zampette di ragno. Il suo rossetto era di un rosso porpora che faceva pensare ai reazionari anni Quaranta, sexy, imbronciato e ironico. I capelli, sotto la cloche alla moda, erano stati tagliati e schiariti con eleganza, con delle mche biondo cenere. Il suo aspetto suggeriva un costume scelto con cura: strati di sottile cachemire scuro, guanti di capretto e scarpe con i tacchi a spillo che sembravano, al maschile occhio allarmato di Seigl, pericolosi come zoccoli di animale.
Con la sua voce rauca da fumatrice, Jet stava dicendo, meravigliata: Ma... hai laria di stare molto bene, Joshua. Sei venuto in macchina fino allaeroporto... da solo?.
Jet fiss Seigl, perplessa. In seguito, ricordando questo momento, Seigl si sarebbe chiesto se sua sorella non si fosse sentita ingannata, almeno un po.
Fu allora che Seigl cap: non era stata la questione della sua assistente a turbare cos tanto Jet, ma la questione della sua salute, dopotutto.
La sua salute! E credeva di aver custodito cos bene il suo segreto.
Seccato, Seigl disse che certo, era arrivato in aeroporto da solo, perch no? Non era malato. Non era storpio. Non aveva cercato di spiegarle al telefono che non cera nessuna emergenza nella sua vita?
Jet continu a fissarlo in modo inquisitorio. Frug meccanicamente nella sua borsa alla ricerca di un pacchetto di sigarette. S, ma  cos raro che tu dica tutta la verit, Josh. Sei come il personaggio enigmatico di una pice. Mi tocca leggere tra le righe, e sei cos parsimonioso con le tue battute.
Seigl dovette ammetterlo, questo poteva essere vero. Non mancava mai di stupirsi, quando si incontravano, che sua sorella fosse un giudice cos acuto del suo carattere, mentre sembrava, per una miriade di altri versi, cos cieca. Tuttavia immagin che per Jet valesse quello che valeva per molte donne contemporanee di un certo tipo, che imitavano immagini stilizzate ed esagerate di comportamento femminile nei media: non sapevi mai cosa fosse reale e cosa non lo fosse. Quando era stata unadolescente sessualmente precoce, verso la met degli anni Settanta, Jet aveva pi volte minacciato di fare violenza su di s e sugli altri, e i suoi genitori avevano dovuto agire presumendo che, s, Jet poteva parlare sul serio. (In collegio avrebbe tentato di suicidarsi ingoiando due dozzine di barbiturici innaffiati di vodka: cos tante pillole, cos tanta vodka che aveva vomitato tutto in pochi minuti.) Seigl aveva i suoi dubbi: aveva sempre creduto che Jet fosse troppo intelligente per pensare veramente la maggior parte di quello che diceva, ma poteva voler testare i limiti della credulit degli altri.
Fingeva le esagerazioni, listerismo. Ma un volto pu assumere i tratti della maschera che vi  calcata sopra.
Dai piedi di Seigl, che indossavano scarpe da ginnastica macchiate dallacqua, creando un notevole contrasto con le scarpe alla moda di lei, Jet spost il suo sguardo al suo viso, che era rosso dirritazione. Bruscamente disse: Mi hanno detto che adesso cammini con il bastone, come un vecchio.
Furioso, Seigl chiese: Chi te lha detto?.
In pochi secondi, sarebbe scoppiato un battibecco tra fratello e sorella. Perch non c nessun altro con cui si pu litigare in modo aspro, infame e assurdo, come con un fratello o una sorella.
Sono stata indotta a credere che tu avessi una qualche specie di problema sanitario, Joshua.  per questo che sono qui. Ho bisogno di vedere da me cosa sta succedendo. Hai visto un neurologo per degli esami, vero?
Seigl stava ancora soffrendo per losservazione sul bastone. Quel fottuto bastone! Con tono combattivo, disse: Sono affari miei.
Ma...  vero?
Jet gli afferr la mano, angosciata. Non sembrava che stesse fingendo, pareva sincera. Il suo sguardo preoccupato sfin Seigl: era la preoccupazione che lui non aveva voluto ammettere dentro di s.
Non ti permetter di interferire con la mia vita, Jet. Ti ho avvisata.
I bagagli del volo cominciarono a cadere sul nastro trasportatore. Jet indic le sue svariate valigie, per giunta pesanti, che Seigl recuper per lei. Sorrise: era tipico di sua sorella permettere a qualcun altro di fare qualcosa al posto suo, anche se sapeva che quel qualcun altro non stava bene.
Mentre lasciavano laeroporto, Seigl rimase in silenzio, seccato. Non prest molta attenzione a Jet che nel frattempo parlava rapidamente e con animazione della sua vita a Palm Beach e della sua insoddisfazione per la sua attuale situazione abitativa. Avrebbe voluto interromperla bruscamente per chiederle quanto tempo pensava di fermarsi a Carmel Heights, ma sapeva che non avrebbe ottenuto una risposta diretta. E molto probabilmente, Jet non lo sapeva. Non ancora, almeno. Le sue spedizioni erano per lo pi improvvisate.
Seigl dovette ammetterlo: sua sorella era una presenza vivace. Quel viso da medaglione, la pelle tesa e levigata che risplendeva di un ardente calore interno. Anche Seigl, trovandosi in posizioni di autorit, su un palcoscenico ad esempio, richiamava lattenzione, ma in questo luogo pubblico, sul passaggio pedonale, era Jet che gli estranei guardavano con interesse. Chi  quella? Un volto della tiv? Come se, per il fatto di avere un aspetto cos stravagante, Jet dovesse per forza essere una celebrit. Cera qualcosa di brutale eppure di innocente in lei, eri costretto ad ammirarla anche se la disapprovavi. Jet era stata quel tipo di bambina che stringe un animaletto domestico fino a ucciderlo e poi piange inconsolabile per la sua morte.
Seigl non era sicuro di voler bene a Jet. Era pi sicuro di temerla.
Jet che era emersa da Mary Beth quando aveva quindici anni. Insistendo che il nuovo nome era il suo vero nome, datole secoli prima, in unaltra vita, lebraico Jetimah.
Ovviamente, questa doveva essere una forma di pensiero magico o di pensiero metaforico.
Se fossi stato nei panni dei genitori preoccupati di una figlia simile, non avresti voluto credere che lo pensasse per davvero, perch avrebbe significato ammettere che tua figlia poteva essere pazza. Proprio negli anni del Ventesimo secolo, quando le distinzioni tra sanit e follia venivano incautamente, o addirittura allegramente, negate.
A ventun anni, Jet aveva legalmente cambiato il suo nome in Jetimah Steadman-Seigl. Cera stato un periodo in cui aveva provocatoriamente parlato di s come di unebrea. Le dava potere, affermava: il potere dellodio antiebraico rovesciato.
Seigl aveva chiesto alla sorella cosa fosse il potere dellodio antiebraico rovesciato e Jet aveva risposto sulla difensiva che coloro che ci odiano, ci odiano perch credono che noi siamo pericolosi in qualche modo. Quella pericolosit, o la possibilit che ci sia, ci fornisce un potere su di loro. E cos, nei confronti degli antisemiti, gli ebrei possiedono un potere.
Anche se, come ammetteva Jet con civetteria da ragazzina, non era realmente unebrea.
(Sia Joshua che Jet erano stati battezzati per volere della madre nella chiesa presbiteriana di Carmel Heights in cui, molti anni prima, era stata battezzata lei stessa. Il padre aveva sempre evitato largomento della religione come una persona che  quasi morta per unintossicazione alimentare evita il cibo che lha quasi uccisa; tuttavia, come Seigl, credeva che i contrasti tra le religioni abbiano le loro origini biologiche nel desiderio di sopravvivere e conquistare e stiano al cuore di molte tragedie umane.)
In quanto fratello minore, Joshua era stato eclissato da Jet durante linfanzia e ladolescenza. In questo modo gli era stata risparmiata la troppo sollecita attenzione della madre. Aveva seguito la sua strada, in un certo senso idiosincratica, non ignorato, ma solo non controllato a vista dai genitori. A scuola non si era mai messo nei guai, era sempre stato un ragazzo buono e amichevole, benvoluto da compagni e insegnanti, aveva sempre preso voti alti senza sforzarsi n preoccuparsi eccessivamente. Per contrasto, Jet era sempre stata oggetto di preoccupazione. Non si poteva ignorare Jet pi di quanto si possa ignorare un bambino che strilla.
Il suo primo psichiatra, dal quale era stata portata dai disperati genitori allet di quattordici anni, laveva descritta in toni piuttosto lusinghieri come estremamente intelligente e fantasiosa, ma instabile: una personalit borderline. Il secondo psichiatra, da cui fu portata dopo il presunto tentativo di suicidio, aveva identificato i suoi problemi come di origine biochimica, e laveva definita, con un termine alla moda, bipolare. A poco pi di ventanni, quando faceva ampio uso di droghe e aveva causato diversi episodi violenti a Manhattan, era stata definita schizofrenica paranoica latente. (Schizofrenica! questo non era cos lusinghiero.) Ognuna di queste diagnosi aveva richiesto delle cure, ovviamente. Avvelenamento da farmaci, lo chiamava Jet: Una specie di genocidio inflitto agli spiriti liberi dal resto di unumanit soggiogata.
Da molto tempo Seigl era dellopinione che sua sorella si comportasse in maniera irrazionale perch questo attirava attenzioni di un tipo che Jet non avrebbe altrimenti suscitato e perch, con il suo aspetto e la sua personalit, poteva cavarsela. Anche il fatto di aver pugnalato un fidanzato era stato giustificato e infine archiviato con la scusa che la sorella era in cura psichiatrica. Jet era vanitosa, egocentrica, viziata, abile a manipolare gli altri come un burattinaio. Eppure, stranamente, ci si sentiva attratti da lei: si voleva piacere a Jet.
Dopo un episodio in collegio in cui Jet, allora sedicenne, aveva causato il licenziamento di un insegnante di musica trentunenne e la fine del suo matrimonio, Seigl ricordava di averla vista gongolare per lattenzione comprensiva che riceveva. Gli aveva detto: Faccio quello che mi va di fare, Josh. Quello che mi va di fare, lo faccio. Prova.
Seigl rabbrivid ricordando queste parole. Quello che mi va di fare, lo faccio.
Osservando ora sua sorella, mentre saliva sulle scale mobili e attraversava il ponte pedonale fino alla sua automobile, Seigl cercava di non zoppicare. La osservava di nascosto, ma con una specie di ammirazione. Sapeva come Jet si sarebbe attaccata alla pi piccola traccia di debolezza in lui. Poco prima aveva astutamente pianificato come evitare che Jet vedesse il suo bastone: mettendo le sue valigie sul sedile posteriore dellautomobile. Era pi faticoso, ma ne valeva la pena. Poi si era seduto sul sedile del guidatore con molta attenzione come si farebbe per calare un peso morto mentre, per sua fortuna, Jet frugava nella sua costosa borsetta, troppo assorta per accorgersene.
Come se stesse origliando i pensieri di Seigl, improvvisamente Jet disse: Vedi, Josh, paragonata alla tua vita, a quello che hai realizzato, al tuo talento, la mia vita  insignificante. Mi sono illusa per molto tempo. Finch pap non  morto, e anche la mamma, e mi hanno tolto il velo dagli occhi, e ho visto. Non abbiamo mai una visione cos nitida delle cose come quando ci muore un genitore.
Seigl mormor qualcosa di vagamente solidale. Era unaffermazione stravagante, comera tipico di sua sorella. Ma forse lo pensava veramente.
Mentre viaggiavano verso casa, Jet abbass il finestrino dal suo lato e si accese una sigaretta. Non le era venuto in mente di chiedere a Seigl se gli desse fastidio, o se volesse una sigaretta anche lui. Voglio che noi due collaboriamo, Joshua. Il mio destino  molto semplice: aiutarti a realizzare il tuo. Possiamo lavorare insieme. Ovviamente, il mio nome non apparirebbe su nessuno dei tuoi libri. Il mio sogno  un seguito di Le ombre che porta le storie dei sopravvissuti, e dei loro figli, fino al nuovo secolo. Guardando avanti oltre che indietro. Lo dobbiamo alla memoria di nostro padre e della sua famiglia, e a noi stessi. Siamo tutti sopravvissuti dellOlocausto.
Seigl digrign i denti. Che totale, assoluta scemenza.
Lo so che sei indignato con me. Diventi molto suscettibile quando si tratta del tuo lavoro. Ma ultimamente ho avuto tali premonizioni sul tuo conto, Joshua. Ho avuto paura che... la voce di Jet assunse un tono sinistro sembri aver perso la fiducia nel tuo talento o il coraggio della giovinezza, che alla fine  lo stesso.
Sai tutto di me, vero? Sono una diapositiva tenuta controluce.
Non essere sarcastico. Questa  stata la tua forma adolescenziale di difesa, dolorosa come lacne.
Lacne! Seigl fu obbligato a ricordare il suo volto costellato di eruzioni cutanee e foruncoli. Brufoli delle dimensioni di grosse pustole sulle guance e il mento. Gli erano rimaste un po di cicatrici, nascoste sotto la barba.
La maturit stessa era una specie di barba, uno scudo innalzato davanti a lui. Ed ecco che qui cera sua sorella che la strappava e la tirava, minacciando di esporlo.
Jet, Le ombre appartiene al passato. Il giovane che lha scritto non esiste pi. Adesso penso che non abbiamo nessun diritto di appropriarci dellOlocausto. Siamo due generazioni pi in l. Siamo americani, perdio!  morboso...
Cera anche un altro motivo. Ma Seigl non lo avrebbe condiviso con la sua infervorata sorella.
Morboso! Sei tu che sei morboso a dire certe cose! Questa  la nostra eredit, Joshua. Il nostro dovere. In America abbiamo tutto il diritto di avere una storia di famiglia. Ebraica e gentile insieme.  il nostro modo di onorare i... defunti.
Seigl fu commosso: sua sorella non sopportava di pronunciare la brusca parola morti.
Jet, la tua storia morbosa dovrai scrivertela da sola.
Io sto cercando di fuggire dal peso della mia.
Questo  ridicolo. Sei il figlio di Karl Seigl. Conosci la sua storia. Quella della sua famiglia. Di centinaia di migliaia di famiglie! E pap ti adorava, aveva una tale fiducia in te, Joshua. Come non lha mai avuta in me. Non puoi sfuggire al tuo destino rispose ferita Jet.
Te lho detto, ho il mio lavoro. Sono profondamente interessato al mio lavoro. Sono impegnato in una traduzione...
Chiunque pu tradurre un vecchio poema greco... latino? Ma non tutti possono scrivere il seguito di Le ombre.
Seigl sbatt entrambe le mani contro il volante e rise, incredulo. Jet, questo commento deve essere uno dei pi ignoranti, disinformati...
... la verit!  la verit e lo sai.
Seigl continu a guidare in silenzio. Meglio non rispondere.
Era sempre cos: affrontando Jet, non affrontavi unimprevedibile tempesta di emozioni, ma una volont fiera e implacabile travestita da principio morale, strettamente avvitata su se stessa come la base di un ciclone.
Poco dopo, Jet tent unaltra strada. La voce era sommessa, supplichevole. Joshua? Non essere arrabbiato con me. Voglio solo sapere se hai un problema.
Seigl si rifiut di rispondere.
Non hai visto un neurologo? Della facolt di medicina?
Seigl continu a guidare in silenzio. Aveva girato attorno alla riva del lago, volendo arrivare a Carmel Heights da una strada laterale. Il cielo invernale striato di nuvole temporalesche pareva cemento rugoso, sudicio. Un vento settentrionale faceva dondolare la macchina. Jet si soffi il naso come se stesse piangendo. In tono non interrogativo ma affermativo disse: Il nome Morris Friedman non ti dice niente.
Seigl strinse pi forte il volante. Continu a guidare, incapace di parlare. Le sue ossa si stavano sgretolando per lo shock di quello che considerava un tradimento.
Ma chi laveva detto a Jet? Di certo non Friedman. Non era una violazione della deontologia professionale?
Dopo alcuni minuti pieni di tensione, Seigl ud se stesso dire: In alcune persone i nervi quasi letteralmente si logorano. Nessuno sa perch.
I nervi?
Sclerosi si chiama. Un danno del tessuto isolante che ricopre le fibre nervose.
Seigl sent che la sorella si irrigidiva. Sclerosi?
Aspett che lei pronunciasse il temibile nome sclerosi multipla.
Ma Jet lo sorprese chiedendogli solo se gli fosse gi stata diagnosticata una malattia precisa.
No. Sono inconclusivo.
Un suono simile a un colpo di tosse usc dalla gola di Seigl, che era ruvida come carta vetrata. Era possibile che il suono fosse una risata, o un singhiozzo soffocato.
Improvvisamente, Seigl stava raccontando alla sorella i sintomi delle ultime settimane. La caduta al cimitero di Mount Carmel. I giramenti di testa, la stanchezza degli arti. La visione doppia. La serie di esami, le pastiglie steroidee. La possibilit di una remissione dei sintomi. Tutto quello che aveva giurato di non rivelare, lo stava dicendo proprio alla persona a cui aveva giurato di non dirlo, e Jet lo ascoltava con la testa piegata da un lato, senza interromperlo neanche una volta. Malattia grave, morte, le esigenze dellamore: solo per queste cose Jet rimaneva in silenzio, rispettosa.
Che sollievo avvert Seigl, mentre confessava tutto a Jet. Che sollievo confidarsi con unaltra persona. Non si era reso conto di quanto fosse solo. E di quanto fosse spaventato di quello che sarebbe successo.
Senza parlare, Jet si allung per stringere la mano di Seigl sul volante. Si era tolta i guanti di capretto. Aveva rassicuranti dita calde e forti.
Seigl usc dallautostrada offuscato dalle emozioni. Per un breve attimo seppe a malapena dove si trovasse, e che ora fosse: avrebbe potuto essere in macchina con la sorella diretto in ospedale per vedere la madre in terapia intensiva. O forse era il padre a essere in ospedale, e non sarebbe mai pi tornato a casa.
In un sussurro pieno di ardore, Jet disse: Qualsiasi cosa sia quella che ti sta capitando, ti voglio bene, Joshua, e mi prender cura di te.
No che non lo farai, ho altri piani, pens Seigl.
Armeggiando per accendere unaltra sigaretta, Jet continu: Nervi. Sclerosi. Spiegherebbe parecchie cose.
In che senso?
Se tu avessi un problema al sistema nervoso, come la sclerosi multipla.
Spiegherebbe che cosa? A chi?
La mia vita, a me. Come si  dipanata la mia vita.
Seigl rise. Sfortunatamente non spiegher un bel niente, visto che non hai i sintomi che ho io e non sei me.
Ma, Joshua, io ho i semi di... qualsiasi cosa sia. Queste cose sono ereditarie.
In realt no. Non sono ereditarie.
Ma s, certo che lo sono. Tutto esiste gi nei nostri geni che noi ereditiamo al momento del concepimento. Tutto quello a cui siamo destinati.
Come i bigliettini pseudo-divinatori nei biscotti della fortuna cinesi, eh?
Scherzi per langoscia. Freud ha affermato: lego  la sede dellangoscia. La tua anima egocentrica non ti consente di immaginare che unaltra persona, persino tua sorella, la tua anima gemella, possa condividere il tuo destino.
Jet parlava con una sicurezza e una solennit infantile. Seigl sent che nel suo intimo gongolava. Cap che la sua folle sorella non si sarebbe lasciata dissuadere dallidea di condividere il suo destino, almeno nella sua fantasia.
Improvvisamente scoppiarono a ridere. Jet si strinse convulsamente come unadolescente a cui viene fatto il solletico. Lallegra risata dei due fece oscillare la macchina.
...
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5.
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...
La visita cominci in modo promettente.  vero, Seigl aveva paura della sorella. Eppure la sua compagnia lo rallegrava, doveva ammetterlo. Lo faceva ridere come raramente rideva in quel periodo, anche se probabilmente la sua era una risata incredula, di disapprovazione. Ma adesso che Jet sapeva della sua salute incerta, sarebbe stata pi gentile con lui. Lo sperava.
Prima di andare a casa, Seigl port Jet a pranzo in un ristorante specializzato in piatti di pesce, con una splendida vista sullincrespato blu piombo del lago Ontario. Ascolt le parole della sorella come se fosse risacca che si infrangeva vicino a lui, sentendo e non sentendo, pensando: s, ovvio che voleva bene a sua sorella, lui era tutto quello che le rimaneva della famiglia ed era stato egoista (per quanto autoprotettivo) da parte sua escluderla dalla sua vita per cos tanto tempo. Nel bel mezzo del pranzo, Jet si scus bruscamente per andare a fumare una sigaretta fuori, allaperto, sulla ventosa banchina del ristorante, restando visibile dallinterno, dal tavolo dove Seigl si stava esaminando la forza delle ginocchia e delle cosce, temendo limminente scalata dei diciannove gradini fino al portone di casa sua. (In realt, cera un altro, meno visibile, ingresso da una porta laterale, ma Seigl non voleva usarlo in presenza di Jet.) Dopo pranzo, Seigl pass davanti alla grande casa coloniale bianca che era stata la dimora della loro famiglia, in un quartiere collinare vicino al suo; parcheggi al lato della carreggiata perch Jet potesse guardare la casa attraverso un intreccio di sempreverdi, asciugandosi gli occhi. Appariva molto commossa. Oh, Joshua, sono stata cos felice qui. Se solo avessi saputo...
Seigl, per il quale la nostalgia significava poco, come le sgargianti foglie autunnali per i daltonici, cerc di pensare a una risposta consolante, ma non ci riusc.
A casa sua, Seigl riusc a salire i diciannove scalini di pietra portando due delle valigie della sorella. Quando raggiunse lultimo gradino, gli tremavano le ginocchia e sentiva un fragore nelle orecchie come di una vasta folla che lo deridesse, ma non importava: aveva raggiunto la cima.
Quando lui e Jet entrarono in casa, trovarono il rassicurante rumore di un aspirapolvere in salotto. E cera Alma, con sformati abiti da lavoro, i capelli color paglia legati con un fazzoletto e unespressione spaventata. Jet, questa  Alma, che mi d una mano in questo periodo. Alma, mia sorella Jet Steadman- Seigl, che  venuta a trovarmi da Palm Beach. Alma alz appena gli occhi fino al viso di Jet. Rest l muta e imbarazzata, il manico dellaspirapolvere stretto in mano, mentre Jet la salut vivacemente.
Erano a malapena fuori dalla portata delludito di Alma, quando Jet esclam: Che orribile tatuaggio ha in faccia! Poverina.
Seigl obiett: Ma  un tatuaggio? Una voglia, pensavo.
No.  un tatuaggio. Ne ha altri sulle mani e sulla parte posteriore del collo.
Sul collo? Come fai a saperlo?
Lho visto.
Seigl era sorpreso che in quei fugaci secondi la sorella avesse assorbito cose che lui, Seigl, non aveva notato in settimane.
Jet continu a irritarlo dicendogli quanto si sentisse sollevata dal fatto che aveva una donna delle pulizie che si prendeva cura della casa; non era lunica, tra i parenti, a preoccuparsi che potesse diventare eccentrico e solitario vivendo da solo, e lasciare che la casa si riempisse di lattine vuote e vecchi quotidiani ammucchiati fino al soffitto. Jet voleva essere divertente, suppose Seigl, che disse seccamente: Infatti ci sono scatoloni pieni di fogli nel mio studio e in cantina. Non resterai delusa.
Jet, come per un infausto presagio, rispose: Non lo sar! Voglio vedere tutto. Ho intenzione di essere il curatore delle opere letterarie di Joshua Seigl, pre-postumo.
Seigl aveva ordinato un pasto in uno dei negozi per buongustai in citt, che Alma aveva messo nel forno caldo prima di andarsene alle sei. Stava in piedi nellingresso allacciandosi in fretta il cappotto di panno, riannodandosi il fazzoletto attorno alla testa. La presenza di Jet sembrava averla messa pi a disagio del solito. Adesso Seigl pagava Alma settimanalmente, seppure ancora in contanti, ma spesso le chiedeva se nel frattempo avesse bisogno di denaro. Alma scuoteva la testa, no. Eppure, Seigl continuava a pensare che lei non dicesse sul serio. Forse spediva del denaro a casa: da qualche parte nella Pennsylvania rurale, ne aveva dedotto. Buona parte della Pennsylvania rurale, come il Nord dello Stato di New York, era in recessione da anni. Era chiaro che Alma veniva da un ambiente povero. Il taxi che aveva a disposizione la portava a Mount Carmel Avenue, presumibilmente a una fermata dellautobus; Seigl supponeva che vivesse sullaltra sponda del fiume, dove gli alloggi erano meno cari. Non le aveva chiesto nulla sulla sua situazione abitativa, perch non erano affari suoi in quanto suo datore di lavoro. Su, prendi questi. Seigl infil due banconote da dieci dollari nella mano umida di Alma. Alma accartocci le banconote nel pugno come se fosse troppo imbarazzata per riconoscerle. Andando a prendere il taxi che la aspettava, mormor qualcosa che suonava come: Buonanotte, signor Seigl!.
Quella sera Jet osserv, riguardo alla donna delle pulizie di Seigl, che era Un tipo forte, solido, grossolano. Come una contadina ucraina.
Seigl rise. Quante contadine ucraine conosci, Jet?
Ma Jet era dumore magnanimo. Aveva voglia di ridere anche di se stessa. La visita alla loro ex casa, le notizie sul problema medico del fratello sembravano averla calmata e gratificata. Si prese del tempo per apparecchiare in modo elaborato per lei e il fratello al tavolo della sala da pranzo e accese una mezza dozzina di alte candele affusolate; insistette per servire Seigl come se fosse stata lei a preparare la cena, ed era ansiosa di avere la sua approvazione. Bench Seigl le avesse detto di non poter bere alcolici mentre prendeva le sue medicine, Jet gli vers comunque un mezzo bicchiere di vino. Non posso bere da sola. Non posso nemmeno fingere di bere da sola. Parlava come una persona che ammetta unaffascinante eccentricit.
Per educazione, Seigl alz il bicchiere e sorb un piccolo sorso rituale di vino. Il sapore sembr sgorgargli in bocca come una dolce esplosione.
Nel bel mezzo della cena Jet appoggi i gomiti sul tavolo per fissare appassionatamente Seigl. Gli chiese: aveva una donna?
Seigl fece spallucce in modo evasivo.
Che significa, Joshua?
Significa che non ho una donna. Ci sono delle amiche che vedo abbastanza spesso, ma...
Ma nessuna storia damore?
Seigl non era a suo agio a essere interrogato. Per questo aveva voluto evitare ogni forma di intimit con la sorella. Da quando i loro genitori erano morti, lei sembrava averli incorporati entrambi in se stessa. Era famelica, insaziabile. Ma la vita privata di Seigl era sempre rimasta tale. La sua vita sessuale, senza ombra di dubbio. Sondra Blumenthal era una storia damore? I due erano amici da anni. Be, forse pi che amici. Seigl supponeva di dover solo chiamare Sondra. Parlarle in modo franco e intimo. Toccarle la mano, accarezzarle il polso. Doveva solo avvicinare la sua bocca a quella di lei... Ma la donna era troppo simile a lui: lui nutriva solo affetto nei suoi confronti. Temeva di ingannarla e ferirla. Sondra aveva laria di una persona che  gi stata ferita in amore.
E Seigl doveva chiedersi se, in queste ultime settimane, sarebbe stato in grado di avere un rapporto sessuale con una donna. Solo durante il sonno percepiva qualcosa di simile al desiderio sessuale.
Non va bene vivere da soli. Io lo so, eccome!
Jet vers ancora vino nei loro bicchieri come se si fosse dimenticata che Seigl non stava bevendo insieme a lei. A lume di candela i suoi occhi scuri e luminosi brillavano. I suoi capelli con le mche erano vaporosi. Non si sarebbe detto che Jet avesse quarantanni: i suoi modi erano quelli di una ragazzina ingenua. Prima di cena Seigl aveva sentito sua sorella parlare al cellulare, di sopra, in maniera animata e di tanto in tanto piuttosto brusca. Parlava con un amante di Palm Beach, forse. Seigl provava pochissima curiosit nei confronti della vita privata della sorella. Ventanni prima, quando Jet aveva cominciato a comportarsi in modo ostinato e autodistruttivo, aveva imparato che era meglio non sapere.
Dopo cena, a un orario in cui normalmente Seigl si sarebbe dedicato alla lettura e a prendere appunti per il giorno seguente, Jet insistette per giocare a scacchi. Seigl era riluttante, ricordando le partite del passato con la sorella, che si concludevano malamente, con la scacchiera rovesciata e le pedine sparpagliate dappertutto. Jet lo stuzzic: Non avrai mica paura che ti batta, Josh, vero? Sei tu il campione.
Era vero: nellet compresa tra i dieci e i quattordici anni, Seigl era stato una specie di bambino prodigio della zona. A scuola era stato la star del club degli scacchi. Alluniversit di Mount Carmel aveva giocato contro i gesuiti e vinto. E poi cera la caffetteria locale, dove aveva giocato con scacchisti considerati brillanti e li aveva sconfitti. Karl Seigl aveva nutrito un orgoglio inquieto nei confronti del figlio: il dono degli scacchi doveva essere stato trasmesso a Joshua dal nonno Moses e dal bisnonno Jeremiah, che non aveva mai conosciuto. A tredici anni, Joshua era stato ammesso in diversi tornei statali e nazionali, dove aveva giocato con abilit ma in modo non brillante, come sopraffatto dalla competizione e da cos tanta attenzione. Il titolo del Sun-Times di Rochester,
TREDICENNE STELLA DEGLI SCACCHI DI CARMEL HEIGHTS CROLLA DURANTE TORNEO A NEW YORK
lo riempiva di vergogna perfino ora, un quarto di secolo pi tardi.
Era crudele, da parte di Jet, ricordare gli anni da scacchista prodigio di Seigl. Ma lui suppose che lei non avesse intenzione di ferirlo.
Cos sistemarono la scacchiera. Era appartenuta al nonno materno ed era fatta di quadratini di legno di ciliegio assemblati, con pedine davorio squisitamente intagliate. Seigl si era sempre sentito pi a suo agio con economiche pedine di plastica. Con noncuranza, Jet disse che ultimamente aveva giocato a scacchi in Florida con diversi amici cubano-americani. Era sempre stata una giocatrice impulsiva, una che confida nella fortuna, che Seigl sapeva essere unalleata illusoria negli scacchi.
Tuttavia, Jet fece varie mosse azzeccate, allinizio del gioco. Seigl cap in anticipo quello che aveva intenzione di fare, ma le sue decisioni erano buone, quindi le permise di credere di essere stato preso di sorpresa, e di esserne rimasto colpito. Devi giocare a scacchi con degli ottimi giocatori disse. Jet rispose accigliata: Naturalmente.  cos che imparo. Dopo un buon inizio, comunque, il gioco cominci a muoversi in modo pi prevedibile e lento. Quando Seigl diede scacco al re di Jet, sembr che lei non se lo aspettasse affatto, come se sia lei che Seigl fossero finiti per caso in quella situazione.  finita? Ha vinto il tuo colore? Jet non riusciva ad ammettere che aveva vinto Seigl.
Fortuna disse Seigl con gentile ironia.
Sarebbe stato saggio smettere l per quella sera, come Seigl ben sapeva, ma Jet insistette per unaltra partita, Per darmi la possibilit di rifarmi. Era una speranza comica e commovente, e tuttavia Jet gioc con scrupolosa seriet questa volta, spingendo un po avanti una pedina, riportandola indietro, masticandosi una ciocca di capelli come unadolescente.
Seigl aveva limpressione che lo stesse punendo perch aveva vinto la prima partita. Aveva la possibilit di chiudere anche questa in poche mosse, o di consentire alla sorella di credere che il proprio gioco fosse al livello del suo. Probabilmente per un codardo desiderio di mantenere i buoni rapporti tra loro due, Seigl scelse la seconda strategia. Ma si risent per il fatto che le sue preziose ore di lettura dalle ventuno a mezzanotte o luna fossero state ridotte in questo modo.
Improvvisamente Jet esclam: Questa partita! Adesso mi ricordo, Joshua. Ho sognato proprio questa partita. Due notti fa.
Seigl, sorpreso, pot solo mormorare: Davvero?.
Accigliata, Jet disse: Non mi credi? Pensi che io stia confabulando?. Cerc a tastoni il bicchiere di vino senza spostare gli occhi dai suoi come se volesse che lui distogliesse lo sguardo in segno di negazione.
Doveva essere un termine psichiatrico: confabulando. Non esattamente mentendo e non esattamente fantasticando. Ma, s. Seigl suppose che buona parte della vita mentale di Jet fosse confabulazione.
Jet perseverava, con la litigiosit propria di una sorella: Non ci credi? Vero?.
Cercando di essere conciliante, Seigl disse: N ci credo n non ci credo, Jet. Non ne so abbastanza. Infatti, nonostante gli antichi, che Seigl venerava, prendessero seriamente i sogni, considerandoli veicoli di saggezza e avvertimenti degli dei, lui non riusciva ad attribuire a essi un significato maggiore di quello che poteva dare alle fugaci formazioni nuvolose o alle spirali di fumo che si levavano dallirritante sigaretta della sorella.
Era questa partita. Me lo ricordo. Esattamente. Non fare quel sorrisino. E non tentare di dirmi qual  la mia esperienza psichica. Ne ho avuti abbastanza di manipolatori della mente, nella mia vita. E tutti maschi. Lamarezza del suo tono era inattesa, e rivelatrice.
Seigl mosse una pedina. Ancora tre mosse e la regina di Jet sarebbe stata immobilizzata, il re messo sotto scacco, e lui sarebbe potuto rifugiarsi della sua stanza a leggere.
Era a met di uno studio specialistico della metrica di Virgilio. Stava reimparando molto di quanto un tempo sapeva. Essere un traduttore significa essere in allenamento perpetuo, perch non ne sai mai abbastanza sul tuo soggetto.
Con aria orgogliosa, Jet stava continuando a parlare.  inquietante. Ho sognato proprio questa partita. Vorrei riuscire a vedere come va a finire... le pedine sono identiche, nello stesso modo in cui si trovano adesso. E tu e io cos. Eppure, eravamo mescolati con il gioco in s, in qualche modo. Come se fossimo pedine! E cera una donna. La regina. Cera solo una regina nel gioco. Non nostra madre, ma unestranea, qualcuno di pi giovane. La sua corona erano i suoi capelli intrecciati e attorcigliati. Ed era infuocata... in qualche modo. Jet tremava. Il ricordo del suo sogno sembrava averla improvvisamente spaventata.
Seigl non stava seguendo molto di tutto questo. Voleva che Jet facesse una mossa, una mossa qualunque. Questa lenta partita noiosa che per lui non significava nulla se non una seccatura sembrava contare troppo per Jet, il che andava interpretato come un segnale di pericolo.
Jet continu: Il tuo atteggiamento verso i sogni, e verso di me,  un insulto, Joshua. Avverto il tuo disprezzo. Ma i sogni sono reali. Non sono solo fumo, o nuvole che fluttuano nel cielo. Quello che fingi di credere.
Io? Seigl era sgomento. Quando mai aveva rivelato a Jet i suoi sentimenti riguardo ai sogni?
Jet rise. Il tuo atteggiamento! Cos maschile! Passivo-aggressivo, fottutamente maschile. Cos superiore, e cos miope. La miopia del razionalismo.
Jet pronunci la parola razionalismo come se fosse stata una comica oscenit.
Seigl si mise sulla difensiva. Una grossa carpa goffa e ottusa attirata da unesca che nasconde un amo. Farfugliando, disse: Il razionalismo  un... un fragile vascello contro londata di superstizione e barbarie nel mondo, lo ammetto. Ma  tutto quello che abbiamo...  la civilt.
Parla ai nazisti del razionalismo, della civilt. La Soluzione Finale.
Ti prego, Jet, non addentriamoci in questo discorso.
I nazisti erano folli. LEuropa era stretta in una morsa di follia. Pens al libro di stregoneria che Alma stava sfogliando quel giorno al Book Seller. Secoli prima che lanimo collettivo si infiammasse nel Ventesimo secolo.
Seigl aveva comprato quel libro, in realt. Per Alma. Aveva pensato che potesse imparare qualcosa da esso: era intelligente, sicuramente aveva delle aspirazioni intellettuali. Laveva lasciato al piano di sotto, nella sua stanza, in bella vista su un tavolo, ma lei non gliene aveva ancora fatto cenno.
Jet continu a parlare: Un sogno  un evento razionale, in codice.  come lalfabeto: devi sapere come decodificarlo, oppure sei analfabeta.
Seccato, Seigl rispose: Come  possibile che qualcuno sappia se i sogni significano qualcosa, e tanto meno cosa possano significare?.
Jet guard Seigl incredula: Non credi in Freud? Non credi nellinconscio?.
Seigl rise. Freud e linconscio sono difficilmente la stessa cosa.
A questo punto Jet si lanci in unardente difesa di Freud. Parl con ardore, pur se in modo non del tutto coerente. Cerc a tastoni il suo bicchiere di vino e lavrebbe rovesciato se Seigl non glielavesse impedito. Aveva bevuto vino rosso pi o meno in continuazione dalla cena, ovviamente era ubriaca e stava diventando pericolosa. Una personalit incline alle dipendenze, laveva etichettata uno dei dottori di Jet.
E con tutta probabilit, pens Seigl, Jet stessa prendeva dei farmaci. Tranquillanti, antidepressivi. Farmaci alla moda prescritti dal medico al posto delle droghe illegali da strada che aveva sperimentato anni prima. Era diventata dipendente dalle terapie, dal gergo psicoanalitico e dalle psicochiacchiere, al posto della religione, magari. Per Jet, questa era una sorta di religione. Tutto questo alimentava lalta opinione che aveva di se stessa e la sua assurda missione di aiutare il destino contrastato del fratello. Che follia!
Jet stava rimproverando Seigl: non lo sapeva che Freud era un pioniere del paesaggio notturno interiore? Aveva praticamente scoperto linconscio! Aveva formulato la distinzione tra manifesto e latente, che era la chiave per comprendere linconscio collettivo.
Inconscio collettivo? Quello non era Jung?
Jet si accigli. Jung, s. Anche Jung. Tutti e due sapevano rispettare i sogni.
Bene, io contesto questo rispetto. Sono scettico. Da un punto di vista scientifico, nessuno pu provare che esista del materiale manifesto o latente in un sogno. Un sogno  uno stato mentale, un flusso di impressioni causato da una scarica di neuroni nel cervello. Perch affermare che deve per forza significare qualcosa?
Joshua, non posso credere che tu sia cos... ostinatamente... ignorante.
Jet, io non riesco a credere che tu sia cos superstiziosa.
Il cuore di Seigl stava battendo in modo assurdo. Lo sapeva benissimo!
Jet torn alla loro partita di scacchi. Armeggi con una pedina, ne rovesci varie e le rimise a posto. Seigl si chiese se stesse veramente tentando di farsi venire in mente la partita del suo sogno. Alla fine, socchiudendo gli occhi, spinse impulsivamente in avanti il cavallo.
Seigl lo prese. E anche unaltra delle pedine della sorella. La partita si stava chiudendo. I pezzi di Jet erano tristemente esauriti, mentre lesercito di Seigl era quasi intatto.
Toccava nuovamente a Jet. Mentre lei si spazientiva, mormorava tra s e s, fumava e faceva cadere la cenere sulla scacchiera, sorseggiava vino e si masticava una ciocca di capelli, Seigl passava mentalmente in rassegna i versi di Virgilio che aveva tradotto quel giorno. Che conforto nella dignit e nella sonorit della poesia di Virgilio!
Con esasperante ostinazione, Jet disse: Perch ti senti minacciato dai sogni, Joshua? Chieditelo.
Con leggerezza, Seigl ripet: Perch ti senti minacciato dai sogni, Joshua?.
Molto divertente. Ti nascondi dietro il sarcasmo e le scemenze intellettuali fin dallinfanzia. Il mondo ti ricompensa per questo. Certo.
Jet aveva nuovamente parlato con sorprendente asprezza e veemenza.
Questa donna mi odia, pens Seigl.
Jet, perch non finiamo la partita domani? Sei stanca, sei arrivata dalla Florida...
Jet url: Nooooo! Vuoi rompere lincantesimo. Perch io mi ricordo questa partita, e se riesco a farmi venire in mente il finale.... Jet esit, non volendo dire Posso vincere. Perch la possibilit che Jet vincesse la partita era ovviamente remota. Invece, torn al suo argomento ossessivo, i sogni, dicendo che da settimane aveva sogni ricorrenti di Joshua, e dei loro genitori, e che questi sogni dovevano voler dire qualcosa, perch lei non aveva altro motivo di sognarli, ne era certa.
Ma i ricordi di famiglia sono letteralmente codificati nelle tue cellule cerebrali fin dallinfanzia.  naturale sognare queste cose.
Ma perch queste? E perch ora? E quando sono arrivata qui, oggi, mi hai rivelato che, s, tu sei in pericolo. Apparentemente hai una... Jet esit. Che cosa stava per dire? Una malattia neurologica, una malattia autoimmune, una malattia mortale? ... un problema, e non sai qual . Ma io lo sapevo. Voglio dire, ho avuto una premonizione.  come se le nostre cellule cerebrali fossero collegate. Le nostre anime sono collegate. Non ridere di me, dannazione! Come facevo a sapere che dovevo chiamarti? Che dovevo venire qui? Ci devono essere milioni di ricordi codificati nelle mie cellule cerebrali, ma io ho sognato proprio questi. Perch?
Seigl fiss Jet. Comera simile a una Cassandra-arpia, sua sorella!
Cominciava ad avere paura di lei.
Jet, non lo so. Veramente.
S, perch non lo vuoi sapere.
Andiamo, Jet, finiamo la partita.
Vedi, Josh, io lo so. Io so quello che sento.
Io so quello che sento. Il vanto dellignoranza nel corso dei secoli.
Dopo averci riflettuto molto, Jet alla fine mosse la regina. Appena sollev le mani dal pezzo, cap: Seigl le avrebbe dato scacco al re alla prossima mossa. Emise un urletto soffocato, sofferente, come un uccello ferito e, prima che Seigl potesse impedirglielo, spazz via le pedine dalla scacchiera facendole cadere in grembo al fratello e sul pavimento, e in tutto questo agitarsi vers quello che rimaneva del suo vino sulla moquette.
Hai imbrogliato! Dannazione, Joshua! Mi hai distratta e confusa e mi hai imbrogliata, cazzo! Proprio come facevi quando eravamo bambini.
Non proprio bambini, ma adolescenti. Perch Jet si era comportata in questo modo infantile per buona parte delladolescenza. Come faceva allora, corse fuori dalla stanza infuriata come se fosse stata insultata, lasciando il fratello carponi su mani e ginocchia a raccogliere maldestramente le pedine davorio sparpagliate e a tamponare il vino versato con un tovagliolo di carta bagnato, senza molto successo.
Gli facevano male le articolazioni. Gli pulsavano le tempie. Gli bruciavano gli occhi per la sigaretta di Jet che si stava spegnendo in un posacenere. Per il fatto rimaneva: Ho vinto io.
Il pi debole dei vanti, come si sarebbe rivelato.
Il giorno seguente, Jet non apparve al piano inferiore per buona parte della mattinata. Di tanto in tanto Seigl, che stava lavorando alla sua traduzione di Virgilio al tavolo della sala da pranzo, riusciva a sentirla parlare al telefono: stava contattando dei vecchi amici della zona, mettendosi daccordo per incontrarli (ex fidanzati inclusi?). La sua voce da telefono era allegra, vivace. Da una distanza ridotta sembrava il grido di un pappagallo. Ogni volta che Jet riattaccava, cera un brusco, sinistro silenzio sopra di lui. A disagio, Seigl pensava: adesso verr a cercarmi.
Seigl sapeva che non doveva aspettarsi che la sorella si scusasse per il suo comportamento maleducato della sera prima, n che tradisse segni di imbarazzo o rimorso. Perch Jet era una persona che, dopo essersi comportata male, dava la colpa a chi aveva maltrattato, per aver causato in lei una simile reazione.
Una logica inattaccabile! Seigl sorrise.
Decise di non dire niente riguardo alla scacchiera capovolta, al vino versato. Aveva trascinato una sedia sopra la macchia sulla moquette e sperava che Alma non la notasse quando la prossima volta avrebbe pulito il salotto.
E sperava che quella mattina la stanza non puzzasse del dannato fumo delle sigarette di Jet. Aveva aperto le finestre per cambiare laria. Ma, a giudicare da un guizzo nellespressione sul viso impassibile della sua assistente quando la accolse nellatrio quella mattina, immagin che Alma se ne fosse accorta.
Mise Alma a lavorare nel suo studio. Limponente compito di separare, ammucchiare, eliminare e archiviare la corrispondenza di Seigl era quasi terminato; entro la settimana seguente, Seigl si sarebbe trovato ad affrontare la grande sfida dei suoi numerosi abbozzi di manoscritti. Cerc di scacciare dalla mente le sue preoccupazioni lavorando ad alcuni versi di Virgilio
Un tronco immenso che giace ora sul lido Deserto della patria, una testa canuta Spiccata da quel tronco: un corpo senza nome
Un tronco immenso/enorme che giace ora sul lido Deserto della patria, una canuta testa Spiccata da quel tronco: un corpo senza nome
Joshua! perch quella donna delle pulizie sta lavorando con le tue carte?
Seigl alz lo sguardo con aria colpevole. Davanti a lui cera la sua stupefatta sorella tremante, che respirava con rapido affanno come una creatura ferita. Presumibilmente, era entrata nel suo studio e vi aveva trovato Alma. Seigl sapeva che avrebbe dovuto prepararla, ma non laveva fatto. Adesso vedeva che Jet era terribilmente sconvolta. Non era una finzione o una messinscena, era sincera: sul suo volto trasparivano dolore e incredulit. Guardava il fratello come una donna tradita, sbattendo le palpebre umide.
Alla luce del tardo mattino, il viso di Jet appariva frettolosamente truccato, le palpebre gonfie e i capelli molto meno vaporosi del giorno precedente. Ancora una donna che ti colpisce, ma decisamente di mezza et, e sconcertata.
Seigl ud se stesso cercare di spiegare che Alma Busch non era principalmente la sua donna delle pulizie, bens la sua assistente.
La tua assistente? Lei?
Jet, abbassa la voce.
Jet protest: Ma... sono io la tua assistente, Joshua. Sono sempre stata io la tua assistente.
Jet, no. Hai frainteso.
Come faccio ad avere frainteso?  per questo motivo che sono venuta a Carmel Heights: per assisterti.
Questo era esattamente quello che Seigl temeva. Adesso che stava accadendo, si sent indifeso come lo era stato al cimitero di Mount Carmel, con le gambe paralizzate. Disse: Non ti ho mai chiesto di venire ad assistermi, Jet. Infatti, quando ci siamo parlati per telefono, ti ho detto chiaramente che....
Mi hai mentito! Mi hai ingannata!
Jet, in che modo ti ho ingannata? Ti ho detto apertamente  pi di una volta  che non avevo bisogno n volevo il tuo aiuto.
Ma ti ho aiutato in passato. Ti ho aiutato con la tua pice, ti ricordi? Mi hai sempre detto che mi eri grato per questo.
Otto anni prima, Seigl aveva accettato lincarico, da parte del prestigioso Public Theater di Manhattan, di scrivere una pice originale tratta da Le ombre. Evolvendosi nel corso di alcuni difficili mesi, la pice si era rivelata molto diversa dal romanzo; cerano solo due personaggi, entrambi maschili, entrambi ebrei, uno agnostico e laltro un furioso antisemita. Contro/mimo aveva ricevuto recensioni rispettose anche se perplesse da parte dei critici, ma Seigl aveva ritirato lopera da ulteriori produzioni con la scusa che voleva modificarla. Assistere alle rappresentazioni era stata una sofferenza per lui: il dramma gli era sembrato cos statico, oscuro. Il ruolo iniziale di Jet era consistito nel battere al computer le continue revisioni di Seigl del manoscritto durante il periodo di pre-produzione e, durante le prove, nel partecipare alla produzione vera e propria. Seigl ricordava questesperienza come ci si ricorda di un attacco di malaria. In qualche modo, laveva superata. Ma non era unesperienza che voleva ripetere.
Infuriata, Jet disse: E mi hai ingannata sul conto di quell... essere! Come fa una donna delle pulizie a essere lassistente di Joshua Seigl! Lhai fatto deliberatamente per sabotare la nostra eredit... e in segno di disprezzo verso di me... no?.
Jet, non essere ridicola. E non parlare a voce cos alta, non voglio che Alma ti senta.
Il suono del nome di Alma pungol Jet come un attizzatoio incandescente. Seigl si rese conto del suo errore non appena lo pronunci, facendo urlare a Jet: Alma! Che cos per te questa Alma?.
Seigl si alz in piedi. Stava cercando di tenere la voce bassa. Non c bisogno che tu sia ingiuriosa, Jet. Alma  la mia assistente, lho assunta perch mi aiutasse con vari progetti. Non solo con i miei scritti.  molto...
Capace scommetto! Ha laria di essere a malapena in grado di leggere e scrivere, figuriamoci se  una letterata. Proprio adesso ho cercato di coinvolgerla in una conversazione, sono stata scrupolosamente educata con lei, e lei  arrossita e mi ha fissato a bocca aperta come unidiota. Stai affidando le tue carte e i tuoi manoscritti a unidiota. Parla una specie di pseudoinglese. Borbotta e si pulisce il naso con la mano. Quel tatuaggio che ha in faccia  grottesco. Non mi stupirei se fosse una contadina ucraina, o se fosse stata portata qui con un ponte aereo dalla Bosnia o dallAlbania. Spero in Dio che tu non la faccia rispondere al telefono, Joshua. Staranno tutti ridendo di te.
Jet,  abbastanza. Stai diventando isterica.
Io sono isterica? E tu? La negazione  una forma di isteria, come la catatonia. E tu sei in uno stato di profonda negazione, Joshua. La tua carriera  a pezzi e sembra che non ti interessi affatto. Questo problema autoimmune:  il tuo stesso corpo che si rivolta contro di te. Ma distruggendo te stesso, stai distruggendo anche gli altri. Il ricordo della nostra famiglia. La nostra eredit.
Seigl non riusciva a credere alle sue orecchie: sua sorella stava dicendo che era colpa sua se era malato? Il tuo stesso corpo che si rivolta contro di te?
Jet continu: Anchio ho cercato di negare. Per gran parte della mia vita. Ma non sono mai stata autodistruttiva quanto te, Joshua. Perch non ho la tua genialit, in primo luogo. Insomma, questo essere, Alma, perder i tuoi manoscritti, se non li ruber addirittura. Pu mettere le mani sul tuo libretto degli assegni? Sulle tue carte di credito? E tu intanto, nascosto qui dentro, a tradurre Virgilio.
Virgilio fu pronunciato, come Alma, con sconfinato disprezzo.
Esasperato, Seigl disse: Jet, ne ho abbastanza. Sei unospite in casa mia, non abiti qui. Non hai alcun diritto di ingiuriare la mia assistente, o me.
Una nuova, lasciva luce si insinu negli occhi di Jet.
Quella vacca  la tua puttana domestica, vero? Ecco cos.
Jet si era appoggiata sul tavolo della sala da pranzo con entrambe le mani chiuse a pugno, come se stesse per balzare su di lui. I suoi occhi rossi per la rabbia brillavano e cera un bagliore di follia sul suo viso.
Era una delle Furie, sua sorella. Le cinse di simili spire di serpi, aggiunse Vali ventose.
Jet, andiamo.
Che altra spiegazione potrebbe esserci altrimenti? Che cosa direbbero i nostri genitori? Una contadina analfabeta che fa lassistente di Joshua Seigl? Pi bionda-s/nfea* possibile? Che barzelletta.
Seigl sapeva bene che non era il caso di imbarcarsi in un crescendo di battute con la sorella, che godeva di tali scene e sapeva tenere la rotta tra gli argomenti come un pipistrello che sfreccia volando, guidato da un radar. Per non riusciva a fermarsi. Furioso, esclam: Sei ridicola e volgare. Non  mia abitudine portare delle donne a casa mia e pagarle per dei rapporti sessuali.
Come faccio a saperlo, Joshua? Non riconosco pi mio fratello. Non riconosco il tuo triste cuore malato.
Jet doveva aver visto qualcosa sul viso di Seigl per deviare il corso della sua sfuriata. Cess bruscamente il suo attacco verbale e si ritir. Sollev le mani come per ripararsi il viso.
Disgustato, Seigl disse: Ne ho abbastanza.
Jet fugg al piano superiore. Seigl la sent singhiozzare. Se fosse un pianto sincero o solo parte della sceneggiata non ne aveva idea.
 Shiksa, o shikse,  una parola yiddish e polacca che significa donna non ebrea.
Sentendosi in colpa, and a cercare Alma nel suo studio. Il suo cuore stava battendo pericolosamente veloce, come faceva allinizio dei suoi attacchi. Ma non poteva soccombere adesso. Anche prima dellinizio dei suoi sintomi, Seigl non sarebbe riuscito a sopportare una scena cos intensa e avvilente con Jet, o con chiunque altro, senza una reazione viscerale. Odiava le emozioni nude e crude, il melodramma. Lostinato sabotaggio della ragione, il trionfo del sangue.
La porta del suo studio era accostata ma non chiusa. Alma aveva sentito? Pareva di no. La giovane donna sembrava non essersi resa conto della presenza di Seigl che stava sulla porta, sebbene lui stesse respirando con difficolt. Ne fu molto sollevato. Vide con quale intensa seriet Alma stava inserendo delle cartelline nellultimo cassetto del suo archivio, goffamente accucciata sulle anche. Di profilo, il suo viso era infantile, assorto nella concentrazione; la brutta voglia, o tatuaggio, come insisteva Jet, non si vedeva.
Seigl pens: Non ha sentito. Le  stato risparmiato.
Seigl sal al piano superiore e buss alla porta di Jet. Quando lei apr, fu sorpreso di vedere quanto si fosse calmata. Si era lavata la faccia, si era truccata nuovamente e si stava vestendo per uscire. Seigl disse: Jet, per favore mi prometti che non ti avvicinerai pi alla mia assistente? Che non parlerai con lei? e Jet, seccata, rispose: Certo, Joshua. Te lo prometto. Hai preso una decisione che io non riesco a capire, ma posso rispettarla. Ovviamente, non sarei dovuta venire qui.
Seigl lasci aleggiare nellaria queste parole per un attimo o due, prima di protestare educatamente: Non essere assurda, Jet.  ovvio che ti voglio qui.  solo che... preferisco non litigare.
Jet rise allegramente. Io preferisco non litigare.
Poco dopo, Jet lasci la casa. Aveva chiamato un taxi e avrebbe incontrato un amico in citt: chiese a Seigl di non preparare la cena per lei, n di aspettarla alzato. Non ho idea di quando torner.
Seigl torn alla sua traduzione ma era troppo irrequieto per lavorare. Anchegli lasci la casa col pretesto di fare delle compere in paese. Stette via per ore. Quando torn, era gi tardo pomeriggio, ben oltre limbrunire. La maggior parte del primo piano della casa era avvolta nelloscurit, e cos tutto quello che si vedeva del secondo piano. Ma qualcuno, molto probabilmente Alma, gli aveva acceso le luci fuori.
Salendo i diciannove scalini di pietra lentamente, aggrappandosi alla ringhiera di ferro battuto mentre saliva, Seigl si concesse di pensare che forse sua sorella se nera andata. Poteva essere andata a stare dal suo misterioso amico. Ne sarebbe stato sollevato, pur con un po di senso di colpa. E di rammarico.
Il tuo triste cuore malato.
Un commento curioso da parte di Jet, dopo essersi vantata di conoscerlo cos bene.
Appena entr in casa, Seigl ud delle voci. Anzi una sola voce, alta.
Ascolt con orrore. In seguito avrebbe pensato allaforisma di Nietzsche: Intorno alleroe tutto diventa tragedia, intorno al semidio tutto diventa dramma satiresco. Aggiungendo Intorno a Seigl, farsa.
Era Jet, rientrata in casa per un faccia a faccia con Alma. Esattamente quello che aveva promesso di non fare. Maledizione: Seigl era furioso. Aveva voglia di strangolare quella donna.
Corse nel suo studio sul retro della casa. Sentiva la voce petulante di Jet: Non ruber niente, perdio. Voglio solo dare unocchiata a questi manoscritti. Ne ho il diritto. A quel punto si levarono le deboli proteste di Alma, e Jet la interruppe: Sparisci dalla mia vista, idiota!. Seigl arriv giusto in tempo per vedere le donne che lottavano. Era ridicolo! Inorridito, vide sua sorella schiaffeggiare Alma in pieno viso, vide Alma rannicchiarsi gemendo, premendosi entrambe le mani sul naso; il sangue le scorreva tra le dita. In seguito Seigl si sarebbe ricordato di come Alma fosse rimasta stranamente passiva: non aveva respinto Jet, non aveva fatto molto pi che cercare di proteggersi dai furiosi colpi dellaltra. Eppure Alma era chiaramente forte, e avrebbe potuto sopraffare Jet se ci avesse provato.
Quando vide Seigl che correva verso di lei, Jet si gir velocemente verso di lui e cominci a colpirlo. Era paonazza: ovviamente aveva bevuto. Tu! Tu sei la causa di tutto questo! Traditore! Ti odio, Joshua! Sono contenta che tu sia malato... non ti perdoner mai.
Jet spinse via Seigl e usc dalla stanza. Si poteva sentirla salire le scale con passi pesanti, come gli zoccoli di un cavallo arrabbiato.
Nel giro di unora, Jet se nera andata, insieme alle sue valigie. Dove fosse andata quella notte, dal suo misterioso amico, o in un hotel, o a prendere un volo per tornare in Florida, Seigl non lo sapeva e non gli interessava.
Ne ho abbastanza. Mai pi..
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6.
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Dove fumo bianco come vapore si alza attraverso crepe nel terreno. Dove miniere scavate nel profondo della terra stanno bruciando.
Wind Ridge, Bobtown, McCracken, Cheet erano questi i nomi delle miniere, quando avevano ancora dei nomi. Quando le miniere venivano ancora usate, prima degli incendi.
Dove vivi? Vivo allInferno. Sono una figlia dellInferno. Sono unamericana e una figlia dellinferno. Chiedimi se sono felice: lo sono.
Se ne sono andati quasi tutti. Solo gramigna cresce dove il manto stradale si  spaccato. Dove la gente ha lasciato la propria casa. La vecchia scuola elementare.
Il campo da giochi di asfalto. Berlin Street, Coalmont. Scottdale, Mount Union, Tire Hill. Laddove il calore  pi intenso, la neve si scioglie appena tocca il suolo.
Alza gli occhi verso i monti dove sale il vapore. Dove laiuto viene dal cielo. Erbacce ormai alte, arbusti. Sta tornando la giungla.  un dono per quelli che si sono rifiutati di lasciare Akron Valley, questa pace. Per lo pi anziani. Ad acque tranquille conducimi, rinfranca la mia anima. Larrivo dellAnticristo  imminente. Se il cielo si oscura, se un tuono si sprigiona dal silenzio. Unanima  come fumo bianco che sale cercando il Signore. Dalla strada principale, crepata da ogni parte come ghiaccio, il fumo si leva verso lalto come vapore. Qualcosa che respira. Dicono che gli incendi nelle miniere si potevano spegnere anni fa, ma la contea di Akron non  intervenuto. Lo Stato della Pennsylvania non  intervenuto. Perch?
Colpa dei politici. Colpa dei banchieri ebrei, detentori di mutui su Wind Ridge, Bobtown, McCracken, Cheet. Lasciate che le miniere brucino, lasciate che le miniere chiudano, dichiarate bancarotta. A nessuno gliene frega niente della gente che ci vive, ecco come fanno i banchieri ebrei a guadagnare miliardi di dollari e il governo statunitense approva, cos come il governo statunitense sostiene Israele.
In alcuni punti, il terreno  caldo al tatto. Doline, gas velenosi. Non si poteva giocare allaperto. Dopo una tempesta di neve ci sono punti come ferite aperte dove la neve si  sciolta. Nel 1983 fu dichiarata area a rischio. I residenti di Akron Valley furono sfrattati dalle loro case ma alcuni rifiutarono di andarsene.
Eppure i fuochi che covano nel sottosuolo non si vedono mai. Un visitatore che viene da fuori tossisce e si asciuga gli occhi e si lamenta della puzza, ma la gente che ci abita, no. Perch dovremmo andarcene, questa  casa nostra.
Lo Stato della Pennsylvania aveva confiscato alcune propriet allinterno della zona di pericolo, ma altre no. Adesso ci sono meno soldi per trasferire la gente altrove. Quelli che erano stati trasferiti da unaltra parte avevano fatto loro stessi un putiferio perch non erano soddisfatti di come erano stati sistemati. Aspettare che la gente si sposti per conto suo. Aspettare che la gente muoia.
Per nessuno muore. Hanno ottanta, novantanni. Alcuni pi giovani, come Delray Busch, neanche sessanta. Perch dovremmo andarcene, questa  la nostra fottuta casa. La contea e lo Stato pagano i sussidi. Teniamo i nostri prati ben tagliati. Ci sono due chiese: quella metodista e la chiesa di Dio. Siamo a ventisette chilometri da Akron Center, dove c la scuola unificaia. Siamo a trentaquattro chilometri da Frostburg, dove ci sono un ipermercato discount e un Safeway. Centotrenta chilometri da Pittsburgh. Non  la periferia del mondo, abbiamo la tv.
Ci vuole unantenna parabolica a causa delle colline. Una volta che ce lhai, quanti canali ci sono? Forse duecento.
Allinizio la gente pensava che il fumo avrebbe distrutto gli alberi e la vegetazione, ma non  cos. In alcune case, le donne coltivano le rose. C stato un allarme riguardante la coltivazione delle verdure, ma non  durato a lungo.  passato molto tempo. Certi giorni, il fumo  pi vapore che fumo vero. Quindi forse gli incendi si stanno spegnendo.
Lungo Main Street ci sono la vecchia stazione di servizio Sunoco, gli sbarrati Royal Theatre, Walgreens. Finestre rotte, tetti marci.  strano vedere erbacce e arbusti crescere per strada, ma  anche bello. E sulla South Main ci sono persone che abitano in due o tre delle vecchie case.
La popolazione di uccelli  cresciuta. Non solo storni e gracole, ma anche ghiandaie, cardinali, pettirossi, uccelli canterini. In media la temperatura  pi alta che in qualunque altra zona dello Stato. Sulle finestre la gente attacca rivestimenti di polietilene per risparmiare sul riscaldamento.  troppo complicato togliere i rivestimenti in primavera, cos le finestre sono perennemente schermate. Come occhi velati dal glaucoma.
Il pi puro carbone antracite degli Usa. Non ci si pu fidare del governo ma lo si faceva, ci si poteva fidare dei sindacati ma non pi. Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra.
Dove vivi, chiedevano alla Ragazza Tatuata. Vivo allinferno, rideva lei. Perch la Ragazza Tatuata era sempre brava a far ridere.
E tuttavia. Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra!
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7.
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Nellanno nuovo molte cose sarebbero cambiate.
Eppure lui viveva come in un presente storico.
Gli mancava lo scudo di Enea. Gli mancava la prospettiva storica.
Alma? Ho pensato ad alcune cose.
Si esercitava a dire queste parole. Cos avrebbe potuto parlare con calma, senza tradire lagitazione che aveva provato per tutta la mattinata.
Perch non era una cosa decorosa, leccitazione tremante di un uomo appena entrato nella mezzet alla presenza di una ragazza di forse ventanni che aggrottava le sopracciglia come una studentessa incerta della lezione, che non osa incontrare lo sguardo del suo insegnante.
Avr bisogno che tu mi assista per pi ore del giorno, a partire da luned prossimo. Quindi potrebbe essere pi comodo per te trasferirti nella stanza degli ospiti...
Ovviamente, lo stipendio di Alma sarebbe aumentato.
Nellanno nuovo molte cose sarebbero cambiate.
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8.
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Nellanno nuovo.
Fottuti scalini. Maledizione!
Adesso nevicava molto ed era molto umido e i diciannove scalini di pietra dovevano essere superati con estrema cautela. Dovevano essere spalati e tenuti puliti dal ghiaccio. Naturalmente aveva assunto una squadra per la rimozione della neve dai gradini e per spalare via la neve dal marciapiede davanti a casa, ma gli scalini diventavano pericolosi subito dopo la minima nevicata, nevischio o pioggia ghiacciata. E poteva chiedere alla sua assistente di aiutarlo con gli scalini? S che poteva, ma poteva chiederglielo in continuazione? Ed era giusto aiutare un uomo ansante di novanta chili su per i diciannove scalini di pietra, in mezzo a un vento gelido? Era una richiesta legittima da fare a unassistente che non era riconosciuta come badante o infermiera?
Alma. Grazie! Non accadr pi, te lo prometto.
Ingoiava il suo orgoglio nei momenti in cui, non sempre ma qualche volta, entrava in casa dalla porta sul retro, la vecchia porta per le consegne che conduceva alla malmessa scala posteriore. Davanti a questa porta cerano solo tre o quattro scalini e non cera nessuno che potesse osservare la scena se, in un giorno no, Joshua Seigl si piegava pesantemente sul suo bastone e si trascinava su come un fagotto di biancheria bagnata.
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9.
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Nellanno nuovo.
Lei si trasfer nella stanza degli ospiti al piano terra della casa di Seigl. Perch adesso era unassistente personale a tempo pieno. La sua paga era stata aumentata. Non vedeva lora di dirlo a Dmitri Meatte ma non gli disse esattamente di quanto fosse pi alto ora il suo stipendio.
Seigl sorrise con il suo sorriso da maestro di scuola. Tirandosi i peli della barba, che era striata di grigio e aveva bisogno di unaggiustatina e a volte lei vedeva, senza volerlo, il luccichio della saliva sulle sua labbra.
Alma? Se la stanza  troppo fredda o troppo calda, ecco come funziona il termostato...
Si, signor Seigl. Grazie.
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10.
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Non aveva unidea precisa del perch Lo odio. Odio la sua barba, le sue grosse labbra da ebreo. Nei monotoni, lenti giorni solitari il suo cuore si sarebbe fermato se non fosse stato perch lo odio, lo odio, lo odio lo faceva scalciare e correre. Cera leccitazione in attesa di raccontare tutto alluomo che amava, con le parole giuste per farlo ridere e grugnire di soddisfazione e guardarla ascoltando ancora. Capisci, certi giorni ha dei problemi a camminare. A salire le scale. Non vuole dire che  per questo che mi vuole l tutto il giorno adesso.  come se fosse sorpreso ogni volta che non riesce a farcela da solo. Cazzate.  come un bambino che se la fa nei pantaloni fingendo di non sapere che stava per succedere, che non  colpa sua.
Faceva ridere Dmitri.
La Ragazza Tatuata era divertente quanto qualcuno in tv. Una volta che ingranava. O una volta che era fatta.
Come una fiamma liquida nelle sue vene, ecco comera lodio della Ragazza Tatuata per il suo datore di lavoro. La Ragazza Tatuata era un tipo che odiava i suoi datori di lavoro, maschi o femmine che fossero, ma adesso linsulto grande come uningiuria era: questo stronzo  un ebreo.
Lo vedo che si mette le dita nel naso. I rumori che fa quando pensa di essere solo. Si tira la barba come se ci fossero dentro delle formiche. Mi fa diventare matta. E tutte le carte e la merda che ha in quella casa. Manoscritti! come se fosse una cosa sacra, lui  il messia ed  bravissimo. Come se al mondo gliene fregasse qualcosa di lui.
Certamente, poteva ammetterlo, Seigl era gentile. Certamente Seigl era cortese. Certamente Seigl era un gentiluomo, non come tutti gli altri stronzi per cui aveva lavorato negli ultimi dieci anni. Certamente Seigl la pagava bene e sempre puntualmente. Non la comandava mai a bacchetta, sgarbato e sarcastico come gli altri uomini.
(Come Dmitri Meatte a volte? Ma Alma era innamorata di Dmitri Meatte.)
Lebreo non laveva mai toccata, mai sfiorata. Non ancora, comunque.
Non si lasciava commuovere (da lui), non volendo provare dispiacere per lui. Qualsiasi problema avesse. Vedendo le sue mani tremolanti e il luccichio del sudore sul suo viso si allontanava con un sorriso di infantile crudelt. Bene! Adesso lo sai.
Suo padre Delray Busch aveva avuto tremori da quando riusciva a ricordare. Sollevava verso i figli la mano in segno di minaccia e la mano tremava, ma tu ti piegavi lo stesso, perch quella mano sapeva picchiare, e picchiare forte. Cos anche suo zio Mason, un tremore a entrambe le mani. E cera il nonno, che aveva qualcosa che il dottore chiamava morbo di Parkinson. Met degli uomini della famiglia Busch avevano avuto un enfisema. E la madre di Alma si prendeva continuamente brutti raffreddori, bronchiti. Non si poteva dare la colpa solo alle miniere in cui lavoravano gli uomini o allaria piena di fumo: il buonsenso diceva che era anche colpa delle sigarette. Non che a qualcuno fregasse cos tanto da smettere.
Alcuni avevano anche lasbestosi. Era come lenfisema. Finivi attaccato a una bombola di ossigeno, a succhiare aria ventiquattro ore al giorno per il resto della tua vita. Se eri fortunato.
La Ragazza Tatuata era una dei fortunati, infatti. Ecco perch Alma era incline al buonumore. Una sola birra, un solo spinello, un ragazzo che la palpasse e le dicesse parole gentili, e Alma era in versione da festa. Quella che chiameresti una festaiola. Sarebbe stata una fantastica coniglietta di Playboy! Un ragazzo che conosceva a Pittsburgh le aveva fatto alcune foto come per un paginone centrale da spedire a Playboy, Penthouse... Vedete, Alma aveva lasciato Akron Valley e non si era mai voltata indietro.
Suo padre avrebbe potuto essere morto nel frattempo. Sputando i polmoni a forza di tossire. Suo nonno, sicuramente. Nessuno aveva cercato la Ragazza Tatuata per invitarla a tornare per un lutto o un funerale, non che potessero localizzarla, comunque. Nessuno aveva diffuso volantini Qualcuno lha vista? con il viso della Ragazza Tatuata.
Non che ad Alma importasse. Cazzo, no.
Non che dedicasse un pensiero a tutto questo. A laggi. Era gi abbastanza difficile ricordare lultimo mese, lultima settimana. Ieri. E adesso cera questa nuova cosa nella sua vita, questo nuovo lavoro. In questo nuovo posto.
Lo odio, lo odio, lo odio: quellebreo.
Non avrebbe saputo dire se fosse lessere ebreo del signor Seigl che odiava o se odiava lui, e in pi sapeva che era ebreo, e questo ne era il motivo. Cosa venisse per primo. Forse non avrebbe mai immaginato che fosse ebreo se Dmitri non avesse dato tanta importanza alla cosa. (Di certo non avrebbe mai immaginato che la sorella Jet fosse ebrea.) O era forse istinto? Qualcosa che potevi quasi fiutare? Ma aveva odiato di pi quello stronzo di Scanlon della libreria e Scanlon era un bianco puro.
Era come cercare di capire perch lavessero tatuata, i tizi di cui si fidava. Dandole vodka e un qualche tipo di metanfetamine? Crystal meth? Non lavrebbe mai saputo, e che cazzo di differenza faceva che fosse stata fottutamente grata di essersi svegliata in seguito, Cristo! Aveva sudato cos tanto che, le avevano detto al pronto soccorso, si era disidratata al punto tale che i suoi reni e il fegato erano quasi collassati come doline, lasciandola dovera stata trovata, come un sacco della spazzatura dietro un cassonetto, vicino al fiume. Pissburgh! Avrebbe odiato Pissburgh fino al giorno della sua morte. Ma cercare di capire il perch dei tatuaggi, e perch cos brutti e sgorbi, come se il tatuatore si stesse appisolando, che cosa potessero voler dire... Non ci riusciva.
Era come se le fossero entrati nel cranio pezzi della misura sbagliata. Assi rotte che non combaciano.
Lo odio! Ansima e sbuffa come un maiale. Un inaiale dal muso rosso. Se mai mi toccasse... la faceva infuriare il fatto che sembrava che alle altre persone Seigl piacesse. E tanto! Adesso lui la faceva rispondere al telefono al posto suo e lei prendeva i messaggi, che erano inviti a cene e in universit per fare conferenze e lezioni, e chi chiamava parlava in termini rispettosi di Joshua Seigl, e lei era stata istruita a dire che s, avrebbe passato il messaggio al signor Seigl e, s, lui avrebbe richiamato appena possibile, e riattaccando rimaneva senza fiato per lindignazione e aveva limpulso di gridare Fanculo lui e famulo tu. Bravissimo pensi di essere, eh?
E tutte quelle lettere. Per lui: Joshua Seigl. Mentre lei, Alma Busch, non aveva mai ricevuto una lettera in vita sua e non lavrebbe mai ricevuta. E nessuno dei Busch laveva o lavrebbe mai ricevuta.
Al suo ragazzo Dmitri ne aveva portate alcune. Un biglietto che aveva trovato in una bellissima ventiquattrore di pelle buttata in fondo a un armadietto pieno di manoscritti:
17 dicembre 1996
Egregio Professor Seigl,
Desideriamo ringraziarla per questo meraviglioso seminario.
Qui c un piccolo segno della nostra gratitudine. Torni presto a Palo Alto!
Krista, Jessica, Eric, Michael, Kate, Brian, Scott, Lyle
Seigl non aveva mai usato la ventiquattrore: era nuova di zecca, si poteva dire. Probabilmente si era dimenticato di averla mai ricevuta.
(Dmitri si era accigliato davanti al biglietto, aveva mormorato: Cazzate! e lo aveva gettato via. La ventiquattrore gli era piaciuta. Il cuore di Alma si era colmato dorgoglio: a Dmitri era piaciuta molto la valigetta. Era veramente di classe, fatta a Milano. Poteva venderla o impegnarla. Ma forse se la sarebbe tenuta.)
Anche dei gemelli doro diede al suo amante. Perch lui aveva un debole per cose del genere. Per lavorare come cameriere al Caf si impomatava i capelli e se li pettinava allindietro, secondo lo stile italiano, e si assicurava di avere un bellaspetto ogni notte, sexy e alla moda. E indossava i gemelli su cui erano incise le iniziali A.D.S. che Alma aveva trovato in un cassetto dello scrittoio nella stanza in cui dormiva a casa del suo datore di lavoro. Aveva desiderato che Seigl si facesse vedere al Caf quella notte, ma Seigl non lo aveva fatto. (In realt, Seigl non si faceva vedere al Caf da settimane. Non per cena, e non per giocare a scacchi.) Chi era A.D.S.? Qualcuno che era morto, probabilmente. Per quanto Alma potesse capire, la maggior parte delle persone della famiglia dellebreo erano morte e lui non aveva figli e quella puttana matta di sua sorella neanche. I gemelli non erano veramente di Seigl, quindi prenderli non era rubare e lui non avrebbe mai saputo che mancavano, perch non aveva mai saputo che cerano.
Per lo pi, questo era il motivo per cui lei lo odiava. Perch non sapeva quello che possedeva. Come un cieco, aveva gli occhi rivolti allinterno, come un sordo, udiva solo il suono della propria voce dentro la testa. Lo odiava perch aveva i soldi. Perch aveva i soldi e non li spendeva nemmeno! Perch cerano degli assegni dentro ad alcune delle buste che aveva aperto, migliaia di dollari in assegni che non aveva mai girato e mai incassato perch non aveva mai saputo della loro esistenza. E viveva in quella casa. Da solo in quella casa. Quante stanze avesse, lei non aveva mai contato per intero, e la met di queste stanze erano chiuse perch a Seigl non servivano. E la gente ad Akron Valley viveva con cinque o sei figli in qualche bungalow di legno sullorlo di una dolina, oppure nelle roulotte.
Denaro ebreo doveva essere quello che aveva ereditato Seigl. Perch non si vedeva mai luomo lavorare. Mai un vero lavoro. Nemmeno insegnare, che era quello che ci si aspetterebbe che un uomo come lui facesse. (Arrivava della posta indirizzata al Dott. Joshua Seigl ma non era dottore in medicina. Lui le aveva detto perch lo chiamavano Dottore, ma lei non riusciva a ricordarlo.) Indifeso come un bambino, era. Sapeva a malapena accendersi la stufa. Non riusciva a trovare laspirapolvere. (Lo trov Alma in un armadio.) La spesa gli veniva consegnata a casa. Altri uomini venivano a spalare la neve al posto suo, a potare gli alberi dopo una tempesta. Non era solo un problema che aveva adesso: si vedeva che era sempre stato cos. Chiunque lavesse cresciuto, laveva viziato. Forse era unabitudine ebraica: viziare gli uomini, mantenerli indifesi. Se Seigl sciacquava i piatti per metterli nella lavastoviglie, vi rimaneva incrostato qualche rimasuglio. Se sciacquava una tazza, la faceva cadere e la rompeva. Due terzi dei suoi piatti erano scheggiati e con crepe, e persino Alma riusciva a capire che era porcellana costosa. Pesante argenteria di lusso, verdognola per lossidazione. (Alma si aspettava che Seigl le chiedesse di pulire largenteria, o almeno una parte di essa, ma lui non lo fece.) Aveva trafugato forchette, coltelli mestoli da portata da mostrare al suo amante, ma Dmitri aveva detto che per lui era roba di nessun valore, brutta e ossidata, e se lavesse portata a un banco dei pegni, gli avrebbero preso le impronte digitali e lavrebbero sospettato di furto, quindi non ne valeva la pena. Quello che faceva davvero incazzare Alma, al punto di riderne ad alta voce, era che malgrado Seigl avesse lavatrice e asciugatrice nel seminterrato, ogni settimana mandava la sua biancheria alla Mount Carmel Laundry & Dry Cleaners, e loro gliela rispedivano stirata, e facevano pagare a Seigl pi o meno quello che guadagnava Alma in una settimana: non solo camicie di cotone bianche eleganti, ma canottiere, mutande, pigiami, asciugamani e lenzuola!
(Perch Seigl non lo chiedeva a lei di fare il bucato?
Il bucato era facile. Stirare era facile. Bastava una sola persona: sarebbe stato cos facile. Ma sembrava che non ci avesse mai pensato, e Alma non glielo avrebbe suggerito, anche se adesso che viveva in casa sua si lavava l le sue cose, inclusi asciugamani e lenzuola. Stava cominciando a ricordarsi di come aveva aiutato la madre con il bucato, stendendolo fuori sul filo. Prima che laria, ad Akron Valley, diventasse cattiva. Come profumava la biancheria pulita al sole! Ci premeva contro la faccia, annusandola.)
I libri di Joshua Seigl li teneva nel suo studio. Alcuni erano in lingua straniera. Dmitri diceva che Seigl era famoso, ma la Ragazza Tatuata non laveva mai sentito nominare, quindi non poteva essere cos famoso! Fingeva di essere modesto, ma Alma la sapeva lunga. Cerano orgoglio e vanit, in quei libri. Per il solo fatto che esistevano. Sola nello studio di Seigl, un giorno ne estrasse uno dallo scaffale e lo apr a una pagina fitta di parole compatta come fango e lasci perdere dopo pochi secondi: erano delle tali cazzate! Scritte in un modo in cui nessuno parlava mai, che voleva solo intimidire. Dmitri diceva che il libro da leggere era Le ombre e questo sembrava pi promettente, forse lavrebbe letto prima o poi. La storia di alcune persone di una famiglia Alma la poteva seguire. Anche se la storia era ambientata in Germania e nei campi di concentramento, come diceva il retro e Dmitri diceva che quello che gli ebrei affermavano che Hitler aveva fatto loro era discutibile, dipendeva a chi volevi credere.
Unaltra cosa che la faceva incazzare era: tutti quei libri.
Lodore si sentiva per tutta la casa quando il tempo era umido, e le faceva venire mal di testa. Forse cera la muffa, o dei batteri, o qualcosa che proliferava in tutti quei libri. Che cosa sta cercando di provare, si chiedeva Alma. Certi giorni, era come un cimitero. E le aveva lasciato nella stanza al piano di sotto il pesante librone comprato al Book Seller, Non lascerai vivere colei che pratica la magia: storia della stregoneria europea! Come se lei avesse voluto sapere qualcosa di quello che era successo secoli prima in Europa, o forse lui pensava che lei fosse interessata alla stregoneria e al diavolo e anche lui lo era, e ne avrebbero potuto parlare qualche volta, e lui si sarebbe fatto avanti con lei, ecco qual era il suo piano. Ma lui non le chiese mai niente del libro. Passavano i giorni, le settimane. E Alma non ne parl mai, ovviamente. In realt, a volte sfogliava il libro, seduta sul bordo del letto prima di spegnere la luce, e aveva cominciato a nutrire una specie di interesse per esso, e a sentirsi quasi spaventata, come se tutte quelle cose fossero vere, accadute a donne vere come lei, che erano state annegate con una breve immersione sottacqua, o bruciate vive, o schiacciate a morte tra due tavole mentre dei preti cattolici dicevano delle preghiere sopra le loro teste.
Alma era rimasta affascinata da alcune delle illustrazioni. Erano come incubi. Come cose che, se avesse avuto sfortuna, sarebbero potute capitare a lei.
Quella puttana matta della sorella di Seigl che le urlava in faccia, la schiaffeggiava e la graffiava. Alma aveva quasi pensato che quella donna avrebbe tentato di strangolarla. Jet  un nome bizzarro. Non sembrava un qualche tipo di nome ebraico. Aveva letto qualcosa sul viso della Ragazza Tatuata ed era come se avesse capito che Alma era il nemico.
Eppure, Alma non era stata capace di difendersi. Fin da bambina a volte, come allora, colta di sorpresa si limitava a farsi prendere dal panico e a irrigidirsi. Riusciva a malapena a sollevare le braccia per ripararsi il viso.
Non riusciva a chiamare aiuto. Non riusciva assolutamente a gridare, come se avesse degli stracci infilati in gola.
In seguito, Seigl aveva cercato di scusarsi. Farfugliando quanto si vergognava e quanto era dispiaciuto. Come se ad Alma interessasse sentirlo! Aveva detto che sua sorella aveva una storia di esaurimenti. Era una personalit disturbata. Una personalit borderline. Aveva un problema con lalcol , ed era in cura con antidepressivi .
Seigl disse che non sarebbe mai, mai pi successo. Perch a sua sorella non sarebbe pi stato consentito di entrare in quella casa. Specialmente finch cera Alma.
Alma non sapeva che cosa dire. Se ne stava l, accigliata, fissando la barba di Seigl, eludendo i suoi occhi ma abbracciandosi la gabbia toracica, schiacciandosi i seni come se avesse voluto appiattirli, senza rendersi conto di cosa stesse facendo e sentendo pulsare e battere il brutto tatuaggio che aveva sulla guancia, finch Seigl alla fine comprese che la stava mettendo a disagio come aveva fatto quella puttana di sua sorella, e la lasci andare.
Era stato pi tardi, quello stesso giorno. Un lento, monotono giorno solitario dopo che la sorella se nera andata e la casa era di nuovo tranquilla, e Seigl stava mormorando tra s e s, tirandosi la barba, mentre era seduto al tavolo della sala da pranzo con i suoi libri. E Alma si era assicurata che non stesse salendo furtivamente da lei come faceva qualche volta (senza che lui lo sapesse, lei lo vedeva con la coda dellocchio) e lei non riusciva a stare ferma, era agitata e infervorata: Vi odio, vi odio, vi odio tutti e due giudei, ebrei bastardi... e il suo cuore batteva velocemente come se avesse sniffato coca purissima direttamente fin su al cervello e osservava la propria mano aprire una libreria con le ante di vetro nello studio di Seigl e da uno scaffale prendere un libro che la fece quasi sorridere, piccolo come un libro per bambini, che era quello che lei pensava potesse essere: il titolo sembrava una fiaba per bambini, Anna Livia Plurabelle, ma quando lo apr e cerc di leggere, i minuscoli caratteri ondeggiarono davanti ai suoi occhi, fottute parole, non avevano nessun senso come se non fossero inglese o un qualsiasi tipo di inglese che le fosse stato insegnato e il suo cuore fece un balzo per il risentimento e la collera e le sue mani tirarono il libretto ai due lati finch non sent che il dorso si rompeva e sorrise con infantile soddisfazione come un ragazzino che tira con violenza le zampe di una rana, spezzandola in due. Ti! Stronzo!
Carnose labbra da ebreo come il culo di un babbuino. Parla da solo, e ride, e io penso che mi stia chiamando ma non  cos.  seduto al tavolo della sala da pranzo a recitare poesie, credo sia Virg... ilio, dondolandosi avanti e indietro sulla sedia, con gli occhi chiusi credendo che non esista nessun altro. Spengo laspirapolvere e ascolto. Lo osservo, sono disgustata vedendo un uomo del genere, inconsapevole che c un altro essere umano in casa sua, come il mio vecchio nonno Busch ubriaco e cieco con una canottiera che faceva vedere ogni osso che spuntava e i suoi boxer puliti sottili come carta velina, che potevi intuire tutto quello che a quel vecchio penzolava da sotto la pancia come dei gozzi, che ti farebbe venire da vomitare a vederli per davvero. La Ragazza Tatuata agitava le braccia nude facendo facce oscene e un suono come di qualcuno che vomita, come un comico che va in onda a tarda sera, cos loro ridevano di lei, meravigliandosi che potesse essere cos divertente, e lei amava crogiolarsi nella loro attenzione bench durasse poco, come un fiammifero acceso, e cera sempre una delusione, dopo. E cerano altre ragazze smaniose di essere amate quanto la Ragazza Tatuata, una delle quali sexy e biondo paglia come lei, ma pi giovane.
Forse era stato quella notte. O quella dopo. Non riusciva a smettere di sudare, e stava anche tremando. Che non era un buon segno. Un sudore puzzolente che trasudava dai suoi pori come grasso crepitante. Un amico di Dmitri, Ermine (se era quello il suo nome: Alma non ne era sicura) aveva frantumato e schiacciato degli antidolorifici in una granulosa polvere bianca che aveva compresso in una pipa rosso rubino dal cannello curvo. Quando accendi la polvere e aspiri il fumo assicurati di tenerlo dentro.
Ermine aveva sogghignato guardandola. Non buttarlo fuori, piccola. Lo sprecheresti.
Lo sapeva! Sapeva come si faceva a fumare, cazzo, lo faceva dalla prima superiore, Cristo. Ed  passato un bel po da allora.
Il suo cuore sobbalz. Questo era quello di cui Seigl aveva bisogno, non vecchi, noiosi, ammuffiti libri, libri, fottuti libri.
Era cos ubriaca che aveva tenuto il fumo nei polmoni troppo a lungo, laveva ingoiato e si era sentita soffocare, non riusciva a respirare e aveva cominciato ad avere le convulsioni, dibattendosi sul lurido pavimento come un pesce preso allamo, morente, con addosso solo il suo reggiseno di pizzo nero e uno dei suoi seni era uscito fuori: Ges come avevano riso di lei! Uno dei ragazzi che sogghignava aveva pungolato il suo culo con uno stivale dicendo con voce cantilenante: Alma, Alma sei viva o morta, Alma?
Non era il suo amante. Cera quel conforto, quella concessione al suo orgoglio: non era Dmitri Meatte che la derideva.
La prossima volta non lo far. Manterr il controllo di me stessa. Far in modo che mi ami come allinizio.
Dopo il fine settimana, tornando alla casa sulla collina, le era sembrato di odiare il suo datore di lavoro pi che mai! Vomito che le saliva fin in bocca, ecco comera il sapore del suo odio.
E perch? Per colpa dellebreo e di quella puttana stronza della sorella.
La sorella! Chi si sarebbe immaginato che una donna cos affascinante, doveva avere trentacinque anni, o pi, basta guardare laspetto dei suoi denti e delle sue unghie, e lacconciatura, che una donna cos potesse impazzire e attaccarsi alla gola di Alma? Schiaffeggiandola e graffiandola come una volgare puttana di strada, e avrebbe strangolato Alma se Seigl non fosse stato l a trascinarla via.
Sulla sorella non aveva detto una parola a Dmitri Meatte.
Perch no?
Se ne vergognava.
Non posso. Non posso rispondere ai suoi colpi. Lo capirebbero, allora. Quanto voglio ucciderli. Squarciare le loro gole con i miei denti.
Lo odio, lo odio, lo odio il doppio adesso, perch ad Alma ha fatto venire in mente la sorella, e da quando questa se n andata in lui ha cominciato a manifestarsi una debolezza simile a quelle crepe cos sottili che non si possono ancora vedere, ma di cui si percepisce la presenza. Come Seigl ricordava la sorella in certe stanze della casa! Come alcuni giorni, mentre cercava di lavorare (chiamare lavoro quello che faceva!  un uomo adulto seduto sulle sue chiappe per ore a scribacchiare su fogli di carta giallognola), non riusciva a concentrarsi ma si distraeva a fissare le finestre, e la sua bocca si muoveva come per articolare parole che non dovevano essere udite. Questo comportamento Alma lo osservava con la coda dellocchio. Dalla partenza della sorella, le mani di Seigl tremavano di pi. Il suo passo era meno sicuro. Lo aveva visto appoggiarsi al muro, ansante. E usava il bastone perch ne aveva bisogno. Non tutti i giorni, ma ogni tanto. Non cerano battute sul bastone, adesso. (Alma glielo passava in silenzio. E lui lo prendeva.) E adesso Alma lo accompagnava gi per i diciannove scalini di pietra e lo assisteva mentre lui si calava, quasi cadendo, grugnendo e imprecando, nel sedile del guidatore della sua automobile e sempre pi frequentemente ora, nel mezzo dellinverno, Alma lo accompagnava in macchina a fare commissioni in paese e dallaltra parte del fiume, in citt, e stava cominciando a essere vista, e a essere riconosciuta dai conoscenti di Joshua Seigl. Parlavano di lei come dellassistente di Joshua Seigl e spesso le sorridevano chiamandola Alma, ma Alma si rifiutava di rispondere: non si sarebbe fatta fregare a sorridere a sua volta o scambiare tali gesti per gentilezza sapendo che a queste persone  soprattutto alle donne!  non gliene fregava niente di Alma Busch, non gli interessava se lei era viva o morta, ma solo che era lassistente di Joshua Seigl per tutto il tempo che lui voleva tenerla.
E Alma sapeva aiutare Seigl con le porte. Prevedendo quale porta gli avrebbe creato dei problemi e quale probabilmente no. Gliene creava sempre la portiera dellautomobile, che era pesante e tendeva a scivolare allindietro contro Seigl quando luomo era pi vulnerabile, mentre trascinava il suo peso in su e fuori dalla macchina con le sue braccia muscolose e tremanti.
Le braccia di Seigl stavano diventando muscolose, Alma lo vedeva.
Probabilmente, per, le sue gambe no! Col tempo, sarebbe stato come il suo vecchio, consumato nonno Busch.
Grazie, Alma.
Quella sua voce calma. Odiava una simile debolezza! Ti veniva voglia di urlare sentendo una simile debolezza in un uomo, cazzo.
Alma, che farei senza...
(Che farebbe: assumerebbe unaltra assistente. Non ci vuole un genio per capirlo.)
Lenti, monotoni, solitari giorni dinverno, e lei era perfettamente sobria. E il delirio del fine settimana si era eclissato dietro di lei come abiti sporchi da cui si era liberata incespicando, calciandoli via con i piedi. E il fine settimana a venire la faceva stare male per la sua incertezza, perch aleggiava su di lei stuzzicandola come una falce di luna nel cielo notturno che non sei sicuro di vedere e che potresti stare solo immaginando. Perch se lui avesse unaltra ragazza. Se avesse altre donne. Non con brutti tatuaggi e il culo grasso.
Credeva che sarebbe riuscita a farsi amare da lui, per. Era solo una questione di tempo. Avrebbe notato la sua devozione.
Come con gli assegni. Gli assegni gli interessavano, allinizio.
Cerano numerosi assegni che Seigl non aveva mai trovato il tempo di girare o incassare, che Alma aveva scoperto nella sua posta. Alcuni erano vecchi di mesi, e qualcuno di anni. Seigl aveva chiesto ad Alma di fare una pila di questi assegni sulla sua scrivania e lei laveva fatto, ma ne aveva furtivamente scelti alcuni (con somme superiori a mille dollari) da dare al suo amante. Guarda che cosho qui per te?
Era una somma di 6340 dollari. Li aveva contati.
Ma Dmitri laveva delusa. Scuotendo la testa. Non va bene.
Gli assegni erano come le posate dargento ossidate. In teoria valevano qualcosa, ma in pratica no. Non li si poteva incassare, solo un coglione avrebbe tentato di falsificare la firma di Seigl. E cos tanto tempo dopo che erano stati emessi.
Imbronciata, Alma aveva chiesto: perch non poteva provarci? Non aveva paura.
Dmitri le aveva pizzicato il seno. Solo per scherzare.
Lo so che non hai paura, piccola. Ma sei molto pi utile se non sei in prigione.
Lo odio, lo odio, odio lebreo perch lo sorprendeva a guardarla con compassione. La mano le saliva a coprire la guancia. A volte sentiva un rossore caldo in quel punto, e sulla nuca. E sul dorso delle mani. Le sue brutte mani! Nessuno smalto poteva renderle belle. Perch aveva le dita tozze e le unghie fragili. Lui voleva chiederle (lei capiva che lui voleva chiederglielo): la cosa sulla sua guancia era una voglia o un tatuaggio? Ma non ci riusciva. Era timido con lei in tali occasioni  questuomo che aveva scritto dei libri)
E la mattina lo sentiva parlare al telefono. Quella voce impaziente come se stesse tentando di nascondere qualcosa: il timore. Parlava con il suo dottore, supponeva Alma. Lui laveva avvisata di non fare domande sulla sua salute e sicuramente Alma non lavrebbe fatto, per era curiosa, piegava la testa per ascoltare al di l della porta, dove Seigl era appoggiato allindietro su una sedia fissando cupamente il soffitto, e i suoi occhiali da vista (erano nuovi, e gli davano unaria affettata) scintillavano per la luce riflessa, e lui si affondava le dita nei capelli senza sapere quello che faceva. Era arrabbiato, ansioso, mentre al telefono diceva: Questa dannata cura. Gli effetti collaterali mi stanno facendo impazzire....
Alma si morse il labbro. Per non sorridere.
Non che le importasse se lebreo fosse vivo o morto, di certo non le importava.
(Si chiedeva: che problema aveva esattamente? E stava peggiorando?)
Odiando luomo per la sua debolezza. Qualunque debolezza.
Ma soprattutto odiava il suo datore di lavoro perch lui le dava ordini in quel suo modo lezioso e antiquato. Come se avesse avuto bisogno di essere gentile con Alma Busch! Era quasi una barzelletta: Alma, avresti tempo di...? o Alma, se non ti spiace magari potresti...? o Quando ne avrai la possibilit, Alma, mi chiedevo se....
Alma mormorava una qualche risposta. Perch diavolo non le diceva solo cosa fare!
E le cose con cui se ne usciva. Dal nulla. Come se volessero dire qualcosa che lei potesse comprendere, come se lui desse per scontato che lei conoscesse lalfabeto e per questo potesse mettere in ordine alfabetico le sue carte.
Hai mai sentito parlare di Primo Levi, Alma?
Alma contrasse la bocca fissando un angolo del tavolo della sala da pranzo. Laveva lucidato il giorno precedente, le piaceva come splendeva. Che cosa stava dicendo questo tizio? Chi?
... ad Auschwitz non pens mai al suicidio per due anni. Mentre, prima, ci aveva sempre pensato. E dopo...
Alma alz le spalle, non sentendosi a suo agio. Si sentiva come se le spalline del reggiseno le stessero lacerando la carne. Perch diavolo Seigl le stava dicendo queste cose?
Levi effettivamente si suicid, nel 1987. Era stato liberato da Auschwitz nel 1945.  un bel po di tempo da sopportare, ho sempre pensato, per una persona incline al suicidio...
Ci fu un silenzio imbarazzato. Alma aveva paura che il suo stomaco gorgogliasse. Aveva volontariamente stretto le braccia attorno a s e si stava schiacciando forte la cassa toracica, sollevando il seno che sembrava pesante e indolenzito, fissando la superficie lucidata del tavolo di mogano della sala da pranzo che era coperto dalle carte sparpagliate di Seigl come se ne fosse sommerso. Alma non avrebbe saputo dire chi di loro due, Seigl o lei stessa, stesse respirando in modo cos rumoroso.
Seigl si tolse gli occhiali e si strofin gli occhi, quella sua abitudine! Si potevano veramente sentire i bulbi oculari emettere una specie di ciac ciac.
Per alcune brutte abitudini di Alma, come tormentarsi la faccia, mettersi le dita nel naso, mangiarsi le unghie fino a farle sanguinare, arrivava sua madre e le schiaffeggiava la mano. Smettila!
Quando Seigl apr gli occhi sembr un po sorpreso di vedere Alma in piedi vicino a lui. Laveva chiamata? Era ora di pranzo?
Alma! Non volevo essere deprimente. Penso di aver voluto dire che...  unintuizione profonda sulla natura umana. In un campo di concentramento, circondato dalla morte, non hai bisogno di pensare al suicidio. Non pensi mai al suicidio quando la vita  precaria e preziosa, quando la vita  ridotta a un mistero. Solo quando non lo .
Le sorrise. Le sue labbra carnose sotto una barba che pareva fil di ferro. Si trov a guardarlo. Non aveva neanche sentito quello che aveva detto. La chiazza sulla sua guancia scottava come se lui lavesse toccata.
Pi tardi, quello stesso giorno, un venerd, la Mount Carmel Laundry & Dry Cleaners fece la consegna. Alma prese gli articoli dalle mani del fattorino, senza guardarlo negli occhi. Fanculo a questi bastardi che venivano da lei, e questo era una specie di ispanico, neanche bianco, come se Alma Busch fosse la puttana domestica di qualcuno.
La schiena dritta e tremante per lindignazione, Alma strapp gli involti di cellofan della lavanderia di Seigl. Ripose le sue cose nel com nella camera di lui, stando attenta a tenerle separate: pigiami, canottiere, mutande, calzini. Appese le camicie, i pantaloni, un cappotto sportivo di tweed nel suo armadio. In tutte queste settimane di lavoro per Seigl, non era mai riuscita a sopportare la prodigalit delle sue spese, che lei sospettava fosse causata dallignoranza.
Pigiami stirati! Si faceva stirare la fottuta biancheria e i calzini.
...
.
...
11.
...
.
...
E poi, allimprovviso, Seigl si sent bene.
Nel corso di una notte, apparentemente. Incredibile!
Nella scintillante luce nevosa dinizio febbraio, mentre il suo trentanovesimo compleanno virava verso di lui come una cometa ribelle, Seigl si svegli nel suo letto per trovarsi nuovamente forte in tutte le sue membra. Lucido di mente e al colmo della felicit.
Pu essere? Mio Dio...
Cercando di rimanere calmo. Essendo il figlio di Karl Seigl, non era un innato ottimista. Si sarebbe comportato in maniera cauta. Avrebbe messo alla prova la forza nelle gambe e nel resto del corpo per almeno ventiquattrore. Perch magari tutto questo era un picco di energia che aveva a che fare con la nuova medicina.
Friedman aveva detto che il farmaco era meno potente del precedente. Niente steroidi. La ricerca nel campo dei disordini e delle malattie ai danni del sistema nervoso era incessante, cerano sempre nuove teorie, nuove medicine e nuove cure. Tuttavia, Seigl sembrava sapere che la sua guarigione aveva poco a che fare con la medicina, non pi di quanto il sole che sbuca da uneclissi abbia a che fare con la semplice ottica.
 finita. Sto bene.
Aveva voglia di piangere per il sollievo. Di ridere a voce alta. Come un corteggiatore timido, si avvicin allo specchio del bagno per esaminarsi il viso, per la prima volta dopo mesi, senza trasalire.
La sua pelle aveva ripreso buona parte del suo colore. Aveva le guance quasi rubiconde. Gli occhi infossati sembravano meno offuscati e arrossati di quanto lo fossero da quando riusciva a ricordarsi, e aveva unaria meno affaticata e depressa.
Os sorridere a se stesso, perch non era per niente brutto.
Si poteva quasi capire perch una donna potesse essere attratta da lui.
Gli tornarono in mente alcuni versi, che suonavano come un grido di felicit: Un bene, che tocchi inaspettato a chi nientaltro sperava, d gioia veramente incomparabile. Strano, perch Catullo era difficilmente il poeta latino preferito di Seigl.
Sondra. Avrebbe chiamato Sondra Blumenthal, che stava evitando da settimane e i cui sentimenti sapeva di aver ferito. Sondra, mia cara. Unondata di desiderio per la donna lo assal. O forse era solo desiderio bello e buono. Non faceva lamore con una donna da molto tempo e non si sarebbe permesso di pensare (o forse s?) alla giovane donna che ora abitava in casa sua, perch comprendeva che la sua assistente Alma Busch, bench non proprio fragile di aspetto, lo era per a livello emotivo, e quindi Seigl non doveva, non doveva... Avrebbe telefonato a Sondra Blumenthal. Doveva diverse chiamate a questa donna dolce, gentile e paziente. Era ansioso di mostrarle le sue traduzioni di Virgilio. Oh, come voleva prendere la mano di Sondra tra le sue, come voleva guardarla negli occhi, baciarla...
Ma non ingannarla, Seigl. Sarebbe crudele.
Rimprover la sua immagine allo specchio. Unespressione lasciva e ammiccante come una maschera di Pan apparve al suo posto. Fece un rumore di bacio-suzione con le labbra. Ardenti per lafflusso di sangue, piuttosto piene, carnose, le labbra di Seigl gli ricordavano, che cosa?... genitali, sottile pelle di membrana rosea per lirrorazione di sangue... Rise e si asciug la bocca. Bene, era cos. Perch negarlo?
Tranne che per una cosa: barba e baffi.
Maledizione, Seigl era stanco di quella barba.
Si era fatto crescere la barba per negligenza e disperazione, come un selvatico e cencioso profeta ebreo dei tempi andati. E la barba era striata di fili argentei e grigi.
Seigl rise di cuore. Lidea si form in un istante.
Di nuovo me stesso. Ma pi di me stesso, un uomo nuovo.
Oh. Signor S... Seigl...
Quando Alma Busch vide il suo eccentrico datore di lavoro completamente sbarbato, il viso nudo ed esposto, che sanguinava da una mezza dozzina di piccole escoriazioni, e le sue pesanti guance, le mascelle e il mento gonfi e rossi di dolore, lo fiss stupefatta. Che dolce, comica sempliciotta era la ragazza, rise Seigl divertito.
Alma. Ora capisco che avrei dovuto avvisarti, cara. Questo  il vero aspetto dellillustre Dottor Seigl.
Alma farfugli: Ma... Signor Seigl... la sua faccia sta s-sanguinando...
Era vero, Seigl aveva dovuto prendere dassalto il boschetto della barba. Aveva avuto bisogno di un paio di cesoie da potatura! Ma ce laveva fatta, con due paia di forbici e pi di un rasoio, cercando di essere paziente allinizio, ma poi con crescente impazienza finch alla fine era arrivato a grattarsi via la pelle stranamente morbida fregandosene di quanto facesse male, o di come la stesse lacerando. Una volta deciso di tornare a essere sbarbato, cio di riacquistare il suo vecchio aspetto giovanile, Seigl fu spietato.
Il sangue si coaguler. Quello non  mai stato uno dei miei cosiddetti sintomi.
Alma continu a guardarlo sbattendo le palpebre.
Comera divertente, la sua assistente-ragazza dalla testa di paglia e il grande seno, che leggeva (laveva vista!) muovendo le labbra e spesso trascinava lindice lungo le righe, come una bambina lenta ma diligente. Non era solo il biancore della neve appena caduta ad abbagliarla attraverso le alte finestre, ma Joshua Seigl stesso che emanava luce come una lampadina da duecento watt.
Camminava svelto come lei non laveva mai visto camminare. Questo non era esattamente un uomo che aveva bisogno di un bastone. O di unassistente che lo aiutasse ad affermarsi nel suo lavoro. Le parole Non avr pi bisogno del tuo aiuto, cara uscirono dalla sua bocca senza che Seigl si rendesse conto di ci che stava dicendo ma, vedendo lo shock sul viso della ragazza, si corresse con molto tatto: ...Voglio dire, di assistermi come stavi facendo. Sembra che io possa non essere stato per niente malato. Pu essere stato una specie di malinteso, uninterpretazione errata dei miei sintomi.
Seigl se ne and fischiettando, ridendo tra s e s. Si poteva vedere  certamente, Alma Busch che era rimasta a bocca aperta, ci riusciva  come lenergia pulsasse nelle grosse cosce e nelle braccia forti e muscolose di questuomo, e nel loro movimento pieno di vita.
Dottore? La chiamo per annullare il nostro appuntamento di oggi pomeriggio.
Seigl aveva insistito per parlare con Morris Friedman in persona. Aveva dovuto essere brusco con la sua segretaria perch voleva essere lui stesso a informare il neurologo che il suo paziente era guarito, e inaspettatamente. E tu hai poco a che fare con questo, amico mio.
Allaltro capo del filo, Friedman stava esprimendo una certa preoccupazione.
Seigl rise, sebbene stesse cominciando a seccarsi.
Perch? Perch diavolo secondo lei? Perch uno dei suoi casi di malattia neurologica dovrebbe annullare un appuntamento con lei se non perch nella sua vita non ha pi bisogno di lei? Seigl sent il sangue pulsare in maniera pericolosa nelle tempie. Il suo cuore era carico di adrenalina come se avesse intrapreso unimprovvisa, sana lotta. Ascolt Friedman per qualche secondo prima di riattaccare.
Coglione.
Che truffa era stata, che imbroglio. Una bufala. Quattro mesi!
Seigl non era mai stato veramente male: era caduto al cimitero, una cosa offensiva per il suo orgoglio, e aveva reagito in modo esagerato. E Friedman aveva peggiorato la confusione con la sua costosa attrezzatura a tomografia che catturava ogni minima imperfezione nel cervello e nel sistema nervoso e cos aveva sbagliato la diagnosi, in maniera del tutto innocente o no.
La madre di Seigl era stata incline allisteria. In effetti altre donne nella famiglia Steadman lo erano e lo erano state. La sorella di Seigl ne era un ottimo esempio. (La sorella di Seigl! Dopo quella ridicola scena nel suo studio, Seigl tentava di non pensare neanche al nome di quella donna.) Se cera una debolezza genetica, dora in poi Seigl avrebbe fatto ogni sforzo per evitarla.
Poco dopo, mentre Seigl stava frugando con impazienza in uno dei cassetti della sua scrivania, cercando la parte del manoscritto di un romanzo che aveva cominciato e messo da parte anni prima, il telefono suon con irritante insistenza. Sent il passo dei piedi piatti di Alma mentre correva a rispondere in unaltra stanza e mentre sollevava il ricevitore per mormorare con la sua gutturale voce nasale che sembrava sempre senza fiato le parole che lui le aveva fatto imparare a memoria: Pronto, residenza del signor Seigl, chi devo dire che lo sta cercando? Lui le url: No, riattacca quella fottuta cornetta. Ci fu un silenzio scioccato. Alma doveva aver immediatamente messo gi il ricevitore. Seigl le grid, in tono meno stridulo: Non c bisogno che tu risponda al telefono finch non te lo dir io, Alma. In effetti, perch non ti prendi il resto della giornata? La notte. Dovunque tu vada di notte. Vai a trovare i tuoi amici, io non avr bisogno di te.
Alma nelle sue notti libere. Nei fine settimana. Dove?
Non posso chiederglielo. Non sono affari miei. Ha un amante, ovviamente. O degli amanti.
Tempo perso! Doveva recuperare quattro mesi di tempo perso.
Sondra? Ciao! Io... ho bisogno di vederti.
Nella sua fretta, aveva dimenticato di identificarsi. Ma la sua amica riconobbe la sua voce, ovviamente.
Dove sono stato? Sono stato... da nessuna parte. Voglio dire, ero qui. Ma qui non ero nessuno. Lo sai. Disse Seigl, ridendo a voce pi alta di quanto volesse, Nella caverna del gigante con un occhio solo. A lavorare ciecamente. Voglio dire, a lavorare sodo. Seigl fece una pausa per riprendere fiato. Qual era il nome del gigante con un occhio solo? Ciclope. Il ricordo dellaccecamento del Ciclope lo assal involontariamente e lo fece sussultare. Strano che si fosse dimenticato il nome Ciclope, che conosceva bene come il suo. Mi sei mancata, Sondra, e... spero che tu stia bene...
Parlava rapidamente. Come uno che balla sui carboni ardenti per simulare esuberanza. Perch Seigl se lo ricordava con un certo senso di colpa, per quanto indistintamente: aveva ascoltato sulla segreteria telefonica dei messaggi preoccupati di Sondra Blumenthal, che aveva cancellato per vergogna e disperazione causate dal suo problema medico, e aveva fatto del suo meglio per dimenticarsene. E diverse volte era arrivata la sua assistente con il nome SANDA BUMTHELL accuratamente scritto su un pezzo di carta con una grande e contorta calligrafia da scolaretta, PER FAVORE CHIAMARE QUANDO A TEMPO.
Seigl era restio a fermarsi a sentire quello che Sondra stava cercando di dirgli perch aveva limpressione, estremamente spiacevole come un calcio allinguine, che la sua amica, su cui aveva contato, non fosse disponibile per essere portata fuori a cena quella sera.
Ma devo vederti, cara! Mi manchi...
La sua voce era giovane e addolorata. Devo vederti. Mi manchi. Adesso.
Un uomo  incline a pensare, a ragione o a torto, che se vuole vedere una donna, se vuole una donna, i piatti della giustizia sono stati tarati a suo sfavore, a favore della donna.
Sondra, sei sicura che non possiamo incontrarci stasera? Ho veramente bisogno di vederti. Magari vengo l a prenderti e possiamo andare a La Maisonnette. Se...
Sondra resisteva ancora.
Non era proprio da lei, questo evidente desiderio di far ingelosire Seigl. Perch cera unallusione a un altro impegno con un individuo o pi individui che Seigl apparentemente non conosceva. Perch lui ipotizz che, se li avesse conosciuti, o loro avessero conosciuto lui, Sondra lavrebbe prontamente invitato a unirsi al gruppo.
In passato, sarebbe sempre stato cos.
Sondra! Sei arrabbiata con me?
Pausa. Una replica quasi impercettibile.
Mi rendo conto di essere stato negligente, cara, e mi dispiace. Ho avuto... un periodo complicato. Ma adesso  passato... Seigl si tolse gli occhiali, che gli erano stati prescritti da poco, con lenti bifocali, e li butt a terra senza farci troppo caso. Un alone brillante luccicava davanti ai suoi occhi. Dovera? Sdraiato su una sedia davanti a unalta finestra luminosa. Durante questa conversazione, ogni tanto si dimenticava della persona con cui stava parlando, ma se gli avessero chiesto di identificarla, avrebbe immediatamente risposto: Sondra Blumenthal. Una mia amica. Quello che era urgente per Seigl era riuscire a spiegarsi. Il suo lavoro davanti a lui: una montagna da scalare. Adesso era fiducioso come non lo era stato per anni! Dopo la caduta al cimitero aveva avuto ogni tanto unallarmante visione doppia, come se stesse vedendo ci che esisteva veramente e che prima gli era stato celato. Ma adesso, la confusa visione doppia era svanita. Seigl ci vedeva nitidamente.
Come sembr, improvvisamente, che Seigl riuscisse a sentire nitidamente.
Perch mentre Sondra gli stava spiegando perch non poteva vederlo quella sera  o una qualsiasi altra sera?
Seigl percep lindecisione e loffesa nella sua voce. Era desiderio della donna non provare pi certe emozioni che associava a Joshua Seigl, ma ingiustamente, dato che al tempo di quelle emozioni lui era stato malato, o era stato convinto da un neurologo della facolt di medicina di essere malato, e solo quella mattina aveva scoperto di non essere malato: stava bene.
La interruppe, ridendo: Ma ho bisogno del tuo aiuto, cara. Tesoro! Mi pare che tu me lavessi promesso, no? Di dare unocchiata alle mie traduzioni di Virgilio? Professoressa Blumen-thal: blumen. E ancora di pi mi servono i tuoi consigli su qualcosa di pi urgente. Seigl ud la propria voce con sorridente stupore, perch era una rivelazione per lui, ... progettando il mio trentanovesimo compleanno. Voglio dire, sto progettando una festa per celebrarlo. Hai appena nominato La Maisonnette? Potremmo fare l la festa, in quella incantevole saletta posteriore. O magari qui in casa? Ordinando un servizio di catering, ovviamente. La mia assistente Alma prepara dei pasti semplici per me ma non cucina veramente, principalmente scalda nel forno delle cose che io ordino in paese,  perfettamente in grado di servire ma non di cucinare seriamente, n io me lo aspetterei da lei. Stavo pensando... dieci, dodici dei nostri pi cari amici? O qualcuno in pi? Mi aiuteresti con la lista degli invitati, cara, e con il menu? Lo so, non tengo una festa qui da un sacco di tempo, me ne vergogno. Non sono un recluso! Mi sono sentito solo! Mi aiuterai per la festa, Sondra? Io... ci tengo molto a te. Non voglio stare da solo il giorno del mio compleanno.
Seigl fece una pausa, colpito dalle sue stesse parole. Da solo il giorno del mio compleanno gli echeggi nella testa. Perch non se nera reso conto prima? Intanto cercava a tastoni gli occhiali che erano caduti sotto i suoi piedi e una delle lenti si era rotta. Maledizione.
Gradualmente, la voce della donna si stava addolcendo. Una voce da contralto era: una voce bellissima. Seigl sent un grande affetto per quella voce. (Tuttavia: chi era questa donna, continuava a non ricordarselo! Doveva ridere di s. Un dongiovanni di mezzet, ecco che cosera diventato, con il viso dallaspetto pesto di un pugile sfortunato.) La voce stava parlando di qualcuno chiamato Ethan, ma chi era Ethan, ci si aspettava che Seigl conoscesse Ethan, un amico? Un collega della donna, alluniversit? Un bambino?
Allora gli venne in mente: Ethan era il nome del figlio della donna, che in effetti Seigl aveva incontrato, e che tuttavia sembrava sempre dimenticare.
Naturalmente, anche Ethan  invitato a cena. Vi vengo a prendere tutti e due? Diciamo alle... sette? O vengo prima, per insegnare a Ethan a giocare a scacchi?
Seigl ascolt ansioso. Non sarebbe stato respinto!
Non stasera, va bene... domani sera? Domani sera, no, allora... la sera dopo? Tu, Ethan e io.
Di nuovo me stesso. Ma pi di me stesso, un uomo nuovo.
Era cos. Passarono ventiquattro ore, quarantotto ore, e altre ancora. E Seigl persisteva forte e luminoso nel suo corpo appena riconquistato. La sua ener- gi cresceva costantemente, come un grafico delle temperature.
Non aveva bisogno di dormire pi di tre ore a notte. E queste ore erano cos cariche di energia sessuale, il suo pene cos gonfio e dolorante, che si svegliava gemendo, agitandosi nel letto.
Aveva messo da parte le traduzioni di Virgilio. Temporaneamente. Stava lavorando a delle poesie sue, e a un nuovo romanzo ambientato nel futuro dove tutti le epoche erano contemporanee, simultanee. La Storia non era pi lineare, ma spaziale, e gli esseri umani non erano pi opachi, ma trasparenti come meduse. Le loro anime erano visibili come fiammelle tremolanti allinterno della pelle e delle complicate strutture ossee dei loro corpi.
Sarebbe stato un breve romanzo lirico di neanche duecento pagine. Non cera nessun modello per esso in nessuna letteratura. Aveva una struttura polifonica e un linguaggio ditirambico. Si intitolava Redenzione.
Nel futuro ci saremo evoluti dal brutale pregiudizio. Il problema  lopacit della nostra pelle.
Adesso le idee sciamavano nella mente di Joshua Seigl come calabroni infuriati. Percorreva pagina dopo pagina in preda allispirazione, finch non gli venivano i crampi alla mano. I suoi pensieri spesso correvano troppo in fretta perch il cervello riuscisse a catturarli. Aiuto, aiuto! Rideva come uno che si  appena innamorato, uno per cui non c via di scampo.
E il desiderio fisico lo sopraffaceva con la repentinit di un rubinetto aperto allimprovviso, distrattamente. Era trafitto dalla sua stessa sessualit.
Una donna. Una donna qualsiasi.
No. Non una donna qualsiasi.
Vagando insonne per la casa. Gli occhi che bruciavano nelle orbite.
Ma solo al secondo piano di casa sua, e al primo piano, mai al piano terra, dove la sua assistente, Alma
Busch, dormiva nella stanza per gli ospiti che lui le aveva messo a disposizione. La cui porta lui non aveva motivo di credere che fosse chiusa per difendersi da lui, o che non fosse chiusa. Non scendeva mai fino a quella zona della casa. N pensava mai di farlo.
Lei  al sicuro sotto questo tetto. Io sono il protettore di quella ragazza.
Aveva parlato pi di una volta di iscriverla a ununiversit del posto, dove avrebbe potuto imparare linformatica. O, se avesse desiderato intraprendere qualsiasi corso di studi, le avrebbe pagato la retta in futuro.
Io voglio aiutarti, Alma... Migliorare la tua istruzione. E, in questo modo, cara, la tua vita.
Cara. Aveva cominciato a usare questo termine senza rendersene conto. O forse in modo quasi cosciente.
(In questi giorni, Alma stava forse cominciando ad avere paura del suo datore di lavoro dagli occhi fiammeggianti, con la mascella ancora arrossata, gonfia e ora ispida in modo volgare? Se era cos, la Ragazza Tatuata sapeva rimanere in silenzio, mordendosi il labbro inferiore.)
Le idee volavano verso di lui a sciami, bastava che sollevasse lo sguardo per essere colpito in un occhio.
Eccone una: era ora di acquistare unautomobile nuova.
Una jeep? Pur disapprovando i concittadini che giravano per le strade con SUV e furgoncini simili a veicoli militari dai colori vivaci, Joshua Seigl aveva sempre bramato per s qualcosa di voluminoso. Basta con lausterit, con la modestia da letterato. Perch no? Sono un uomo grande e grosso. Adesso che camminava con pi sicurezza, e non aveva (grandi) difficolt a salire (e scendere) da unautomobile, era ora che Seigl acquistasse un veicolo nuovo, era ben pi che ora.
Spar allinterno della citt, lungo il fiume, e quando infine torn sulla Collina aveva cambiato la sua vecchia Volvo con una Volvo nuovo modello essenzialmente dello stesso tipo e colore. (Un austero grigioverde sbiadito.) Nientaltro gli era sembrato adatto a lui.
La nuova Volvo aveva una guida sicura. Il profumo degli interni di pelle nuovi era tonificante, afrodisiaco. Distratto da rozzi pensieri sessuali (e da giovanissime prostitute, alcune nere, altre con la pelle chiara e altre bianche in modo malaticcio, con vistose pellicce finte, minuscole minigonne e stivali alti fino al ginocchio, che vagavano a gruppetti lungo la desolata Union Street, vicino al lungofiume della citt, sorridendo e facendo cenni alle automobili di passaggio nel crepuscolo di un pomeriggio invernale), Seigl strinse troppo una curva, super il cordolo del marciapiede e strisci il parafango destro della Volvo nuova contro un segnale stradale gi storto. Maledizione! avvert un dolore allinguine. Come una bestia ferita, zoppic verso casa.
Lasciamo il parafango strisciato e ammaccato com, pens Seigl. Un giudizio degli dei.
Perch che altro sono gli dei se non le nostre antiche passioni. Mentre il Dio ebraico e il Dio cristiano sono stanchi e avvizziti, gli antichi dei sono sempre giovani.
Invece: meditare su nuove azioni buone/sane/fortificanti.
Nel corso di una lunghissima notte insonne e piena di vento.
Avrebbe istituito la borsa di studio Karl Seigl per studi post-laurea in materie umanistiche in una delle universit pi prestigiose. Due milioni di dollari, magari tre, sarebbero stati sufficienti. Nessun problema, avrebbe chiamato come-si-chiamava, il suo Manager Finanziario, nel corso della mattinata.
Si sarebbe sposato. Finalmente!
Avrebbe chiesto a Sondra Blumenthal di sposarlo. Avrebbe adottato suo figlio. Il suo cuore si riempiva di timore/gioia al pensiero. Se solo sua madre non fosse morta troppo presto...
Raramente dormiva a letto, perch il suo sonno di tre ore era un esasperante spreco di tempo. Chiunque  in grado di dormire. Una pecora  in grado di dormire. Un uomo dotato di un cervello e di una missione non ha bisogno di dormire. Odiava soccombere a una tale debolezza! Quando dormiva, spesso lo faceva vestito. Al tavolo della sala da pranzo, dove crollava sulle pagine sparpagliate di Redenzione, a bocca spalancata, sbavando. Dormiva anche nella sua nuova Volvo. Dormiva dove perdeva coscienza, come una bestia. Altrimenti le notti erano lunghe e difficili come un viaggio sul fiume Yang Tze. Gli venne in mente che doveva preoccuparsi (ma allontan simili preoccupazioni come tipiche di un ipocondriaco, e certamente non sarebbe tornato strisciando da Friedman) perch sempre pi spesso aveva degli attacchi di narcolessia in momenti strani e inaspettati. Erano attacchi di un sonno profondo che gli paralizzava il cervello e potevano durare da due minuti a unora. La prima volta era stato sopraffatto mentre rovistava nel marasma di manoscritti nei cassetti, negli archivi e negli armadi del suo studio: copie di capitoli di romanzi non datati e non identificati, dettagliati abbozzi di progetti per nuovi libri, scene di una seconda pice intitolata Perch / Warum? e innumerevoli pagine di prosa scritte frettolosamente, in un momento di passione, e poi bruscamente abbandonate, a volte a met di una frase. Perch/ Warum? era un titolo adatto agli ultimi anni di vita di Seigl.
Signor S-Seigl?
Era la sua assistente con la sua voce nasale, stridula, aspra. Che gli chiedeva se stava bene: si era addormentato tra le sue carte.
S che stava bene! No, ovviamente. No.
Accarezzandosi le mascelle, che lo sorpresero perch non erano n barbute n rasate ora, e lui aveva deciso di rimanere ben rasato, Seigl disse alla sua esasperante assistente che stava semplicemente schiacciando un pisolino. E che quel giorno lei poteva cominciare a classificare i suoi manoscritti. E dove si pu, a mettere in ordine le pagine. O almeno a organizzare in sezioni quelle che sembrano andare insieme.
Alma annu in maniera vaga. Come annuiva sempre quando il suo principale le dava istruzioni, che queste istruzioni fossero per lei comprensibili o no.
Capisci Alma, vero?
Era possibile che il tono di Seigl sembrasse impaziente. Era possibile che la guardasse con irritazione. Una prostituta nella sua vita precedente. Ceppo contadino. Ma adesso io lho salvata, no? Lho redenta. S, ne sono orgoglioso. Perch Alma farfugli che s, capiva, credeva.
Dovrei d-dare un senso a tutto questo? Come avrebbe dovuto essere?.
...
.
...
12.
...
.
...
E Seigl si sentiva ancora bene. Benissimo! Una fiamma vorticosa di benessere.
Perch lavorava per gran parte del giorno e della notte. Stava realizzando pi di quanto avesse mai fatto in vita sua. Adesso stava lavorando sia su Redenzione che sulla pice in ditirambi Perch / Warum? che aveva abbandonato per disperazione anni prima. E ogni tanto tornava a Virgilio come un figlio colpevole torna dal padre.
Mi redimer.  cominciato!
La mole di corrispondenza che la sua assistente aveva cos efficientemente raggruppato per lui, Seigl laveva a malapena guardata. Era troppo irrequieto per un simile compito. Rispondere alle lettere, spiegare perch era cos in ritardo, persino i numerosi assegni dei diritti dautore, della concessione delluso, dei compensi per le conferenze, che aveva bisogno di girare e spedire alla sua banca, comerano tristi, comerano noiosi, perch sprecare la sua preziosa energia? Alma, me ne occuper nel giro di qualche settimana. Per il momento, mettili dove non c bisogno che io li veda.
Alma chiese dove.
Ho detto: dove non c bisogno che io li veda rispose Seigl.
Era sera, il telefono squill. Arriv Alma, con il fiato corto e in tono di scuse, dicendo che cera una donna che si chiede dov finito. Seigl continu a scrivere, rifiutandosi di sentire. Signor S-Seigl? mormor Alma, c una donna... Ma Seigl continu a scrivere, chinato sul tavolo della sala da pranzo, con la mano che stringeva uneconomica penna a sfera e si muoveva furiosamente sulla pagina. Dice che la sta aspettando a casa sua, immagino.
Finalmente Seigl alz il volto atteggiato a unespressione furiosa, realizzando solo allora chi doveva essere la donna.
Diede la colpa agli attacchi di sonno. Perch per il resto la sua mente era fin troppo lucida.
Irritanti e imbarazzanti e (doveva ammetterlo) pericolosi soprattutto quando stava guidando lautomobile. Veniva improvvisamente sopraffatto da una morbosa stanchezza, e poi dal sonno che lo colpiva come una martellata. Aveva appena il tempo di sterzare a lato della strada prima che la testa gli cadesse in avanti come una testa ghigliottinata.
Pericolosi, e misteriosi. Ma non legati (ne era certo) alla sua (inesistente) malattia.
A La Maisonnette. Con Sondra Blumenthal e il figlio, Ethan, che si rivel essere un undicenne vivacemente beffardo, interessato alla geometria dei solidi. Sondra era vestita di rosso acceso: lo sforzo di una donna dai gusti conservatori di apparire gioiosa, sexy; Ethan aveva i capelli fulvi e i lineamenti delicati, e si chiudeva in silenzi timido-imbronciati, chiss perch. Verso la fine dellabbondante pasto, Seigl cominci ad avvertire la dilagante sonnolenza, la sua testa cominci a ciondolare come se stesse per cadrgli in grembo. Allo stesso tempo, passava le dita sulla romantica fiamma della candela perch devi svegliarti, Seigl prima che uno dei suoi ospiti se ne accorgesse.
Ne era certo, aveva fermato in tempo lattacco di narcolessia.
Tuttavia, Sondra guardava il suo amico Joshua con teneri occhi preoccupati. Perch cera stato quel malinteso a inaugurare la serata. (Seigl non aveva voluto confessarle che si era completamente dimenticato dellimpegno per cui lui stesso aveva tanto insistito. N aveva prenotato un tavolo al ristorante. Tutto quello a cui era riuscito a pensare come scusa era che aveva scritto la data sbagliata sul calendario.)
Ti prego, non chiederlo Sondra. Qualsiasi cosa ti stia accingendo a chiedere.
La vita privata di Seigl era sempre stata la sua vita privata. La sua salute faceva parte della sua vita privata.
Sondra, esitando, chiese: Joshua, ho sentito....
Veramente. Il gossip  indegno di te, Sondra. Pensavo.
Ma Seigl stava sorridendo. Il ben rasato Seigl, con indosso una cravatta dai colori sgargianti come un pappagallo, sorrideva.
... hai fatto alcuni esami? Alla clinica universitaria...?
Seigl chiam il cameriere come se non lavesse udita. Durante la cena, aveva parlato pi di Sondra ed Ethan e il resto del tempo li aveva ascoltati attentamente ma ricordava poco di ci che avevano detto, quindi forse anche allora non li aveva davvero sentiti.
Sondra si zitt, mortificata. Ethan, un bambino educato per tutta la cena di novanta minuti, cominci a dimenarsi nel suo angolo del spar di cuoio e a succhiare rumorosamente con una cannuccia ci che rimaneva della sua Coca-Cola.
Calorosamente, Seigl disse: Sondra, io sto bene.
Seigl si allung e strinse tra pollice e indice la cannuccia del bambino per far cessare il rumoroso succhiare.
Accompagn a casa Sondra e il ragazzino. Guid pi velocemente di quanto Sondra considerasse sicuro. Lei lo invit a entrare per un caff, ma lui disse che laveva gi preso al ristorante. Lei mand Ethan in casa e si gir per parlare con lui, prese la sua mano tra le sue, ed era quasi il doppio della sua, e cominci a supplicarlo: Joshua, questo non  giusto. Mi attiri a te, poi mi respingi.  accaduto per anni. Lo sai che ti voglio bene. Al telefono, sembrava che tu mi volessi bene... ma Seigl la interruppe prima di poter rispondere prendendo il suo viso tra le mani e baciandola.
E baciandola.
Seigl! Che diavolo  successo alla tua faccia?
Fu Fen, quello con il pizzetto, a rivolgersi cos schiettamente a Seigl. Ma Fen aveva gi bevuto alcune birre a quellora della sera, ed era in uno stato danimo nervoso e incandescente quasi quanto quello di Seigl.
I giocatori di scacchi, per natura un gruppo sottomesso, ritirato, apparvero confortati nel vedere il loro vecchio compagno Seigl, sul quale forse avevano sentito voci preoccupanti. Notarono che camminava senza bastone, che il suo viso era giovanile e i suoi modi sicuri, se non spavaldi. Avevano sentito la sua mancanza, come laveva sentita il personale del Caf. Gli occhi gentili e lacuto ingegno di Seigl, il suo gioco a volte ispirato e la sua generosit nel pagare da bere a tutti.
I Caf non era cambiato da ottobre. Le decorazioni natalizie erano state messe e tolte. Seigl prov un senso di sollievo. Perch lui era cambiato, e in meglio; tuttavia gli piaceva che il retro del Caf fosse rimasto lo stesso di sempre: i mattoni a vista, le finestre oscurate da pannelli neri, i disadorni tavoli di legno. E le scacchiere intarsiate nei tavoli. Fu colto da un pensiero: Agli scacchi abbiamo perennemente let che avevamo quando abbiamo cominciato a giocare. Nessuna meraviglia che si stesse cos bene qui.
E cera il spar vicino alla porta della cucina dove aveva visto Alma Busch per la prima volta.
Joshua, ciao! Bentornato.
La sua mano fu stretta con energia. La sua spalla colpita con affetto. Lassenza della barba scherzosamente commentata. Il personale del ristorante, il matre e i due camerieri ancora in servizio a quellora cos tarda, sorrisero calorosamente al loro ottimo cliente, il signor Seigl, e furono salutati in risposta.
Sembrava che tutti volessero giocare a scacchi con lui. Col suo stato danimo spavaldo, Siegl decise di giocare contro due avversari in una volta sola: lex scacchista prodigio Fen, e lex professore di filosofia medievale, John.
Due avversari? Quei due?
Seigl vide che qualcuno si scambiava delle occhiate. Rise, preparando velocemente le scacchiere. Nonostante non giocasse una partita contro un avversario serio dallultima volta che aveva giocato con John, sembrava sapere di essere al culmine dei suoi poteri nel gioco degli scacchi. Lenergia gli fluiva nelle dita in attesa di essere scaricata.
Tuttavia, in qualche modo, accadde: sia Fen (alla sinistra di Seigl) che John (alla destra di Seigl) eliminarono tutte le sue pedine dalla scacchiera.
Ancora! Dai, sfidatemi ancora!
I due uomini si scambiarono occhiate significative e fecero spallucce. Perch no?
E cos Seigl ricominci da capo. Animato dallenergia come da una successione di onde dellAtlantico, con la loro spumeggiante cresta bianca. Mosse la sua prima pedina sulla scacchiera di Fen, e la prima su quella di John, ed erano pedine diverse, rivolte in direzioni diverse, ma entrambe verso la vittoria. Devessere cos. Non posso perdere. Lho sognato!
A Seigl era piaciuto insegnare a giocare a scacchi a Ethan. Ovviamente, il ragazzo sapeva gi giocare, a un certo livello. Dopo unintensa ora con Seigl, aveva gi migliorato il suo gioco. Seigl avrebbe trasformato il ragazzo in un campione, se lera ripromesso, comera stato lui a quellet.
Avrebbe sposato la donna, avrebbe adottato il ragazzo, avrebbe trasformato il ragazzo in un campione di scacchi... sarebbe successo tutto rapidamente, entro lanno.
Seigl, amico mio. Tieni gli occhi aperti.
Le palpebre di Seigl si stavano abbassando? Il suo cervello si stava forse spegnendo come un generatore difettoso?
Ne Le ombre aveva osato seguire i suoi nonni Moses e Rachel Seigl fin nella camera a gas a Dachau, e in maniera graduale, prima lenta, poi veloce, fino alla morte mentre i loro cervelli terrorizzati, lottando contro la fine, cercavano di aggrapparsi ai ricordi. Unazione spavalda per un giovane scrittore americano sulla ventina. Per la quale, per giunta, era stato quasi universalmente lodato.
Evocare la morte! La morte di altre persone, che lui non aveva mai conosciuto!
Tuttavia, non era stato n pi n meno impossibile che evocare la vita. Se riuscivi a evocare luna, sapevi evocare anche laltra.
Perch no, quando si tratta solo di parole.
Solo in seguito lincredulit e il disgusto di s lo avevano colpito. Troppo tardi, sembrava.
Joshua? lo chiam John, dando a Seigl una gomitata con sollecitudine patema.
Le sue palpebre si aprirono di colpo. Si svegli subito. Non stava dormendo. Non si era perso niente.
Tocca a me? In entrambe la partite? Tocca a me?
Attorno a loro si era riunito un certo numero di spettatori. Perch tutto questo era una specie di spettacolo. Joshua Seigl che sfidava due giocatori esperti in una volta sola. Seigl senza barba, il colletto della camicia aperto, che sudava e respirava rumorosamente. Persino i camerieri stavano guardando con interesse. Il cervello di Seigl era deliziosamente vuoto: stava contando nellintuizione, nella fortuna, vedeva la sua mano muoversi da un lato e poi da un altro. Aveva sete. Si era gi scolato diverse birre. Aveva bisogno di una sigaretta. (Uno dei camerieri gliene porse un pacchetto e dei fiammiferi.) Da che parte si stava muovendo la sua mano ora? Cos tante delle sue pedine (di plastica) erano state tolte dalla scacchiera... Sapeva che n Fen n John stavano imbrogliando, ma aveva visto il finale di entrambe le partite, e conosceva il risultato. Allora perch non stava vincendo? O vincendo in maniera pi visibile?
Il finale della partita si avvicinava a sinistra (dove Fen stava giocando con la maligna efficienza di un macellaio esperto quando maneggia il suo coltello) ma era ancora a met partita a destra (dove lanziano professore emerito stava giocando con mano controllata, tremante).
Rapidamente la birra attravers i reni di Seigl. Si scus allontanandosi barcollando dai tavoli. Nel bagno degli uomini, si appoggi al muro vicino a un orinatoio e si addorment mentre urinava, per svegliarsi quasi nello stesso istante, schizzando urina sul pavimento. Confuso e vergognandosi di se stesso, bagn delle salviette di carta e le pass sul pavimento con i piedi. Durante la giornata aveva bevuto t Peking a casa. T nero Peking caldo, pieno di caffeina come gli steroidi. La sua assistente andava a prendere il bollitore fischiante per portarglielo. E ora era inondato da liquidi nero-peking e oro brunito. Ma era raro che bevesse cos tanta birra in cos poco tempo. Signor S- Seigl? ud la sua mite domanda che lo commuoveva e al tempo stesso lo esasperava. Perch temeva che la giovane donna lo venerasse. Come molti dei suoi studenti e numerosi altri avevano venerato Joshua Seigl, erroneamente. Aveva voglia di gridarle: Per Dio, non venerarmi, non sono degno di te. Tu hai vissuto, io, al contrario, non ho mai davvero vissuto.
Seigl torn alle partite di scacchi. In due mosse, Fen gli diede scacco al re. In tre mosse, John gli diede scacco allaltro re.
Bene.
Aveva listinto di buttare gi dalla scacchiera le poche pedine rimaste. Di colpire il tavolo con entrambi i pugni. Era stato privato con linganno della vittoria che gli spettava...
Invece, Seigl riusc a ridere. Sebbene con un viso rosso e brillante come un palloncino che sta per scoppiare. Bene, vedete?...Hybris.
Era cos. Ma lhybris aveva il suo lato comico.
Lautorevole/magnanimo Seigl si alz come un delfino che si solleva sulle onde uscendo dal mare agitato per invitare i miei amici a prendere delle birre e dei sandwich offerti da lui. E questo valeva anche per il personale del Caf, naturalmente. Una celebrazione tardiva dellanno nuovo. Mi siete mancati.
(Era vero? Di certo lo si sarebbe pensato, vedendo Seigl che tremava per lemozione, il viso rubicondo, gli occhi umidi. Una delle lenti dei suoi nuovi occhiali aveva delle crepe ben visibili.)
Birra, whisky di malto, bourbon, gin liscio. Vodka. E ancora birra.
Sandwich al roast beef, al prosciutto e formaggio svizzero, al petto di pollo alla griglia. Direttamente dalle dispense della cucina.
Si fecero dei brindisi in onore di Seigl. Seigl a sua volta fece dei brindisi. Uno dopo laltro, i giocatori di scacchi se ne andarono. Non tutti furono socievoli, anche se tutti accettarono da bere e diversi furono visti ficcarsi dei tramezzini nelle tasche del cappotto. Beve qualcosaltro, signor Seigl? Il premuroso cameriere giovane con i capelli lisciati allindietro stile Valentino, la camicia bianca che si restringeva per aderire al tronco magro, i gemelli doro luccicante, era l, a disposizione. (Come si chiamava? Qualcosa di esotico, improbabile: Dmitri? Uno dei fratelli Karamazov?) Lanziano professore emerito di filosofia medievale osservava il suo amico Joshua con uno sguardo accigliato. Esprimendo delle perplessit sul fatto che Seigl guidasse da solo fino a casa quella notte, il che a Seigl sembr impertinente, perch non era per niente ubriaco, era a malapena brillo, guardate com salda la sua mano che tiene il bicchiere... Potremmo condividere il taxi. Ce ne dovrebbe essere uno che mi aspetta qui fuori proprio adesso. Seigl obiett: come avrebbe fatto a portare a casa la sua automobile, poi?
Dmitri il cameriere si fece avanti: Signore? Potrei portarla a casa io.
Per qualche confuso minuto sembr che s, Dmitri avrebbe portato a casa il signor Seigl (con la macchina di Seigl? Con la sua?). Seigl era riluttante, offeso. E il compagno di scacchi, John, continuava a sostenere con forza il buon senso di condividere un taxi. E gli altri diedero voce alle loro opinioni. Seigl si infuri. Si liber delle mani che volevano confortarlo. Ve lho detto, posso guidare. Mi offende profondamente che discutiate di me come se non ci fossi. Io sto bene, cazzo. Bevve dun sorso quello che era rimasto nel suo bicchiere. Li spinse via per raggiungere la toilette degli uomini e un po di tranquillit. Maledizione! I suoi reni erano gonfi e instabili e ancora una volta linquietante stanchezza gli spingeva verso il basso le palpebre, ma fu in grado di resistere, non si addorment in piedi, e spruzzandosi dellacqua fredda in faccia vide un volto sorprendentemente rubefacente. Rubefacente, un termine utilizzato raramente perch raramente nel mondo ci si imbatte in un oggetto rubefacente, e ancora meno capita che sia la propria faccia a esserlo. E Seigl not allarmato come le sue mascelle appena rasate fossero coperte da uno strato ispido che luccicava in maniera inquietante, come se avesse trascurato di radersi per giorni, e cerano i suoi occhi da Seigl follemente lucidi...
Non pu essere. Deve esserci un errore.
Ora era completamente sveglio. Se ne and dal Caf passando da una porta sul retro eludendo i suoi aspiranti protettori che lo avevano gravemente insultato. Quei bastardi pensavano forse che fosse ubriaco solo perch aveva perso a scacchi? Uno zoppo? Che avesse la sclerosi multipla, o forse peggio?
Non sarebbe arrivato a casa fin quasi alle tre del mattino. Perch si era fermato da unaltra parte, sullaltra sponda del fiume.
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13.
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Joshua? Sono Sondra. Vuoi chiamarmi, per favore? Ho bisogno di parlare con te...
E, Joshua? Sono sempre io, Sondra. Va tutto bene?
Non ti sei fatto sentire, mi chiami? Abbiamo bisogno di parlare.
Hai bisogno di fotterti.
La Ragazza Tatuata premette violentemente 3 per cancellare i messaggi urgenti. Chiunque fosse questa Sondra, immaginava che lebreo la stesse scopando.
Perch adesso, spesso Seigl trascorreva fuori le serate. E buona parte della notte. Dicendo ad Alma di prendersi la serata libera, che non avrebbe avuto bisogno di lei.
Come se le stesse facendo chiss quale regalo! Come se Alma Busch avesse una sua vita, un posto dove le persone la aspettavano, a cui poteva facilmente ritornare.
Gli diceva: grazie, ma credeva che sarebbe rimasta a casa comunque.
Al mattino, Seigl era sempre al lavoro in sala da pranzo prima che Alma andasse al piano di sopra. Il mattino era prezioso per lui, diceva. Adesso il suo principale parlava sempre a voce alta, in tono concitato, con la saliva che gli brillava sulle labbra. E un luccichio di follia sul viso. Indossando una delle sue camicie bianche eleganti, ma sgualcita, sporca, abbottonata di sghembo. E magari un logoro gilet di lana infilato sopra senza farci troppa attenzione, che stava mezzo dentro e mezzo fuori dai pantaloni senza cintura. E i suoi piedoni bianchi nudi in luride ciabatte da camera. Alma riusciva a sentire su di lui lodore (ci riusciva!) di donna della notte precedente, il sudicio odore di figa. Era disgustata dal doversi chiedere dove fossero state quei labbroni da ebreo.
Era in un tale stato! Il suo datore di lavoro ebreo. Pensava che lei non lo vedesse? Era fatto fino al midollo. Gli occhi. Si capiva dagli occhi. Tranne che era in questo strano stato da settimane. In questo lasso di tempo un cocainomane o uno che si faceva di crystal meth sarebbe crollato. Crollato malamente. Ma non lebreo. Il suo cervello stava friggendo. Si sentiva il calore sprigionarsi da lui come da un radiatore a due metri di distanza.
In remissione, era, forse. Come suo nonno Busch, con il suo morbo di Parkinson. In remissione vuol dire che per il momento non sei malato. Ma pu tornare in ogni momento.
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Dmitri. Quel nome era magico per lei. Ad Akron Valley non cera mai stato un Dmitri, o qualcuno come lui.
Al cinema, forse. Tom Cruise. Brad Pitt. Uomini sexy a cui non importava che tu sapessi che loro amavano se stessi pi di ogni altra cosa. E perfino quando dicono di amarti forse  loro stessi che stanno amando, in realt.
Piccola, vedi se lebreo possiede una pistola. Controlla.
Una pistola? Tipo...
Una pistola, Cristo. PI-STO-LA. Magari ne tiene una in camera da letto. In un cassetto vicino al letto. In qualche credenza o armadio. Magari in una cassaforte.
La Ragazza Tatuata chiese che cosa avrebbe dovuto fare se avesse trovato la pistola.
Lasciala dov, se la trovi. Per adesso.
Perci, la Ragazza Tatuata esamin attentamente la casa del suo principale. Pass la maggior parte del tempo frugando nella sua camera da letto. E nel suo studio. Del seminterrato e della soffitta non si preoccup. Immaginandosi che, se lebreo avesse posseduto una pistola, non sarebbe stata in quelle due zone perch come ci si poteva arrivare in tempo? Suo padre, Delray Busch, teneva le carabine e i fucili da caccia a portata di mano, come tutti gli uomini di Akron Valley.
Non cera nessuna cassaforte in casa, a quanto aveva scoperto.
(Era preoccupata che il suo principale potesse sorprenderla o sospettarla di frugare nelle sue stanze? Diavolo, no. Seigl si fidava a tal punto della sua assistente, che lei avrebbe potuto rubare tranquillamente davanti ai suoi occhi e lui si sarebbe limitato a sorriderle dicendo: Alma! Buongiorno.)
La Ragazza Tatuata era riluttante a deludere il suo amante. Gli disse che non credeva che Seigl fosse il tipo da possedere armi da fuoco. Si riusciva a capirlo guardandolo, per cos dire.
In qualche modo questo commento fece incazzare Dmitri. Ridendo del suo ragionamento, disse: Chiunque  il tipo da possedere armi da fuoco, piccola. Come chiunque  il tipo da volerle usare.
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Io sono una figlia dellinferno, io sono sola.
Girando indolente le pagine di un libro alle due del mattino. Un libro!
Che diavolo importava alla Ragazza Tatuata di un libro.
La casa dellebreo era piena di libri. Ne aveva anche scritti alcuni lui. E allora?
La Ragazza Tatuata con i capelli unti e i peli che le prudevano sotto le ascelle e tra le gambe. La pancia e i grossi seni scomposti dentro la logora camicia da notte di flanella rosa macchiata dal sangue mestruale che non veniva via neanche delluno per cento, neanche se la sfregava tra le mani.
Che diavolo, non la vedeva nessuno. Come gli schifosi tatuaggi sparsi sul seno e la schiena, che le rovinavano quel viso che gli uomini dicevano sempre che sembrava un viso da bambola, cos carino, fingendo che non fosse rovinato cos potevano scoparla, e potevano farlo anche senza guardarla in faccia. I tatuaggi, aveva smesso di cercare di capirli. Erano come macchie che sbiadiscono ma mai fino al punto di svanire. Ma che diavolo.
Cos le avevano incasinato la vita, quei tizi di cui si fidava, per divertirsi. Che diavolo.
Il libro delle streghe, lo chiamava. Lo apriva sempre con una piccola, perversa eccitazione. Come un osceno libro a fumetti che le avevano mostrato i suoi fratelli quando aveva cinque o sei anni. Brutte foto di corpi femminili a pezzi che non riuscivi a credere di star guardando, ma che ogni volta che guardavi cerano.
Vedendo il faccino scioccato di Alma, i suoi fratelli avevano ululato dal ridere come cani.
Stronzi. Non li vedeva da otto anni. Da quando lavevano ripudiata, come aveva fatto pap.
Alma si sosteneva appoggiandosi a dei cuscini nel vecchio letto cigolante nella stanza  suite la chiamava lui  in cui la faceva dormire lebreo. La stanza era a posto. Mobili eleganti che aveva paura di sporcare o rompere. Gli altri datori di lavoro te lo detraevano dalla paga se rovinavi qualcosa. Cos, per lo pi, lei si limitava a stare seduta sul letto. Troppo irrequieta per dormire stanotte. Lebreo era fuori. Con qualche donna. E lei era qui, arrabbiata e con gli occhi infuocati, a girare le pagine del libro delle streghe.
La tiv non funzionava bene, laveva provata. Ma non riusciva ad andare a lamentarsi con il signor Seigl.
(Perch no? Non ci riusciva e basta.)
Dimmelo se hai bisogno di qualcosa, Alma.
Merda. Non ci riusciva e basta.
S, signore. Ho bisogno di amore. Ma non da te.
O Cristo come lo desiderava. Il suo amante. O solo essere abbracciata da lui, toccata. Per sapere di esserci. Sognava che lui la baciasse.
Un uomo come Dmitri non era il tipo da baciare, non molto. Avrebbe fatto una smorfia se lei ci avesse provato. E adesso sembrava non desiderarla pi nel modo in cui laveva desiderata prima (Non riusciva a capirlo: adesso il suo aspetto era molto migliorato, dannatamente migliorato rispetto a prima). Lei se ne vergognava, lui per lo pi la passava a quegli stronzi dei suoi amici.
Dai, piccola, certo che ti amo. Sono pazzo di te. Ma sono occupato, capisci?
(Non era troppo occupato per farsi dare del denaro da lei. Per chiederle quando gliene avrebbe dato ancora.)
Non lascerai vivere colei che pratica la magia si apr alle pagine illustrate al centro. Immediatamente, gli occhi di Alma caddero sul grossolano disegno di una ragazza con lunghi capelli neri scarmigliati e un viso puro da Madonna, mezza nuda, sanguinante, inginocchiata sul pavimento di una prigione sotterranea e in preghiera con lo sguardo perso rivolto al cielo. Era Jehane de Brigue. Era stata accusata di stregoneria nel 1390, a Parigi. Era conosciuta nella zona come guaritrice e persone invidiose lavevano accusata di avere amplessi con il diavolo in cambio dei suoi poteri. Il suo fu il primo processo secolare per stregoneria in Francia. Come tutte le altre, in secoli di persecuzione della stregoneria, Jehane de Brigue era stata torturata dalle autorit religiose, obbligata a confessare e giustiziata.
Una volta che si veniva accusati, non cera scampo. Perch si sarebbe stati torturati fino a confessare, e quando si confessava si veniva giustiziati. E chiunque poteva accusarti. E si poteva accusare chiunque.
Jehane de Brigue. La Ragazza Tatuata sussurr il nome di tanto tempo fa. Non aveva idea di come andasse pronunciato.
Leggere il libro delle streghe a tarda notte faceva accapponare la pelle alla Ragazza Tatuata. Soprattutto i tatuaggi. Una sensazione di spavento che la faceva rabbrividire. Ma a volte la faceva anche sentire sexy.
Tipo sexy-arrabbiata. Come se venisse privata con linganno di qualcosa che meritava. In mezzo alle gambe, il fremito, e un sentimento di gonfiore. E sapeva che anche se si fosse toccata vigorosamente, e avesse sudato per riuscire a venire, la sensazione non se ne sarebbe davvero andata. Era come se Dmitri fosse l da qualche parte a ridere di lei.
Volt rapidamente la pagina. Ma tutte le illustrazioni erano brutte, e per lei familiari. Come se fosse un libro per linfanzia con cui era cresciuta. Disegni di cacciatori di streghe (tutti maschi) che torturavano le loro vittime (per lo pi femmine) con aghi infilati sotto le unghie, schiacciando il loro corpo con pesi, serrando i loro pollici tra due barrette metalliche e stringendo forte con delle viti, tagliando loro le mani, strappando loro i seni con tenaglie ardenti. Cera la ruota. Cera il torchio. Il supplizio della corda. (La vittima veniva sollevata per le braccia con una corda, poi lasciata pendere per ore. Alla fine, le braccia si staccavano dal corpo. Questo era il supplizio della corda.)
Perch Dio glielha lasciato fare? In Suo nome?
La Ragazza Tatuata voleva davvero saperlo. Se non fosse stato per la timidezza, lavrebbe chiesto al suo datore di lavoro.
Dite quello che volete su di lui, ma lebreo sapeva tutto.
Non che Alma Busch e Dio fossero esattamente in buoni rapporti. Lei credeva che Ges la considerasse spacciata, almeno per adesso. Andava in chiesa, per. Qualche volta. Seigl lo sapeva: le aveva dato un passaggio fino in paese. Forse era divertito dal suo comportamento, ma la rispettava. (In quanto ebreo, Seigl non andava mai in chiesa, questo Alma lo sapeva. A meno che non glielo tenesse nascosto.) Era andata alle funzioni del mercoled sera della chiesa della Trinit, in piazza, perch era la pi vicina. E alla chiesa presbiteriana, qualche isolato pi in l, e alla chiesa luterana. Alma con i suoi appariscenti abiti nuovi e il viso truccato in maniera seducente, sedeva da sola in un banco in fondo e cercava di concentrarsi su quello che stava dicendo il ministro e di non distrarsi pensando a come il soffitto della chiesa avrebbe potuto cedere o una bomba sarebbe potuta esplodere e tutte queste persone ricche avrebbero gridato nellagonia e per il terrore, e gli sarebbe stato bene... Non si univa mai ai canti, sapendo di non essere la benvenuta. Ad Akron Valley era andata alla chiesa di Dio con la sua amica Emmeline e le era piaciuto. Gente come lei, si era sentita a posto. L, Alma non aveva avuto paura di cantare. Emmie non era molto pi brava di lei. Fate un suono gioioso per il Signore, li esortava sempre il ministro. Quello che conta, con il Signore,  lo spirito.
Poi, una domenica, si era messa in testa che il ministro fosse dispiaciuto per lei. Per la sua famiglia. Per il suo vecchio, Delray Busch, che aveva una certa reputazione nella zona. E aveva avuto voglia di dirgli: Fottiti, non ho bisogno di te. E neppure di Ges Cristo Fottuto.
A Carmel Heights, dove nessuno sapeva il suo nome, la Ragazza Tatuata si sentiva indesiderata e bizzarra. Nessuno era dispiaciuto per lei, qui  questo era maledettamente sicuro. Se entrava in un negozio, persino in un alimentari, i commessi la guardavano freddamente come se stessero cercando di capire se aveva intenzione di rubare qualcosa. Da Banana Republic, Gap, Talbots le si avvicinavano e le chiedevano: Posso aiutarla, signorina? Con quel particolare tono di voce che vuol dire: Qui seiindesiderata. Erano restii a farle provare gli indumenti, come se temessero che potesse danneggiare o contaminare qualsiasi cosa venisse a contatto con la sua pelle, e qualche volta nella sua rabbia si assicurava di imbrattare di lucidalabbra un colletto, bloccare una cerniera o strofinarsi un pezzo del capo tra le gambe o tra le natiche, mordendosi le labbra per trattenere le risate. E lanciando unocchiata al suo gonfio viso bianco e allinsolente bocca rossa nello specchio convesso che dilatava limmagine sopra il bancone del cassiere, pensava, tremando dindignazione: Questa non sono io,  qualcuno che mi hanno costretta a essere.
Per strada era ancora peggio. Qualche volta proprio a Mount Carmel Avenue. A Trinity Square. I ragazzini delle superiori la fissavano e si giravano per guardarla passare, facevano smorfie e le ridevano dietro. I cu- lattoni bastardi! Era come se quei ragazzi riuscissero a capire che non era una di loro, come le loro madri e sorelle, e le ragazze con cui andavano a scuola, e per questo non vedevano alcuna necessit di rispettarla. I tizi pi grandi fischiavano e facevano schioccare la lingua verso di lei quando non cera nessuno che li sentisse. Si comportavano in questo modo con le giovani donne ispaniche, guatemalteche, filippine che lavoravano a Carmel Heights e aspettavano a Trinity Square lautobus per tornare sullaltra sponda del fiume. Ma perch Alma fosse stata isolata dalle altre donne bianche, non lo sapeva. Le piacevano le attenzioni (pi o meno) ma non la rozzezza di tutto questo, e i ragazzi che ridevano tra loro come fanno sempre.
Guardami: non sono una battona.
Lo sai chi sono io? Sono lassistente di Joshua Seigl. Ho una stanza a casa sua.
Le palpebre di Alma si stavano chiudendo. Il vecchio librone pesante che puzzava di muffa ruzzol a terra. Spegnere la luce richiedeva troppo sforzo. Era sdraiata sul fianco, con il viso rivolto verso il muro, respirando faticosamente e trattenendo le lacrime. Le grosse ginocchia erano piegate verso il petto. Era rannicchiata abbracciandosi come faceva da piccola per cercare di non piangere. Odiava piangere a letto, le lacrime che scorrono calde gi per la tua faccia in tutte le direzioni e bagnano il cuscino. Era dispiaciuta per se stessa: era cos sola. Le mancava casa sua. Le mancava Akron Valley. Il fumo che si alzava come vapore bianco dalle fessure nel terreno, il modo in cui erbacce e arbusti crescevano dalle crepe nei marciapiedi, cera una strana bellezza in queste cose. Le mancava persino lodore dellaria, che faceva bruciare gli occhi. Le mancavano i vecchi inni. Alza gli occhi. C un posto migliore che ti aspetta. Laiuto viene dal Signore. Le mancava sua madre. Anche se non aveva nemmeno una sua foto e anche le facce di mamma e pap erano state corrose dal tempo. Nei sogni riusciva a vederli chiaramente, ma quando era sveglia no. Sapendo che avrebbero litigato se Alma fosse tornata, e Alma non poteva tornare perch li aveva derubati, e non glielo avrebbero mai perdonato. E non avevano mai visto il suo viso e il suo corpo cos bizzarri, e certamente se li avessero visti ne sarebbero stati disgustati sapendo che i tatuaggi erano la sua punizione.
La prima volta che era stata con un ragazzo. In terza media. Il ragazzo era pi grande. Sua madre laveva fiutata. Il maglione che le aveva fatto a mano la nonna era lacero e sporco di fango, aveva dei frammenti di bardana nei capelli. Puzzava di sudore, birra, sesso. Aveva fumato una cosa che i ragazzi chiamavano canapa fino a sentirsi male. Sua madre aveva urlato, laveva schiaffeggiata e buttata fuori di casa. Era come essere in tiv: vorresti ridere, ma se si tratta di te, non puoi. In seguito, aveva imparato a evitare sua madre, anche se questo voleva dire passare la notte fuori. Ci fu un confuso periodo in cui saltava le lezioni. Beveva con gli studenti pi grandi nel parcheggio della scuola superiore. Che cazzo, lasciate pure che la gente parli di lei. Alma Busch  una troia. Cerano un sacco di troie ad Akron Valley. Per lo pi, le altre ragazze erano invidiose di lei. Era pi carina, pi matura per la sua et. A tredici anni ne dimostrava sedici o anche di pi. Le piaceva molto ballare. Non era difficile far ubriacare Alma: era calda e scatenata e divertente dopo che aveva bevuto un paio di birre. Alcuni dei ragazzi dellultimo anno avevano del whisky nelle fiaschette. La chiamavano Petardo. Sarebbero andati in macchina fino al fiume, cera una certa urgenza nelle loro voci, che lei amava. Non stavano scherzando adesso, avevano bisogno di lei. Alma, va tutto bene? Alma? Andiamo. Lei aveva un suo modo di stuzzicarli, ma non troppo a lungo. Era un errore stuzzicare un ragazzo per troppo tempo. Qualche volta cera unaltra ragazza in macchina con Alma, sul sedile posteriore, o Alma era sul sedile posteriore e laltra ragazza davanti, ma generalmente Alma era lunica ragazza, e cera pi di un ragazzo. Alma, piccola, dacci un taglio con le stronzate.
Il suo corpo era sabbie mobili che scivolavano via sotto di lei.
Qualche volta si svegliava quando cominciava ad avere i conati e vomitava. Il caldo vomito acido cos strano, un simile shock pensare che il vomito  dentro di te, solo che non puoi sentirne il sapore finch non ti sale in gola.
Qualche volta si svegliava e uno di loro stava sopra di lei.
Era come rivoltata con una pala, pens: come se lei fosse terreno fertile che cedeva nelle loro mani.
Cera un ragazzo di cui stava cercando di ricordare il nome, che amava, che era stato diverso dagli altri, o lei lo aveva creduto: con lui lei non aveva pensato non dovrei essere qui, a loro non interessa nemmeno chi sono. Questo ragazzo la baciava mentre facevano lamore, mentre gli altri non lo facevano mai. Sapeva che la chiamavano Faccia di Maiale, a volte Tette di Maiale. Ce nera uno che aveva giocato a soffocarla. Era solo un gioco ma lei si era spaventata tantissimo. Lo sguardo, negli occhi di alcuni ragazzi, di angoscia e furore. Il suo seno era arrossato e dolorante, contuso, dopo. Tra le gambe le bruciava come il fuoco. Cera stato un periodo, alle superiori, in cui, a volte, la lasciavano a un lato della strada dingresso, vicino al fiume, a cinque chilometri da casa, e lei sentiva il dispiacere che sente un bambino ansioso di essere perdonato per qualsiasi cosa abbia fatto che abbia provocato tale pena.
Stronzi.
Giacendo sul fianco, sentiva il suo cuore battere a disagio, ma era troppo faticoso spostarsi. E i suoi piedi nudi erano freddi, dovera la dannata coperta? Adesso stava ridendo al pensiero di come una notte si fosse portata dietro un rotolo di fil di ferro. Questo accadde qualche anno dopo, alle superiori. Il ragazzo era salito sopra di lei, le aveva aperto le cosce e aveva spinto con forza il suo pene impaziente contro di lei e dentro di lei, dove era asciutta come sabbia e dolorante, e quando aveva finito si era spostato e si era sdraiato di fianco a lei, ansante. Non le aveva detto che la amava. Non le aveva nemmeno detto che era carina. Lei annod il fil di ferro in un cappio attorno al suo pene, lo strinse e quando lui cominci a gridare, a contorcersi e a graffiarle le mani, lei lo strinse ancora di pi.
Attorno alle tre del mattino fu svegliata da un suono. Non uno dei ragazzi di Akron Valley, non il vento, ma qualcuno che chiamava il suo nome con un senso di urgenza: Alma? Inizialmente il suono era lontano, poi vicino, fuori dalla finestra. Alma? Alma, aiutami. Aveva distrattamente tirato le veneziane, prima, in serata, e adesso and a sbirciare attraverso le stecche vedendo la figura indistinta di un uomo a circa tre metri di distanza, tra i fitti e robusti cespugli di sempreverdi. Era troppo buio per riuscire a distinguere il viso delluomo, ma naturalmente Alma sapeva chi era.
Signor Seigl...
Era elettrizzata: lui aveva bisogno del suo aiuto.
Lo chiam per dirgli che s, stava arrivando, ci sarebbe voluto un minuto. Correndo ora, terribilmente eccitata.
Doveva essergli successo qualcosa. Qualcosa di pi che perdere semplicemente le chiavi di casa. Sembrava ferito, disperato. Forse non riusciva a salire gli scalini. (Nemmeno gli scalini sul retro? Questo sarebbe stato grave.) Alma immagin che si trattasse ancora delle gambe. Aveva perso la sua energia, la sua strana forza che lei sapeva che non sarebbe durata. Fuori, si sarebbe appoggiato pesantemente su di lei. Sarebbe stato ansante, il suo alito caldo in faccia a lei. Molto probabilmente aveva bevuto. Era stato con una donna. Adesso aveva bisogno dellaiuto di Alma Busch. Solo per rientrare in casa sua, aveva bisogno dellaiuto di Alma Busch. E Alma gli avrebbe portato il suo bastone: sapeva esattamente dove si trovava, buttato sul fondo di un armadio, come se Seigl avesse creduto di non doverne pi avere bisogno.
Avrebbe detto qualcosa tipo: Non c niente che non vada, sono solo le mie gambe.
La Ragazza Tatuata si affrett a mettersi il cappotto, gli stivali. Rideva tra s e s. Era eccitata, nervosa. Immagin che la remissione fosse terminata.
...
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...
Parte terza.
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NEMESI.
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1.
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Ecco cosera: una remissione.
Seigl ascoltava serio e con lo stato danimo di chi  stato rimproverato. Il neurologo stava spiegando in dettaglio cosa si sapesse del fenomeno per quanto riguardava le malattie neurologiche. Apprese che non era una cosa poco comune che sentimenti di euforia  ipomania  accompagnassero tali intervalli, che potevano durare da poche ore a diverse settimane. Come nel caso del disturbo bipolare  in precedenza noto come sindrome maniaco-depressiva  intervalli di remissione qualche volta si alternano a sintomi della malattia. La malattia stessa potrebbe mostrare segni di progresso quando termina la remissione.
Avvertendo la necessit di dire qualcosa di spiritoso, perch altrimenti non riusciva proprio a parlare, Seigl mormor: Mi sento come il figliol prodigo, dottore. Che torna a casa zoppicando.
Aveva zoppicato fino allo studio del neurologo. Era serio, sbarbato. Si comportava con la dignit di chi  leggermente depresso. Il suo umore esuberante e la sua energia erano stati smascherati come semplice mania, che ora se nera andata come laria fuoriuscita da un pallone a elio.
La sua energia sessuale, anche. Sparita.
Seigl dovette ammetterlo: assomigliava parecchio a un palloncino parzialmente sgonfiato. Durante il meraviglioso intervallo di iperattivit, durato ben tre settimane, aveva perso pi di otto chili. Il suo viso era pi magro, e pi saggio. Ma aveva la pelle giallastra e cadente sulla vita e sul tronco, come pelle di elefante, pensava: repellente. Difficilmente avrebbe desiderato che una donna lo abbracciasse. Quando aveva dovuto spogliarsi per la visita di Friedman, si era vergognato e aveva avuto voglia di coprirsi con le braccia.
Allora  stata tutta unillusione? Unallucinazione?
Friedman, esaminando il cuore di Seigl, omise di rispondere.
Seigl non aveva ancora riguardato le centinaia di pagine che aveva scritto nel suo entusiasmo ossessivo. Poesia, teatro, romanzo... Non aveva osato guardare.
Friedman gli disse che qualche volta cera un considerevole sforzo da parte del cuore durante simili attacchi di iperattivit e insonnia, e che rinviava Seigl a un cardiologo per un esame dello stress. Seigl rimase in piedi taciturno, distaccandosi dalla scena. Maledizione, figuriamoci se avrebbe detto a Friedman che il battito accelerato del suo cuore lo aveva tenuto sveglio qualche volta anche dopo che i sintomi di mania ed euforia erano passati. Non voleva complicare le cose. Non voleva sembrare sempre intento a lamentarsi.
Non sono mai stato ipocondriaco, dottore. Quindi per me  dura.
Che tipo di vanto era quello? Ridicolo.
Friedman, con tatto, disse che cose del genere erano dure per tutti.
Friedman disse che lui, Seigl, non era un ipocondriaco. Pi probabilmente era lopposto: un uomo incapace di comprendere che era malato.
Seigl rise. Il bisogno di essere spiritoso lo sopraffaceva quanto quello di starnutire.
Il paradigma stesso delle nostra civilt, dottore! Capisco.
Friedman scrisse una nuova ricetta per Seigl. Quando i due si salutarono, mentre si preparava ad andarsene, Seigl dovette resistere al desiderio di stringere con forza la mano del dottore. Profondamente commosso, disse: Grazie per avermi ripreso come paziente, dottore. Evidentemente io ero... cerc il termine adatto, sentendo il bisogno di avere lultima parola preda dellhybris. Della negazione.
In seguito Seigl avrebbe pensato: aveva sempre saputo che sarei tornato.
La sua assistente Alma Busch lo stava aspettando in sala dattesa. Come una farfalla dai colori sgargianti, vivaci, in mezzo a comuni falene. Seigl era stupito e seccato dal modo in cui la guardavano gli altri. Alma stringeva una rivista intitolata Allure  che nome ridicolo!  tenendola vicino al viso e aggrottando la fronte per lo sforzo di concentrarsi. Il volto glamour sulla copertina della rivista scimmiottava quello della ragazza.
Per la visita neurologica, Alma indossava una giacca color uva e un paio di pantaloni dello stesso colore, di un materiale sintetico eccessivamente lucido, che cercava di imitare la pelle. I suoi stivali erano di finto cuoio e ai lobi delle orecchie aveva dei cerchietti di bigiotteria. I capelli biondo cenere erano tesi per lelettricit statica e le scendevano a cascata sulle spalle, come una criniera. Il viso pieno e rotondo era bianco in maniera sovrannaturale e la macchia sulla guancia vi risaltava. La bocca era truccata con un sensuale rossetto rosso da poco prezzo. Nel suo turbamento, Seigl la guard  la sua assistente!  come se non lavesse mai vista prima. Qualche volta, Alma gli faceva venire un diavolo per capello. Era vestita in modo assurdo per le circostanze, e in pi stava masticando una grossa gomma. Una gomma! Sulle sue ginocchia ricoperte dal lucido tessuto color uva, cera il bastone dal manico davorio di Seigl, simile alla bacchetta di una cheerleader.
Seigl si era rifiutato di usare il bastone, ed era entrato zoppicando nello studio del medico. Il semplice fatto di ritornarvi era stato abbastanza umiliante per il suo orgoglio.
Alma sbatt le palpebre e gett via Allurecon aria colpevole.
Signor S-Seigl?  ora di... andare?
Seigl grugn impaziente, dirigendosi verso la porta. Alma afferr i loro cappotti e si affrett a seguirlo.
In ascensore, Seigl le disse freddamente, senza guardarla: Alma. Quella gomma.  repellente.
Alma indietreggi come se Seigl lavesse picchiata. Mormor che era dispiaciuta. Cercando di essere discreta, con fretta infantile si tolse la gomma dalla bocca e la avvolse in un fazzolettino.
Quando la porta dellascensore si apr, Seigl prese il bastone dalle mani di Alma e si allontan.
Seigl guidava. Perch Seigl era intenzionato a guidare la sua automobile fino a quando fosse stato umanamente possibile. Ma voleva la sua assistente accanto, per ogni eventualit.
Si fermarono alla farmacia di Seigl a Carmel Heights per acquistare quello che gli era stato prescritto. Mentre aspettava che gli preparassero i farmaci, appoggiandosi al suo bastone, Seigl esamin le sedie a rotelle, facendo domande a bruciapelo al commesso. Anche questi erano oggetti repellenti, ma solo se eri in uno stato di negazione. Altrimenti, erano meravigliosamente pratici: le sedie a motore erano invenzioni eccezionali. Il commesso, con grande tatto, gli domand: voleva prenderla a noleggio o acquistarla?
Seigl rispose: Nessuna delle due cose. Per adesso.
...
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2.
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Non ci fu unora, un momento preciso in cui lei pens: Lo uccider.
Anche se per mesi le parole appassionate che si bisbigliava, Lo odio, lo odio; odio lebreo, la consolarono e forse contrastarono le pi disperate: Io lo amo: perch lui non mi ama? Quel bastardo! Perch la Ragazza Tatuata era la prima ad ammettere la sua debolezza nelladorare qualsiasi uomo si astenesse dal prenderla a calci nel ventre, come adorava qualsiasi uomo non esitasse a farlo, per un vigliacco bisogno di adorare un uomo qualsiasi.
Ma non lebreo. Lui, lo odio!
Cos, il pensiero di poter facilmente uccidere il suo datore di lavoro che si fidava di lei non venne alla Ragazza Tatuata pienamente formato. Pochi pensieri le venivano pienamente formati, piuttosto, seguivano le azioni compiute dal suo corpo. Si sorprendeva a dire cose che non immaginava di sapere. Sovente pensava: Sono pi sveglia di quanto io non creda! Pi volte le sue stesse mani la sorprendevano.
Adesso se le stava guardando. Tozze mani da bambina. Arrabbiate, goffe. Sua madre la rimproverava perch lo faceva apposta, a essere cos maldestra. Alma vide le sue mani avvolgere con abilit lo strofinaccio dei piatti attorno a un bicchiere e frantumarlo, saldamente avvolto nel panno, contro il lavandino. Il rumore dello schianto era stato soffocato, nessuno poteva averlo sentito. Nemmeno nella sala da pranzo, al di l delle porte, dove il suo datore di lavoro sedeva al tavolo, leggendo e prendendo appunti, sospirando e mormorando tra s e s, mentre attendeva distrattamente la cena.
Alma rise a voce alta, nervosamente. Che cosera?
La maggior parte dei pezzi di vetro era troppo grossa per il suo scopo, ma alcuni erano abbastanza piccoli, della misura di un ago, e furono questi che Alma frantum ulteriormente in pezzetti ancora pi piccoli allinterno dello strofinaccio. Non voleva schegge troppo grosse. Perfino la misura dei grani di pepe lo era.
I frammenti, approssimativamente mezzo cucchiaino da t, li spolver nella zuppa fumante di pesce proveniente dal Food Shop, che lei aveva scaldato a 180 come da istruzioni. Mescol attentamente con un cucchiaio il vetro ben frantumato in un angolo della casseruola pensando: Non lo scoprir mai. Nessuno lo scoprir. Era un marted sera di inizio marzo. Diversi giorni dopo il trentanovesimo compleanno di Seigl. Che umiliazione quella festa di compleanno per la Ragazza Tatuata! Ma neanche allora, sprofondata nella sua infelicit, qui in questa stessa cucina, la Ragazza Tatuata aveva pensato: Mi vendicher per questo: uccider luomo che mi ha insultata.
Zuppa di pesce! Uno dei piatti preferiti di Seigl. La faceva ordinare da Alma al Food Shop almeno una volta alla settimana. La zuppa era molto costosa, come tutto il resto al Food Shop: inizialmente Alma aveva pensato che il prezzo doveva essere uno scherzo. Ma Seigl, che si considerava una persona frugale, modesta come un monaco, non prestava la minima attenzione ai prezzi delle cose. Perch  ricco, capisci? Un ricco ebreo.
Gamberoni, polpa di granchio, pezzi di aragosta in una densa salsa cremosa, riso... Alma aveva lacquolina in bocca, anche se non le piacevano i frutti di mare e aveva gi cenato, e in effetti avrebbe mangiato ancora, pi tardi, per tutto il resto della serata: avanzi e toast con la marmellata anche prima di coricarsi. La Ragazza Tatuata mangiava per gran parte del giorno, o avresti potuto dire che mangiucchiava. Perch la Ragazza Tatuata aveva sempre fame.
Signor S-Seigl?
In sala da pranzo il suo eccentrico datore di lavoro era chino su un libro come al solito, un volume con la noiosa parola storia nel titolo. Aveva trascinato una lampada in sala da pranzo e laveva sistemata sul tavolo, Alma doveva stare attenta a non inciampare nel dannato filo.
I capelli di Seigl scendevano disordinatamente sul colletto della camicia bianca abbottonata di sghembo e dalle sue mascelle spuntavano irti peli, simili ad aculei. Gli occhiali nuovi gli scivolavano sul naso. Gli era venuta lirritante abitudine di tirarsi le labbra mentre leggeva. Da quella notte in cui aveva svegliato Alma per farsi aiutare a entrare in casa, perch riusciva a malapena a barcollare sulle gambe, era diventato depresso, di cattivo umore. Non aveva avuto altra scelta che chiederle di accompagnarlo dal dottore: adesso Alma sapeva che lui vedeva un neurologo. Capiva che Seigl era imbarazzato e si vergognava di quello che gli era successo, e che ce laveva con lei per esserne stata testimone. Tuttavia, aveva bisogno di lei. Non solo quella notte aveva perso sensibilit a una gamba, ma era anche piuttosto ubriaco. Dovunque fosse stato, aveva bevuto del whisky. Era stato maledettamente fortunato a non aver avuto un incidente mentre guidava o a non essere stato arrestato per guida in stato di ebbrezza.
Alma, grazie. Fu tutto quello che lebreo riusc a pronunciare, in seguito.
Con mani ferme, Alma port a Seigl la sua cena, aspettando pazientemente che alzasse lo sguardo e la notasse, che scostasse le sue carte e i libri in modo che potesse appoggiare il piatto caldo. Le bruciava le dita! Maledizione, lui era perso come al solito nel suo stupido libro, quelluomo era sempre perso in un libro. Erano le 20.30 e il pasto era gi stato posticipato. (Con sgomento, Alma vide per che si era dimenticata di apparecchiare per Seigl. Nessuna tovaglietta, nessuna posata dargento, nessun tovagliolo.) Alla fine, Seigl alz lo sguardo, accigliato. Di gi? Bene. Mettilo gi. Quando Alma esit, lui disse, spazientito: Va bene un posto qualsiasi, Alma. Grazie.
Era uno dei giorni no dellebreo. La mattina dopo la festa di compleanno si era alzato dumore irritabile, con i postumi della sbronza, e quando era squillato il telefono ed era la sua amica Blumenthal a chiamare, non aveva voluto parlarle. Aveva proibito ad Alma di fare qualsiasi domanda sulla sua salute, come se a lei fregasse qualcosa di come stesse, e comunque glielo si leggeva in faccia. I suoi occhi adesso erano completamente infossati nelle orbite, con un nuovo sguardo inquieto. Aveva le guance smunte, con delle righe verticali. Aveva una grinza tra le sopracciglia, che sembrava fatta da un coltello. Adesso lo sai, pensava Alma, soddisfatta. Era la consapevolezza che aveva visto sul viso di suo nonno: il vecchio, fuori di s, non aveva avuto altra scelta che accettare. Dio ha posato la sua mano su di te. Sei fregato.
Alma esit, tenendo il piatto. Le mani avevano cominciato a tremarle. Seigl fece un gesto impaziente per prendere il piatto e Alma fece un passo indietro, farfugliando: No, ho b-bisogno di prendere la... intendendo la tovaglietta e il resto, ma le parole non venivano fuori, e in qualche modo il pesante piatto le scivol dalle dita, cadde sul tavolo e rovesci la zuppa bollente sulle carte, i libri, le mani di Seigl che grid: Maledizione! Maledizione, che fottuta goffaggine! Che cazzo stai facendo, idiota!.
Nascondendosi il viso tra le mani, la Ragazza Tatuata fugg via.
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3.
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Ma adesso le eccitanti parole: Lo uccider. Lebreo. Non lo scoprir nessuno. Chi lo scoprir? erano state sguinzagliate. Come cani legati in un cortile, che lacerano le corde che li trattengono. O i loro vecchi collari logori. Correndo, guaendo. Corri, corri! Lo far. Lo uccider. Quando ne avr voglia. Chi potr fermarmi?
La Ragazza Tatuata si muoveva come in un sogno attraverso le lunghe ore del giorno e per buona parte della notte.
La Ragazza Tatuata si crogiolava nel pensiero della vendetta. Perch lebreo non faceva anchegli forse parte della stessa razza dei ricchi banchieri ebrei che avevano chiuso le miniere di Akron Valley? Wind Ridge. Bobtown. McCracken. Cheet. Non ne hai il diritto. Tu compri e vendi anime. Tu sei lAnticristo. Io sono la tua punizione. Non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Se Delray Busch lo avesse saputo, lavrebbe perdonata.
Pap lavrebbe perdonata, la sua bambina, Alma. Lavrebbe presa in grembo e le avrebbe fatto il solletico con i suoi baci ispidi. Le avrebbe soffiato nelle orecchie facendola strillare. Lavrebbe lanciata verso il soffitto e presa con le sue braccia forti, solide.
Pa-p. Pa-p. No.
Terrorizzata allidea che lui non la prendesse. Terrorizzata allidea di cadere sul pavimento coperto solo da un sottile tappeto di ciniglia.
(Perch pap laveva fatta cadere, una volta. O pi di una volta. Per molto tempo aveva creduto che fosse il suo fratellino Hardy quello che aveva fatto cadere, ma adesso non ne era cos sicura. Si ricordava gli strilli, per. Si ricordava la voce di pap, alta per il dispiacere e la rabbia.)
Ballava! Cos felice!
Il suo amante la amava ancora. La amava, la amava ancora.
Passava quel fine settimana con lui. Erano andati a una festa sullaltra sponda del fiume. Un locale heavy metal. Cristo, che caldo. Ballava come su un tetto che scotta. Ballava come se non gliene fregasse niente del fatto che il suo cuore potesse scoppiare. A piedi nudi e urlando, gli occhi chiusi, agitando i capelli selvaggi avanti e indietro, avanti e indietro come una frusta. Il rumore accelerato dellheavy metal che  una scarica al cuore. Cristo come lo amava. Era solo una ragazzina di quattordici anni che lo amava. E quel rumore di basso, puramente assordante, come un autocarro diesel che si arrampica su per un lungo, lento pendio. Cristo, non vuoi che si fermi mai, mai.
Mantenendo lattenzione dei ragazzi, stava attirando anche quella di Dmitri. Gli occhi vaganti di Dmitri. Il sorriso astuto di Dmitri. La Ragazza Tatuata bruciava dal caldo e agitava le braccia ballando, come un fagiano ferito nel sottobosco.
Lo far! Lo far, s! Uccider lebreo! Uno di questi giorni! Mi provoca, lo far!
I ragazzi ridevano incitandola.
Quelli che non conoscevano la Ragazza Tatuata e non sapevano nulla del suo lavoro, dovettero domandarsi di che cosa stesse parlando. Dovettero chiederselo.
Lo far! Lo far! Lo far! Pensi che non lo far?
Ascolta: nessuno verrebbe a saperlo. A uno storpio pu succedere di tutto.
Era ansante, senza fiato. Una ciocca di capelli le cadde sulla bocca. La sput via, e per poco non ebbe un conato di vomito.
L vicino cera il suo amante che le sorrideva come si sorride a un bambinetto che si mette in mostra. Alma, piccola, sei incredibile. Sei favolosa. Ma stai solo scherzando, vero?
No! La Ragazza Tatuata non stava scherzando, cazzo.
Perch dovresti voler uccidere Seigl? O chiunque altro? Ti prenderebbero. Ti metteresti in guai seri.
La Ragazza Tatuata scosse la testa con veemenza.
Non me ne frega un cazzo. Lo far. Mi provoca, quello sporco ebreo: lo far.
Dmitri la fissava in un modo che le piaceva. Per una volta la vedeva. Vedeva lei, cazzo.
Be, non sto scherzando. Lo uccider. Uno di questi giorni. Che diavolo, lo far. La Ragazza Tatuata stava ridendo, senza fiato come se avesse corso per chilometri. Il suo top a tubino di lam argentato era fradicio di sudore e le scivolava gi dal seno. Che aspetto avesse il suo mascara, non voleva saperlo. Stava aspettando di ballare ancora, di riprendere il ritmo. Dmitri non era un ballerino. A Dmitri piaceva guardare, per. Le accarezz i capelli e la prese per la nuca. Cristo come amava quando faceva cos. Chiuse gli occhi e si sciolse contro di lui. Una gattina sexy e setosa che gli faceva le fusa strofinandosi contro il suo inguine.
Dmitri tolse le mani di lei dal suo fondoschiena. Non gli piaceva che lo palpasse quando cera qualcuno che li guardava. A bassa voce, le disse: Non ti sto dicendo di uccidere lebreo o chiunque altro. Non lo sto facendo. Ti sto dicendo di non farlo, piccola. Ma se lo fai, meglio aspettare che lebreo ti nomini nel suo testamento, che ti lasci dei soldi, capisci? Che ti renda la beneficiaria del suo patrimonio. Quella s che  la mossa intelligente.
La Ragazza Tatuata lo baci sulle labbra. La Ragazza Tatuata premette il suo inguine contro quello di lui, contorcendosi come un serpente. La musica ricominci, trascinandola via. Vide i suoi occhi che la fissavano, per.
Guardava lei, cazzo: Alma Busch.
Adesso che aveva indurito il suo cuore nei confronti di Joshua Seigl, le vennero in mente dei motivi per quello che avrebbe fatto. Era come un processo. Il verdetto fu pronunciato: COLPEVOLE. Adesso bisognava vedere perch era giusto.
E la pena di morte era giusta.
Non  solo il fatto che  un ebreo. Ci sono ebrei buoni ed ebrei cattivi. Ma...
Seigl era talmente lunatico. Maleducato! Nei giorni buoni la rispettava come faceva allinizio e spesso le dava del denaro in pi e parlava di mandarla in ununiversit della zona, ma negli altri giorni, quando le sue gambe cedevano o non riusciva a concentrarsi sul suo lavoro, teneva il broncio e se ne stava nascosto come un cane malato, poi la chiamava e manifestava impazienza se lei non era arrivata da lui in dieci secondi, la comandava a bacchetta, malamente come faceva suo padre con sua madre, e nella sua voce da ebreo lei sentiva quella punta di esasperazione che la Ragazza Tatuata conosceva bene, da altre relazioni con altri figli di puttana, e il messaggio in sostanza era: Guarda, lui non ti ama. Non gliene frega un cazzo di te.
(E pensare che lei aveva osato immaginare, che forse invece s, mesi fa... povera stupida Alma, a pensare che il suo ricco datore di lavoro ebreo potesse innamorarsi di lei e sposarla. Cristo!)
(Non cera da meravigliarsi che Dmitri ridesse di lei, che dicesse che aveva il cervello nella figa.)
Lo odio. Lo odio a morte. Il modo in cui laveva guardata con disgusto nella sala dattesa del dottore, e gli altri avevano visto. Linfermiera al bancone della reception aveva visto. Aveva detto che la sua gomma era repellente, che era il suo modo per dire che Alma Busch era repellente. Era una parola che lei associava ai serpenti: repellente. Poi, comera stato disgustato da lei perch aveva rovesciato la sua fottuta zuppa di pesce. Quando non era nemmeno stata colpa di Alma: era stata colpa sua! Perch il piatto le aveva scottato le dita, perch non aveva scostato le sue fottute cose in tempo. Come faceva a essere colpa di Alma? Era corsa via a nascondersi. Sapeva che lui era stato ingiusto, e sapeva che anche lui ne era consapevole. In quel suo immorale cuore da ebreo, quelluomo sapeva tutto. Ma quando circa quaranta minuti dopo lei era premurosamente tornata a pulire, lui era sparito. Aveva preso il suo bastone  aveva controllato: s, era sparito  e aveva lasciato la casa. Aveva lasciato la casa alle nove di sera senza dirle dove cazzo andava, per punirla, lo sapeva. (Era andato a stare con quella professoressa. Credeva. Blumenthal, si chiamava, un tipico nome ebraico.) (E se Seigl avesse deciso di sposare quella donna? Era ansioso, eccitabile e incline a fare follie. Che ne sarebbe stato di Alma? Poteva immaginarlo: sarebbe stata buttata fuori a calci nel sedere. Per quello che importava allebreo, poteva aspettare i clienti con le battone cocainomani di Union Street.) Tuttavia, era un sollievo, Alma dovette ammetterlo. Non aveva mangiato il vetro frantumato.
Alma pul il disordine sul tavolo meglio che poteva. In cucina con un cucchiaio divor pi della met di quello che rimaneva della zuppa. Era cos affamata!
Inghiott qualche scheggia di vetro? Forse. La maggior parte era nella porzione di Seigl. Ma si immagin che un piccolo frammento di vetro non le avrebbe fatto male se fosse andato gi. La gente ingoia lo sporco, dopo tutto. Si dice che una persona mangia sette sacchi di sporco in un anno, no? O forse sono sette ragni.
Visto che i ragni si spostano di notte e la gente dorme a bocca aperta. Quindi, sette ragni o sette sacchi di sporco non ti uccidono. E neanche un pezzettino di vetro infranto, se  questo che Alma aveva inghiottito, mangiando velocemente e voracemente come stava facendo, lavrebbe uccisa.
Il peggior insulto era stato la sera della festa di compleanno di Seigl.
Allinizio, Seigl avrebbe dovuto invitare solo dieci o dodici ospiti, poi il numero era salito a venti, a ventisei, e alla fine a trentacinque. Trentacinque persone a cena! Fu ingaggiato un servizio di catering chiamato Les Amis. Si dovettero prendere a noleggio tavoli e sedie. Seigl aveva detto ad Alma che dellorganizzazione si stava occupando principalmente lamica Blumenthal, ma lei doveva aiutare a preparare la casa per la festa e avrebbe aiutato il personale del catering. Il giorno del suo compleanno, Seigl, comera tipico, si barric nel suo studio, lasciando Alma a fare i conti con il telefono che squillava e le consegne di fiori e vino. Alma divenne sempre pi agitata e preoccupata. Non aveva mai avuto cos tante responsabilit. Ad esempio, a met pomeriggio furono consegnate diverse casse di vino. Quando Alma vide lammontare del conto, per poco non svenne. Non  giusto. C un errore. Il fattorino insisteva che non cera nessun errore. Alma corse da Seigl, che si rifiut di lasciare la scrivania per andare in cucina a controllare il vino. Ma signor S-Seigl, e se non c tutto? Alma si agit. E se c qualche bottiglia sbagliata nelle scatole? Alma sapeva, grazie a Dmitri, quanto fossero esigenti alcuni uomini riguardo al vino. Ma Seigl si limit a fare spallucce. Alma, non posso essere disturbato per un nonnulla, devo lavorare.
Lavorare! Il giorno del suo compleanno.
Sondra Blumenthal arriv presto per aiutare a coordinare, come disse lei. Alma apr la porta alla donna, comportandosi in modo molto freddo e educato. Si erano parlate molte volte al telefono. Adesso Alma pot notare che Sondra Blumenthal non era giovane e non era molto attraente. Aveva un viso ossuto e spigoloso, il naso lungo, occhi insignificanti che si sarebbe giurato fossero senza ciglia. Quando sorrideva, le si vedevano le gengive. Indossava un vestito nero, tipo qualcosa che si indosserebbe a un funerale, e i capelli non erano niente di speciale. Ma aveva unaria da maestrina prepotente che Alma sapeva di non dover sfidare, perch la donna si sarebbe lamentata di lei con Seigl. Questa puttana ha il tuo numero.
Appena entrata nellatrio, la Blumenthal chiese ad Alma: Come sta il signor Seigl oggi? Sta bene?.
Alma si irrigid. Una domanda simile, da parte di unestranea. Alma le gir le spalle senza rispondere.
Nella sua stanza al piano inferiore, anche Alma si vest per la festa. Si pettin i capelli pi volte fino a far volare delle scintille. Li schiacci in gi con dei fermacapelli per non averli tutti svolazzanti. Si trucc attentamente, incipriandosi sopra il tatuaggio. (Si vedeva ancora, ovviamente. Ma sembrava meno sangue secco e pi unimperfezione della pelle.) Indossava un vestito nero con una cintura di strass e un corpetto di pizzo anchesso nero, con la scollatura rotonda, che aveva comprato a una svendita da Penneys dopo le vacanze, che pens sarebbe andato bene per lei, visto che avrebbe indossato un grembiule bianco sopra. Allo specchio, sembrava un po agitata ma incredibilmente sexy. Il corpetto le fasciava strettamente il busto. Avrebbe voluto che il suo amante la vedesse cos: sarebbe stato geloso.
Quando arrivarono quelli del catering, fecero sentire Alma indesiderata nella sua stessa cucina. Si sposti di qui, signorina. Ci scusi. E: Pu farsi da parte, signorina? Siamo impegnati. Erano in tre, con pantaloni e giacche bianche. La pi anziana si chiamava Madame Zee e pareva essere il capo. Alma non aveva mai visto niente di cos animato e militare come il modo in cui lavoravano quelle persone. Era stupefatta dalla quantit di cibo che avevano portato. Madame Zee guardava attraverso Alma piuttosto che verso di lei, e le dava ordini senza chiedere per favore. Tuttavia, Alma era smaniosa di fare bene. Voleva che Madame Zee avesse unopinione elevata di lei. Ma quando cerc di portare uno dei vassoi degli antipasti agli ospiti, Madame Zee disse chiaramente: No. Nel corso di tutta quella interminabile, faticosa serata  quasi cinque ore!  ad Alma non fu mai permesso di servire cibo o vino, ma solo di portare via piatti e bicchieri sporchi. Fu messa al lavoro, con il suo vestito di pizzo nero e strass, per lo pi per togliere gli avanzi e sciacquare i piatti da mettere nella lavastoviglie. I bicchieri da vino doveva asciugarli a mano.
Tornando in cucina con i primi piatti, come stordita, a disagio, Alma trasal quando Madame Zee le sibil: Signorina, noi non impiliamo i piatti. Alma sbatt le palpebre, confusa. Che cosa? Madame Zee ripet: Noi non impiliamo i piatti. Afferr i diversi piatti che Alma aveva impilato e li fece cadere sul piano cucina. Gli assistenti ripulivano i tavoli portando i piatti singolarmente, non impilandoli, cos Alma si immagin che questo fosse ci che ci si aspettava facesse anche lei, ma come faceva a saperlo? Perch importava cos tanto? Le si riempirono gli occhi di lacrime di vergogna e di rabbia. Ciocche di capelli cominciarono a sciogliersi e a caderle sul viso. Stava sudando sotto le ascelle. Quando fu servito il caff e fu portata nella stanza la torta di compleanno di Seigl, a tre strati al cioccolato, con le sue festose trentanove candeline accese, e i suoi amici che cantavano ad alta voce Tanti auguri a te, Alma era di malumore.
Aspettava che Seigl la mandasse a chiamare, che chiedesse: Dov Alma? La mia assistente Alma?. Ma non lo fece.
Di quellumiliante serata, Alma ricordava distintamente le sbirciatine attraverso la porta nella sala da pranzo mentre Madame Zee e le sue aiutanti dalle chiappe strette le passavano accanto ignorandola. Cera Seigl a capo della tavola, che era stata trasformata: fiori, candele, vetro e argenteria che splendevano, una tovaglia bianca di lino; cera quella Blumenthal, che scopriva le gengive come un barracuda, seduta alla sua destra. Seigl indossava un completo scuro che sembrava costoso, e che Alma non aveva mai visto prima, e una cravatta a motivi fantasia, e il suo viso era ben rasato e raggiante, era cos felice. Non si sarebbe detto che questo fosse un uomo preoccupato per la sua salute. Non si sarebbe detto che questo fosse un uomo che si piangeva addosso considerandosi un fallito. N si sarebbe detto che Seigl avesse trentanove anni e non ventinove. Alma lo guardava. Aveva quella tenebrosa aria ebraica, Alma supponeva che fosse cos che la si sarebbe descritta, una specie di aspetto arabo, sexy, ma anche furbo e intelligente, con le sopracciglia molto scure, i bellissimi occhi, e la rossa bocca carnosa. Alma si sent potentemente attratta da lui.
Alma era costernata: il suo datore di lavoro aveva cos tanti amici. Ed erano sia donne che uomini, alcuni pi vecchi, qualcuno pi giovane. Alcuni di loro erano molto attraenti, ma altri erano insignificanti e tarchiati, e altri ancora erano bruttini. Perch a qualcuno dovevano piacere? Chi erano? Adesso alcuni di loro si erano alzati in piedi, uno alla volta, sollevando i bicchieri, per fare dei brindisi in onore di Seigl, come la gente in tiv. Avresti giurato che si fossero preparati il discorso! Dovevano leggere dei discorsi scritti! Perch altrimenti come facevano a inventarsi parole simili, in modo cos sciolto, come faceva anche Seigl? Tutto questo era un mistero per Alma. Lo odiava: la faceva sentire cos stupida. La sua stessa lingua era grossa e indolente nella sua bocca. Suppose che gli ospiti di Seigl fossero persone come lui: scrittori, professori, magari avvocati, vicini benestanti. Ma cerano anche delle persone pi giovani, che sembravano studenti universitari. Perch si piacevano lun laltro cos tanto, e perch piacevano a Seigl? Per tutta la serata Alma li aveva sentiti parlare e ridere insieme, per lei era come se parlassero una lingua straniera, anche se le loro parole dovevano essere in inglese, come le sue. Si rodeva dallinvidia. Non riusciva ad afferrare questo mistero. Il brutto tatuaggio sulla sua guancia pulsava indispettito. Lo gratt con le unghie, tirando via la cipria, infischiandosene del fatto che potesse sanguinare.
Perch la gente si voleva bene se non cerano legami sessuali? Questo era il mistero. Bench Alma fosse pazza di Dmitri Meatte, aveva paura di lui e lui non le piaceva, e non avrebbe mai potuto essere sua amica. Se lui avesse completamente cessato di desiderarla, lei lo avrebbe voluto morto.
Si sposti, signorina.
Sta bloccando il passaggio, signorina.
Alma stratton ciecamente qualcuno per il braccio: Va a farti fottere.
Usc a grandi passi dalla cucina e corse gi per le scale fino in camera sua.
Gli invitati cominciarono ad andarsene attorno a mezzanotte. Il furgoncino del catering se ne and verso le due del mattino. A quellora la Ragazza Tatuata stava gi dormendo un sonno pesante, letargico, sotto strati di lenzuola e coperte, con le ginocchia al petto e il seno libero nella camicia da notte di flanella. Se quella notte, quella donna, lebrea con le gengive da barracuda, dorm nella stanza di Joshua Seigl, alla Ragazza Tatuata fu risparmiato di saperlo.
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4.
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Spinto dalla sete, ho adocchiato, fuori da una finestra, un bel ghiacciolo a portata di mano. Ho aperto la finestra, ho staccato il ghiacciolo, ma subito si  fatto avanti uno grande e grosso che si aggirava l fuori, e me lo ha strappato brutalmente.  Warum?  gli ho chiesto nel mio povero tedesco.  Hier ist kein Warum,  (qui non c perch), mi ha risposto, ricacciandomi dentro con uno spintone.
Questo brano di Se questo  un uomo di Primo Levi perseguitava da molto tempo Seigl. Hier ist kein Warum. Un pensiero profondo, sebbene pronunciato da un bruto. Tuttavia dobbiamo chiederci: Warum?
Finch siamo umani, dobbiamo chiedercelo.
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E a Seigl piaceva unaltra citazione tedesca: Der Herr Gott ist raffiniert aber boshaft ist Er Nicht.
Era vero? Dio  sottile ma non  malevolo.
Questa era una citazione molto amata di Albert Einstein. Seigl ne era colpito, sebbene facesse fatica a credere in Dio, e ancora pi nellaustero Dio razionalista di Einstein. Supponeva che losservazione fosse semplicemente una pia illusione. Si desidera che Der Herr Gott non sia cattivo, quindi Lo si adula affermando che non lo .
Dire una cosa, ma voler dire il suo opposto. Era una stagione caratterizzata da simili stratagemmi.
Certo che ti amo, Sondra.  solo che... in questo momento incerto della mia vita...
Si stavano asciugando gli occhi che lacrimavano per il forte vento freddo sulla terrazza di Seigl affacciata sul fiume. Nella confusa lontananza, simile a un dipinto impressionista, cera il grigioazzurro lago Ontario. Era met marzo, si aveva veramente voglia di credere che la primavera fosse vicina. Cera ancora la neve, ma ogni giorno il sole si levava pi alto nel cielo e calava un po pi tardi.
Una stagione di speranza. Seigl nutriva speranza! Maledizione, s.
... Non voglio ferirti. O ferire Ethan. Ho... pensato a tutto questo, a te, e mi sono chiesto...
Ecco perch Seigl era speranzoso: non era costretto su una sedia a rotelle (non ancora), la sua nuova cura sembrava funzionare (fino a un certo punto) e stava lavorando ancora, dopo un periodo di disperazione.
Era speranzoso che sarebbe riuscito a tenersi Sondra Bulmenthal come amica. Una buona amica. Addirittura come amante...
Sondra disse, con il suo solito entusiasmo, come se non avesse mai visto il panorama dalla terrazza di Seigl:  ipnotico qui. Potresti guardare il fiume per ore. Se io vivessi qui....
Seigl sent limpulso di dire: Vieni a vivere con me, allora! Tu ed Ethan.
Limpulso pass. Il momento stava passando. Tra poco Sondra avrebbe detto che doveva andare a prendere Ethan a scuola e portarlo a lezione di musica.
Piano? Violino. Seigl continuava a dimenticarselo.
Nel vento che feriva gli occhi, Seigl teneva la mano priva di guanto dellamica. Stavano in piedi vicino alla ringhiera senza appoggiarvisi perch Seigl non era certo che il dannato affare fosse sicuro. Lavrebbe fatta aggiustare appena avesse fatto pi caldo. E la vecchia casa aveva bisogno anche di altre riparazioni. Avrebbe chiesto alla sua assistente di esaminarla. Questo inverno aveva lasciato correre molte cose, era stato distratto e non in s, come si dice.
Se non sono in me, allora chi sono?
Le menzogne che diciamo. Persino a noi stessi.
Come amanti, lui e Sondra Blumenthal erano teneri luno con laltra. Erano amici che erano divenuti amanti ed erano incerti di quale fosse la loro pi profonda fedelt: a questa nuova, qualche volta goffa tenerezza, o alla loro vecchia amicizia? E poi cera il sesso: sempre assoluto, tirannico. Pensare a una vecchia amica in termini sessuali  un atto estremo dellimmaginazione.
Sondra voleva che lui la sposasse, Seigl lo sapeva. Era una donna troppo piena di orgoglio e di dignit per riconoscere qualcosa di cos convenzionale, banale. E non era pi giovane: aveva quasi let di Seigl. Non poteva biasimarla. Non la biasimava. Avrebbe voluto... essere sposato. Non sposarsi. Avrebbe voluto essere gi sposato con Sondra da un periodo in cui erano entrambi giovani, poco pi che ventenni, e cos in questo momento avrebbero condiviso lesperienza di essere cresciuti insieme. Di essere diventati adulti insieme. Ironici, bizzarri, feriti e saggi adulti. E poi cera il figlio di Sondra, Ethan, per il quale Seigl nutriva dei sentimenti contrastanti: avrebbe voluto essere il padre del ragazzo ben pi che di nome o di adozione.
Molti dei loro amici erano sposati da molto tempo ed erano felici nella loro vita. Persino i divorziati si erano risposati, e si erano sistemati nel loro nuovo matrimonio. I loro figli avevano superato linfanzia. A Seigl questo sarebbe piaciuto, o almeno si diceva cos. Si vedeva, in questa storia dello sposarsi a trentanove anni, come un uomo che corre zoppicando dietro un treno mentre quello esce dalla stazione. Riuscir a prenderlo? Lo perder? E la comica suspense finale, mentre afferra la ringhiera dellultimo vagone e cerca di issarsi sugli scalini...
Seigl giocava di frequente a scacchi con Ethan Blumenthal. Era commosso dalla seriet del ragazzo e impressionato dalla sua intelligenza. Era cos simile a lui a quellet  smanioso di apprendere i giochi da adulti. Come se gli scacchi fossero una chiave. Seigl sarebbe stato stupefatto se gli avessero detto che, trentanni dopo, stava ancora cercando quella chiave.
Seigl lodava Ethan quando giocava bene. Ma non lasciava che vincesse neppure una partita, perch sapeva che il ragazzo avrebbe capito che lui laveva fatto vincere, e la vittoria non avrebbe avuto alcun significato. Credo di essere piuttosto stupido diceva di frequente Ethan, ... credo che lei pensi che sia piuttosto stupido, signor Seigl.
Niente affatto diceva Seigl, calorosamente. Credo che tu sia dannatamente sveglio. Chiamami Josh. Vedeva Ethan sbattere le palpebre per trattenere le lacrime. Vedeva la sua bocca delicata indurirsi in una smorfia di sofferenza, di delusione. Udiva il respiro veloce del ragazzo. E unaltra volta, pulendosi il naso con un gesto arrabbiato della mano, Ethan aveva esclamato: Sono veramente stupido! come se stessero discutendo questo argomento, come se in qualche modo fosse questo, e non la partita, lo scopo della partita stessa, e Seigl sapeva di dover ripetere che no, no, non era stupido, non doveva farsi scoraggiare perch... A Seigl piaceva che le partite fossero tra lui ed Ethan, mentre Sondra ne stava fuori, ma non gli piaceva che gli scacchi stessero diventando troppo importanti per lundicenne. A disagio, Seigl pensava: Probabilmente dice a se stesso che, se gioca bene a scacchi, questuomo che  piombato nella sua vita allimprovviso sposer sua madre e diventer suo padre.
La logica delle fiabe. Eppure Seigl lo capiva: i suoi stessi sentimenti nei confronti di suo padre erano confusi, incerti. A volte credeva che tutto quello che aveva scritto, ogni sforzo della sua immaginazione, fosse stato un tentativo di rendere omaggio a Karl Seigl, che gli era sfuggito.
Ethan non parlava mai di suo padre a Seigl, nemmeno quando largomento sarebbe potuto venire fuori in maniera del tutto naturale. Sondra aveva ambiguamente detto che la relazione del ragazzo con il padre assente non era ideale.
Riguardo a Ethan, Sondra aveva detto a Seigl in tono leggero, sebbene con un significato inequivocabile: Non fargli promesse che non puoi mantenere, Joshua. Me lo prometti?.
Seigl aveva promesso.
...
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...
Adesso Sondra disse, guardando lorologio:  tardi. Devo andare.
Camminarono dalla terrazza ventosa fin dentro la casa. A Seigl bruciavano gli occhi per la forte luce brillante. A volte, la vivacit e la vitalit del mondo esterno, incluso il mondo degli altri, assalivano il suo cervello come una raffica di aghi.
Si disse:  stata una bella giornata. Sei in piedi.
Era nello studio di Seigl che stavano entrando: unampia stanza con le finestre su tre lati, librerie dal pavimento al soffitto e tavoli su cui erano stati messi ordinatamente carte e manoscritti. Questa stanza, Sondra laveva spesso vista nel suo precedente stato di disordine pre-Alma.
Sondra disse: Ha proprio fatto la differenza nella tua vita, Joshua. Questa Alma. Almeno per quello che si pu vedere.
Conciso, Seigl disse:  inestimabile.
Non avrebbe detto di pi. Comprendeva che Sondra non apprezzava Alma Busch e non la approvava, come facevano anche altri suoi amici. Ma non mise in discussione largomento.
Seigl accompagn Sondra al portone. Era grato di essere in grado di camminare bene con il suo bastone. Se la gamba destra gli faceva male e gli dava una sensazione di formicolio, se cera un curioso abbagliamento della vista intensificato dai minuti fuori in terrazza, non era necessario che Sondra lo sapesse. Aveva labitudine di esclamare come lo trovasse bene. Specialmente quando erano in momenti di intimit e giacevano insieme in una stanza buia, avrebbe voluto sapere tutto del disordine neurologico ancora senza nome del suo amante. Avrebbe voluto parlare con lui al telefono pi volte al giorno, essere informata della sfumatura di ognuno dei suoi sintomi, dellandamento delle sue emozioni per tutta la durata del giorno e sapere se aveva dormito bene o male la notte, ma Seigl non era tipo da condividere simili confidenze. Mai!
Spesso Sondra gli diceva che era molto coraggioso. La spiritosa risposta di Seigl era che avrebbe preferito non doverlo essere.
Sollevando gli occhi verso quelli di lui, quasi timidamente, disse: Ci vediamo domani sera, allora? Solita ora?.
Se mi vuoi ancora.
Oh, Joshua. Ti sembra una cosa da dire?
Si pieg velocemente verso di lui per baciarlo. Non voleva che vedesse la preoccupazione sul suo viso. I suoi baci erano come punti esclamativi. Seigl le afferr le spalle e la baci in modo pi vigoroso.
La guard scendere i diciannove gradini di pietra fino al marciapiede, girandosi per salutarlo con la mano, sorridente. Sondra Blumenthal era una donna attraente che aveva superato il fiore della giovinezza sventata e Seigl la amava, il suo cuore era profondamente intenerito da lei. Sent nuovamente limpulso di chiamarla...
Chiuse la porta. Da qualche parte al piano superiore di casa sua si sentiva il rumore di un aspirapolvere.
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6.
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Inestimabile.
Non era sicuro che fosse cos. Tuttavia, gli piacque lironia del commento.
Su una parete del suo studio dove aveva affisso delle cartoline mandategli dagli amici, cera la riproduzione di una scultura di Henry Moore: una voluttuosa figura femminile sdraiata, con una testa senza lineamenti della misura di un uovo. Molto tempo prima che Alma Busch entrasse nella sua vita, era solito guardarla, disgustato ma anche affascinato. Io sono io sembrano dichiarare figure simili.
Rimase in piedi ad ascoltare: si sentiva il trapestio di Alma al piano di sopra. Era come una classe di ginnastica femminile, priva di grazia, dai piedi pesanti, ma desiderosa di imparare. Persino gli errori di Alma nascevano da buone intenzioni. La ragazza cercava sempre di fare bene. Sarebbe stato impossibile lasciarla andare via.
Alma teneva in ordine la casa di Seigl. Non cera bisogno che venisse una donna delle pulizie una volta alla settimana. Semplici, ripetitivi lavori di casa che avrebbero fatto impazzire Seigl sembravano essere un conforto per lei. A volte avrebbe giurato che fosse cieca, che si facesse strada per le stanze della casa con il tatto e lolfatto. Il suo viso era privo di espressione come una maschera aborigena. Gli occhi erano sottili come fessure. Prendeva in mano gli oggetti come se sentisse la necessit di afferrarli, tastarli, prima di capire che cosa fossero. Spesso la vedeva di sfuggita attraverso una porta, accigliata, le labbra che si muovevano come se parlasse da sola, in fretta. In quei momenti si dimenticava di Seigl, come se lui non esistesse. Si sentiva quasi obbligato a chiedersi se fosse stato trascinato nel sogno di unestranea: se Alma Busch si fosse improvvisamente svegliata, lui sarebbe svanito.
Passare laspirapolvere era uno dei lavori domestici preferiti da Alma. Lucidare mobili e pavimenti, sfregare i lavandini con spazzole o spugnette Brillo. Le piaceva gestire la biancheria, come diceva lei. Aveva preso a stirare gran parte dei panni che Seigl aveva sempre mandato in tintoria. Capisce, signor Seigl,  molto pi economico. E sono brava in questo. Non era mai cos felice come quando si occupava della casa con un rotolo di carta da cucina e Glassex in mano. Nello studio di Seigl si sentiva meno a suo agio, non prendeva mai liniziativa ma aspettava che le si impartissero istruzioni su cosa fare. In cucina era ancora meno sicura, e sembrava sempre che stesse rompendo qualcosa, o che non riuscisse a usarlo. Non aveva mai imparato a cucinare, diceva. O che non era brava a cucinare. In quel lontano mondo da cui proveniva, immaginava Seigl, gli uomini si facevano servire dalle donne e giudicavano severamente il cibo preparato per loro dalle donne, e Alma era cresciuta con una simile esperienza. Si comportava come se ogni pasto preparato per il suo datore di lavoro fosse un rituale sacro nel quale, priva di talento comera, avrebbe per forza fallito. La maggior parte delle cene di Seigl continuarono a essere consegnate da qualche negozio di alimentari dei dintorni, sebbene adesso fosse Alma che li ordinava.
Alma, vieni a sederti qui con me. Cena con me stasera.
Nel suo umore euforico, Seigl si sentiva magnanimo, s, e si sentiva solo, cos aveva invitato la sua assistente a unirsi a lui, e il modo in cui Alma era rimasta a bocca aperta e laveva guardato, sbattendo le palpebre incredula, faceva pensare che avesse detto qualcosa di osceno. Aveva fatto qualche passo indietro, farfugliando che non poteva, cera troppo da fare in cucina.
Immaginava che avesse un ragazzo. E aveva dei problemi con lui. Perch a volte aspettava avidamente i giorni e le sere liberi, e stava via per tutto il fine settimana, venerd notte, sabato notte, domenica notte, ma altre volte, pi recentemente, aveva cominciato a dire, scrollando le spalle imbronciata, che sarebbe rimasta a casa.
A volte andava in chiesa. Seigl era commosso: Alma Busch credeva in Dio!
Tuttavia questo era tipico della sua classe, del suo tipo. Unironia della storia. Quelli in cui Dio non crede, credono in Dio.
Seigl non le aveva mai fatto domande sulle sue convinzioni religiose, anche se ne aveva voglia. N aveva mai osato chiederle della chiazza dalla forma strana che aveva sulla guancia. Dei segni simili a macchie che aveva sul dorso delle mani, come guanti sbrindellati. Voglie, probabilmente. Era sicuro che Jet si sbagliava. (Jet si sbagliava su tutto. Quella era Jet!) Pi di una volta gli era passato per la mente, mentre guardava la sua assistente come un entomologo specializzato in lepidotteri guarda una farfalla esotica, che avrebbe potuto offrire ad Alma la possibilit di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica per far rimuovere o almeno schiarire quei segni. La tua bellezza non dovrebbe essere deturpata, Alma.
Ma come faceva a trovare le parole, Cristo! Non poteva.
Prima che Sondra Blumenthal se ne andasse, Seigl le aveva dato una cartelletta di nuove traduzioni di Virgilio. Era ansioso e preoccupato di conoscere il suo parere. Aveva lavorato per cos tanto tempo senza farlo sapere a nessuno. Non aveva detto a Sondra che in qualche modo, nel suo stato euforico, aveva perso o distrutto una parte del manoscritto dellEneide come, chiaramente, aveva perso o distrutto pagine del suo romanzo e della sua pice.
Seigl cercava di ricordarsi se aveva provato disgusto per quello che aveva riletto o se lo aveva, semplicemente, perso.
Inizialmente, non si capacitava che le pagine mancanti non vi fossero pi. Aveva controllato pi volte nella stessa confusione di carte, in modo ossessivo, a bocca spalancata, come uno zombie. No. No. No. No. No. Alla fine aveva arruolato la sua assistente per la disperata ricerca. Alma aveva cercato le pagine diligentemente, aveva guardato in cassetti e schedari nel suo studio dove, ovviamente, non ci potevano essere le carte perdute, a meno che Seigl non le avesse nascoste in preda a un attacco di totale follia. Carponi, aveva guardato dietro gli armadi. Aveva frugato in ogni cestino per la carta della casa e affrontato il freddo di quella giornata per recuperare il contenuto dei bidoni della spazzatura che aveva messo fuori sul marciapiede, in cerca delle pagine scribacchiate di Joshua Seigl. Come se fossero oro puro e non, molto probabilmente, scarti! Persino dopo che Seigl aveva rinunciato, Alma aveva ostinatamente continuato. Sono cos dispiaciuta, signor S-Seigl, per quella volta che... Alma stava cercando di parlare di quellepisodio farsesco in sala da pranzo, in cui Seigl aveva afferrato un piatto di cibo caldo e Alma laveva fatto cadere sulle sue carte. Seigl le aveva urlato dietro parole offensive, terribili, che non riusciva a credere di aver pronunciato proprio lui. (Non si era scusato. Non riusciva a rivivere neanche una sola parte di quella ridicola scena.) Le pagine rovinate Alma le aveva ripulite da quel pasticcio appiccicoso e le aveva ordinatamente messe ad asciugare sul tavolo della sala da pranzo, e Seigl era riuscito a leggerle, quindi nessuna di esse era andata persa. Ma altre pagine, materiale precedente, sembravano svanite, e Seigl sapeva che doveva biasimare solo se stesso.
Cristo, aveva anche bevuto, in quel periodo. Non era solo in uno stato di sovreccitazione, che voleva dire battito cardiaco rapido e pressione sanguigna in aumento, ma beveva, anche. Vino, birra, whisky. Whisky! Seigl non era tipo da liquori forti. E girare per Union Street, ad abbordare prostitute... Doveva essere impazzito.
Ehi, tesoro? Cerchi una ragazza per una bella serata?
Ehi dolcezza!
Ridevano di lui. Di Seigl che versava litri di sudore, con la giacca aperta, con laria e il tono di voce di un professore. In un qualche bizzarro stato di bisogno che andava al di l delle parole.
Nella loro saggezza di strada, le lucciole gli avevano fatto usare il profilattico.
Seigl rabbrivid a questo pensiero: poteva essere sieropositivo a questora. E poteva aver infettato Sondra. Lei non sapeva nulla delle sue frenetiche ore libere, naturalmente. Credeva che lamasse, si fidava di lui...
Seigl sent in bocca il sapore del panico al solo pensiero di tutto questo. Non poteva permettersi di pensarci.
Follia. Mania. Ma ora era finita. Sarebbe stato completamente sobrio e mentalmente sano per il resto della sua vita.
Non era stato capace di scusarsi con Alma, semplicemente, non ci riusciva. Cercava di non perdere le staffe con lei, perch aveva disperatamente bisogno di lei. Tuttavia, il suo umore divampava come un fuoco improvviso, e si spegneva velocemente. Spero, per Dio, di non ricordarle qualcuno. Perch mi guarda rannicchiandosi, come un cane preso a calci?
Era vero, come aveva detto Sondra, che lassistente di Seigl aveva fatto la differenza nella sua vita. Lo aveva aiutato a riordinare carte, libri, bozze, abbozzi di manoscritti accumulati nel corso di anni. In mezzo a quel caos, Seigl si era imbattuto in saggi quasi terminati con titoli come Visioni dellApocalisse nellarte classica e contemporanea e La bioetica e la tragedia, che aveva rivisto e aggiornato e pubblicato su prestigiose riviste a cui non mandava lavori da anni. In presenza di Alma non si sentiva mai obbligato a provare imbarazzo o disagio per il suo lavoro, perch raramente lei guardava con attenzione le cose che le passavano tra le mani, a meno che Seigl non le avesse chiesto di farlo; lo affascinava osservare una persona per la quale la carta stampata aveva cos poca attrattiva e cos scarso interesse, una persona completamente diversa da lui e dalle persone che gli stavano vicino. Nonostante le parole mettessero qualche volta in difficolt Alma, non cercava mai una parola nel dizionario; una parola era come un ciottolo che ci si rigirava un po tra le mani e si buttava via, senza aspettarsi di imbattersi ancora in esso. Nei primi tempi Seigl laveva notata mentre allungava il collo per guardare una fila di libri su uno scaffale, volumi in diverse lingue, con il nome Joshua Seigl impresso verticalmente sul dorso, tuttavia, in seguito, aveva mostrato poca curiosit.
Laveva avvisata di non fare domande sulla sua salute, naturalmente. Eppure si sentiva ferito dal fatto che non gli chiedesse nulla al riguardo. Dopo la visita allo studio di Friedman, ad esempio. Sapeva almeno cosa fosse un neurologo? Era solita dirgli con molto tatto: Signor Seigl, non si dimentichi delle sue pillole, perch Seigl aveva labitudine di mettere le pillole che andavano ingerite con il cibo in punti strategici sul tavolo della sala da pranzo, e poi scordarsene, oppure: Ce lho io il suo bastone, Signor Seigl, se Seigl sembrava dimenticarselo. Ma nullaltro veniva detto tra di loro sullargomento.
Il rumore dellaspirapolvere al piano di sopra si era interrotto. Seigl chiam su per le scale: Alma? Quando hai un minuto, vorrei parlarti.
Nel giro di pochi secondi, ud i passi di Alma. Camminava velocemente, appoggiandosi pesantemente sui talloni.
Alma arriv al piano di sotto senza fiato. Si era legata un fazzoletto attorno ai capelli cinerini e indossava un grembiule sporco sopra i suoi abiti da lavoro. Era bellissima e vagamente assurda, e commovente come una bambola Kewpie. Seigl resistette allimpulso di ridere deliziato da lei.
Disse: La mia amica se n andata. Ma cener con lei domani sera, cos non avrai bisogno di preparare niente.
Alma annu rigidamente. Un lieve broncio apparve sulle sue labbra quando usc fuori largomento Sondra Blumenthal, per quanto in modo casuale.
 perfetto qui, dove hai passato laspirapolvere.
Questo era il tipo di elogio che piaceva ad Alma. Sorrise e mormor un grazie.
Camminando con il suo bastone, Seigl condusse Alma sul retro della casa, attraverso il lungo salotto. Lei lo segu senza fare domande. In seguito, immagin che Alma potesse aver intuito quello che lui stesse per dirle. Le parole che aveva provato per diversi giorni.
Qualsiasi cosa io abbia, che sia una malattia o una congerie di sintomi, il dottore ha detto che sembra stia progredendo. Non c bisogno che ci addentriamo nei dettagli. Seigl apr una porta che dava sullingresso nel retro, collegato con la cucina, la dispensa e le scale posteriori. Ma, solo per precauzione, sto pensando di far costruire una rampa per sedie a rotelle, sul retro della casa.
Seigl evit di guardare Alma. Lultima cosa che voleva vedere sul suo viso era piet.
Lei non disse nulla. Seigl continu: Vorrei che tu per favore ti occupassi delle prime fasi organizzative. Puoi cercare sulle pagine gialle alla voce costruzioni. Fatti fare due o tre preventivi. Non disturbarmi con queste cose finch non hai qualche cifra. Poi vedremo che c da fare dopo. Seigl fece una pausa, sentendosi improvvisamente molto stanco.
Alma mormor: S, signor Seigl. Lo far.
Non avrebbe detto nientaltro. Non avrebbe fatto domande.
Sembrava che non fosse sorpresa. Neanche lontanamente.
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7.
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Perch di cenere mi nutro come di pane, alla mia bevanda mescolo il pianto.
Alla fine dellinverno e nella primavera di quellanno, la Ragazza Tatuata si fece coraggio: alla fine si sarebbe vendicata dei suoi nemici.
Coloro che ci disprezzano sono i nostri nemici. Coloro che non ci amano.
La Ragazza Tatuata godeva della sua malvagit. Avrebbe detto al suo amante: Vedi? Te lavevo detto. Tu non mi credevi.
Dopo la morte dellebreo. Quella morte sarebbe arrivata presto. La Ragazza Tatuata riusciva a sentirne lodore, nel vento.
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8.
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Li aveva visti da una finestra in alto, lebreo e la sua amante ebrea.
Sulla terrazza affacciata sul fiume. In piedi luno accanto allaltra. Seigl era pi alto della Blumenthal di un bel pezzo. La sua mano si muoveva sulle spalle della donna in modo involontario e con affetto. Si vedeva. Parlavano tutto il tempo. Avevano cos tanto da dirsi! Anche quando la Ragazza Tatuata cercava di origliare, non ci riusciva.
Non avrebbe mai perdonato quella Blumenthal, che le parlava in maniera cos arrogante al telefono. Che chiamava cos spesso. Largomento era sempre La festa di compleanno del signor Seigl, oppure La festa. Nella voce della donna cera sempre un tono da maestrina che d istruzioni. Questo, quello. Questo, quello. Alma questo, Alma quello. Mentre lei, Alma, doveva chiamare laltra donna Signora Blumenthal perch loro due non erano uguali. La Ragazza Tatuata non era uguale a nessuno di loro e loro glielo ricordavano sempre.
E alla festa di compleanno, quando tutti erano cos felici, la Ragazza Tatuata era stata tenuta in disparte come un cane preso a calci.
Mai avrebbe dimenticato quellinsulto. Come un molare dolente, con le radici saldamente ancorate alla mascella.
Anche quando il suo datore di lavoro la notava per lodarla, era lelogio che si fa a un cane o a un bambino ritardato.
Ben fatto con laspirapolvere, Alma! I pavimenti sono cos puliti...
Grazie, Alma.
Quando nessuno la vedeva, lei andava fuori in terrazza. Un aspro odore umido veniva dal fiume l sotto. Il vento le scompigliava i capelli, i suoi occhi bruciavano pieni di lacrime. Cera una bella crosta di neve dove il sole non arrivava, tra alcune delle lastre di pietra e contro una parete. Una sedia a sdraio era stata rovesciata dal vento e lei la rimise a posto. Il suo datore di lavoro la lodava per tale ordine, non vedendo la rabbia che cera in esso.
Lebreo e la sua ebrea. La Ragazza Tatuata non voleva immaginarseli a letto insieme. A scopare! Che ridere. Le sue labbra si ritrassero in un sorriso derisorio. Lei era molto pi attraente e giovane della Blumenthal, ma non era ebrea.
Si tir indietro dallestremit del terrazzo perch la vista fino al fiume le faceva venire le vertigini. Come viaggiare su una macchina che va troppo veloce. Una sensazione eccitata di malessere alla bocca dello stomaco. Potresti buttarti. Allora s che sarebbero dispiaciuti per te!
La Ragazza Tatuata vide le sue dita tozze afferrare la ringhiera di ferro e scuoterla con forza. Si chin per esaminare il punto in cui la ringhiera era assicurata a una parete di mattoni. Sorridendo arrabbiata, scosse, scosse, scosse la ringhiera finch si allent. Dal muro caddero dei calcinacci. Dalla ringhiera un po di ruggine le rimase attaccata alle mani.
La prossima volta che fossero venuti l fuori, se si fossero appoggiati alla ringhiera...
 quello che si meritano. Quegli stronzi hanno tutto.
Avrebbe allentato anche altre ringhiere. Quelle dei diciannove gradini di pietra che conducevano alla strada, e quelle sul retro della casa. Avrebbe allentato i gradini con un martello. Chi sarebbe venuto a saperlo? (Perch lei lavorava nelloscurit.) Lebreo stesso non sarebbe venuto a saperlo. Solo quando la Ragazza Tatuata sarebbe stata in piedi sopra di lui, godendo a vederlo l, per terra, solo allora lavrebbe saputo, quando era troppo tardi.
In chiesa si nascondeva il viso e pregava e rideva tra le mani. Si intonavano degli inni ad alta voce, ma la Ragazza Tatuata non cantava perch la sua voce era nasale e piatta. Ges, che laveva disprezzata per anni, adesso la contemplava di nuovo. Era trattata in modo crudele in mezzo ai ricchi. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo. Se la Ragazza Tatuata era malvagia, erano i suoi nemici che lavevano resa tale.
Perch nessuno la amava: non cera nessuno a cui la Ragazza Tatuata fosse cara.
Alma? Mi chiedo se puoi aiutarmi...
S, signor Seigl.
Sembra che manchino alcune pagine... Quegli scritti a cui ho lavorato in sala da pranzo. Ho cercato dappertutto, non riesco a capire come abbia potuto perderle...
Aveva un tono disperato. Patetico. Perch non mandava a chiamare la Blumenthal, se aveva bisogno di aiuto?
Alma mormor che s, avrebbe guardato.
Ridendo in cuor suo alla vista di un uomo adulto cos ferito per la perdita delle sue preziose pagine! Era come se se la fosse fatta nei pantaloni quando non era riuscito a trovarle. Immagini scolpite. Chi si gloria dei propri idoli.
Era stata la Ragazza Tatuata a fare sparire le pagine. Le aveva fatte a pezzi. Cera anche della poesia tra quelle pagine, e tutte erano piene di scemenze. A chi gliene fregava qualcosa di quello che lebreo scarabocchiava, ora dopo ora, sudando come un maiale febbricitante? Pagine stampate dentro i libri, a chi gliene fregava qualcosa di loro? Se i libri valessero davvero qualcosa, non ce ne sarebbero cos tanti. Da quando era diventata lassistente di Joshua Seigl, la Ragazza Tatuata era arrivata a pensare che coloro che scrivevano tali scemenze erano consapevoli del loro vero valore. Ma prevalevano gli ipocriti.
Strano che un uomo potesse essere cos ferito dalla perdita di una dozzina di fogli. Quanto lo sarebbe stato di pi, da un coltello al cuore!
Mai avrebbe usato, la Ragazza Tatuata, un coltello. La Ragazza Tatuata era troppo astuta.
Aiut con la sedia rotelle. Doveva essere portata in macchina.
Nel caso ce ne fosse bisogno.
Perch Seigl avrebbe passato tre notti alluniversit. Venne a prenderlo un autista in limousine. La sua assistente non lavrebbe accompagnato. Stava sul marciapiede stringendosi forte, i capelli scompigliati dal vento mentre la lunga, elegante automobile nera si allontanava dal marciapiede.
Se tu mi amassi, io ti amerei. Ti adorerei. Morirei per te.
Cose che la Ragazza Tatuata fece nella primavera di quellanno, impulsivamente. Non pensando mai che le azioni di una persona cos insignificante come lei potessero avere delle conseguenze.
Diverse volte, mescol le sue pillole. Tagliando via a caso con una limetta da unghie dei pezzi dalle pillole bianche pi grandi per ridurle alle stesse dimensioni di quelle pi piccole, con cui potevano essere facilmente confuse. (Nellarmadietto dei medicinali del suo datore di lavoro cerano cinque medicinali prescritti, ora. Cinque! Due venivano dal neurologo, due da un cardiologo e uno da un altro medico ancora.) Alcune di queste pillole Seigl le prendeva in privato, e altre le ingoiava distrattamente allora dei pasti. La Ragazza Tatuata sentiva un fremito di esaltazione e paura, e abbassava i suoi occhi ardenti dal viso di lui perch non percepisse la malvagit del suo cuore.
Non importava quali pillole prendesse, e in quale combinazione, Seigl continuava ad avere giorni buoni e giorni cattivi come prima. Era lo schema della malattia. Nei giorni buoni riusciva a camminare senza assistenza e nei giorni cattivi non ci riusciva. Nei giorni migliori tra quelli buoni, era quasi come era stato quando era sano. (Tranne per il fatto che non doveva affaticarsi!) Nei giorni peggiori tra quelli cattivi rimaneva a letto, incapace di camminare e lamentandosi della visione doppia, nella sua stanza che ora era al piano terra sul retro della casa, trasformato nella sua camera. Alma era quasi dispiaciuta per lui in quei giorni perch parlava al telefono con unenergia disperata, facendo progetti per il futuro e quando riattaccava era sfinito.
La sedia a rotelle che era stata presa a noleggio era stata poi acquistata e veniva tenuta in un angolo della nuova camera da letto di Seigl. Si stava facendo costruire una rampa sul retro della casa, dove non sarebbe stata visibile dalla strada.
Per meschinit, la Ragazza Tatuata rub altre pagine del suo datore di lavoro. Non osando prendere lavoro recente, perch lui avrebbe potuto sospettare di lei, ma pagine dai suoi manoscritti pi vecchi nel suo studio. In diverse occasioni, rub anche dei libri, incluso uno di quelli che gli erano stati regalati alla sua festa di compleanno, mettendoli nel suo zaino. In mezzo a tutti quei libri, a chi poteva importare? E una lussuosa penna stilografica che era stata regalata a Seigl, e un fermacarte di vetro verde ondulato, che lui aveva detto che era vetro veneziano  qualunque cosa fosse  e vasetti e figurine scolpite. Tutte queste cose le regalava a Dmitri Meatte, che le considerava di scarso valore.
Fa in modo che lebreo ti sposi, piccola. Questo  il modo di agire.
Dmitri rideva di lei, lo sapeva. Ma un giorno avrebbe smesso di ridere.
In primavera gli amici vennero pi spesso a fare visita al suo datore di lavoro, perch lui usciva di casa meno frequentemente. Alcuni dei visitatori arrivavano da New York e uno da Londra. Ma la maggior parte erano facce del posto, familiari ad Alma, che sorrideva quando loro la salutavano e la chiamavano Alma come se lei fosse anche alle loro dipendenze, come una comune prostituta. Lei nascondeva il risentimento che provava nei loro confronti mentre sputava nelle bibite che era obbligata a portare loro o nel t che doveva mettere in infusione in una teiera tozza e pesante. Spesso i visitatori portavano a Seigl dei libri, e alcuni di questi erano scritti da loro stessi, con la loro dedica, con le loro foto sul retro, dove erano pi attraenti e giovani di quanto fossero nella realt. Cerano donne dellet della Blumenthal e altre pi giovani, e alcune di queste erano pi attraenti di quella puttana, e dai modi che avevano con Seigl, la Ragazza Tatuata capiva che a loro lui piaceva. Nonostante la sua salute incerta, a loro lui piaceva molto. (Alcune erano forse amanti di Seigl? La Ragazza Tatuata aveva i suoi motivi per credere che lo fossero, o che lo fossero state.) Diversi dei giocatori di scacchi venivano per serate che Alma detestava particolarmente, perch credeva che questi uomini la riconoscessero: lavevano vista al Caf, nella sua vita precedente. Un giorno, Alma fu presa dal panico vedendo un uomo calvo e grassoccio che saliva le scale e suonava il campanello, un uomo che lei credeva essere uno dei volgari clienti che Dmitri le aveva imposto nel motel vicino al fiume, ma questo visitatore si rivel essere qualcun altro. Forse!
Uno dei giocatori di scacchi si chiamava John  un anziano gentiluomo dai capelli bianchi con le mani tremanti. Quando Alma gli apr la porta e vide i suoi strabilianti occhi azzurri accesi in un sorriso verso di lei, e lui le parl in modo cos caloroso, con una tale gentilezza, Alma si morse il labbro per non scoppiare a piangere. Alma. Un bellissimo nome per una bellissima ragazza.
Tuttavia pi tardi, quando i visitatori se ne furono andati, lebreo, con il suo umore tutta un tratto inacidito, rovin il buonumore di Alma parlandole in modo aspro. Laveva sentita rispondere al telefono nellatrio. Se solo imparassi a schiarirti la gola prima di sollevare il ricevitore, Alma. Non dopo. Cos non sembreresti avere la testa piena di colla. Alma si allontan zoppicando, ferita. Seigl laveva gi rimproverata in passato per questa stessa mancanza. In cuor suo imprecava Ti odio! Ti uccider.
In un armadietto fuori dalla cucina cerano barattoli spray di insetticida, vecchi di anni. Ma il cattivo odore del liquido era cos forte che persino poche gocce nel cibo di Seigl sarebbero state scoperte. Cerano tavolette di veleno per roditori, scarafaggi e formiche, che annus... Ma se Seigl fosse veramente morto per avvelenamento, avrebbero potuto scoprirlo. Se lavessero scoperto, Alma Busch sarebbe stata arrestata. Avrebbero controllato la sua fedina penale nella contea di Akron, Pennsylvania. Sarebbero venuti a sapere dei mandati di arresto pendenti su lei a Pittsburgh, a cui era sfuggita.
La sera successiva, Seigl aveva invitato a cena due amici redattori di New York. Non sarebbe stata una cena formale, aveva spiegato ad Alma, ma lei avrebbe dovuto ordinare manzo alla bourguignonne  manzo alla burgon, come lo pronunci attentamente Alma al telefono  al Les Amis. E anche riso selvatico, verdurine miste, e una crostata di frutta per dessert. Mentre Alma lavorava in cucina, i suoi pensieri si agitavano come le ali di uccelli in preda al panico. Aveva un dolore sordo, pesante, nella parte bassa della pancia: le era cominciato il ciclo, che aveva sempre odiato, fin dallet di dodici anni. Era una maledizione, che gli uomini potevano deridere e disprezzare. Si guard le mani impotente. Che cosa poteva fare, doveva fare qualcosa! Odiava amaramente il suo datore di lavoro, perch riusciva a sentirlo parlare e ridere con i suoi ospiti. Lo odiava amaramente perch lui la insultava ogni giorno, ogni ora. Avvert uno sgocciolamento caldo tra le gambe, come un rimprovero. Allinizio, il suo sangue mestruale era sempre lento, denso e nero, repellente alla vista e allolfatto. Alma non poteva sopportare di pensare alle risate di scherno dei suoi fratelli. Sua madre li aveva schiaffeggiati, infuriata con loro. Ma suo padre si era infuriato con tutti e tre, senza fare distinzioni, se riusciva a prenderli. Sono immonda e abominevole, che Dio mi salvi da me stessa. In un improvviso stato di trance, la Ragazza Tatuata armeggi con le sue mani nel cavallo delle mutande aderenti e allinterno della fessura tra le gambe, dove era infilato il tampone gi inzuppato di sangue. Le dita ne uscirono lucide di sangue, lei le asciug su dei pezzi di manzo teneramente cotto e rimescol la carne nella densa salsa di vino. Di nuovo, e di nuovo ancora, nel suo stato di incoscienza si cacci le dita nel corpo irrigidito dal dolore e le riport fuori in questo modo, in trionfo.
La carne rossa  al sangue, il manzo  inzuppato di sangue. La Ragazza Tatuata sorrise tra s e s pensando: chi potrebbe scoprirlo?
 solo quello che capita. Quello che Dio fa capitare.
La domenica di Pasqua, la Ragazza Tatuata sedeva da sola in un banco in fondo alla chiesa luterana. Anche se era diventata una vista familiare agli occhi di qualcuno della congregazione, non rispondeva quando la salutavano. Spesso si nascondeva il viso, sussurrando per chiedere a Dio e a Ges Cristo di renderla forte. Il mondo era un posto che richiedeva forza. Poche cose venivano rispettate, al di fuori della forza. Vicino a lei sedeva un massiccio uomo di mezzet che tossiva, tirava su col naso e se lo soffiava rumorosamente durante la funzione, distraendo la Ragazza Tatuata dalle parole trionfali di Ges, mentre il pastore le proclamava: Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivr. Cos, nel momento in cui si lev il gioioso inno finale, la Ragazza Tatuata stava male per il disappunto.
Oh, cazzo. Ridi.
Ridi, ridi. Sei un tipo che ride.
Vide le sue mani, avvolte in muffole, raccogliere dei fazzolettini appallottolati. Abbandonati sul banco. Pieni di muco, erano: disgustosi. Brulicanti di germi. Batteri? Se li port a casa: li avrebbe messi in infusione con il forte t nero che il suo datore di lavoro beveva nel corso della giornata.
Solo quello che capita. Quello che Dio fa capitare.
La Ragazza Tatuata sorrise pensando a Jehane de Brigue. A quello che Dio aveva fatto capitare alla Sua guaritrice.
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9.
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Un giorno ci sar gradito rievocare, forse, questi travagli.
Su questo verso di Virgilio aveva meditato a lungo. Perch era unespressione del pi profondo pessimismo, o perversamente, di ottimismo?
Seigl era ottimista! Aveva fatto questa scoperta quando Friedman gli aveva detto almeno il termine medico  il nome  della sua malattia. Perch aveva detto a Friedman, con un sorriso insicuro, ma decisamente un sorriso: C conforto in ogni forma di conoscenza. Grazie, dottore.
Era una pura coincidenza. Una coincidenza senza alcuna importanza.
Il giorno della sua diagnosi, Seigl ricevette un pacchettino con il timbro postale di New York. La sua assistente lo apr come apriva tutta la sua posta, e glielo port, sconcertata: una copia della prima edizione de Le ombre malamente rovinata dallacqua, strappata e come incisa con un coltello. La copertina, una scena rurale al crepuscolo, per due terzi terra nelloscurit e per un terzo cielo chiaro, era stata imbrattata con un pastello rosso  o era rossetto?
LEBREO CHE ODIA LEBREO
Ges! Chi lha spedito, Alma? C un mittente?
Non cera. Il libro era stato spedito a mezzo posta, con una tariffa normale.
Nauseato, Seigl mise il libro a unestremit del tavolo sopra il suo dizionario. Non riusciva a sopportare di esaminare di nuovo il libro profanato. Tuttavia, non riusciva neanche a disfarsene cos semplicemente, come se non avesse alcun significato. Quel giorno Seigl stava lavorando nel suo studio e parlava con intermittenza al telefono e mentre parlava con una voce apparentemente normale il suo sguardo scivolava su quelle maledette parole piene di rabbia:
LEBREO CHE ODIA LEBREO
come un grido che continuava a riecheggiargli nellorecchio. Una maledizione che era una specie di paradosso zen, pensava. Non aveva dubbi che ci fossero ulteriori maledizioni allinterno del libro, ma non volle guardare.
Pi tardi, in unaltra stanza della casa, Seigl alz lo sguardo e not la sua assistente incerta sulla porta. Alma? Che c? Senza parole, lei gli port, per mostrarglielo, il libro mutilato aperto alla pagina del titolo, dove, con la nitida e stretta calligrafia di Seigl, lui stesso aveva fatto una dedica:
a Jet, mia amata sorella con affetto e grande speranza,
Josh 18 giugno 1990.
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10.
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Ottimista: questa era la nuova percezione che Seigl aveva di s. Adesso il lungo inverno stava terminando. Adesso passeggiava o sedeva fuori, con indosso un maglione pesante, al sole. A volte lavorava anche sulla terrazza, per brevi intervalli di tempo, finch non sentiva troppo freddo.
Nei giorni buoni era dannatamente grato per la sua salute e nei giorni cattivi, be  poteva sempre essere grato di non stare peggio.
Stava cominciando un nuovo ciclo di cura. Un fisioterapista andava da lui due volte alla settimana lasciandolo con i muscoli doloranti ma con lo spirito rinvigorito. Era eccitato per inviti che sei mesi prima lo avrebbero depresso: aveva accettato un invito per una Lezione Tanner in due parti a Princeton, su un argomento qualsiasi di suo interesse. Aveva accettato di insegnare alla Cornell, alla New School, e a Berkeley. (Berkeley! A migliaia di miglia di distanza, tuttavia Seigl non aveva dubbi che ce lavrebbe fatta, sedia a rotelle o no.) Due suoi saggi usciti recentemente sulla New York Review of Books erano stati accolti molto bene e avevano procurato altre chiamate di direttori di riviste letterarie che lo invitavano a scrivere qualcosa per loro. Malgrado la sua pice Perch / Warum? non fosse molto pi che un guazzabuglio di scene surreali, laveva mostrata a un amico regista del Public Theater, che era ansioso di cominciare le prove in autunno. Aveva abbandonato il suo frammento di romanzo Redenzione, veramente la cosa pi strana in cui si fosse mai cimentato: una bizzarra parabola ambientata nel futuro che Seigl faticava a riconoscere come frutto della sua penna. Ma lesperienza di scrivere nuovamente narrativa, lavorando cos intensamente con la pura immaginazione, laveva stimolato e stava pensando di riprovarci, con unambienta- zione pi realistica.
E cera la sua traduzione di Virgilio ancora in corso. Sondra Blumenthal laveva lodata. Lo aspettavano mesi di lavoro che lavrebbe profondamente assorbito.
E vedeva pi spesso gli amici. Giocava a scacchi, e aveva gente a cena in casa sua almeno una volta alla settimana, come non aveva mai fatto prima dellesordio della sua malattia.
Ottimista!
Intratteneva i suoi amici con il suo atteggiamento da persona rinata. Adesso non riesco a ricordarmi per cosa diavolo fossi cos preoccupato. Per la maggior parte della mia vita adulta. Ero pazzo?.
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Lei mi odia. Questa  la sua missione, adesso.
Il feroce attacco di Jet aveva sorpreso Seigl, e tuttavia gli consentiva il lusso di sapere, cosa rara nella sua vita, che qualcuno lo odiava. Non cera dubbio che sua sorella fosse impazzita, ma il suo odio doveva sembrarle puro, o addirittura legittimo.
LEBREO CHE ODIA LEBREO. Che voleva dire?
Dal punto di vista della sorella impazzita, voleva dire che lui, Joshua, odiava gli ebrei perch, sempre dal punto di vista della sorella impazzita, non era riuscito a tener fede alla promessa di Le ombre. Tuttavia voleva dire anche, ovviamente, che Jet era lebreo che odiava suo fratello che non era sufficientemente ebreo, ai suoi occhi.
Dopo la farsesca scena nello studio di Seigl a dicembre, e dopo limprovvisa partenza di Jet da Carmel Heights, Seigl aveva preso in considerazione lidea di chiamarla, ma non molto seriamente. Quando pensava a lei, era sollievo che provava, per lo pi: non vergogna, non senso di colpa, ancora meno un senso di responsabilit fraterna nei suoi confronti. Non aveva sentimentali languori familiari. Lei aveva ragione ad avvertire in lui una certa freddezza di cuore. E aveva ragione ad aver intuito che, nella sua cocciutaggine nel tenersi la sua assistente, esattamente lassistente che aveva desiderato, Seigl stava facendo una scelta tra Alma Busch e Jet Steadman-Seigl.
Come se ci potesse essere unaltra scelta rise fra s Seigl.
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In questa nuova stagione, nella mente irrequieta di Seigl cera sempre pi spesso Alma Busch. Lassistente-ragazza che stava diventando gradualmente laiutante-ragazza di Seigl.
Non ignoro il dolore, per questo ho imparato ad aiutare chi soffre. La Didone di Virgilio, gli ricordava: glielaveva ricordata fin dallinizio, non per leloquenza, visto che lei non ne aveva, ma nei modi e nella presenza fisica.
Il suo tocco.
Alma? Quella chiazza che hai sulla guancia...
Subito la mano di Alma si sollev per nasconderla. I suoi occhi umidi si restrinsero per la sorpresa e la contrariet.
Seigl parl gentilmente, dolcemente: Mi stavo chiedendo...  una voglia? O.... La sua voce si affievol per limbarazzo. E aveva avuto solo buone intenzioni.
Ci fu una pausa dolorosa. Come quando un professore pone una domanda difficile e nessuno alza la mano per rispondere. Il tuo impulso  quello di rispondere tu stesso, o di deviare la domanda con un giro di parole. Con lesperienza, impari ad aspettare. Ti sforzi di rimanere in silenzio per dare a qualcun altro il tempo di parlare.
Alla fine Alma disse, in modo quasi impercettibile, senza guardare gli occhi di Seigl: ... voglia.
Quindi lui aveva ragione. Jet aveva torto a pensare che fosse un tatuaggio.
Non  brutta, Alma. Per niente.
Alma rise aspramente. I suoi occhi erano privi di gioia, e il suo viso si era indurito. Dallespressione imbronciata sulle sue labbra, Seigl immagin che non trovasse la voglia per niente bella. Aveva commesso un errore grossolano a sollevare largomento, non cerano dubbi. Ma insistette:
Hai mai pensato di farla rimuovere?
Alma adesso si stava ritraendo, smaniosa di fuggire. Seigl aveva un atteggiamento comprensivo nei suoi confronti, ma era deluso. E seccato. Che cosa impediva loro di parlare in modo oggettivo della voglia? Era la prima cosa che si notava vedendo Alma Busch. Pareva sul punto di balzare fuori, verso di te, vivida come le sue labbra innaturalmente rosse, sebbene fosse di un marrone-rosa sbiadito. Seigl la vedeva da pi di cinque mesi. La trovava attraente, come trovava attraente Alma. E tuttavia...
La tua bellezza, Alma. Non dovrebbe essere sfigurata.
Alma rispose allavventata domanda di Seigl scuotendo la testa in un modo che poteva significare s o no, e corse via.
Seigl avrebbe dovuto gridarle dietro: Alma, mi dispiace. Ma non lo fece.
Successivamente, soffr per ore per lo scontro. Il comportamento infantile di Alma. Eppure era una donna adulta, probabilmente pi vecchia di quanto avesse inizialmente pensato, non una bambina, e questo era un argomento di cui potevano conversare razionalmente. Seigl non prese in considerazione nemmeno per un attimo il fatto che la voglia potesse non riguardarlo: visto che la sua assistente era diventata affar suo, lui sentiva lobbligo morale di provvedere a lei nel caso a lui fosse successo qualcosa.
Alma? Qual  la tua chiesa? In quale vai?
Alma si accigli. Era forse una delle domande trabocchetto del signor Seigl?
In diverse. Dipende.
A che Chiesa appartenevi quando stavi crescendo... in Pennsylvania?
A diverse.
Tu credi in Dio, vero?
Alma rise, leggermente imbarazzata, senza interrompere il suo lavoro, e disse che s, pensava di s. Certo.
Seigl aspett che parlasse ancora. Ma che poteva avere da dire la sua assistente, che proveniva da un paesino della Pennsylvania occidentale e prendeva tutto alla lettera?
Si rendeva conto di parlarle con un tono pedante e ostinato. Ma non voleva cambiarlo. La sua domanda era seria: erano mesi che desiderava fortemente porre queste domande alla sua assistente. Il tuo Dio  una persona, Alma, con caratteristiche come quelle di un essere umano? Ad esempio, un uomo anziano? Un patriarca?
Alma si accigli, socchiudendo gli occhi come per immaginarsi Dio. Il suo sguardo era rispettosamente vuoto.
O forse il tuo Dio  pi un principio, Alma? Un ideale?
Alma mormor che credeva di s. S.
Preghi spesso il tuo Dio?
Alma fece spallucce. Quanto spesso era spesso? Scosse ambiguamente il capo.
Quando preghi, Dio ti risponde mai? Voglio dire: sembra mai che Dio parli con te?
A questa domanda, Alma rise. Una derisoria risata sbuffante. Ma immediatamente la sua espressione ridivenne seria, rispettosa. Mormor che credeva di no. Non molto spesso.
La discussione si sarebbe conclusa qui, se non fosse stato per una nuova tensione nellatteggiamento di
Alma Busch, da quando Seigl laveva interrogata sul segno che aveva sulla guancia. In seguito lui aveva pensato che il dorso delle mani di Alma e altre parti del suo corpo fossero sfigurati in maniera del tutto simile, e parlare di far rimuovere solo il segno sulla guancia avrebbe potuto essere sgarbato da parte sua. Alma era arrabbiata con lui? Era difficile immaginare Alma arrabbiata con qualcuno: si era a malapena difesa da Jet, e non aveva mai pronunciato una parola per lamentarsi della sorella di Seigl, in seguito. Ma laltro giorno laveva sentita che si schiariva la gola prima di rispondere al telefono per dire con inattesa precisione e dignit: Pronto? Residenza del signor Seigl. Quel giorno laveva udita parlare con Andre, il giovane fisioterapista giamaicano che veniva a casa due volte alla settimana: i due avevano parlato per un po, ridendo persino insieme, e anche questa a Seigl era sembrata una novit, e una cosa allarmante. Aveva supposto che Alma potesse essere interessata alla professione di fisioterapista e avesse delle domande da fare sugli studi necessari. Avvertendo improvvisamente il dolore del distacco, pens: Non sar la mia assistente per sempre.
Adesso Alma disse improvvisamente: Perch mi sta chiedendo queste cose, signor Seigl?.
Perch? Perch sono curioso.
S, ma perch?
Cera unallarmante opposizione qui. Sebbene la voce di Alma fosse bassa, roca, non aggressiva. Era la prima volta che lo interrogava direttamente in mesi di contatto quotidiano. Sorridendo, Seigl disse: Perch? Perch sono interessato alla tua risposta, Alma. Alla tua opinione sullargomento Dio.
Alma si accigli e strinse i gomiti contro la gabbia toracica in quella bizzarra, goffa abitudine nervosa, come se si stesse tenendo stretta fino a farsi male. Disse: Ma perch le importa quello che penso? Una persona come me....
Le tue opinioni sono perfettamente legittime. I tuoi pensieri sullargomento...
Tutti i libri che ci sono in questa casa, pensieri di persone, che senso ha volerne ancora?
Ma tu sei tu, Alma. Tu sei unica. Ecco perch sono interessato ai tuoi pensieri.
Sotto lesame minuzioso di Seigl, Alma cominci a borbottare e si perse. Disse in modo vago: Se le persone intelligenti sanno, e dicono quello che sanno, perch ci sono... voglio dire, non ci sarebbero cos tanti libri, no?.
Seigl rise di cuore. Gli piacque questa riflessione, anche se non aveva idea di come prenderla. Come una studentessa lenta e timida, Alma Busch aveva improvvisamente sorpreso il suo insegnante. E come un insegnante esperto, Seigl cambi abilmente argomento.
I libri si moltiplicano senza fine. La mente umana  perennemente alla ricerca di qualcosa, Alma.
Era uno dei giorni in cui Seigl si sottoponeva agli esami cardiaci. Mentre ansimava sul diabolico tapis roulant, aveva dato prova, ben registrata, di avere una caratteristica che nessun altro medico aveva mai ravvisato e che il cardiologo chiamava una valvola cardiaca che perde. Adesso stava seguendo una potente terapia a base di betabloccanti, e doveva rifare periodicamente gli esami. E nello studio del cardiologo si trov a ripensare alla discussione tra lui e Alma, chiedendosi se aveva detto la cosa giusta. Da intellettuale, da persona che aveva spesso insegnato, non riusciva a sopportare di avere torto, e che qualcun altro percepisse che lui stava dalla parte del torto; tuttavia, non riusciva a capire come avrebbe potuto parlare in modo pi eloquente e convincente, date le circostanze. Era rimasto intrigato, ma anche turbato. Perch adesso gli sembrava che Alma Busch si fosse azzittita non perch non avesse nientaltro da dire sullargomento, ma perch ne aveva molto di pi.
Perch conta quello che penso io? Che cosa pensi? Riguardo a Dio, o a qualsiasi cosa? Sono solo parole.
Alcuni dicono che non  mai accaduto.
Che cosa non  mai accaduto?
Questo.
Seriamente, Alma gli indic la parola Olocausto.
Seigl ne fu scioccato. Alma, che vuoi dire? LOlocausto non  mai accaduto?
Alma ridacchi incerta. Ci sono persone  ho sentito dire  che non pensano che  qualunque cosa sia stato  sia accaduto.
Seigl stava preparando la scaletta di un discorso per una conferenza intitolata Storie revisioniste e postmoderne del tardo Ventesimo secolo, che si sarebbe tenuta alla Cornell la settimana successiva, a met aprile. Avrebbe parlato essenzialmente del fenomeno della negazione dellOlocausto, come questo era emerso dapprima subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, in Europa, e come si era sviluppato nei decenni successivi anche negli Stati Uniti. Seigl aveva numerosi, forse troppi, libri sullargomento nella sua biblioteca, e ne aveva acquistati altri tramite internet; la sua scrivania e il tavolo adiacente, nel suo studio, ne erano pieni. Era un argomento su cui aveva gi scritto in precedenza, e per il quale nutriva un interesse particolare, perch suo padre gli aveva detto molte volte che suo nonno aveva predetto che ci sarebbe stato un giorno in cui nessun vivo avrebbe creduto a quello che era stato fatto agli ebrei in Europa, con unazione politica ben calcolata di genocidio. Perch nessun vivo avrebbe voluto credere che un male simile fosse mai stato commesso.
Seigl non aveva mai dubitato che suo padre parlasse sinceramente. Tuttavia, non aveva potuto fare a meno di chiedersi come avesse potuto suo nonno, Moses Seigl, predire il futuro a un bambino, nel 1939, visto che era stato in quel periodo che Karl Seigl aveva visto suo padre per lultima volta. Seigl era arrivato a supporre che fosse stata unaltra persona, probabilmente un uomo pi vecchio che era sopravvissuto a uno dei campi di sterminio, che Karl Seigl aveva incontrato a New York. Non aveva mai messo in dubbio le parole del padre, naturalmente.
Questo non era uno dei giorni cattivi di Seigl, neanche per sogno. Tuttavia aveva la vista offuscata in un modo piuttosto irritante, anche con gli occhiali, quindi stava scrivendo il suo intervento per la conferenza in stampatello maiuscolo su fogli di grosse dimensioni che Alma diligentemente fotocopiava nel suo studio, per portarli in paese perch un dattilografo professionista li trascrivesse su hard disk. Seigl non avrebbe mai pensato che la sua assistente nutrisse il minimo interesse per quello che stava scrivendo, ma i suoi modi sembravano sinceri.
Naturalmente lOlocausto  accaduto, Alma. Non in un posto solo, ma in numerosi luoghi in Europa. Olocausto  un termine che serve a indicare il sistematico genocidio di pi di sei milioni di ebrei e la morte di pi di cinque milioni di gentili in Europa per mano dei nazisti. Treblinka, Ponar, Belzec, Cheimo, Birkenau, Auschwitz, Bergen-Belsen, Buchenwald, Theresienstadt, Dachau: erano tutti campi di sterminio, campi di lavoro forzato. Questi luoghi sono esistiti, Alma. Veri come le pareti che ci circondano. Seigl cerc di parlare in modo imparziale, non volendo lasciarsi prendere dallemozione. Aveva esperienza di discussioni pubbliche con persone che negavano lOlocausto e aveva imparato a corazzarsi contro le loro domande ostili, di scherno, e tuttavia stereotipate, ma non si sarebbe aspettato che la sua assistente Alma Busch fosse una di loro. Fu scosso al pensiero che il suo scetticismo potesse essere in qualche modo naturale, istintivo. Nessuno vuole credere che un male simile sia mai stato commesso.
Ovviamente, quelli che negavano lOlocausto sapevano benissimo che lOlocausto era avvenuto. E desideravano riportarlo in vita con i loro attacchi contro gli ebrei.
Alma si stava abbracciando nervosamente. Sembrava una scolaretta che ha osato contraddire linsegnante. Cocciutamente, ripet: Be, c gente che dice che....
Chi, Alma? Chi sono queste autorit?
Alma rimase in silenzio.
LOlocausto  documentato quanto la Guerra civile, Alma. Tu dubiti che la Guerra civile sia realmente avvenuta?
Alma fece spallucce. Scosse la testa, no.
Ma come fai a saperlo? Non vi hai assistito, no?
Di nuovo, anche se piuttosto risentita, Alma scosse la testa.
In realt, ci sono pi prove dellOlocausto che della Guerra civile americana, visto che ci sono testimoni oculari sopravvissuti che sono ancora vivi.
Potrebbero mentire. Dice la gente.
Perch?
Alma si strinse con pi forza il torace, scuotendo la testa. Il suo viso normalmente docile, infantile, aveva assunto una fissit dura, inespressiva come quella di una bambola.
Perch, Alma? Perch qualcuno dovrebbe mentire riguardo a simili atrocit? Perch migliaia di uomini e donne si tatuerebbero dei numeri sul braccio, esattamente allo stesso modo, e con i numeri, nellordine delle centinaia di migliaia, precisamente calcolati in ordine cronologico?
Alma grid: Non lo so. Come faccio a saperlo!.
Era la prima volta che si rivolgeva a Seigl in questo modo. Lui la fiss stupefatto. Lei disse, come in segno di resa: Voglio dire, non lo so signor Seigl.  per questo che glielho chiesto. Si era afferrata il polso sinistro con le dita della mano destra e lo stava grattando con agitazione.
Seigl era animato, turbato. Avvertiva in Alma Busch una volont cieca e implacabile pi forte della sua. Gli occhi di lei gli sembravano letteralmente ciechi, gli occhi di una creatura sottomarina che si nutre di tenebra. Alma. Ecco i sopravvissuti. Apr uno dei pi grossi libri di fotografia. Erano fotografie scattate da Margaret Bourke-White al momento della liberazione di Buchenwald da parte degli Alleati, nella primavera del 1945. Scheletri umani. Eppure riuscivano a reggersi in piedi. Hanno gli occhi vuoti, il cervello  stato danneggiato dalla denutrizione. Seigl girava le pagine man mano che Alma guardava. Questi sono i morti, Alma. Accatastati come legna da ardere. Vedi quelle persone che camminano sul ciglio della strada? Vivevano nelle vicinanze. Cera una citt l vicino. Riuscivano a sentire lodore degli esseri umani che venivano bruciati, cremati. Sembrava importare poco a loro. Erano cristiani. Alma indietreggi inorridita, una mano sugli occhi.
Lasci la stanza. Quel giorno non avrebbe detto nulla su quello che Seigl le aveva mostrato. Ma il mattino seguente, portando a Seigl il suo t, disse, con una voce acuta, squillante: Potrebbero essere dei falsi, signor S-Seigl! Le fotografie. Come nei film.
Seigl la guard freddamente.
Tutto a posto, Alma. Adesso puoi andare.
Be, potrebbe essere cos. Un film  finzione, sono delle immagini.
Alma usc in fretta dalla stanza. Seigl sent le assi del pavimento vibrare sotto i suoi passi pesanti. Giur che non avrebbe mai pi parlato alla sua assistente di questo argomento, lo sconvolgeva troppo. E la ragazza era semplicemente ignorante, dopotutto, una contadina ariana, come laveva definita Jet.
Signor Seigl?
S, Alma.
Immagino... che lei abbia vissuto tutto questo.
Seigl alz lo sguardo e fu sbalordito nel vedere Alma che stringeva una copia di Le ombre contro il petto. Incredibilmente, si rivel essere la copia rovinata che aveva spedito Jet, senza la sua copertina, che Alma aveva rimosso, forse per tatto.
Alma! Hai letto il mio romanzo?
Alma stava sbattendo rapidamente le palpebre, come se stesse pensando a che cosa dire. Seigl suppose che avesse letto almeno linizio. Magari aveva sfogliato il resto. Magari, da lettrice lenta, stava ancora avanzando attraverso le centottanta pagine fittamente scritte. Le ombre era un romanzo solo per quanto riguardava il genere: conteneva poche scene drammatiche, praticamente nessun dialogo, e i suoi periodi, lunghi, proustiani, spesso si prolungavano per pagine e pagine. Seigl lo aveva immaginato come unapprossimazione verbale della memoria, vissuta in una zona sottomarina, ondeggiante, di coscienza sublunare. Scegliendo le parole con calma, Alma disse: Lho iniziato. Stanotte.
Seigl sorrise in modo sciocco. Il suo cuore fece un balzo! La sua valvola cardiaca prolassata. Mai si sarebbe aspettato di vedere proprio Alma Busch, in piedi davanti a lui con una copia di Le ombre stretta contro il suo giovane corpo avvenente.
A disagio, Alma continu:  triste, mi ha fatto piangere. Pensavo... a come sarebbe stato se fosse stata la mia famiglia. Se fossimo stati noi.
Seigl rispose semplicemente: Bene. Anche lui era sopraffatto dallimbarazzo. Per anni, non era riuscito a sopportare di parlare di Le ombre con un lettore: era arrivato a temere e aborrire gli elogi, e le domande dei lettori sul rapporto tra il romanzo e le famiglia di suo padre lo facevano infuriare. Non aveva mai ricevuto critiche a viso aperto, e si chiedeva se lo avrebbe preferito. Anche le poche recensioni qualificate che il romanzo aveva ricevuto erano rispettose, criticando solo il fatto che il giovane autore si aspettasse che un lettore avrebbe voluto faticare cos tanto per leggere il suo romanzo.
Timidamente, Alma disse: Jacob sarebbe lei, immagino, signor Seigl.
Jacob Seigl era la prima voce, diciottenne, del romanzo. Era nato nel 1921 a Monaco di Baviera. Alma credeva veramente che lui, Joshua Seigl, avesse pi di ottantanni? No, Alma. Non esattamente.
Alma protest: Parla come lei. Sembra lei.
No, Alma. Jacob non sembra affatto me. Il linguaggio del romanzo  stato composto per farti pensare che sia cos, come se il narratore si rivolgesse a te in modo molto intimo, quasi come se il narratore fossi tu, in possesso di queste esperienze da molto prima di nascere.
Alma sorrise, confusa. Ma Jacob le assomiglia.
Seigl rise. Hai mai visto Jacob Seigl, Alma?
Ma... Aharon ed Erika, erano i suoi genitori?
Alma aveva unaria cos ansiosa, Seigl era restio a correggerla.
Alma, cara, no. Aharon ed Erika sono personaggi interamente fittizi. Sono basati sui genitori di mio padre, o piuttosto, sui ricordi che mio padre aveva dei suoi genitori, per come me li aveva descritti, ma io non ho mai conosciuto queste persone: sono morte un quarto di secolo prima che nascessi. Tutto in Le ombre  inventato, tranne il paesaggio e certe date della storia della Germania e della guerra.
Inventato. Alma aveva laria di avvertire improvvisamente un cattivo sapore in bocca.
Seigl disse: Le ombre  un romanzo, Alma. Sono sicuro che tu hai letto molti romanzi, no? Anche quando un romanzo  vero, il suo argomento  il suo linguaggio. Come nella musica.
Alma stava scuotendo la testa, accigliata. Seigl capiva che largomento era diventato spiacevole per lei. Si sente ingannata. Povera Alma! Aveva voglia di scusarsi con lei.
Alma disse: Quello che  successo a qualcun altro, ha il diritto di fingere che fosse successo a lei?.
Naturalmente ne ho il diritto, Alma. E anche tu.
Di mentire su chi sono? Sul mio nome? Su quello che mi  capitato?
Non di mentire. Voglio dire, di inventare: se tu stessi scrivendo narrativa.
Che differenza c? Questo non  diverso. Alma teneva la copia rovinata del romanzo di Seigl in maniera piena di disprezzo adesso. Lo stato pietoso del libro, macchiato dacqua e pugnalato, sembrava unimprovvisa manifestazione del suo valore spirituale, come in un film fantasy.
Seigl avvert lassurdit della situazione. Non aveva mica bisogno di difendere limmaginazione umana! E per giunta di fronte a una ragazza incolta e lenta dingegno che sapeva a malapena mettere una parola dietro laltra. Tuttavia ud se stesso dire, protestando: Alma, ti sei fatta unidea sbagliata. Solo perch un romanzo  formalmente inventato, non vuol dire che non parli di qualcosa di molto reale nello spirito umano. Tu leggi la Bibbia, no? I tuoi ministri predicano partendo dalla Bibbia, no? La Bibbia  difficile che sia reale.
Alma lo guardava sbattendo le palpebre, con occhi impietriti. Seigl fu inorridito: credeva davvero che la Bibbia fosse reale?
Alma, io penso a me stesso come a uno che scrive storie per gli altri. Al posto di altri che sono morti, o muti. Che non possono parlare.
Ma lei non sa. Lei scrive come se sapesse, ma lei non sa.
So quello che mi hanno raccontato, e quello che posso immaginare. So quello che io stesso provo.
Disgustata, Alma rispose: Lei li sta derubando. Delle persone che non ha nemmeno mai conosciuto. E gli altri prigionieri di D-Dash....
Dachau.
... Di quel posto, lei finge di essere stato l con loro.
In qualche modo, questa pareva ad Alma lazione pi disgustosa di tutte.
Si  inventato anche Dash-au, vero? Si  inventato tutto! Ha finto di essere stato l, ma non ci  mai stato! Sono tutte bugie.
Alma mise il libro mutilato sullorlo di un tavolo a qualche decina di centimetri da Seigl, come se non volesse avvicinarsi ulteriormente a lui. Le sue mani dai dorsi a ragnatela stavano tremando. Seigl guardava in silenzio. Non aveva pi nientaltro da dire su questo pietoso argomento.
Adesso mi odia. Le ho spezzato il cuore.
...
.
...
13.
...
.
...
Lui? Meatte se n andato.
La Ragazza Tatuata rimase paralizzata. Andato?
Non vedeva il suo amante da tre settimane. Aveva aspettato che lui la chiamasse, e lui non lo aveva fatto. Finch, alla fine, lei aveva chiamato il numero che lui le aveva dato dicendole di non chiamare mai, a meno che non fosse unemergenza, ma questo numero era stato disattivato. E chiamando il servizio informazioni, si era sentita dire: Nellelenco degli abbonati non c nessuno con quel nome.
In quelle tre settimane divenne primavera. Era arrivata la primavera. Laria scaldata dal sole la tormentava, le suscitava un terribile languore in mezzo alle gambe, che non riusciva a sopportare.
Aveva la morte nel cuore e lo odiava. E lultima volta che erano stati insieme, lui le aveva detto che era pazzo di lei.
Alla fine and nel posto in cui abitava, dove lui laveva portata molte volte, ma a cui le aveva proibito di avvicinarsi senza essere stata invitata, per adesso vi abitavano altre persone, che affermavano di non conoscerlo. La Ragazza Tatuata aveva voglia di urlare contro di loro, sapendo che mentivano.
Adesso la Ragazza Tatuata era disperata, non aveva altra scelta che osare andare al Caf, dove lui le aveva proibito di entrare, avvisandola che lavrebbe strangolata con le sue stesse mani se lavesse fatto. Se avesse mai fatto vedere la sua faccia alla vetrata principale. Era terrorizzata allidea di entrare nel ristorante in cui non era pi andata dalla prima notte in cui lui era stato gentile con lei, cos tanto tempo fa, sebbene si immaginasse che lui non ci sarebbe stato, e infatti non cera. E quando chiese di Dmitri Meatte vide la piet e il disprezzo negli occhi di quegli uomini.
Ridevano di lei, lo vedeva. Laltro cameriere giovane, e quellaltro. Il cassiere. In cucina il cuoco e gli aiuto-camerieri ridevano, ridevano. Un ragazzo con il viso triangolare arrossato da uneruzione cutanea e il labbro inferiore viscido si pieg cos vicino ad Alma che lei riusc a sentire il suo alito cattivo mentre le diceva: Vuoi che ti porti da Meatte, tesoro? Posso farlo.
D-Dimmi solo dov.
Vedi, dolcezza, Meatte mi ha detto: Quando viene a cercarmi la mia ragazza, portala dove sono io. Non basta che glielo dici perch si perderebbe. Non  molto sveglia, si perderebbe. Questo  esattamente quello che mi ha detto Meatte, vero, Bo-Bo?
Bo-Bo fece spallucce, irritato.
Il ragazzo con il viso arrossato dalleruzione cutanea rideva come un pappagallo impazzito.
Qui c una ragazza che vuole il suo Meatte! Vuole il suo Meatte-Meatte!
Gli odori della cucina lassalirono. Grasso caldo. Non riusciva a respirare. Uno degli aiuto-camerieri le diede una gomitata al petto, sogghignando. La Ragazza Tatuata fu presa dal panico pensando improvvisamente che loro lavrebbero aggredita in gruppo. Anche il cuoco, che aveva let di suo padre. Li spinse via ciecamente, e sband contro un bancone cercando qualcosa di appuntito o qualcosa di caldo. Le sue dita afferrarono una friggitrice mentre il cuoco la insultava prendendola per la nuca e portandola rapidamente fino alla porta sul retro e spingendola fuori, nel vicolo, contro i bidoni della spazzatura.
Tieni fuori di qui il tuo culo grasso, puttana.
Anche in seguito, la Ragazza Tatuata avrebbe continuato a sentire quelle risate nella sua testa, simili a ululati di iene.
...
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14.
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Ha visto nella mia anima. Adesso lui sa.
Tuttavia era strano: non le aveva chiesto di andarsene. Non ancora.
Dopo che lei gli aveva risposto con una simile maleducazione, un altro datore di lavoro lavrebbe licenziata subito. Lavrebbe sbattuta fuori a calci. A calci sul culo grasso di Alma Busch, indesiderato. Era quello che si meritava.
Ma, Seigl! Non potevi capire un ebreo.
Alma.
Lei stava esitante sulla porta. Non riusciva a ricordarsi perch. Dove stesse andando. Nella sua mente, stava spingendo via le mani degli uomini che cercavano di prenderla. Stava afferrando la friggitrice piena di grasso caldo e patate affettate, che si trovava sul fuoco. Avrebbe potuto rovesciare tutto questo sulle persone che la deridevano, e su se stessa. Le sue mani sfigurate, il suo viso rovinato. Nel suo ricordo, luomo che era stato il suo amante era in mezzo agli altri che ridevano di lei. Culo grasso. Puttana. Fuori di qui. Era una punizione meritata, anche se non riusciva a ricordare perch.
Alma, c qualcosa che non va?
La Ragazza Tatuata gir un viso indifferente e inespressivo, da bambola morta, verso questa voce.
Seigl. Il suo datore di lavoro. Lebreo, che era stato cos gentile con lei.
Tra di loro adesso cera unatmosfera di cautela, di disagio. Alma aveva subito accettato il fatto che le sarebbe stato chiesto di andarsene, tuttavia erano passati due, e ora tre giorni, e Seigl non le aveva chiesto di andarsene, anche se in lui adesso cera un certa rigidit, una circospezione negli occhi. Fin da quando era venuta a lavorare per Seigl, in questa casa, aveva sempre creduto che nessuna parola pronunciata da Alma Busch potesse avere la minima importanza, e cos fu sorpresa che Seigl le avesse parlato come aveva fatto. Aveva visto la sorpresa e linquietudine sul suo viso: li aveva causati lei?
Aveva voglia di dire: Ma io non sono nessuno. Non sono niente.
Aveva voglia di dire: Buttami fuori e basta. Me lo merito.
Il suo datore di lavoro era cos educato! Non poteva essere vero, no? Lo odiava meno, forse. Le stava portando via quello, leccitazione del suo odio.
Nonostante per lei fosse ancora lebreo, il ricco, presuntuoso ebreo che abitava in quella casa. Quello, non lavrebbe dimenticato.
Adesso le stava chiedendo se cera qualcosa che non andava. Perch si era comportata in modo strano negli ultimi giorni. Guardava fisso ma non vedeva, si mangiava lunghia del pollice fino a farla sanguinare.
Senza aprire bocca, Alma scosse la testa.
Dallaltro giorno, la nostra discussione... Seigl parlava come uno che sa in anticipo ci che dir. Alma, che sembrava non sapere mai quello che avrebbe detto, gli era grata per questo. Lebreo che parlava alla sua maniera ebraica, come un professore. Non sarebbe stato emotivo, ora, e non lavrebbe sorpresa. Alma si ricord di come si fosse sentita confortata in modo simile a scuola, sentendo la voce di un insegnante, le parole preparate e pronunciate per anni, che scivolavano sopra di lei, tranquillizzanti, impersonali. Non voleva entrare nel personale, non voleva essere Alma, ed essere ferita, e sanguinare, in questo posto. Hai detto che avevi sentito dire che lOlocausto non  mai accaduto? Mi stavo chiedendo chi te labbia detto, Alma. Perch ovviamente te lha detto qualcuno. Non pu essere una supposizione che hai fatto per conto tuo.
Alma si stava mangiando lunghia del pollice. Seigl aspett pazientemente che parlasse.
Magari a scuola...?
A scuola? Uno dei tuoi insegnanti? Ne dubito.
Alma cerc di ricordare: cera stato un film, forse. Un film sullOlocausto e gli ebrei. Non laveva visto, non era andata a scuola per tutta la settimana. Terza media, o prima superiore. Qualcuno aveva detto che era una festa ebraica, una specie di festa: lOlocausto?
La bocca di Alma si stava imbronciando. Il tipo di espressione per cui ti avrebbero schiaffeggiata, a casa.
Ok. Non lo so.
 stato qualcuno della tua famiglia, Alma?
Qualcuno... cosa?
A dirti che lOlocausto  stato un imbroglio.
Imbroglio? Non lo so.
Hai detto che le foto potevano essere dei falsi. Le fotografie che ti ho mostrato. Sono state originariamente pubblicate sulla rivista Life. Perch la rivista Lifeavrebbe dovuto pubblicare delle fotografie false? Non  esattamente una pubblicazione ebraica.
Alma fece spallucce. Perch? Non ne aveva idea.
 stato qualcuno della tua chiesa? In Pennsylvania?
Alma diede limpressione di pensarci un attimo. Scosse lentamente la testa.
Non potrebbe essere stato qualcuno, pi recentemente, a Carmel Heights?
Nuovamente, Alma scosse la testa. No?
Seigl sospir. Era vicino allincazzarsi con lei, lo sapeva.
La Ragazza Tatuata, la sua volont cieca e implacabile. Si  inventato tutto. Sono tutte bugie.
Alma, non ho intenzione di interrogarti. Ma mi turba che proprio tu, con tutte le persone che ci sono al mondo, tu, una persona cos di buon cuore, dalla natura cos generosa, debba avere idee stereotipate riguardo agli ebrei. Perch ovviamente queste idee non sono le tue, ti sono state imposte da persone pi grandi di te.
Alma sorrise guardinga. S?
Seilg si carezz il mento. Aveva ricominciato a farsi crescere la barba, ma adesso era una barba pi corta, curata. I suoi indumenti erano meno disordinati anche se gli andavano larghi: perdeva peso da mesi. Alcuni giorni si vedeva che questo era un uomo malato: quello sguardo tormentato negli occhi. Altri giorni invece no. Quando Seigl aveva laria malata, Alma sentiva una fitta di preoccupazione, forse lui stava veramente male, forse gli sarebbe veramente accaduto qualcosa...
Alma, tu personalmente credi che gli ebrei siano in qualche modo diversi da te e dalla tua famiglia? Che gli ebrei siano... che cosa? Esotici? Infidi? Pericolosi? Inaffidabili? Pronti a truffarti? Una razza distinta e separata di esseri umani? Seigl sorrise. Era come parlare a un bambinetto recalcitrante. Di certo non sei una di quelle persone che pensano che gli ebrei abbiano le corna, vero?
Alma si accigli. Che tipo di corna?
Corna come queste. Seigl fece delle coma con le dita, facendole spuntare dalla fronte. Il gesto intendeva far sorridere Alma, e Alma sorrise.
Con una sorta di goffa leggerezza, Alma disse, abbracciandosi il torace: Be, non lei. Rise in una maniera pi stridula di quanto desiderasse. Immagino.
Magari mi sono fatto togliere le corna, eh? Lo fanno con le capre. Le segano via.
Alma disse, attentamente: Una persona ebrea non  diversa da... chiunque altro. Tranne nella stria, voglio dire. Alma si accigli, non sicura di che diavolo volesse dire. Si irrit per il fatto che Seigl la osservasse minuziosamente per tutto il tempo. Secondo un certo modo di pensare.
Quale modo di pensare, Alma?
Un modo ebraico... immagino.
Che sarebbe?
Gli occhi di Alma evitarono quelli di lui. Quegli occhi da ebreo! Era per questo che lo odiava.
Il popolo eletto.  cos che lei... che loro si definiscono. Le persone ebree.
Seigl rise. Si definiscono cos? Lhai sentito personalmente?
Alma sorrise. No.
Pensi che io sia ebreo, Alma?
Alma si accigli. Qual era la risposta a questa domanda?
Ma non lo sono, Alma. Non sono ebreo.
Gli occhi di Alma, scioccati, si alzarono a guardare quelli di lui.
Sembri sorpresa. In realt, non sono ebreo: mia madre era una gentile. La chiesa presbiteriana a cui ti ho accompagnato  la stessa chiesa in cui sono stato battezzato. Molto tempo fa.
Alma lo fiss. Sta scherzando, immagino...?
Scherzando? Perch?
Lei  ebreo: Seigl.
Mio padre era ebreo. Mia madre no. Quindi non posso essere ebreo di nascita. E non sono ebreo per conversione. Non ho nessuna religione, Alma. Non del tipo che registri sui moduli.
Alma continu a fissarlo. Che stava dicendo lebreo?
Naturalmente, i nazisti mi avrebbero classificato come ebreo. Avrei dovuto indossare una stella gialla. Forse  questo il tipo di ebreo a cui stai pensando?
Un ebreo nazista? Seigl cercava di parlare come se fosse divertito, ma Alma la sapeva lunga.
Avvert un rombo nelle orecchie, come onde lontane. Rimase l come intontita. Non era un ebreo! Non era un ebreo!
Sei delusa, Alma? Perch?
Lei se ne and via. Avrebbe avuto un vago ricordo di lui che la chiamava. Il segno sulla guancia pulsava come uninfezione.
Non era un ebreo! E lei lo aveva odiato cos a lungo.
In camera sua, la Ragazza Tatuata chiuse le mani a pugno e si colp, si colp le cosce. Vedeva nello specchio il suo viso pallido irato, senza cervello come una luna.
Che cosa aveva detto Seigl: sua madre era una gentile? Non era unebrea? Lui non era un ebreo? Per essere ebreo, dovevi avere la madre ebrea? Era cos? Allora perch una persona come Joshua Seigl non cambiava nome? Perch avrebbe voluto essere scambiato per ebreo, se non per ingannare?
Si chiedeva che cosa ne avrebbe detto Dmitri Meatte. Avrebbe voluto sputargli in faccia: Seigl non  un ebreo.
Era troppo sconvolta per tornare di sopra. Pens: Un uomo che gioca a fare lebreo  peggio di un ebreo.
Perch si dichiara ebreo  e facendolo, mente.
Questo le sembr giusto. Era esausta. Cadde in un profondo sonno letargico da cui non avrebbe voluto svegliarsi mai.
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Era ottimista!
Non credeva nel peccato. Ancora meno nel peccato originale. Credeva nei difetti personali.
Era ottimista.
Un ottimista  uno che non ha altra scelta.
Allinizio di maggio, chiam i suoi amici pi intimi per dire loro che aveva deciso di sottoporsi a un radicale trattamento di chemioterapia che il suo neurologo gli aveva suggerito per interrompere il progresso della malattia, che stava peggiorando. Comportava una settimana in ospedale e linfusione continua di un liquido intravenoso. Era possibile che si manifestassero manie, depressione. Sarebbe stato un duro assedio. Dopo essere stato dimesso, avrebbe dovuto fare altra chemioterapia, probabilmente.
Sent Sondra Blumenthal trattenere il respiro.
Oh, Joshua.  un trattamento sicuro?
Sicuro? La vita  sicura?
Non scherzare, Joshua.  sicuro o no?
Seigl diede limpressione di ponderare la domanda. Friedman dice di s. Assolutamente.
Quali sono i possibili effetti collaterali?
Seigl rise irritato. Dovevi riconoscerlo alla donna: lo colpiva proprio l, nel suo punto debole.
Un ottimista  uno che vive lattimo, ma pianifica il futuro. Come se lui non dovesse esserci.
Seigl prese un appuntamento con lavvocato di famiglia, Crossman.
Questa visita la stava posticipando da un decennio.
Era ora di stilare un testamento.
Disse: Non voglio essere distratto dal futuro. Voglio essere responsabile, come credo di non essere sempre stato.
Seigl intendeva, e Crossman sapeva che cosa intendeva: la costante indifferenza di Seigl alle finanze, agli investimenti di famiglia, alla propriet. Il patrimonio che suo padre e il padre di sua madre avevano accumulato, che era stato lasciato a un gruppo ristretto di eredi.
Seigl vide gli occhi agili di Crossman calare sulle ginocchia e le gambe di Seigl. E alzarsi nuovamente al viso di Seigl.
Cautamente, lavvocato disse: Mi stavo chiedendo quando si sarebbe fatto sentire, Joshua.
Fondazione alla Memoria di Karl Seigl. Seigl firm dei documenti, e al momento di lasciare lufficio di Crossman era pi povero di dodici milioni di dollari.
Allincirca nel momento in cui Seigl era obbligato a fare i conti con il suo essere mortale in ben altri termini che quelli teoretico-poetici, nella sua vita rientr il giovane intellettuale il cui cognome era Essler.
Potremmo essere parenti. Molto alla lontana. Cugini?
Si rincontrarono a una conferenza di studi religiosi alla Columbia University, in aprile. Alla fine di una tavola rotonda in cui Seigl era stato una delle voci principali, Essler gli si avvicin con imbarazzo. Probabilmente non si ricorda di me, dottor Seigl, ma... Seigl lo interruppe: Certo che mi ricordo di lei! Jeremy Essler. Sta scrivendo una tesi alluniversit di Rochester sulla letteratura dellOlocausto. In realt, ho pensato a lei.
Seigl invit Essler e diversi altri a unirsi a lui per cena. Il giorno successivo si incontrarono per colazione e parlarono per ore. Al momento di stringersi la mano prima di separarsi, Seigl aveva gi chiesto a Essler se avrebbe preso in considerazione, un giorno o laltro, in futuro, di curare le sue opere postume.
Velocemente, aggiunse: Non sarebbe pro bono. Una fondazione che sto creando le pagherebbe uno stipendio.
Dottor Seigl, ne sarei profondamente onorato. Grazie!
Il giovane parl in modo cos entusiasta che Seigl avvert una fitta di sgomento.
Probabilmente non accadr ancora per molto tempo. Decenni.
Essler sorrise. Da quando aveva visto Seigl, lautunno precedente, luomo si era fatto crescere una barba corta, color sabbia, che lo faceva sembrare pi vecchio e allanulare della mano sinistra aveva una fede nuziale dorata che si rigirava compulsivamente.
Non sono impaziente, Dottor Seigl. Posso aspettare.
Inviti dallEuropa: la Fiera del Libro svedese a settembre, la Fiera del Libro di Francoforte a ottobre, e a novembre un convegno a Roma su un argomento esoterico alla moda: La (ri)scoperta del corpo: visioni antiche e moderne. Seigl non aveva nessun nuovo libro, ma allestero stavano pubblicando nuove traduzioni di alcuni dei suoi vecchi testi. Era come se la sua vita postuma fosse ben avviata senza che lui ne sapesse niente.
Il suo primo impulso fu quello di declinare gli inviti. Lo aveva fatto per anni. Poi gli venne in mente: se la chemioterapia avesse funzionato, sarebbe potuto tornare pienamente in salute (Non che Seigl riuscisse a ricordare che cosa fosse mai stata la sua salute. Adesso gli sembrava lontana in modo commovente, come linfanzia.) Se si fosse rimesso in salute, avrebbe dovuto accettare! Sempre nuove avventure aspettavano Joshua Seigl: intellettuali, romantiche, erotiche.
Avrebbe visitato Monaco di Baviera, dove per timore della vertigine, la vertigine della storia, non era mai andato. E magari anche Dachau.
Le mie origini.
Era un enigma osceno. Se Karl Seigl non fosse stato allontanato dai suoi disperati genitori nel 1939 per andare a stare a New York con dei parenti, come sarebbe potuto nascere Joshua Seigl, venticinque anni dopo?
E Alma Busch era un mistero. Che adesso indugiava sulla porta dello studio di Seigl, dopo avergli portato la posta.
Alma, s?
Dalla loro discussione, la settimana precedente, latmosfera tra i due era diventata sommessa, smorzata. Quante volte Seigl aveva risentito quella acuta voce nasale dire sgomenta: Lei  ebreo. Alma aveva un suo modo di svanire da una stanza quando Seigl alzava lo sguardo, come se il suo corpo carnoso fosse unapparizione. Le parlava solo quando era costretto a farlo, seppure sempre con gentilezza. Era furioso con lei, la detestava e si diceva che provava dispiacere per lei, che non le avrebbe mai pi parlato in modo ironico, o con voce tremante per lemozione.
Farfugliando, lei disse: Che cosa... succeder?.
Quando, Alma? A chi?
Suppose che lei lavesse udito parlare al telefono. Ma le avrebbe fatto spiegare.
Sta per andare... in ospedale? Per la ch-chemioterapia?
S. Ma non per il cancro. Questo  qualcosa di diverso.
Alma lo guardava con occhi talmente disperati, spaventati, che Seigl si commosse.
Le raccont i suoi progetti. Una settimana alla clinica universitaria. Un trattamento nuovo, radicale per il suo problema. Quando lavessero dimesso, se avesse avuto bisogno di assistenza domestica, avrebbe assunto uninfermiera, naturalmente. Non mi aspetto che tu faccia quel tipo di lavoro, Alma. Non hai una formazione di questo tipo e non  il tipo di lavoro su cui ci siamo accordati.
Ma io lavoro per lei. Sarei qui.
Alma si teneva le braccia strette contro il tronco, schiacciandosi il seno in un modo che doveva essere doloroso. Seigl aveva voglia di afferrarle i polsi e separarle le braccia. Il suo bellissimo corpo, cos deformato! Distolse lo sguardo da lei, parlando rapidamente, in modo quasi impersonale: Infatti, stavo pensando che anche tu potresti prenderti un periodo di libert. Sei stata qui in questa casa, in qualit di mia assistente, senza interruzione per mesi. Non ti prendi nemmeno pi i fine settimana liberi. Non ho voluto chiederti il perch.
Alma, fissandolo intensamente, non disse nulla.
Seigl si stava chiedendo: voleva mandare via Alma? Era questo il punto della loro conversazione?
Potresti prenderti una vacanza. Andare a far visita alla tua famiglia...
Alma protest: Io lavoro per lei, signor Seigl! Dovrei aiutarla. Quando sar in ospedale....
Ma questa  la tua occasione per fare una pausa. Devi sentire la mancanza della tua famiglia.
Alma emise un amaro gridolino. Come se sapesse bene che il suo datore di lavoro la stava tormentando.
Vede, signor Seigl, io non ho pi nessuna famiglia. Lavoro per lei.
Con un senso di colpa, Seigl pens: Ma io non sono la tua famiglia.
Quella sera, sul presto, Seigl entr in cucina, dove Alma gli stava preparando la cena. Raramente Seigl entrava in cucina, quando cera Alma: la sua presenza la distraeva troppo. Interrompeva qualsiasi cosa stesse facendo e stava sullattenti in attesa che lui parlasse. Se lui stava semplicemente andando verso la credenza o il frigorifero, Alma aspettava in silenzio che lui se ne andasse. Adesso fece quasi cadere una pesante teglia che stava per mettere in forno. La sent trattenere il respiro. Disse: Alma, stavo pensando: mentre sono via, perch non cominci un corso di qualche tipo? C unottima scuola serale alluniversit di Mount Carmel, per adulti. Ci sono altre scuole in citt. Ti pagher io la retta, naturalmente. Seigl adesso parlava calorosamente, con la sua voce rapida e impersonale. Avrebbe potuto trovarsi a parlare con un estraneo. Potresti imparare a scrivere al computer. Potresti iscriverti a un corso di laurea, in una facolt di economia. C una facolt di scienze delleducazione alluniversit di Rochester. Mi hai detto di avere un diploma di scuola superiore, perch non continuare la tua istruzione?
Gli occhi argentei di Alma, privi di colore in maniera inquietante, erano fissi sul petto di Seigl ma sembravano a malapena vederlo.
Come se frequentare un corso fosse la soluzione dellenigma della vita di Alma Busch. Seigl prov vergogna per se stesso, senza sapere esattamente perch.
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Seigl non avrebbe ricevuto visite in ospedale, tranne quelle della sua assistente, che doveva portargli posta, quotidiani, libri e tutto quello che gli serviva da casa sua. Ma Alma arrivava presto e rimaneva per tutto il giorno.
Alma, non devi stare qui. Puoi andartene.
Alla vigilia del ricovero, si era detto che non aveva paura. Adesso era un ottimista, e un ottimista non ha mai paura. Mi sento molto americano, ultimamente diceva agli amici. Mi sto liberando della mia vecchia anima europea. Era spiritoso, eppure forse cera del vero in quello che diceva. Si era anche detto che non vedeva lora di questa settimana di intimit. Piuttosto simile allessere in prigione, in una cella delle dimensioni di un letto. Agganciato a una pozione magica che gli scendeva goccia a goccia nelle vene. Sarebbe stato un ritiro intellettuale e spirituale. Era certo che gli avrebbe fatto bene in senso non solo fisico.
Inizialmente, Seigl fu in grado di lavorare. Completamente. Voleva concentrarsi sull Eneide. Era accanito e testardo nella sua dedizione al voluminoso poema anche se, cominciava a sentirlo, la sua motivazione per aver cominciato a tradurlo si stava affievolendo. La melanconia e la sottomissione virgiliana al destino lo affascinavano meno ora, ma non sapeva perch. La sua anima era stata alterata dai cambiamenti del suo corpo. Ne era diventata unombra, unimmagine riflessa. Era davvero cos?
Giur che non avrebbe smesso. In ogni caso, ne amava la poesia.
Tranne che per una cosa: la precisione che era necessaria per tradurre Virgilio lo sfiniva molto pi rapidamente del solito. In particolare, lo strem rielaborare i numerosi passaggi che aveva perso, perch cercava di ricordare che cosa avesse scritto in origine. Prov di nuovo disgusto al pensiero di aver perso cos tante ore di lavoro:  quello che mi merito, suppongo. Per essere stato cos sbadato.
Alma, seduta a lato del suo letto, gli lanci unocchiata. Seigl aveva parlato ad alta voce?
Cominciava a essere difficile stabilirlo. Quali fossero solo i suoi pensieri e quali le parole dette. Era certo di aver detto alla giovane donna bionda che era la sua assistente di andare a casa, che lei non aveva bisogno di rimanere con lui, ma non poteva essere assolutamente certo di aver pronunciato queste parole a voce alta. Non era sicuro del suo nome: Alma?. Improvvisamente il farmaco che colava come acido nella vena contusa nella piega del braccio sinistro di Seigl cominciava ad avere un effetto bizzarro sulla sua mente. Come uno specchio deformante. Come una rampa di scale storte, a zigzag. Inizi a salirle fiducioso e ti ritrovi... Dove?
Seigl stava scrivendo a mano, in un faticoso stampatello maiuscolo. Chiese ad Alma di portargli il suo computer portatile, non lo aveva mai usato molto a casa detestandone lo schermo piccolo, ma ora lo schermo era impossibile, le minuscole lettere gli tremolavano come formiche davanti agli occhi. Cap che il meccanismo assurdamente leggero conteneva una radiografia del suo cervello: ecco cosa mostrava lo schermo! Lo spinse via, spaventato. Signor Seigl? C qualcosa che non va? Il liquido corrosivo che gli colava in vena stava arrivando al cuore. Gemette per la paura.
Alma corse a cercare uninfermiera.
Pi tardi, ud delle voci femminili in un punto vicino a lui. Una di esse ripeteva il suo nome: Signor Seigl  Signor Seigl  Signor Seigl in un modo che era al tempo stesso affascinante e misterioso.
Mi ama, pens. Mi protegger.
Un altro giorno? Era molto affamato e la mano gli tremava mentre sollevava un cucchiaio. Gli furono consegnati dei fiori: una mezza dozzina di rose a stelo lungo di un bianco giallognolo. Seigl socchiuse gli occhi per leggere il biglietto, non riusciva a capire il nome. Cera una qualche battuta (sua?) che fosse stato il presidente degli Stati Uniti a spedire i fiori. Socchiudere gli occhi per leggere i versi di Virgilio adesso gli faceva venire la nausea.
Alma gli lesse i nomi. I nomi sui bigliettini? Erano amici che Seigl ricordava confusamente. Per orgoglio aveva proibito a tutti loro di venire a trovarlo allospedale. Non lo consiglierei, lo aveva avvertito il neurologo.
Pasti liquidi. Brodino di carne, latte scremato. Jell-O. Che delizia la Jell-O!! Seigl aveva sottovalutato questa stupefacente scoperta. Si chiedeva se la Jell-O alla fragola fosse uninvenzione americana.
Questa. Mangeremo questa. Tutto il tempo, quando esco di qui.
Alma, che stava tranquillamente aprendo la posta, gli lanci unocchiata. Era possibile che avesse parlato ad alta voce, ma che cosa aveva detto?
Adesso era completamente sveglio. Barcollare verso il bagno con la flebo attaccata al braccio era unottima maniera per svegliarsi completamente. Tornare indietro, e arrampicarsi sul letto. Questi letti da ospedale erano congegni meravigliosi. Si inclinavano in su, si inclinavano in gi. Seigl adesso era tutto indaffarato a correggere le bozze di un manoscritto. Quando finiva una pagina, la prendeva Alma. Lei avrebbe faxato queste pagine al suo editore a Londra. La sua assistente stava imparando a decifrare gli scarabocchi dei redattori, e leggeva a Seigl i loro interrogativi. In questo modo, Seigl poteva lavorare a occhi chiusi.
E cerano i numerosi messaggi telefonici a cui Seigl era deciso a rispondere.
Componeva i numeri dal letto di ospedale anche se Alma era pi abile a comporli al posto suo. Quando Seigl parlava, faceva uno sforzo per farlo in maniera chiara e forte. Non voleva la piet di nessuno. Non voleva che si raccontassero delle storie su di lui. Una malattia degenerativa. Una malattia che mina lorganismo. Il povero Joshua devessere disperato. A met di una frase cominciava a dimenticarsi dellidentit della persona con cui stava parlando. Affascinato, si vedeva dimenticare: era come osservare un filo corto che veniva tirato attraverso la cruna di un ago.
Cominci a scivolargli il ricevitore dalle dita intorpidite. La giovane donna bionda con la voglia sulla guancia glielo prese. Il signor Seigl deve riattaccare adesso. La richiamer unaltra volta.
Seigl cominci a piagnucolare. Perch sapeva che non ci sarebbe mai stata unaltra volta.
Lo stavano svegliando. Un altro prelievo di sangue? Boccheggi con le labbra secche come un gigantesco luccio con il labbro superiore preso allamo. Friedman era venuto a visitarlo, e se ne and nuovamente prima che Seigl potesse scherzare con lui. Seigl si adombr, incompreso. Aveva una gran fame, ma dopo pochi bocconi cominci ad avere i conati di vomito. La luce del sole inondava la stanza dalla finestra come una pioggia doro. La fiss, profondamente commosso. Questo  stato preparato per me. Sono un paziente privilegiato.
In qualche modo, senza che lui lo sapesse, la soluzione alcalina adesso gocciolava nel gomito destro di
Seigl, in unaltra vena contusa ma resistente. Seigl desiderava ardentemente credere che questo significasse che aveva superato la met del trattamento.
Seigl non cercava pi di lavorare. Non aveva pi la pretesa di lavorare.
Era ridicolo: lassurdit del lavoro.
Perfino socchiudere gli occhi per leggere i giornali lo nauseava. Tutto quello che riusciva a reggere erano i fumetti (Ma Alma doveva leggergli il dialogo nelle nuvolette.) Se sollevava una penna, e cercava di scrivere, le dita esitavano. Gonfie per il cortisone, erano incontrollabili.
Voleva solo essere toccato. Spugnato molto delicatamente.
Alma si assunse questo compito. Era maldestra ma decisa.
Sussult, gli doleva la pelle! Come se lo strato pi esterno fosse stato staccato via.
Alma disse che le dispiaceva.
Seigl non aveva la forza di chiederle per che cosa. Perch?
Alma disse che le dispiaceva, per le cose che aveva detto.
La stanza era avvolta dalloscurit, avrebbe potuto essere notte. Seigl dormiva. Cera una qualche controversia, i suoi amici ne stavano animatamente discutendo: se Seigl fosse morto. Tuttavia, nel fondo del mare si lasciava trascinare dalla corrente, pienamente consapevole di essere vivo. Era silenzioso, cos al di sotto della superficie del mare. Forme indistinte gli passavano vicino, senza emettere suoni. Con i loro musi affilati e gli occhi fissi, aperti, privi di palpebre.
In questo luogo stava creando un codice magico. Parole e numeri. Il computer portatile che aveva detestato gli fu restituito: adesso lo schermo era luminoso e ingrandito e lui lo comandava. Qui, nel fondo del mare, Seigl aveva ricevuto il potere di cambiare il corso del Tempo. Poteva controllare il Tempo prima della sua nascita tramite un tasto speciale del computer portatile. Premevi codice e poi questo tasto, in alto a destra sulla tastiera. In questo modo a Seigl fu dato il potere di abrogare le leggi di Norimberga del 1935! Era questo il segreto. Per cambiare il corso della guerra, e dellOlocausto, era necessario solo abrogare le leggi di Norimberga. Seigl comprese che non aveva il potere di cambiare interamente il corso del Tempo da solo. Ma le leggi di Norimberga, s!
Era per questo che si sentiva cos felice, al risveglio. Alma lo guard con stupore.
Gli aveva portato il suo lettore CD. Visto che lui odiava la televisione. Durante le ore di veglia, avrebbero ascoltato la musica. Anche questo era qualcosa che poteva fare con gli occhi chiusi. Aveva richiesto Mozart, sonate per pianoforte. Bach, sonate per violoncello. I Preludi di Chopin. Brani per pianoforte di Ravel, Debussy, Bartk. Suonate per violoncello, non per pianoforte, di Beethoven. Le grandiose sonate per pianoforte di Beethoven erano troppo spossanti da ascoltare per Seigl, nel suo stato di debolezza.
Alma era seduta con la testa appoggiata allindietro, contro la parete, le braccia conserte sotto il seno. Vestiva di bianco come le infermiere. Portava i capelli raccolti, pettinati allindietro, come le infermiere. Seigl lo vedeva: la sua fronte era solcata da righe quasi invisibili. Aveva voglia di prenderle le mani e confortarla. Naturalmente ti amo. Non ti mander mai via.
Era cos felice! Gli venivano donate simili visioni.
Tuttavia, lassedio continuava. Cerc di spiegare al dottore che adesso era guarito, che adesso poteva andare a casa, ma lassedio continu. Il terribile sgocciolio nelle sue vene continu.
Come una luna calante, il viso di lei and fuori fuoco. Seigl cerc di attirare la sua attenzione, ma non ci riusc.
Aveva le membra pesanti come piombo, paralizzate. La stanza cominci a oscurarsi. La musica del pianoforte si affievol. Una terribile depressione gli piomb addosso come risacca. Infatti, giaceva esausto su una spiaggia invasa da detriti, e acqua sporca si infrangeva sul suo corpo come unonda. Giaceva con indosso questa ridicola camicia da notte aperta dietro e sotto era nudo. Era umiliato, abbattuto. Stava male per il terrore di annegare. Non me ne andr mai di qui. Questa  la mia tomba. Aveva perso tutte le forze. Era troppo debole per cambiare il corso del momento attuale, figuriamoci il corso della storia.
Avvertendo la sua debolezza, sentendo lodore del sangue come predatori, le anime dei morti ronzavano attorno a lui. Come nellAde di Omero: Saffollarono fuori dallrebo Vanirne dei travolti da morte... Essi in folla intorno alla fossa, di qua, di l, si pigiavano con grida raccapriccianti. Era sempre stato messo in difficolt da questi versi di Omero, che dicevano che i morti camminavano dinoccolati, indolenti. Avevano perso la dignit, non erano pi pienamente coscienti. Era orribile pensare che tra di essi vi fossero gli avi di Seigl. I suoi genitori, i nonni. I suoi antenati. Era suo dovere di figlio nutrirli con del sangue, altrimenti sarebbero stati troppo deboli per parlare. E tuttavia... aveva solo il suo sangue, non poteva sopravvivere senza. Unico del gruppo, soltanto Joshua Seigl era vivo. Chiamavano il suo nome come pecore belanti, brancolando ciecamente verso di lui. Doveva fuggire via da loro. Sentivano il suo odore, brancolavano e cercavano di ghermirlo. Joshua! Joshua! Ma qui cera la sua salvezza, che loro non potevano vedere.
Seigl si svegli, sudato e agitato. Aveva gridato nel sonno.
Ma era sfuggito allAde, era vivo.
Alma emerse dal bagno con passi incerti. Il suo viso era tirato per la stanchezza, non laveva mai vista cos.
Cominci a parlare rapidamente, supplicante: Alma! Avevi ragione... ho mentito! Non potevo dire la verit. Cercarono di comprarsi una via duscita... di negare che erano ebrei. Ho mentito per loro! Affermavano di essere cristiani, si erano uniti in matrimonio con dei protestanti e si erano convertiti. Implorarono, supplicarono, cercarono di trattare con il Reich, pagarono degli ufficiali nazisti per avere il permesso di emigrare, i nazisti presero il loro denaro  naturalmente!  ma non fece alcuna differenza, i loro beni furono arianizza- ti, loro furono condotti come bestie nei campi di concentramento, come i pi poveri degli ebrei, gli ebrei che disprezzavano,  per questo che li chiamo le ombre: non sono mai stati veri. Alma, avevi ragione, me ne vergogno cos tanto.... La voce di Seigl era stridula e disperata. Non si sentiva pi le gambe, era diventato un tronco da ammucchiare come legna da ardere. Loro... loro mi mandarono via. Mi sono salvato. Sono stato lunico. Non potevo tradirli, dovevo mentire per loro! Sono cos...
Delirava, farneticava. Alma gli afferr le mani che cercavano di staccare via lago intravenoso. Basta!  stato molto tempo fa, non era lei. Tutto questo  pazzesco. Tutto quello di cui ha bisogno  di rimettersi. Niente di tutto questo conta, capisce?
Era forte, pi forte di Seigl nel suo stato agitato e indebolito. Non ebbe altra scelta che arrendersi.
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17.
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Il mio cuore  colmo di SPERANZA.
Questa  la RINASCITA.
La mia REDENZIONE.
Ogni cellula del mio corpo verr pulita e rinnovata. Ci credo: lei mi ha salvato la vita.
Tuttavia, di tutte le parole che mi sono note, non ce n una adatta. Per il suo tocco.
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18.
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Arriv come un predatore degli abissi che sente il profumo del sangue. Era seduto ai piedi dei diciannove gradini di pietra a fumare, quando il taxi di Alma si ferm. Lei cap che lui era l da un po di tempo: il pavimento ai suoi piedi era disseminato di mozziconi di sigaretta.
Ciao bambola.
La sua testa rasata era pi piccola e brutta di quanto ricordasse. Gli rimaneva solo un sottile strato di capelli corti e ispidi, simile a licheni su una pietra. E aveva le mascelle serrate, come cardini. Quando sorrideva, sembrava che la parte inferiore del viso si staccasse dal resto.
Lamante della Ragazza Tatuata. Venuto a reclamarla.
Era la vigilia del giorno in cui Seigl sarebbe stato dimesso dallospedale. Ogni sera, Alma era rimasta finch le infermiere non le avevano chiesto di andarsene, quando si concludevano le ore di visita, alle ventitr.
Bambola? Ho voglia di vederti.
Gli disse di no.
Entriamo. Abbiamo delle cose di cui parlare.
Gli disse di no.
Lui la guard incredulo. Questa era la Ragazza Tatuata? Lui stava ancora sorridendo con quel suo sorriso a denti stretti. I suoi occhi da predatore penetranti e vigili su di lei.
Che cosa vorresti dire, piccola, con quel no? Che cazzo  no?
La Ragazza Tatuata era vestita di bianco, come le infermiere dellospedale, che ammirava cos tanto. Pantaloni di raion bianco, una camicia di raion bianco e un cardigan di cotone bianco parzialmente abbottonato sul petto. Sottili calzini bianchi come quelli di una bambina e sandali con le suole in para. Si era pettinata i capelli allindietro e li aveva legati con un foulard, le cui estremit la cadevano ai due lati della testa. Aveva la bocca pallida, della tonalit del lardo, senza rossetto. Aveva perso forse quattro chili e aveva il viso e il seno pi magri. Stava in piedi a gambe divaricate e leggermente piegata, e le mani dalle dita tozze tremavano visibilmente.
Il suo amante dalla testa rasata, con una risata affettuosa e beffarda, disse: Vedi piccola. Sei venuta a cercarmi. Ed eccomi qui.
Le disse che adesso faceva il barman, in citt. Era un lavoro che gli piaceva ma era solo part-time. Ne aveva avuto abbastanza di servire ai tavoli, cazzo, disse. Insult il gestore del Caf. Figliodiputtana succhiacazzi. Stronzo, era meglio se non si faceva vedere. Mentre parlava, la Ragazza Tatuata comprese che aveva bisogno di soldi. Questo era il tono, queste erano le smorfie, che segnalavano un uomo bisognoso di denaro. Quando le si avvicin, poteva sentire lodore di quel bisogno. Un lieve odore metallico, come monetine di rame tenute strette in mano.
Quando la tocc, lei scost la sua mano.
No, disse.
Che cazzo vuol dire no?
Si stava incazzando seriamente con lei: non lo vedeva?
Lei gli disse ancora di andarsene, che non poteva entrare.
(Alma aveva lasciato le luci accese. Lo faceva sempre, quando la mattina presto usciva per andare allospedale in modo che, un volta di ritorno, sola, pi di dodici ore dopo, le sarebbe parso che Seigl fosse gi l, allinterno.)
Il signor Seigl era in casa, disse. Non le era consentito ricevere delle persone.
Cazzate, disse Dmitri Meatte: Mi hai detto che hai una stanza. Portami l. La scrut sospettosamente. Il suo sorriso a denti stretti era svanito. A meno che tu non dorma con lebreo, eh?  cos?
Lei gli disse nuovamente di andarsene. Non voleva vederlo.
Sei pazza, Alma? Lo sai che vuoi vedermi. Si fece pi vicino. Lodore metallico divenne pi forte. Lo sai che vuoi.
Alma fece di no con la testa. Come una bambina testarda, spaventata, che tiene duro.
Lui le disse che se ne sarebbe pentita, cazzo.
Lui le disse che aveva bisogno di soldi.
Lui le disse che avrebbe chiamato Seigl e gli avrebbe raccontato alcune cose, se lei non gli avesse dato quello che voleva. E in fretta.
In preda al panico, lei lo spinton al petto. Lui la chiam troia, e la prese per i capelli. Lavrebbe colpita al viso se lei non gli avesse dato un calcio allinguine, reagendo per puro istinto, cieco e disperato. Lui emise un grido acuto da pipistrello. Il viso gli si incresp come quello di un neonato. Mentre si ritraeva piegato in due, gemendo e annaspando, e tenendosi i genitali con entrambe le mani con delicatezza, come si potrebbero tenere delle preziose uova gi rotte, lei lo avvert che lo avrebbe ucciso se fosse tornato l.
La Ragazza Tatuata che lottava per la sua vita.
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19.
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Il primo giorno a casa dopo il ricovero in ospedale, Seigl dorm.
Il secondo giorno a casa dopo il ricovero in ospedale, Seigl cominci a recuperare il suo appetito, e mangi.
Il terzo giorno a casa dopo il ricovero in ospedale, Seigl fece un regalo alla sua assistente Alma Busch per ringraziarla per aver vegliato al mio fianco. Era una collana che era appartenuta a sua madre.
La collana era la cosa pi bella che Alma avesse mai visto.
Consisteva di tre fili di perline ovali di vetro opaco, color giada, che parevano scolpite. I fili erano di lunghezze differenti, e le cadevano a met del busto. Le dita di Alma tremavano mentre abbassava i fili sulla sua testa piegata. In uno specchio l vicino il viso stupito di Alma era reso pi bello dalla vicinanza alla collana, e per alcuni secondi lei guard la sua immagine riflessa senza riconoscersi.
Non avrebbe pronunciato la parola Grazie. Non si fidava della sua voce.
Nello specchio dietro di lei cera il viso sorridente del suo datore di lavoro. Le stava dicendo che la collana era veneziana.
Veneziana? Che cosa vuol dire?
Che viene da Venezia, in Italia. Ci passeremo il prossimo autunno, andando a Roma..
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20.
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Devo uscire, Alma. Mi manca laria.
Il mattino del diciannove maggio, cinque giorni dopo essere stato dimesso dallospedale e migliorando rapidamente giorno dopo giorno, Seigl divenne irrequieto e insistette per andare a camminare al cimitero di Mount Carmel, dove non andava da mesi.
Alma pensava che il suo commento sul bisogno di uscire fosse strano. Visto che Seigl era stato fuori ogni giorno, da quando era uscito dallospedale, anche se solamente sulla terrazza con la vista sul fiume, seduto al sole, un libro in grembo, a guardare in lontananza. Pi recentemente, aveva passeggiato nel quartiere. In ospedale aveva perso quasi sette chili ma il trattamento aveva avuto successo, diceva il medico di Seigl.
Seigl era daccordo: Mi sento un uomo nuovo. Ogni cellula del mio corpo  stata ripulita.
Quando Alma esit, non sapendo se Seigl volesse che andasse con lui, con ardore Seigl disse: Vieni con me, Alma. Siamo stati bloccati al chiuso per troppo tempo.
Alma chiese: Doveva portare il bastone?
Ridendo, Seigl disse: Fanculo il bastone.
Era una giornata calda, leggermente velata. Il vento che arrivava dal lago Ontario aveva odore di pioggia imminente. Tuttavia il sole si rifletteva, bianco, strano, su miriadi di superfici, come se il lussureggiante verde di maggio fosse soprattutto umidit, ed effimero. Alma si sarebbe ricordata che Seigl sembrava determinato ad arrivare fino al cimitero e, una volta l, era deciso a salire in cima alla collina.
Lultima volta che sono arrivato in cima a Mount Carmel, ero un uomo ignorante. Questa volta... vedr le cose in modo diverso.
Seigl parlava animatamente. Alma vide che la sua pelle, giallognola per tanto tempo, era arrossata, con un bel colorito. Non aveva gli occhiali, i suoi occhi erano limpidi e vigili. A intermittenza, quando era allospedale, aveva delirato, farneticato. Le infermiere avevano detto ad Alma di non preoccuparsi: era un effetto temporaneo causato dai potenti steroidi. Ma Alma ora udiva di nuovo quella punta di esaltazione ed eccitazione nella sua voce, e si sentiva a disagio.
(Gli aveva disobbedito e aveva portato il bastone. Sperando che, se Seigl se ne fosse accorto, non si sarebbe arrabbiato o risentito.)
Quella mattina, Seigl si era alzato ed era sceso verso le sette. Aveva lavorato fuori in terrazza, aveva fatto diverse telefonate. Avrebbe cenato con Sondra Blumenthal quella sera, e sarebbe arrivato a casa sua alle diciotto per giocare a scacchi con suo figlio, Ethan.
Alma non aveva mai incontrato il bambino, Ethan. Aveva sentito parlare occasionalmente di Ethan. Tranquilla, pens: Non odio nessuno di loro. Non pi.
Pens: Sono io quella che lui ama.
Perch questa verit le appariva chiaramente, e non cera bisogno di dirla.
Non pi di quanto ci sia bisogno di dire che Dio esiste, e Dio  Dio.
Quando raggiunsero il cimitero, stavano camminando su per la collina con passo sostenuto. Alma cominciava a sudare sotto le ascelle e sulla nuca, sotto i pesanti capelli. Seigl camminava cos velocemente che Alma riusciva a malapena a stargli dietro.
Dentro il cancello, Seigl rifiut di prendere il sentiero di ghiaia che saliva a zigzag fino alla cima, e insistette per salire una scalinata di pietra scavata nella collina. Alma vide quanto erano alti e ripidi i gradini, e cominci a protestare, ma, seccato, Seigl disse: Alma. Tu sei la mia assistente, non la mia guardiana.
Alma si chiese: lei stessa sarebbe riuscita a salire quei gradini? Ce nerano molti di pi di diciannove. E alcuni erano parzialmente scheggiati, coperti di muschio. Cera una ringhiera di ferro arrugginita da un lato, che non sembrava di alcuna utilit.
Farfugliando, Alma disse: Signor Seigl, i-io non credo....
Joshua, Alma, te lho detto.
Joshua. Non penso che...
Non sei la mia assistente per pensare, Alma. Sei la mia assistente per fare.
Pronunciato con un tono di richiamo scherzoso, non era esattamente un rimprovero.
Questo possiamo lasciarlo nellerba!
Seigl le prese di mano il bastone e lo lanci lontano. Giorni dopo sarebbe stato scoperto fra tombe di estranei e portato al custode del cimitero.
Alma sorrise, impaurita.
Nelle vicinanze cera per lappunto il custode, che scaldava rumorosamente il motore di un tagliaerba. Alma guard luomo come per richiamare la sua attenzione: un uomo di mezzet, con una frangia di capelli brizzolati, un tronco forte e una pellaccia scura come la corteccia di un albero. Fiss Alma rudemente per un lungo attimo prima di vedere chi fosse luomo che stava con lei, e allora disse: Buongiorno, dottor Seigl!.
Seigl rispose, salutando con la mano: Buongiorno, Luigi.
Alma pens: Gli dir di non salire quei gradini, sono pericolosi.
Seigl cominci la scalata pieno di energia. Perch fosse cos ansioso di arrivare in cima, Alma non riusciva a immaginarlo. Indossava dei pantaloncini sformati di cotone beige, una maglietta bianca che gli andava larga e un berretto da baseball macchiato. E ai piedi, le sue vecchie, puzzolenti, scarpe da ginnastica macchiate dallacqua. Alma, stando dietro e pi in basso rispetto a Seigl, allungava il collo per osservarlo. Solo a met della salita si ferm per tirare il fiato. Lo vide aggrapparsi alla ringhiera, che tenne. Alma aveva avuto il fiato corto fin quasi da subito, rivoli di sudore le scendevano sul viso. Se il suo datore di lavoro si fosse girato a guardarla, avrebbe riso del suo disagio, lavrebbe presa in giro, ma sembrava essersi dimenticato di lei, ricominciando la sua salita. Quando raggiunse la cima, anche lui aveva rallentato il passo.
Il sole, leggermente velato dalle nubi, splendeva ovunque opaco.
Il tagliaerba era partito. Un rombo assordante.
In cima alla collina, Seigl si volt da una parte, come se fosse stato colpito da un nuovo pensiero. Alma, allungando il collo, grid: Signor Seigl...?. Sal frettolosamente il resto della scalinata. Uno dei gradini dondolava, ci manc poco che scivolasse. Dappertutto si sentiva un odore di erba lussureggiante, umida. Cera qualcosa che non andava qui, qualcosa che rideva beffardamente. Quando Alma raggiunse la cima dei gradini trov Seigl piegato, che si premeva il palmo della mano sul petto. Cerc di prendergli la mano, ma lui la spinse via senza vederla. Il suo viso era contorto, quasi irriconoscibile. Lei grid il suo nome, gli chiese che cosa non andasse, fu sopraffatta dal panico cercando di stringerlo, ma lui si ritrasse da lei, incespicando, livido per il dolore. Mentre Alma lo guardava con orrore, lo vide perdere lequilibrio e cadere allin- dietro sui gradini, come un peso morto, fino al piano della collina, quasi dieci metri pi in basso, dove giacque malconcio e immobile come se fosse gi morto.
Ho gridato, nessuno mi ha sentita, sono scesa infondo agli scalini per stargli vicino. Non mi ricordo nulla dopo. Cera un rumore forte. Sullambulanza, era ancora vivo, mi guardava. Ha allungato la sua mano verso di me, mi ha chiamata: Alma...
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Parte quarta.
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LE OMBRE.
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1.
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Fu un periodo di profondissimo sonno e, quando si svegliava, ogni volta lui era ancora morto.
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2.
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Cremare. Crematorio.
Le sue labbra si muovevano, doveva aver parlato a voce alta.
Non lavevano voluta con loro. Era una cerimonia privata, avevano detto.
La sua famiglia, gli amici intimi. Solo i suoi amici pi intimi erano stati invitati.
Non avevano voluto Alma Busch che era stata lassistente di Joshua. Alma Busch la Ragazza Tatuata!
Tuttavia, alla fine le fu dato il permesso. Aveva dovuto implorare. Ma era abituata a implorare, era brava a implorare. I suoi occhi da cane, arrossati per il pianto. Qualcuno ebbe piet di lei, tra i parenti Steadman.
E cos fu evitata dalla sua famiglia, ma le fu dato il permesso di partecipare. In fondo alla cappella, dove non cera bisogno che qualcuno la vedesse.
(Era una cappella strana: non cera neanche una croce. Solamente una piattaforma su cui stava la bara. Drappeggi di velluto bordeaux come a teatro. Dovera il forno crematorio? Le sue narici si allargarono, annusando.)
Dovrebbe essere sepolto. In una vera tomba. In un cimitero. In modo che...
Si soffi il naso. Stava sussurrando a voce alta? Non erano affari loro quello che stava dicendo lei, non avevano il diritto di giudicare.
S! Sedeva sola ma invadente, come un cattivo odore, in fondo alla cappella priva di finestre. Indossava un vestito nero lucido con uno scialle nero, o era una tenda?, brutto e sgraziato, avvolto intorno a lei, i loro occhi che la scrutavano con dolore e disgusto, questo le era consentito vederlo. Sappi che non sei desiderata. Sappi che sei disprezzata.
Pur con tutto il suo dolore e la sua confusione, lo vide: la sorella non cera.
Sua sorella che laveva picchiata. Sua sorella che aveva spedito il libro mutilato. Sua sorella che aveva scrutato nel cuore della Ragazza Tatuata.
Si ritrasse dai loro occhi, anche se loro non erano altro che ombre. Li avrebbe ignorati come loro ignoravano lei. I parenti di lui che non aveva mai incontrato e non avrebbe mai incontrato, e i suoi amici intimi che aveva visto in casa molte volte e a cui aveva servito bevande e cibi, portando via i loro piatti e bicchieri sporchi, oh grazie, Alma, mormoravano vedendola a malapena e adesso lavrebbero ignorata perch il suo modo di soffrire era volgare. Tra di loro, cera la donna che lo aveva amato e che disprezzava Alma Busch, e che diffondeva menzogne su di lei, per il dolore e la rabbia causati dalla sua morte.
Alma stava singhiozzando apertamente. Seduta rigida nella sua dignit come si starebbe seduti per un dolore fisico. Le braccia strette attorno al torace. Si aggrappava a se stessa per non esplodere. Per non spezzarsi. I suoi capelli biondo cenere erano unti, spettinati. Se li era fatti tagliare scalati a una lunghezza che non le si addiceva, fino alle spalle. Il viso era bianco in modo insano, senza trucco, molle come un pudding troppo liquido. Non pi un viso da ragazza, ma gonfio e brillante come se fosse stato lucidato grossolanamente. Il tatuaggio sulla guancia era una macchia vistosa che si aveva voglia di tirar via con un fazzolettino.
Si sentiva una musica registrata di pianoforte. Uno di quei brani che le aveva chiesto di portargli in ospedale. Mozart, Schubert... il suono le trafisse il cuore. Lavrebbe fatta allontanare dalla cappella.
Prima che la bara fosse portata via. Qualcuno si alz per pronunciare un discorso, ma in fondo alla cappella la Ragazza Tatuata si stava gi spingendo fuori dal banco, incespicando fuori dalla cappella. Prima che la bara fosse trasportata al forno crematorio e a quelle fiamme da incubo.
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3.
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Aveva ancora la chiave di casa. Perch era ancora lassistente di Joshua Seigl. Sarebbe stata lassistente di Joshua Seigl per il resto della sua vita.
La famiglia avrebbe voluto che se ne andasse. Ma lui aveva lasciato istruzioni in difesa di Alma Busch dopo la sua morte. Non si aspettava di morire, per aveva lasciato precise istruzioni in difesa di Alma Busch dopo la sua morte.
Teneva la chiave di casa, la sua casa, tra le dita sudate tremanti. Lavrebbe sempre tenuta con s, in una tasca, sotto il cuscino di notte, o letteralmente in mano. Perch se avesse perso la chiave della casa di Joshua Seigl, avrebbe perso tutto.
Devo uscire, Alma. Mi manca laria!
Vieni con me, Alma.
Cadde sul letto completamente vestita. Con addosso anche le scarpe. Scarpe nere di lucido cuoio verniciato, per il lutto. Una piega del copriletto le avrebbe lasciato una netta grinza seghettata sul viso. Non era n ubriaca n drogata, ma il suo sonno fu letargico e quando si svegli, undici ore pi tardi, fu per scoprire che Joshua Seigl era ancora morto.
Lha nominata beneficiaria della sua propriet.
Una testa di pietra con il viso occhialuto la guardava con fredda cortesia.
Crossman si chiamava. Era come tentare di portare dellacqua con le mani: Alma continuava a dimenticarlo.
Aveva ingoiato tre pastiglie prescritte a J. Seigl. Rilassante muscolare. Antidolorifico. Pu causare sonnolenza. Non assumere in combinazione con alcol. Non mettersi alla guida di veicoli pesanti. Il farmaco aveva un grossolano effetto lattiginoso sul suo cervello, che in altre circostanze lavrebbe messa a disagio. Nello studio di Crossman, era un conforto.
Perch Crossman era un avvocato. Alma capiva che aveva potere su di lei, delegatogli da Joshua Seigl, e cos gli sorrideva con goffa civetteria. Non conosceva altro modo di affrontare un uomo di tale severit, che indossava un completo, una camicia bianca, una cravatta.
Stava leggendo ad Alma Busch dei documenti sparsi sulla sua scrivania. La esaminava attraverso gli occhiali come si esamina un insetto attraverso una lente di ingrandimento. ... Preoccupato per il suo benessere, a quanto pare. Lha nominata beneficiaria del suo patrimonio. Precisamente, ha lasciato una certa somma per lei in un fondo, dal quale ricever una rendita mensile per il resto della sua vita, al termine della quale il fondo torner agli eredi... oltre a questa rendita mensile, la propriet le pagher liscrizione, il vitto e lalloggio in una istituzione per leducazione superiore pienamente accreditata, inclusi corsi da segretaria e infermiera...  stabilito nel testamento del signor Seigl che lei, Alma Busch, continui a lavorare come assistente del curatore postumo delle sue opere, se lei e il curatore siete daccordo, e che lei continui a risiedere nella casa al numero otto di Greaves Place se lo desidera, per un periodo non superiore a cinque anni, al termine del quale limmobile torner a fare parte del patrimonio... Ha qualche domanda, signorina Busch?
Alma si accigli, pulendosi il naso.
... domanda, signorina Busch? Deve avere qualche domanda.
Alma si sforz di pensare. Linfiltrazione lattiginosa nel cervello le rendeva difficile pensare. Aveva dimenticato il nome delluomo, ma sapeva che quello che le aveva detto era importante. ... Dovrei c-continuare a fare le mie cose? Sono lassistente del signor Seigl?
S, se lo desidera. Per un certo periodo, almeno.
Come rispondere al telefono? Portare in casa la posta, aprirla... ad alcune lettere, posso rispondere io. Il signor Seigl mi ha insegnato come fare. E poi c da battere a macchina, da archiviare. Dovrei continuare a fare le mie cose? Alma era improvvisamente preoccupata di essere stata fraintesa.
Luomo, lavvocato, la fiss con malcelato disprezzo. Era come uninterferenza che la confondeva. Perch la sua voce era cos gentile...
S. Finch non si incontrer con il curatore postumo delle opere del signor Seigl. Si chiama...
Alma lo interruppe, ridendo nervosamente: Dovrei c-continuare a fare le mie cose, come mi ha insegnato lui? E posso abitare in casa sua come prima?.
S, signorina Busch. La voce era piatta, solo la rigidit delle mascelle suggeriva disprezzo. Pu continuare a fare le sue cose. Finch non si incontrer con Jeremy Essler, che avr unidea pi chiara, pi professionale, di che cosa bisogna fare con la propriet del signor Seigl.
Alma sorrise. Non aveva sentito la maggior parte di queste parole.
Era sufficiente sapere che Seigl aveva bisogno di lei. Anche dopo la morte aveva bisogno di lei, e poteva fidarsi di lei.
Alma si alz in piedi, incerta. Era ora di andarsene?
Le interferenze nellaria avevano un volume cos alto, in seguito avrebbe pensato che lavvocato le avesse in effetti detto di andare. Bruscamente, si volt e usc dallufficio sorridendo mentre luomo la fissava stupefatto. In seguito avrebbe detto ai parenti di Seigl e ad altri come Alma fosse arrivata strafatta nel suo ufficio: conosceva i sintomi. Incespicando fuori dal suo ufficio, e quei selvaggi occhi color pesce. Sorridenti!
Come se Alma Busch avesse vinto alla lotteria.
...
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4.
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Adesso sono preoccupata, che non ci sia Dio. E che non ci sia...
Stava parlando da sola. Vagando per la casa, chiusa a chiave e intensamente illuminata. A volte, per paura che il suo ex amante potesse penetrare in casa, portava con s un coltello da carne preso in cucina; si assicurava di averlo sul comodino quando andava a dormire la notte, e di avere la porta della stanza chiusa a chiave.
Dio non c, forse. E adesso non c... lui.
Voleva dire il signor Seigl, ma lui le aveva chiesto di chiamarlo Joshua. Non riusciva a pronunciare nessuno dei due nomi.
Seigl non credeva in Dio. A quello in cui credeva, avrebbe creduto anche Alma, ma non riusciva a ricordare che cosa fosse. I libri?
Aveva riordinato tutti gli scaffali di libri. I dorsi erano pari, adesso: faceva un certo piacere vedere un tale ordine. Il suo studio era immacolato. Lui avrebbe riso per la meraviglia se lavesse visto. Alma? Che hai fatto? I manoscritti a cui stava lavorando al momento della sua morte erano ordinatamente impilati su un tavolo del suo studio. La corrispondenza era stata aperta, le lettere distese in attesa che qualcuno le leggesse.
Quando suonava il telefono, Alma si schiariva la gola prima di sollevare il ricevitore e di dire: Pronto. Questa  labitazione del signor Seigl. Ma....
Luomo che era il curatore postumo delle opere di Joshua Seigl aveva chiamato diverse volte. Alma ascoltava educatamente mentre Jeremy Essler parlava, ma quando lui sugger che sarebbe passato  quando sarebbe stato il momento giusto per passare di l?  Alma balbett e invent delle scuse. Era troppo impegnata con le sue cose in questo momento. Stavano accadendo troppe cose.
Dopo pochi giorni, smise di rispondere al telefono. I messaggi venivano lasciati sulla segreteria telefonica, che sarebbe bastata.
Chiam diverse volte un avvocato per conto della famiglia Steadman. Insistendo perch ai suoi clienti fosse consentito fare un inventario di tutto quello che cera in casa. Stava per essere emessa uningiunzione per proibire ad Alma Busch di rimuovere qualsiasi cosa dalla casa. Alma ascolt appena questi messaggi, cancellandoli mentre la presuntuosa voce dellestraneo parlava con tono monotono.
Non voglio niente. Non c niente che io voglia.
Sul tavolo della sala da pranzo aveva messo i suoi libri. A partire da Le ombre. Aveva cercato di leggere i suoi libri, ma le righe stampate le tremolavano davanti agli occhi, si sentiva nauseata. Era questo tutto quello che rimaneva di Joshua Seigl, questi... libri? Se li rigir tra le mani. Carta, caratteri stampati. Non era niente, vero?
Sforzandosi di ricordare perch lavesse odiato a tal punto.
(Perch era un ebreo? Che significava?)
Non aveva senso. Non riusciva a ricordare. In tasca aveva la chiave di casa, la tocc ripetutamente, la strinse in mano.
Lha nominata beneficiaria.
Conosceva quella parola: beneficiaria.
Perch lamava. Lamava pi di tutti. La ama ancora. Ecco perch, Alma..
...
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...
5.
...
.
...
Signorina Busch. Ci dica ancora cosa  successo al cimitero di Mount Carmel il diciannove maggio, alle undici circa del mattino.
O Cristo, perch stava facendo una cos brutta impressione sugli investigatori della polizia? Stava pensando a come era stata arrestata a Pittsburgh: pi di una volta era stata messa in cella dagli sbirri di pattuglia e una volta con una ragazza che li aveva colpiti con un rasoio che teneva in uno stivale e cos la Ragazza Tatuata era stata trattata malamente; stava cominciando a tremare pensando a questo, a come le avevano ammanettato i polsi dietro la schiena e cos stretti che aveva pianto di dolore, e per il fastidio di sentirla piangere le avevano spinto le braccia in alto, dietro la schiena, praticamente fino alle spalle, finch non era svenuta per il dolore e aveva perso urina che le aveva inzuppato i vestiti. E, o Dio, stava pensando ai mandati di comparizione per larresto ad Akron County e a Pittsburgh, per aver pagato con assegni irregolari, per adescamento; era sgusciata via dalla citt con un uomo che diceva di essere pazzo di lei e che lavrebbe portata dallaltra parte del paese, a San Diego, dove aveva un appartamento sulloceano, glielo aveva promesso!
Signorina Busch? Ci dica ancora cosa  successo. Ha salito le scale allinterno del cimitero dietro il signor
Seigl o lo stava aspettando in cima alle scale, quale delle due cose? Il custode ha detto che, quando ha alzato lo sguardo...
Alma sorrise nervosamente. Aveva detto loro, o aveva cercato di dire loro, ma la sua lingua era troppo grossa per la sua bocca. Si dondolava avanti e indietro sulla pesante sedia di vinile abbracciandosi forte. Vedete, stava aspettando che quelli dicessero gongolanti le parole Lei  in arresto. Allora entrambi gli uomini si sarebbero alzati in piedi, e si sarebbero diretti verso di lei, e uno di essi avrebbe avuto le manette. I loro occhi su di lei erano ardenti e smaniosi. Perch arrestare e ammanettare  meglio del sesso per uno sbirro, uno sbirro di qualunque et. Non ci sono parole pi liete di Lei  in arresto. Alma era cos concentrata nellattesa di queste parole, che quasi credeva di averle sentite.
Signorina Busch? Capisce la domanda?
Alma si asciug la bocca. Che cosa? La ripeta...
Signorina Busch. Alma Busch. Quel nome non significava nulla per lei. Pronunciato da estranei come il nome di una malattia.
... lassistente di Joshua Seigl? Per quanto tempo? Da quando?
Cont i mesi sulle dita. La prima volta, cont sei mesi, la seconda sette. Gli investigatori la guardarono freddamente mentre spostava il peso sulla sedia di vinile sentendo che anche la parte inferiore del suo viso si stava spostando, la sua bocca sorridente in una disperata difesa. Credo... sette mesi? Dallo scorso novembre.
Sent da lontano la sua voce lamentosa. Una voce colpevole. Stava raccontando come avesse detto al signor Seigl di non salire per quei gradini perch erano cos ripidi, gli era andata dietro, e in cima lui aveva... Qui si ferm ricordando con orrore come avesse spinto via le sue mani, il suo viso contorto per il dolore, e quando aveva cercato di prenderlo...
Ci fu una lunga pausa. Linterrogatorio veniva registrato. Ma entrambi gli uomini stavano anche prendendo appunti. In tasca aveva la chiave della casa del signor Seigl. Se lavesse persa, avrebbe perso tutto.
Signorina Busch...
Doveva rispondere? Come a scuola, alzare la mano e dire: Sono io?
... Alcune persone che si sono fatte avanti dopo ^incidente, ci hanno detto che si vantava di progettare di uccidere il suo datore di lavoro, il signor Seigl.  cos?
La Ragazza Tatuata sedeva impietrita.
Linvestigatore ripet: Signorina Busch? Si  vantata di...?.
Pass un po di tempo. Poi, con goffa civetteria, la Ragazza Tatuata riusc a dire: P-perch avrei dovuto fare una cosa del genere?.
Perch, come dicono i nostri informatori, il signor Seigl era ebreo.
Lui... lui non era ebreo.
Signorina Busch, ha detto queste cose? Davanti a dei testimoni?
Il suo ex amante laveva tradita. Alcuni degli altri uomini. Gli amici di lui. Forse qualcuno era stato arrestato e aveva dato delle informazioni su di lei per patteggiare. La Ragazza Tatuata faceva fatica a respirare con la bocca spalancata come quella di un pesce. Pensando che era come passarsi dei sassi pesanti da una mano allaltra cercando di non farne cadere neanche uno...
Stavano pronunciando il nome Busch. Busch Busch Alma Busch. La cassetta nel registratore girava. Cerano pi di due figure dombra nella stanza, adesso vedeva che ve ne erano altre. Tutte la stavano guardando da vicino con intensit.
... detto queste cose? Progettando di uccidere il suo datore di lavoro? E di derubarlo? O di farsi sposare da lui, di farsi lasciare dei soldi...?
La Ragazza Tatuata si nascose il viso tra le mani.
Gridando a voce alta e ridendo: Perch avrei dovuto farlo? Non avrei fatto una cosa simile! Io....
Io lo amavo. Sarei morta per lui.
Ebreo o no, lo amavo.
Piegata sulla sedia dura di vinile che le faceva sudare il sedere, come un cane rannicchiato in attesa che fossero pronunciate le parole Lei  in arresto. Adesso le avrebbero ammanettato i polsi dietro la schiena e lavrebbero portata fuori, per rinchiuderla in una cella. Ma quando alz cautamente lo sguardo, vide che la stavano solamente osservando.
La rilasciarono! Non la arrestarono.
Le dissero che linchiesta sarebbe andata avanti. Fu avvisata che non doveva lasciare Carmel Heights.
Stordita per il sollievo, la Ragazza Tatuata si mise a ridere: Dove potrei andare, se me ne andassi? Non c nessun altro posto.
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6.
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Era vicina al telefono che suonava. Guardava la sua mano esitare e poi allungarsi fino a sollevare la cornetta.
... Residenza del signor Seigl.
Si era dimenticata di schiarirsi la voce. Aveva la testa piena di muco. La sua voce usc piatta, nasale. Sentiva che la persona allaltro capo del filo inorridiva per lo sdegno.
Una voce si identific come Crossman. Alma ebbe bisogno di un momento per pensare a chi fosse Crossman.
Non uno degli investigatori. Lavvocato.
Lha nominata beneficiaria.
Strano che Crossman, che laveva guardata con un simile disprezzo, adesso la chiamasse per offrirle il suo aiuto. Dicendole che, per il suo bene, doveva seriamente prendere in considerazione lipotesi di assumere un consulente legale.
Alma non disse nulla. Stava respirando con la bocca, debolmente.
Crossman le disse che la polizia di Carmel Heights stava indagando sulla morte di joshua Seigl. Malgrado lautopsia avesse stabilito che era morto per attacco cardiaco, i parenti di Seigl accusavano comunque Alma Busch di essere coinvolta nella sua morte.
Si parlava di un testimone oculare al cimitero che li aveva visti lottare in cima alle scale. Si diceva che ci fossero altri testimoni, informatori. Alma ne sapeva qualcosa?
Alma mormor una risposta vaga. Stava in piedi, scalza, con indosso una camicia bianca di Seigl parzialmente abbottonata, senza reggiseno. Mutandine di cotone bianco assottigliate dai numerosi lavaggi. Anche mentre stava l con il ricevitore premuto contro lorecchio, stava dimenticando chi ci fosse allaltro capo del filo.
Era una voce maschile. Una voce di petto. Che lavvertiva che non doveva parlare con la polizia senza la presenza di un avvocato. Per il suo bene, signorina Busch.
La voce prosegu chiedendole se avesse un pezzo di carta, una penna? Per segnarsi il nome e il numero di telefono di un buon avvocato per la difesa.
Uno sbadiglio sopraffece Alma con la violenza improvvisa di uno starnuto.
Certo.
Non aveva nessun foglio, e non aveva nessuna penna. Mentre la voce continuava a parlare, riattacc.
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7.
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Signor S-Seigl?
Era in cucina, avrebbe giurato di aver sentito la sua voce. Come se fosse appena arrivato alla porta dingresso, e in un momento lei avrebbe udito il rumore dei suoi passi pesanti.
Sorrise. Ha un modo di parlare da solo, ti potevi confondere non sapendo se stesse parlando a te.
Signor S-Seigl? Immagino...
Si sforz di aspettare, per sentire la sua risposta. Anche se sapeva che lui non cera.
Guard lorologio: le dieci e venti. Notte. Ma come era possibile che fosse scesa la notte, cos in fretta? La data era il ventisette di maggio, lo sapeva perch era un luned e linizio di una nuova settimana, e cera il calendario sulla parete vicino al frigorifero.
Alma era in piedi vigile. Raramente si sedeva per mangiare, da quando era successo quello. Quello era la parola che Alma usava. Non la sua morte, ma solamente quello. Perch non avrebbe potuto ammettere la sua morte, e la fine della mia vita. Non aveva le parole per definirlo, n avrebbe desiderato percepirsi come pessimista.
In una delle interviste che aveva letto, venivano citate le parole di Joshua Seigl: Non sono n pessimista n ottimista, ma realista.
 giusto. Sono realista.
Le stavano facendo delle domande adesso, in questa inattesa fase della sua vita. La stavano interrogando. Seigl era stato il primo, chiedendole di Dio, dellandare in chiesa.
Alma si trov accucciata davanti al frigorifero, a mangiare. Aveva creduto di non avere fame, il semplice pensiero del cibo le aveva fatto venire la nausea, tuttavia una volta che aveva cominciato a mangiare, aveva mangiato con voracit, riempiendosi la bocca.
Prima di quello, era sempre stata molto affamata. Dopo quello, aveva avuto un sacco di problemi allo stomaco. Mangiava troppo in fretta. E poi le faceva male la pancia. Maledizione, era come avere dei serpenti che si contorcono nellintestino. Alcune notti, andava in bagno una mezza dozzina di volte.
Ti sta bene. Mangi come un maiale.
(Chi laveva detto? Non Seigl. Seigl, mai. Sua madre, forse. O Dmitri.)
Per Alma era strano e repellente. Che la vita del suo corpo dovesse continuare pi o meno come prima. Il modo in cui, dopo che era morta sua nonna, molto tempo prima, cera stata una mattina-dopo il funerale, poi due-giomi-dopo, infine una settimana-dopo, e un mese. E ben presto la gente aveva dimenticato, inclusa Alma.
Era disgustoso, aver bisogno di mangiare. E la vescica e le budella si gonfiavano e dovevano essere svuotate e, come un animale, lei faceva i suoi bisogni. Dormiva, mangiava. Il ciclo continuava. Non avrebbe mai avuto fine finch lei stessa non avesse avuto fine.
Devo uscire, Alma. Mi manca Varia.
Non era vero che Seigl aveva pronunciato il suo nome in ambulanza. Diceva cos, lo giurava ai parenti di lui, ma non era vero. Era stato incosciente, assicurato con delle cinghie alla barella. Un assistente gli aveva tenuto una maschera di ossigeno sul viso. Niente di tutto questo aveva nulla a che fare con Alma Busch, e non lavrebbe mai avuto. La pelle di Seigl era diventata grigia. La sua anima, se questo era, che ti guardava da dentro i suoi occhi, era svanita. Si era piegata verso linterno, stava diventando sempre pi piccola, come una fiamma che sta per estinguersi. Alma sapeva, Alma comprendeva, che sarebbe morto. Sarebbe morto, non avrebbe potuto tenerlo con s. Tuttavia pregava: Dio non lasciare che muoia, Dio io lo amo, non lasciare che muoia. Lo farai, vero? Non lascerai che muoia? Dondolandosi avanti e indietro sul sedile come un animale dolorante. Fu allora, o avrebbe potuto essere un po pi tardi, che una giovane assistente asiatica cerc di impedire ad Alma di graffiarsi gli avambracci, le braccia e la pelle attorno alla bocca, con frenesia. Perdendo sangue dalla brutta pelle irruvidita (la voglia!) sulla guancia destra.
Al pronto soccorso lui laveva abbandonata. La tennero prigioniera in una stanzetta con le pareti di tende. Non lo avrebbe visto mai pi. Mani estranee la trattenevano. La ragazza asiatica stava ripulendo il sangue, mettendo del disinfettante sulle ferite di Alma. Ridicoli graffi superficiali, erano, risibili. Come le sue suppliche: Dio non lasciare che muoia. Dio, sar buona per il resto della mia vita, non ti chieder mai nientaltro, Dio...
Come se Dio la stesse ascoltando, che barzelletta.
Ascoltando Alma Busch, che barzelletta.
Nelle notti in cui Alma non riusciva a dormire, cio quasi ogni notte, vagava per le stanze al piano di sopra e di sotto. Con indosso la sua camicia da notte macchiata, a piedi nudi. Era fondamentale tenere la casa intensamente illuminata. Tutte le stanze, tre piani. Perch?, stava cercando di pensare Alma.
Cos, se la vede... Sorrider e penser che c qualcuno in casa.
Stasera indossava anche la collana di vetro veneziano. Si era infilata con cautela i fili di vetro verde giada magnificamente scolpito e aveva attentamente districato le perline. Nessuno le aveva mai fatto un regalo simile. Nessuno laveva mai apprezzata quanto Seigl. Lo sapeva, se Seigl le avesse visto la collana attorno al collo, avrebbe sorriso.
Passeremo da Venezia, Alma. Andando a Roma.
Lo avrebbe sorpreso anche iscrivendosi a un corso. Lavvocato  come si chiamava?  che laveva guardata con simile disprezzo, tuttavia laveva chiamata al telefono per... metterla in guardia? Era sembrato che lei gli piacesse, allora. Era stato lui a dire la parola beneficiaria. Era una parola nuova, una parola molto speciale, e si riferiva a lei, Alma Busch. Non si riferiva a nessun altro, nessuno della sua famiglia e non a Dmitri Meatte, quel bastardo. Si riferiva ad Alma Busch e significava che la propriet le pagher liscrizione, il vitto e lalloggio... corsi da segretaria e infermiera... cera una facolt di infermieristica a Rochester. Ci sarebbe andata.
A Seigl sarebbe piaciuto che diventasse uninfermiera. Se lo immaginava sorridente. Bene, Alma! Molto bene.
Riusciva quasi a sentire la sua voce adesso. Riusciva a sentirlo nellingresso. Una sottile vibrazione delle assi del pavimento, i suoi passi che si avvicinavano a lei.
Sorrise. Mise frettolosamente da parte su un ripiano qualsiasi cosa fosse quella che stava mangiando (un tozzo di pane stantio spalmato distrattamente con marmellata di lamponi, il tipo di marmellata in cui i maledetti semi ti si infilano tra i denti), e lasci la cucina, sforzandosi di rimanere calma, stava attraversando a piedi nudi la sala da pranzo intensamente illuminata ma stranamente vuota, e lingresso, e sarebbe entrata nello studio anchesso intensamente illuminato di Seigl, che era stato il suo posto speciale, che era diventato ora anche il posto speciale di lei, se una figura in ombra, alta allincirca come Alma, non si fosse rapidamente mossa verso di lei. Cos velocemente!
Prima che Alma potesse tirare il fiato per gridare, la lama del coltello stava gi calando velocemente.
Tu! Tu lhai ucciso! Mio fratello.
Stupefatta, Alma cerc di schivare i colpi con le mani, gli avambracci. Ebbe limpressione, precipitosa e confusa come sottacqua, di un torvo viso femminile truccato, simile a una maschera, le labbra colorate dal rossetto ritratte dai denti bianchissimi. Il coltello colp ancora, le sprofond nella carne della spalla sinistra, e in alto, a sinistra, nel petto, e al lato del collo, mentre adesso gridolini piagnucolosi uscivano da lei, grida di sorpresa, di shock, di smarrimento, pi che di terrore o addirittura di dolore, perch sembrava che non sentisse esattamente dolore, questi erano veloci colpi imprevedibili come fulmini, persino limprovviso sgorgare del sangue era indolore, o quasi. Alma stava indietreggiando, incespicando, urlando No! non farmi del male! Anche se le mancava il fiato per articolare le parole come le sarebbe mancata la forza di schivare la sua assalitrice impazzita. Erano nellingresso. Stavano barcollando verso il salotto. Il coltello calava ancora, si alzava e si abbassava infallibile, trentadue pugnalate in tutto, profonde ferite sanguinanti sulla parte superiore della schiena di Alma mentre cadeva, sulla sua nuca indifesa e sul retro della testa mentre cercava disperatamente di strisciare via, gemendo, singhiozzando, ma cera quella donna dietro di lei, che si metteva a cavalcioni sopra di lei, ansante, insultandola eccitata: Hai ucciso mio fratello!, finch alla fine Alma Busch cadde sulla moquette e giacque contorcendosi, lamentandosi, cercando ancora di schivare i colpi del coltello ma pi debolmente, adesso, perdendo sangue da dozzine di ferite e con il pollice destro quasi staccato, sanguinando dalle ferite sul seno, sul ventre, selvaggi e crudeli colpi in mezzo alle cosce, e Jet inferse gli ultimi colpi come se fossero martellate, stringendo il pugno attorno al manico del coltello, una lama tedesca di acciaio inossidabile lunga venti centimetri, che aveva acquistato quel pomeriggio per questo scopo in un negozio di occasioni dellesercito e della marina a Rochester, e mentre Alma tremava sanguinando a morte, Jet si pieg per toglierle la collana, la bellissima collana di vetro veneziano di sua madre...
E una ladra. Sei anche una ladra. Assassina!
Vedendo che la collana era sporca di sangue, Jet fece cadere il coltello sul corpo sanguinante. Si alz vacillando in piedi e incespic via meditando che doveva essere venuta per la collana: in qualche modo, in sogno, forse aveva saputo che era stata rubata. Lavrebbe lavata delicatamente in acqua calda e sapone nel lavandino di un bagno al piano di sopra.
Si vide allora in uno specchio, sorpresa: aveva del sangue tra i capelli? E sulla camicia di seta bianca, e sui pantaloni di lino beige con la cintura? Si tolse frettolosamente i vestiti macchiati e li ammucchi. Non aveva altra scelta che farsi un altro bagno, il secondo della giornata. Fece scorrere rumorosamente lacqua nella vasca. Era generosa con i sali da bagno: Jet era sempre stata nota per i suoi lunghi bagni profumati. Lultima volta che era stata in questa casa, aveva fatto il bagno in quella vasca e aveva usato quei sali da bagno profumati alla lavanda sentendo la mancanza della sua Jacuzzi di Palm Beach. Tuttavia, si sarebbe fatta il bagno lussuosamente nella calma acqua piena di vapore e poi avrebbe dormito. Era cos stanca! Le sue palpebre continuavano a chiudersi. Aveva viaggiato per migliaia di chilometri per portare a termine questo compito e quanti anni... tutta la sua vita?
Avrebbe dormito. Ma prima di dormire doveva tornare di sotto. Sapeva che cera qualcosa che aveva lasciato incompiuto... Era a piedi nudi, nuda dentro una vestaglia imbottita di raso bianco. Si era lavata i capelli ma non li aveva pettinati. Era pi importante tornare di sotto. In salotto, raddrizz una sedia con lo schienale di bamb che si era capovolta. Vide una scia di sangue sul tappeto cinese a pelo lungo ma scelse di non seguirla. Mise la scacchiera sul suo tavolino di legno di ciliegio vicino al caminetto. Le squisite pedine di avorio intagliato del loro nonno. Lei e Joshua avevano giocato a scacchi da bambini, era una delle cose che li legavano. Pi tardi, avrebbe dormito. Cera tempo per quello. Chiam la zia Trina e disse allanziana donna, che sembrava confusa, che non sarebbe tornata a casa sua stasera, si fermava da unaltra parte. Chiam il suo amico Daryl Meyer, che era stato un suo amante molto tempo prima, e gli raccont che i suoi progetti per la sera successiva erano cambiati, ineluttabilmente. Chiam Crossman a casa e disse allavvocato che doveva venire a casa di Joshua.
Crossman, sorpreso di sentire Jet, chiese: perch?
Jet disse che lavrebbe saputo quando fosse arrivato.
Crossman cominci a porre unaltra domanda nel suo modo imperioso da avvocato e Jet lo interruppe:  finita. Adesso giustizia  fatta.
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FINE.
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Nota bibliografica.
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Le citazioni inserite nel testo sono tratte dalle seguenti edizioni:
Catullo, Carmi, traduzione di Vincenzo Guarracino, Milano, Bompiani, 1986.
Primo Levi, Se questo  un uomo, Torino, Einaudi, 1992.
Friedrich Nietzsche, Al di l del bene e del male, traduzione di Ferruccio Masini, Milano, Adelphi, 1986.
Omero, Odissea, traduzione di Rosa Calzecchi Onesti, Torino, Einaudi, 1963 e 1989.
La Sacra Bibbia, edizione ufficiale CEI, ed. Unione Editori e Librai Cattolici Italiani, 1996.
Seneca, Lettere a Lucilio, traduzione di Giuseppe Monti, Milano, Rizzoli, 1999.
Virgilio, Eneide, traduzione di Cesare Vivaldi, Torino, Edisco.
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FINE.